Analisi intermarket: comandano i tassi di interesse, i Futures sui Fed funds e il QE (IV?)

Scritto il alle 09:55 da Danilo DT

crollo mercati

Le borse stanno vivendo un momento di profonda difficoltà. La correzione ha colpito praticamente tutte le piazze azionarie. La percezione Se per molti risulta difficile poter avere una corretta interpretazione del mercato, grazie all’analisi intermarket è possibile dare una lettura decisamente migliore e più trasparente di quanto sta accadendo.

Andiamo con ordine.

Se dobbiamo partire dalle borse, credo non ci siano molte cose da dire. I post che ho scritto negli ultimi mesi con l’obiettivo di mettervi all’erta su cosa poteva succedere sono chiarissimi. Eccovi qui alcuni di essi.

LEVA FINANZIARIA: la bolla del credito globale non si ferma

L’Alfabeto della NUOVA ERA dei mercati finanziari ( e dell’economia)

Grafico SP500: cambia il quadro di fondo

E’ uno sporco lavoro, ma qualcuno lo deve pur fare

SP500: alcune note su tendenza e qualità del rally

Ancora cattive notizie (e per questo vi chiedo scusa)

ITALIA: una spinta dal Dollaro USA debole non cambia lo scenario economico

MERCATI contro FED: cosa aspettarsi dal futuro?

Death Cross: anche la borsa USA inizia a dare segni di debolezza

ITALIA: un buco con le banche intorno (che non sono da meno)

Questo è un estratto dei post scritti non 10 anni fa ma nell’ultimo mese.

spx daily chart

Quindi in ambito azionario, il rischio che qualcosa potesse capitare, era abbastanza noto a chi segue il blog. Ma cosa ha innescato la miccia? In effetti non è poi successo nulla di catastrofico in questi giorni. Ma i mercati hanno preso un pretesto bello e buono per fare partire una correzione mastodontica ed un take profit intensissimo e normale, dopo lo straordinario rally monodirezionale degli ultimi anni (ormai).

Gli indici di rischio, di cui ho detto IERI, sono subito lievitati la rialzo, facendo scattare una serie di meccanismi automatici che hanno fatto liquidare le asset class. Poi ovviamente, di contorno, sono state enfatizzate notizie che fino a qualche settimana fa erano considerate “di contorno” e che oggi invece sono considerate di primaria importanza, prime fra tutte i rumors su stress test e AQR.

Intanto però qualcosa sì è anche mosso sui mercati. E quel qualcosa parte come sempre (perché sia ben radicato) dalle commodity e dai tassi di interesse.

Come è noto, il petrolio sta collassando, sia per motivi economici (rallentamento/recessione) e sia per fattori politici. Lasciando da parte la politica, interessiamoci del rischio recessione, che porta con se ovviamente MENO consumi causa rallentamento globale. E quindi minor rischio inflazione.

Inoltre, nelle ultime settimane abbiamo assistito ad un violento rally del Dollaro USA che ha portato il cross con l’Euro fino ad area 1.25. Il rafforzamento del Dollaro USA ha avuto un effetto drenante e quindi è stato come se la FED avesse già aumentato i tassi di interesse.

MA…la FED non doveva alzare i tassi?

Aggiungiamoci la Troika che rischia di essere cacciata dalla Grecia ed ecco che il cocktail è pronto. Si scatena il pandemonio.

a)      scattano le prese di beneficio sui titoli di stato della Grecia (scatenando poi un rally ribassista anche a causa della mancanza di compratori)

b)      crolla la borsa di Atene

c)      effetto contagio di tutta l’area PIGS

d)     le borse prendono la palla al balzo e partono violenti correzioni

e)    il denaro viene messo al sicuro…ma dove? Ed ecco che il Bund torna “appetibile” e lo Schatz (BOT tedesco) va nuovamente a rendimento negativo

f)       intanto, cosa MOLTO IMPORTANTE, oltre Oceano succede questo..

GRAFICO FED FUNDS (oggi e un mese fa)

FED funds rate

Quanto detto prima si concretizza sulla curva dei tassi dei FED Funds. Come potete vedere, il mercato prevede che la FED non alzi più i tassi nel breve periodo, Quindi ecco la seconda parte della storia

g)     I tassi di interesse negli USA non verranno alzati come invece temuto

h)    Tornano copiosi gli investimenti sui bond USA che quindi fanno registrare un rally abbastanza inatteso. Molte case di investimento erano “scariche” e quindi hanno dovuto riportarsi quantomeno in neutralità

i)      L’uscita di denaro dall’Europa verso gli USA influisce sul tasso di cambio. Il cross EUR USD gira al rialzo (a favore dell’Euro) e torna a quota 1.275

EURUSD (Daily) 20141016

Intanto però c’è la percezione che, questa volta, non sia sufficiente un intervento delle banche centrali per fermare questo movimento correttivo. Ci vorrà qualcosa di più. Tanto per cominciare, in Grecia, più volte vista come una “storia da prendere come esempio” per come è stata gestita dalla Commissione Europea, visto il suo grande recupero (ma dove? La Grecia è alla frutta! Ma chi vogliamo prendere in giro?) qualcosa potrebbe nuovamente succedere. E se la Grecia va male, anche dall’altra sponda la Germania inizia ad essere preoccupata. Infatti Berlino, udite udite, è a rischio recessione.

Questa è l’occasione per rimescolare le carte e rifare l’Europa. Ma sarà veramente così? Oppure si deciderà di “cacciare” ( o meglio, farla uscire diplomaticamente) la Grecia dall’Europa creando un precedente, un passaggio da cui poi tutti gli altri stati potranno passare, creando il collasso dell’Euro?

La questione quindi, nel breve termine, è legata ai flussi finanziari in movimento verso gli USA. Ma nel medio termine è squisitamente politica. Intanto…

Ad allentare le tensioni, le parole del presidente della Fed di St. Louis, James Bullard secondo cui la Federal Reserve dovrebbe posticipare la fine del programma di acquisto dei bonds (QE) per fermare le aspettative di declino dell’inflazione. (WSI)

Il mondo si sta risvegliando dal caldo tepore del mercato unidirezionale (al rialzo) e si ritrova in una realtà che è cruda e spietata. Il sistema finanziario, tenuto in piedi non da riforme strutturali ma da una cosa decisamente meno solida, ovvero dalla FIDUCIA, inizia a scricchiolare. E si ritorna a ballare, rischiando di ritrovarci con una convergenza tra economia reale e finanza che farebbe scendere (e non di poco) i mercati finanziari. Nei prossimi giorni si capirà meglio dove si andrà a parare. Intanto però, tenete a mente le dinamiche sopra descritte. Potrebbero esservi utili per meglio capire cosa sta accadendo.

< Articolo apparso su PianoInclinato.it >

STAY TUNED!

Danilo DT

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13 commenti Commenta
kry
Scritto il 17 ottobre 2014 at 10:41

Ma come s’ipotizza un QE con petrolio sceso più del 10%, rame sceso, dollaro in rialzo del 9/10%, pil che cresce grazie al debito studentesco, ai finanziamenti per le automobili ed investimenti nello shale-oil/gas. Dimentico forse qualcosa? Posso chiedere di diventare presidente della fed di qualche città? Ciao Danilo.

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ginog
Scritto il 17 ottobre 2014 at 10:52

Ciao DT, scusa non mi è chiaro come mail l’uscita da euro e il rientro in usd porta il cambio a favore dell’euro…..no dovrebbe essre il contrario?????

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cedro
Scritto il 17 ottobre 2014 at 12:30

Complimenti!!!!BELLISSIMO ARTICOLO

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reragno
Scritto il 17 ottobre 2014 at 12:55

Ciao Danilo, una considerazione: un’eventuale qe4 da parte della Federal Reserve non potrebbe avere l’effetto contrario a quello desiderato?
Ovvero ingenerare negli investitori l’idea che la più grande isituzione finanziara non abbia il controllo della situazione e ingenerare il panico?

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cavolo
Scritto il 17 ottobre 2014 at 16:51

Ti faccio i miei complimenti! Bell articolo ,come tutti gli articoli che fai d altronde, comunque per quanto si possa studiare , leggere essere attenti a tutto , l unica realta resta sempre la stessa :tutto e una schifezza , ma i mercati non cadranno forse mai piu!

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ob1KnoB
Scritto il 17 ottobre 2014 at 17:36

cavolo@finanza: ma i mercati non cadranno forse mai piu!

Mah!
Dopo trilioni e trilioni di qe vari siamo ancora li’. La deflazione galoppa. Mettiamoci una toppa qua’ una la’ ma è un processo irreversibile. In cina i prezzi alla produzione calano da quasi tre anni ininterottamente. In Europa da quasi quindici. Unica eccezione gli Usa in cui il fenomeno si vede a sprazzi ma è inconbente . N.B. i prezzi scendono senza incorporare il deflatore e nonostante gli incrementi sulle imposte indirette (ad es. Japan e Ita). E questo è avvenuto generalmente con un utilizzo delle capacità a malapena tornata ai livelli del 2009. E la cosa più importante senza che il miglioramento avvenisse senza (a parte la Cina) un incremento proporzionale degli investimenti per il ciclo produttivo….Ora speriam speriamo che un altro rubinetto importante si apra per non rompere la magia di mercati equity ai massimi e tassi ai minimi. Bene. Benone. Ma il rubinetto si apre per gli investimenti (non è successo prima mi chiedo perchè dovrebbe succedere adesso?..) o più comodamente per i consumi?. Nel primo caso (investimenti) se funzionasse dovrebbe ottimizzare i cicli industriali o no? Per cui la prima conseguenza sarebbe di abbassare ulteriormente i prezzi alla produzione ed aumentare numericamente gli attori della produzione.
Ahi ahi….maggiore concorrenza e minori utili aziendali?. Non funza anche nella migliore delle ipotesi. Ai consumi? Ok facciamo così: datemi un milione di euro che giuro li spendo…però promettetemi che non li volete indietro. Buon weekend.

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kry
Scritto il 17 ottobre 2014 at 17:54

ob1KnoB@finanzaonline,

Primo principio della deflazione: ok a me datene 200000 di euro che giuro li spendo …. però promettetemi che non li volete indietro.

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Scritto il 17 ottobre 2014 at 18:20

kry@finanza,

BEh…guarad cosa ha detto Bullard oggi e poi si capisce… :mrgreen:

ginog,

Take profit su posizioni speculative USD e si va long su Treasury

cedro,

Grazie!

reragno@finanzaonline,

Assolutamente d’accordo e cmq non potrà avere lo stesso effetto sugli altri. Ma in questi giorni è come se il mercato avesse chiesto un intervento da parte delle BC. La cui efficacia però è tutta da verificare

cavolo@finanza,

Dici? Mah…. Occhio però…

ob1KnoB@finanzaonline,

kry@finanza,

mettiamola così. Stiamo godendo sui mercati di quelle performance che avremmo dovuto avere in futuro… A mio parere. :-)

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cavolo
Scritto il 17 ottobre 2014 at 18:43

L s&p 500 ha perso in totale 5 punti percentuali dai massimi, oggi e di nuovo 1890 ! Dax perde in percentuale 12 punti dai massimi , forse e proprio vero che ogni minima discesa diventa solo una buona opportunita di acquisto, questa è la Nuova era?
Sono davvero incapace di capire ! Se tutto va storto Tutto va bene!

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Vincent Vega
Scritto il 17 ottobre 2014 at 20:10

dal 5 agosto hanno cambiato idea?

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lampo
Scritto il 17 ottobre 2014 at 21:54

Il prezzo dei metalli industriali, nella teoria classica, oltre ad avere una correlazione con l’andamento del ciclo economico (pensate all’industria automobilistica, aeronautica, edilizia, grandi elettrodomestici, ecc), sono un segnale anticipatore della futura inflazione.

Probabilmente le banche centrali in questi ultimi mesi, nel loro modello statistico-economico globale, si sono accorte che la ripresa economica, soprattutto in Giappone ed Europa non era nelle loro aspettative (di rialzo dei tassi da parte della FED e BOE dopo la riduzione della politica espansiva), per cui sono ricorse ai ripari per evitare di mandare all’aria gli sforzi fatti negli anni precedenti.

Ecco che quindi abbassarne il prezzo (artificialmente o realmente, a voi la scelta) comporta una serie di vantaggi:
– abbassamento delle aspettative inflazionistiche nelle economie in accelerazione come crescita (USA e UK);
– rinvio dei rialzo dei tassi e conseguente aiuto alla spinta economica (dove c’è);
– continuazione del verificarsi delle aspettative di aumento degli utili da parte delle aziende (soprattutto in USA e UK, ovvero nelle piazze finanziarie principali), con continuazione dell’apprezzamento dei valori azionari;
– falsa paura sulle aspettative di crescita economica (il calo delle materie prime indica generalmente un rallentamento o imminente recessione economica), permettendo una salutare pausa correttiva ai mercati finanziari che hanno corso di più e la pressione per la messa in atto delle riforme economiche in Europa, oltre a convincere lo zoccolo duro tedesco della necessità di lasciare libera da dictat la BCE (leggi QE, acquisti ABS, ecc.);
– freno ai nuovi mercati emergenti che alzano la voce (nei confronti della egemonia economica USA…), in particolare la Russia e la Cina, mostrando il potere di “manipolazione” economica che possiedono;
– un aumento del potere di acquisto delle fasce più deboli della popolazione con conseguente pace sociale (molto importante soprattutto negli USA, tenendo conto del numero di armi a cui hanno libero accesso e che possiedono: interessante in tal senso il discorso della Yellen odierno che ha rimarcato proprio questa differenza fra ricchi e poveri… evidentemente è un altro aspetto che temono fortemente…);

Ecco spiegato anche il cambiamento di aspettative del grafico del precedente commento.
Non c’è dubbio che il coordinamento tra banche centrali ci sorprenderà sempre più nel futuro… ma è anche conseguenza di quanto oramai sia delicato l’equilibrio economico in gioco per fare gli interessi di tutti… e soprattutto per preservare il valore della ricchezza di una piccola parte della popolazione mondiale.

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    Scritto il 18 ottobre 2014 at 10:03

    E’ interessante vedere che le previsioni dei tassi sono cambiate sopratutto nel breve termine ma NON nel lungo termine. Questo significa che la FED vuole tenere sotto controllo la situazione nel medio lungo e mantenere i tassi al di sotto della soglia al 4% IMHO

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Scritto il 18 ottobre 2014 at 00:16

Lampo

(giustappunto, gLi ho dato una letta velocissima oggi – pur avendoLo, sottomano e segnalato, da 3 settimane circa)

…” In 2013, 45.3 million people were counted as poor in the United States under the official poverty measure – a number statistically UNCHANGED from the 46.5 million people estimated as poor in 2012.

The poverty rate, or percent of the population considered poor under the official definition, was reported at 14.5% in 2013, a statistically SIGNIFICANT DROP from the estimated 15.0% in 2012.

Poverty in the United States INCREASED MARKEDLY over the 2007-2010 period, in tandem with the economic recession (officially marked as running from December 2007 to June 2009), and remained UNCHANGED at a post-recession high for three years (15.1% in 2010, and 15.0% in both 2011 and 2012).

The 2013 poverty rate of 14.5% remains ABOVE a 2006 pre-recession low of 12.3%, and WELL ABOVE an historic low rate of 11.3% attained in 2000 (a rate statistically TIED with a previous low of 11.1% in 1973).

The incidence of poverty varies WIDELY across the population according to age, education, labor force attachment, family living arrangements, and area of residence, among other factors.

Under the OFFICIAL POVERTY DEFINITION, an average family of four was considered POOR in 2013 if its PRETAX CASH INCOME for the year was BELOW $23,834.

The measure of poverty currently in use was DEVELOPED some 50 years ago, and was ADOPTED as the “official” U.S. statistical measure of poverty in 1969. Except for minor technical changes, and adjustments for price changes in the economy, the “POVERTY LINE” (i.e., the income thresholds by which families or individuals with incomes that fall below are deemed to be poor) is the SAME as that developed nearly a half century ago, reflecting a notion of economic need based on living standards that PREVAILED in the mid-1950s.

Moreover, poverty as it is CURRENTLY measured only counts families’ and individuals’ PRE-TAX MONEY INCOME against the poverty line in determining whether or not they are poor.

In-kind benefits, such as benefits under the Supplemental Nutrition Assistance Program (SNAP, formerly named the Food Stamp program) and housing assistance ARE NOT ACCOUNTED for under the “official” poverty definition, nor are the effects of taxes or tax credits, such as the Earned Income Tax Credit (EITC) or Child Tax Credit (CTC).

In this sense, the “official” measure FAILS to capture the effects of a variety of programs and policies specifically designed to address income poverty.

A congressionally commissioned study conducted by a National Academy of Sciences (NAS) panel of experts RECOMMENDED, some 20 YEARS AGO, that a new U.S. poverty measure be developed, offering a number of specific recommendations.

The Census Bureau, in partnership with the Bureau of Labor Statistics (BLS), has developed a Supplemental Poverty Measure (SPM) designed to implement many of the NAS panel recommendations.

The SPM is to be considered a “research” measure, to supplement the “official” poverty measure. Guided by new research, the Census Bureau and BLS intend to improve the SPM over time.

The “official” statistical poverty measure will continue to be used by programs that use it as the basis for allocating funds under formula and matching grant programs.

The Department of Health and Human Services (HHS) will continue to issue poverty income guidelines derived from “official” Census Bureau poverty thresholds.

HHS poverty guidelines are used in determining individual and family income eligibility under a number of federal and state programs.

Estimates from the SPM differ from the “official” poverty measure and are presented in a final section of this report. “…

– – – – –

T. Gabe (Congressional Research Service), “Poverty in the United States: 2013” – CRS report No. RL33069: September 25, 2014

a- Change in State Poverty Rates: 2002-2013, Pp. 14-19 (or 19-24 / 81);

b- Poverty by State, Pp.36-40 (or 41-45 / 81);

http://fas.org/sgp/crs/misc/RL33069.pdf

– – – – –

Sull’eventuale QE-IV ho i Miei fortissimi dubbi – anche o soprattutto, per le riforme legislative (nel settore finanziario) varate in US nell’ultimo annetto circa.

Il Board della Fed, attualmente (poi), Mi sembra come il “gioco della settimana”: fa concorrenza alla ECB, sotto questo profilo – e risente delle fortissime turbolenze politiche (trasversali) all’interno del Congresso che sono destinate ad aumentare ulteriormente dopo l’esito delle elezioni di midterm (del 4 novembre, Lo rammento).

Più che altro, Bullard – come nella Sua indole – Mi è sembrato che abbia voluto dare un “WAKE-UP” (alias, SVEGLIA!) alla ECB: della serie, “se non Lo fate, forse Lo facciamo Noi”.

Sul coordinamento delle Banche Centrali, Ci andrei piano. Anzi, MOLTO PIANO.

Il Governo Nipponico – il “deus ex machina” della BoJ, Lo rammento sempre – con l’avvento di Abe, NON HA MAI COORDINATO NULLA (se hanno dei problemi vanno – o bien, continueranno! – a testa bassa, come sempre nel Loro inconscio – con i pro ed/od i CONTRO, ovviamente).

La BoE dopo l’affaire (sòla) Lehman Brothers ha capito che “fidarsi è bene, ma non fidarsi è sempre meglio”; ossia, ascolta – con i tappi nelle orecchie – ma decide da sé (e le ultime settimane “testimoniano” in pieno il “silenzio” su quel versante).

…” Since you left me, babe,

It’s been a long way down

Yeah, you left me, babe

It’s been a long way down “…

TV On The Radio (Seeds), “Happy Idiot” – 2014

https://www.youtube.com/watch?v=Tv3RgbA2UTo

サーファー © Surfer [Buon Sole a Tutti!]

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