ALERT: messaggi importanti dalla CRISI PIGS

Scritto il alle 11:17 da Danilo DT

Coesione politica, aumento EFSF, ristrutturazione debito e distinzione tra debito senior e junior. Occhio alle obbligazioni subordinate !!!!

Ancora a parlare di PIGS e di rischio default. Non voglio annoiare nessuno, ma la realtà deve essere raccontata, almeno così la vedo io.

Purtroppo, i timori che ho espresso in passato si stanno avverando. La crisi dell’area di PIGS si allarga a macchia d’olio e dopo aver colpito la truffaldina Grecia, dopo aver interessato l’Irlanda, ora toccherà il Portogallo e poi, ahimè la Spagna.
Se così fosse, il quadro PIGS sarebbe completato. Tutti i 4 stati messi in ginocchio dalla crisi finanziaria.
Le conseguenze, beh, ve le potete immaginare, non solo per i quattro interessati, ma anche per tutti gli altri. Secondo voi, l’effetto domino o effetto contagio che dir si voglia, sarà o non sarà uno tsunami? Cosa accadrà alle banche europee? E ai bond statali di chi resta. E… che succederà all’Italia? Domandi di difficile soluzione, proprio perché si stanno aprendo degli scenari nuovi, mai esplorati e difficilmente controllabili.
Basta guardare cosa succede ora sul mercato obbligazionario. CDS che lievitano, spread sul Bund che si allargano come non mai. In particolare colpisce l’andamento degli spread sul debito spagnolo e i CDS delle banche, proprio quelle banche che qualche mese fa avevano passato brillantemente quei fantomatici stress test che oggi, ma tu guarda, vogliono rifare….Che barzelletta…
Ma andiamo con ordine. E partiamo dall’Irlanda. Basteranno i soldi elargiti per Dublino? Molto probabilmente no.

In our view both the government and the EU want a bailout that is big enough to satisfy the markets that the banks and sovereign are both solvent and liquid. However, the government seems keen to keep the total amount below triple digits. We estimate that a €20bn capital fund for the banks (both actually deployed as well as a contingent component along the lines of SoFFin or the FROB) would be adequate. In addition there is the potential funding requirement of €130bn of ECB funding to be considered, as well as around €200bn remaining deposits at the domestic banks, and also funding for the sovereign. Clearly a larger number would be better. So we believe a total figure of around €90bn is most likely. (By: Credit Suisse)



I cosiddetti Writedowns su Dublino potrebbero essere molto superiori di quanto fino ad ora ipotizzato. Ed ecco che, quindi il fondo EFSF dovrà essere intaccato.
Ma occorre guardare avanti. Ora c’è il Portogallo e poi la Spagna. E basteranno i 440 miliardi che l’EFSF ha in pancia? Sicuramente no. Da sola una crisi Spagnola necessiterebbe di tutto l’ammontare del fondo. E allora? E allora occorre mettere mano al portafoglio. L’ESFS non è sufficiente e non è nemmeno sufficiente se portato agli ipotizzato 750 miliardi di euro. Bisogna arrivare a un trillione per potere dare un segnale di tranquillità al mercato. Un trilione, mille miliardi di euro, una cifra che avvicina l’EFSF a veicoli similari come TARP ed interventi FED vari.
Ma siamo sicuri che tutti siano d’accordo a questo aumento di plafond? Se a decidere fosse uno stato, la cosa sarebbe più semplice. Qui a decidere invece ì l’Unione Europea e nella fattispecie il peso della Germania diventa determinante. Proprio quella Germania che da tempo spinge alla ristrutturazione accollando al mercato gli oneri della crisi.

Alcune tracce per rattoppare i problemi

Ed è proprio la Germania il vero elemento chiave di questa crisi, la Germania che gode degli effetti della debolezza del’Euro (qualcuno glielo ricordi alla Merkel che la Germania sta esportando verso Cina ed India come non mai grazie all’Euro debole tenuto basso dai PIGS, Euro che oggi rischierebbe altrimenti di essere a 1.60 coneffetti deleteri sullo stesso stato teutonico) ma che non accetta ulteriori sforzi per l’Unione Europea. Ma questi sforzi li DEVE fare. E nel suo stesso interesse.

1) E’ necessario quindi, in primis, maggiore coesione politica, maggiore univocità di obbiettivi nell’UE. Se questo non accade, tutto diventa discutibile ed opinabile. Dalla sostenibilità del debito di qualsiasi paese fino alla sussistenza in vita dell’Euro stesso.

2) E poi, trovata una certa coesione, occorre dare al mercato un segnale forte. Signori qui non si scherza. L’effetto domino può diventare devastante. Occorrte portare subito l’EFSF a 1.000.000.000.000 €, al famoso trilione. E il messaggio DEVE essere non solo economico ma POLITICO. Questo elemento è fondamentale. Bisogna far capire che l’Europa c’è, che l’Euro esisterà, che il progetto non è messo in discussione, che l’Unione fa la forza e che tutti insieme si sta remando nella stessa direzione.

3) Ristrutturazione: sarà inevitabile. Ma come? Ma dove? Ieri parlavo con un collega che lavora a Londra in una casa d’affari che da sola fa il mercato, e mi raccontava un’ipotesi che potrebbe essere devastante, anche se giustificabile. Non si mette in discussione la necessità di ristrutturazione. Il problema è capire come poter ristrutturare “punendo” chi ha rischiato di più e “salvando” invece chi cercava porti sicuri (fly-to-quality). Sui bond BANCARI si sta iniziando a sentire la possibilità di portare il modello di Allied Irish Bank su tutto il mondo bancario europeo. Ne abbiamo parlato QUI, se volete ripassare la lezione.

Quindi, come ha fatto AIB, si pensa che venga fatta una distinzione chiara tra il debito Senior e quello Junior delle banche, inteso come Junior le obbligazioni subordinate. Se si dovesse intervenire su tutti i bond bancari subordinati (Lower Tier, Upper Tier & Co, oltre ovviamente le mitiche Perpetual) si andrebbe ad agire con la mannaia tagliando in modo considerevole il nominale (hai accettato un tasso maggiore e contestualmente un rischio maggiore assumendoti la clausola di subordinazione? Ora ne paghi le conseguenze…).

Non voglio fare terrorismo, ma accettate solo questo messaggio. La coperta è corta, i rischio sono molteplici. Non vedo perché in questo scenario, per qualche centesimo in più il risparmiatore debba rischiare il capitale. Morale: io sto BEN ALLA LARGA dalle obbligazioni subordinate.


Per carità, ognuno è libero di fare quello che vuole, ma non sottovalutiamo questa ipotesi. Non si può salvare tutto senza fare danni. Qualcuno deve pagare, e la storia insegna che chi paga è sempre la povera gente.

PS. Qualche giorno fa ho scritto in un commento indirizzato a SMSJ (che invito in questo post) questa frase:

(…) Discorso ora che non sarà condiviso e digerito facilmente.
Pensateci un attimo. Nella storia cosa è che ha risolto le crisi, che ha appianato gli eccessi, facendo ripartire l’economia seriamente con dei macrocicli decennali? Solo una cosa , la Guerra.
Ora, visto che è un’opzione improponibile, la Guerra che viviamo è finanziaria e ci dovrà costare come una guerra vera. Lacrime e sangue per tutti. Con il vantaggio che il sangue stavolta (per fortuna) sarà solo finanziario. (
VEDI TUTTO )

La ristrutturazione Junior sarebbe un modo per riversare gli effetti della “guerra finanziaria” sulla povera gente. Pensateci.

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STAY TUNED!

DT

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14 commenti Commenta
Scritto il 26 novembre 2010 at 11:27

Si ringrazia anonimocds per l’immagine critica nei confronti della Germania. L’ho trovata carina e allora ve l’ho proposta. Senza offesa per nessun filotedesco, of course! :D

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limba789
Scritto il 26 novembre 2010 at 11:46

@ DT
Il tuo ragionamento non fa una piega, ma sul discorso che debbano pagare il tutto i possessori dei subordinati aggiungerei che DEVONO PAGARE solo le banche e/o gli investitori qualificati che risultano possessori di quelle schifezze. Questo perché, in generale, il piccolo risparmiatore è vittima dell’avadità degli emittenti e/o collocatori che sfruttano le enormi asimmetrie informative per rifilare alla povera gente delle fregature colossali. Sarebbe ora che i potenti prendano coscienza che la pazienza ha un limite!! Sono loro, mica il popolo, che fanno i disastri e che poi non pagano MAI. :evil:

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manzoo
Scritto il 26 novembre 2010 at 12:00

Splendido articolo su “Il Fatto Quotidiano”. Chiaro come pochi!

Perché la Germania salva l’Irlanda
di Vladimiro Giacché

1. Salvataggio, ma di chi? Siamo al secondo
salvataggio in Europa. Al secondo salvataggio
delle banche tedesche. Come nel caso della Grecia,
chi sicuramente guadagna dalla soluzione della crisi
irlandese, infatti, sono i creditori. Che vedono scongiurato
il rischio di non riavere indietro i soldi incautamente
prestati alle banche e allo Stato irlandese. E
anche adesso, come per la Grecia, tra i primi creditori
ci sono le banche tedesche: allora in compagnia
delle banche francesi, adesso assieme alle banche
inglesi. Per questo anche la Gran Bretagna si è
detta disponibile a partecipare al salvataggio. Considerando
che l’esposizione del Regno Unito sull’Ir –
landa è di 188 miliardi di euro (quella tedesca “ap –
pena” di 184), è un aiuto interessato.
2. I cittadini pagano la crisi delle banche. Nel
caso del paziente irlandese, quello che è avvenuto è
chiarissimo: 1) lo Stato ha salvato le due maggiori
banche del Paese, travolte dalla crisi immobiliare,
con iniezioni di capitale per decine di miliardi di euro;
2) questo ha fatto esplodere il deficit pubblico, che è
schizzato al 32% su base annua (il limite di Maastricht
è al 3%), imprimendo una tremenda accelerazione
al debito pubblico; 3) sono state assunte
misure di austerity che hanno precipitato il Paese in
deflazione; 4) la crisi bancaria si è approfondita anche
per questo motivo: ora servono altri soldi, che lo
Stato irlandese non è in grado di pagare; 5) di qui la
necessità di un soccorso internazionale (stimato in
circa 95 miliardi di euro, un terzo dei quali destinato
alle banche), a fronte di una severissima manovra di
bilancio su 4 anni (tagli alla spesa pubblica e ai servizi
sociali per 15 miliardi di euro, 25.000 impiegati
pubblici a casa, neoassunti con uno stipendio del
10% inferiore e così via). Conclusione: il governo irlandese
ha dato i soldi alle banche e i cittadini irlandesi
pagano il conto.
3. Ma le tasse alle imprese restano bassissime.
La tassazione sulle imprese, invece, agli attuali livelli:
ossia al 12,5%. Il motivo è presto detto: su questa
tassazione irrisoria delle imprese
si è basato il successo della
“tigre celtica”, per diversi anni
indicato come modello anche
per noi: di fatto, l’Irlanda faceva
dumping fiscale, attraendo le
società europee intenzionate a
pagare meno tasse che nel proprio
Paese. Proprio questa possibilità
di fare arbitraggio fiscale
è una delle cause principali degli
attuali problemi dell’E u ro p a .
Perché senza tassazione uniforme non può darsi politica
economica comune, e senza politica economica
comune la moneta unica non basta. E in caso di
crisi può anzi diventare un peso insostenibile per chi
l’ha adottata. Ma a quanto pare il dumping fiscale
non ha portato fortuna neppure all’Irlanda: la bolla
immobiliare che è scoppiata travolgendo le banche,
e ora anche lo Stato, è stata alimentata proprio dagli
investimenti delle imprese straniere.
4. Stress test: un fallimento. “Allied Irish Bank
e Bank of Ireland hanno i requisiti patrimoniali richiesti
e non hanno bisogno di ulteriori aumenti di
capitale”: così la Banca centrale irlandese, lo scorso
23 luglio, annunciava i risultati degli stress test condotti
a luglio sulle banche europee. Per la verità, che
quei test fossero taroccati l’avevano sospettato in
molti: soprattutto quando si era appreso che i titoli di
Stato posseduti dalle banche non erano considerati
un fattore di rischio (e questo dopo la crisi greca!). Se
i test si rifacessero dando il giusto peso a questa
variabile, ben pochi grandi banchieri in Europa dormirebbero
sonni tranquilli.
5. Uno spettro si aggira per l’E u ro p a : una
Germania irresponsabile. La Germania da questa
crisi guadagna tre volte. 1) Le sue banche sovraesposte
su titoli di Stato irlandesi ora sono al sicuro. 2)
Le attuali difficoltà europee (aggravate dalle dichiarazioni
terroristiche della stessa Merkel) fanno crollare
l’euro rispetto al dollaro, spingendo le esportazioni
tedesche. 3) Infine, i titoli di Stato tedeschi
sono più che mai un rifugio sicuro e possono quindi
essere venduti anche a fronte di rendimenti risibili. È
quindi decisamente singolare che il governo tedesco
si erga a giudice degli altri Paesi “meno virtuosi” (gli
stessi che comprando prodotti tedeschi ne sostengono
l’economia: non si ricorderà mai abbastanza
che il commercio estero dei Paesi dell’Unione europea
è per la sua quota maggiore interno alla stessa
Unione). L’impressione è che, con la sua arroganza e
i suoi ricatti, l’establishment tedesco stia tagliando il
ramo su cui è (comodamente) seduto: ossia l’e u ro .
6. Immaginiamo che… È un gioco molto pericoloso.
Che potrebbe ritorcersi proprio
contro la stessa Germania. Facciamo un’ipotesi.
Immaginiamo che un bel giorno
uno o più Paesi dell’Unione (quelli fuori
standard sono ormai più della metà) decidessero
di uscirne a causa dell’insoste –
nibilità della situazione economica, tra deficit
alle stelle e manovre economiche insostenibili
imposte dall’Unione. Cosa succederebbe?
Che questi Paesi dovrebbero
abbandonare la moneta unica. Se fossero
più d’uno, probabilmente potrebbero costruire
una moneta comune agganciata
all’euro con un sistema di cambi flessibili.
Ma dovrebbero comunque svalutare pesantemente
la loro moneta, dando luogo ad una svalutazione
competitiva che potrebbe colpire severamente l’export
tedesco. Ovviamente la speculazione aggredirebbe
questi Stati, ormai privi dello scudo dell’e u ro .
Quindi sarebbero impossibilitati ad onorare le loro
obbligazioni, ossia a pagare per intero il loro debito, e
dovrebbero ristrutturarlo e riscadenzarlo. Domanda:
per quante ore resterebbe in piedi in tal caso il
sistema bancario tedesco?

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paolo41
Scritto il 26 novembre 2010 at 12:13

Mi sembra che il “Fatto quotidiano” arrivi un po’ tardi, dato che in questo blog abbiamo detto quanto sopra già da parecchio tempo… anzi si ricava l’impressione che anche alcune “terminologie” facciano parte del dizionario di questo blog.
Comunque un benvenuto anche …al “Fatto quotidiano”.

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Scritto il 26 novembre 2010 at 12:55

paolo41,

:wink: Vabbè, se siamo presi a modello in qeusta fase di mercato credo possa essere anche un piccolo motivo di orgoglio, almeno secondo me…

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Scritto il 26 novembre 2010 at 13:04

Insalata russa. Una soluzione “alternativa” alla crisi…

Nov. 26 (Bloomberg) — Russian banks may buy stakes in the
U.K.’s financial firms, Finance Minister Alexei Kudrin told
reporters in Moscow today.
VTB Group, Russia’s second-biggest bank, is the bank
“primarily” interested in acquisitions in the U.K., Kudrin
said.

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gremlin
Scritto il 26 novembre 2010 at 13:38

il concetto di obbligazione subordinata è meglio chiarito qui:
http://intermarketandmore.finanza.com/bond-perpetual-occasione-o-grossa-grana-5909.html
e qui
http://intermarketandmore.finanza.com/il-fascino-discreto-del-bond-subordinato-3673.html

(i link del post n’ja fanno…)

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gremlin
Scritto il 26 novembre 2010 at 13:41

Dream dixit:

“… Attenzione alla parola Subordinato: vuol dire che in caso di fallimento, il rimborso è postergato rispetto agli altri creditori. Quindi, in caso di liquidazione dell’ente emittente il debito sarà rimborsato solo dopo che siano stati soddisfatti tutti gli altri creditori non ugualmente subordinati. Ma non è tutto… “

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mattacchiuz
Scritto il 26 novembre 2010 at 13:57

manzoo@finanza,

è bello che alla fine pure i giornalisti possano scrivere la realtà. fa solo incazzare che la scrivano quando ormai i giochi sono fatti. potevano anche risparmiarsi le considerazioni a giochi fatti! spero solo che tra qualche anno non esistano più canali informativi così corrotti e cosi dipendenti dai poteri forti.

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paolo41
Scritto il 26 novembre 2010 at 14:16

Dream Theater,

gremlin,

con le perpetual ….in minime dosi naturalmente…. ho sempre portato a casa cedole interessanti. Certo che in questo momento….. in considerazione dei warnings che arrivano dalla stampa…. ho preferito uscire..

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amensa
Scritto il 26 novembre 2010 at 14:53

limba789@finanza,

io non sono granchè d’accordo, sai ? l’avidità ha spinto anche privati ad accedere a titoli con interessi elevati, ma che essi compensassero un maggior rischio doveva esser chiaro anche ad un deficiente. e se non lo sapevano, è anche ora che imparino pure loro che cosa è il premio per il rischio.

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gaolin
Scritto il 26 novembre 2010 at 16:43

La stampa detta allineata, assieme ai vari media, da sempre è specializzata a raccontare fatti già accaduti.
Chi legge e ascolta solo quella, che poi è la maggioranza della popolazione, riesce a capire ben poco di cosa gli sta capitando in questi tempi.
Tantissimi di coloro, che pur hanno titoli accademici e responsabilità di un certo livello, sono in cronico ritardo nell’afferrare la situazione.
Pare incredibile ma è così.
Non si spiega altrimenti come i governanti riescano a far digerire alla popolazione provvedimenti, che fanno pagare le nefandezze/appropriazioni indebite di certe elite alla gente comune, come fosse una cosa normale o addirittura giusta.
Che poi il salvare Grecia e Irlanda e poi gli altri fra non molto, sia soprattutto un’operazione che salva il sistema bancario tedesco, francese, inglese, belga, ollandese e via dicendo, mica sono in molti ad averlo capito.
Certo che, se lo capissero tutti, sarebbe un guaio veramente grosso per tutti, probabilmente anche per quelli che in questo casinò continuano a guadagnarci o che sono stati salvati forzatamente, sia da chi ha che da chi non ha ancora capito.
Il perfetto articolo de Il Fatto Quotidiano dovrebbe apparire in prima pagina con titoli cubitali su giornali di ben altra tiratura. Questa però è una grande responsabilità che nessun direttore di giornale importante è disposto ad assumersi.
L’indomani avrebbe addosso tutti i potenti.

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vichingo
Scritto il 26 novembre 2010 at 17:55

gaolin@finanza,

Mi sa che il “rigore” tedesco vacilla di fronte alla possibilità di fallimento di qualche stato dell’area euro che innescherebbe un effetto domino nefasto anche per la stessa Germania. Il fatto che la gente comune non si rende conto che saranno proprio loro a salvare gli stati e le banche è la dimostrazione che i media tradizionali forse vogliono tenere all’oscuro le masse su questa probabile eventualità, propinandogli il grande fratello, il calcio e altri programmi di intrattenimento. Le conseguenze saranno tagli, tagli e poi tagli alla spesa pubblica e aumento delle tasse.

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smsj
Scritto il 27 novembre 2010 at 20:05

DT ti ringrazio per avermi coinvolto, è una sorpresa (bella).
Anch’io credo nel rischio di una Guerra, ma non credo nella sua sostituzione con quella finaziaria, le ritengo due situazioni distinte, che possono verificarsi indipendentemente l’una dall’altra.
Nel frattempo vediamo le reazioni all’impoverimento della gente comune e incolpevole imposto dall’UE, in Grecia e Irlanda, per risolvere i loro problemi finanziari e non possiamo che condividere la loro protesta. Ora che cosa succederebbe se i poveri, come è possibile, diventassero milioni, il capro espiatorio fossero i governi dmocraici e il demonio la UE. Le dittature in paesi come Spagna, Grecia (e Italia?) non risalgono a troppo tempo fa.
Le tensioni globali commerciali e finanziarie con la dittatura Cinese dove potrebbero portare nel caso di profondi squilibri e difficoltà sociali nei paesi democratici occidentali? per questi ed altri motivi, per quanto remota, l’ipotesi di una Guerra tradizionale non è secondo me da scartare completamente.
La guerra finanziaria invece è già in corso: Usa vs. Cina, con l’Europa in mezzo come il classico coccio tra i vasi di ferro.
Nel mio precedente intervento dicevo che Trichet non stampa, mentre “difendevo” l’attività di stampa di Bernanke come pompiere nella Crisi secolare, perchè sono convinto: 1) che è stato assolutamente coiraggioso a farlo, e che la cosa stia funzionando (per l’ennesima volta, anche se a dosi crescenti), e la macchina americana anche se non con i lustri del passato possa ripartire e guardare ad un futuro (e qui sono d’accordo con te che bisognerebbe fin d’ora lavorare affichè sia diverso) quale che esso sia, e con lei anche i suoi milioni di disoccupati 2) che non ci sono altre scelte nell’emergenza che inondare il sistema di liquidità 3) che l’Europa potrebbe pagare caro il dogmatismo della Bce, e dovrebbe assolutamente in questa fase utilizzare tutte le armi a sua disposizione, altro che QE 4) dalla crisi emergeranno nuovi equilibri, con gli Usa sempre protagonisti della scena mondiale (ci sarà un motivo se tutti, quando il gioco si fa paricoloso sul serio si rifugiano nel dollaro), alla pari con una Cina che però resta una dittatura e non bisognerebbe mai dimenticarlo, mentre la povera Europa, quale destino avrà seguendo il dogmatismo di Trichet e dei tedeschi?

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