Tra sogni e debiti: incubo deflazione

Scritto il alle 15:11 da Danilo DT

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La rete ci dà la possibilità di leggere un po’ di tutto. Sia di scoprire siti che copiano in modo veramente spudorato quanto scritto anche su questo modesto blog (stiamo già prendendo provvedimenti al riguardo) e sia di poter leggere pareri che possono essere più o meno autorevoli. Tra quelli che considero assolutamente autorevoli non posso certo escludere i messaggi di John Mauldin. Se poi John Mauldin ha una view che va a collimare con quella del sottoscritto, beh, allora la soddisfazione è ancora più grande, in quanto si trova l’appoggio a delle teorie di cui noi , su I&M stiamo discutendo veramente da mesi.
John Mauldin si focalizza soprattutto sulla problematica del debito pubblico. E il grafico  è quanto mai evidente. Si tratta del rapporto debito /PIL.
Come potete vedere, il debito totale americano, oggi è pari al 369.7% del Prodotto interno lordo.
Ovviamente lascia di stucco vedere che mai, in passato, c’è stata una così forte esposizione al debito da parte della nazione americana, che resta ancor oggi il più importante motore di crescita economica mondiale.

debito-totale-usa-gdp

Praticamente per ogni dollaro di PIL prodotto, l’americano medio ha un debito di 3.7 $. Un’esposizione così elevata al debito non può essere positiva nei confronti di una crescita economica che si presume (come detto più volte) anemica e relativa.

Per smaltire la “sbornia del debito” (somma di debito privato e pubblico, ben inteso) ci vorranno anni, forse decenni. Inoltre non dimentichiamo mai che negli USA abbiamo visto, negli ultimi mesi, un lievitare progressivo ed inesorabile del debito pubblico: ma fate ben attenzione. Ciò che più preoccupa è proprio il debito privato, quello cioè che si sono accollati i contribuenti in tanti anni di “sogno americano”. E dopo vari studi ed analisi, Mauldin, riprendendo gli scritti di Rogoff e Reinhart, giunge ad una conclusione che va confermare, anche in questo caso, le elucubrazioni mentali scritte non solo dallo scrivente ma anche dai brillanti commentatori di I&M: questo scenario di overlapping di debito pubblico + privato porta ad una conclusione certamente non positiva ma, ahimè, conosciuta: deflazione.
Giappone insegna.

La curiosa situazione della massa monetaria e del tasso disoccupazione

Mauldin, nella sua nota,c continua con ulteriori analisi che meritano di essere prese in considerazione. Innanzitutto a proposito di politica monetaria. Come ben sappiamo, la Federal Reserve ha dato vita, negli ultimi mesi, ad una espansione monetaria senza precedenti. Come è giusto che sia, questo tipo di politica monetaria ha portato in ogni dove timori inflazionistici non indifferenti. Invece…guardate qui sotto il comportamento della massa monetaria M2. Dovrebbe essere a livelli siderali…Ed invece…

velocita-m2-gdp-taso-disoccupazione

Come mai? Ce lo spiega Friedman:

…the velocity of money is stable (MV=GDP) then nominal GDP expansion in the ensuing quarters can be expected to grow about 3%. If prices rise about 1.5%, then real GDP growth would also rise about 1.5%, which is far below the level of growth needed to employ new labor force entrants and existing unemployed or to more fully utilize our present unused capacity in our factories. In the last six months the growth rate of M2 has slowed to near zero. If this pattern continues, it would be rational to expect GDP to grind to zero with no change in the price level.

Comunque sia, lasciando da parte le teorie macroeconomiche del grande Milton Friedman, un dato resta comunque evidente: un eccessivo indebitamento comporta per forza di cose un peggioramento del tenore di vita e anche ad un aumento del tasso di disoccupazione. Il grafico qui sopra parla molto chiaro. Quindi, Mr. Smith dovrà gradualmente svegliarsi in modo definitivo dal famoso “sogno americano” e tornarsi a calare come tutti noi, comuni mortali, nella triste e difficile realtà di tutti i giorni. Ma noi sappiamo quanto è importante Mr. Smith per le dinamiche economiche mondiali, come sappiamo anche che Mr. Wang, al momento, non ha ancora le capacità per potersi sostituire alle manie consumistiche di Mr. Smith. Ci vorrà ancora del tempo prima del passaggio definitivo del testimone, sempre se tale passaggio verrà mai decretato ufficialmente.
Quindi, in conclusione, gli elementi per poter sostenere la tesi della crescita anemica dell’economia globale per i prossimi anni, non fanno altro che aumentare. Spero di sbagliarmi.

STAY TUNED!

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Grafici by Bloomberg. Per ingrandirli basta cliccarci sopra.

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