PETROLIO: occhio alle manovre di Russia ed OPEC!

Scritto il alle 09:30 da Danilo DT

petrolio-quotazione-ribasso-opec

Dopo avervi sommariamente comunicato le mosse del grande guru della finanza George Soros su una commodity che proprio commodity non è, essendo l’oro un metallo che ha logiche e dinamiche molto singolari, ecco che mi capita tra le mani una notizia che mi incuriosisce non poco.
Parliamo questa volta di petrolio, e in questo caso è assolutamente legittimo considerare l’oro nero come una commodity a tutti gli effetti, con forti implicazioni anche a livello economico ed industriale, oltre che politico per i paesi del cartello OPEC e non solo.
La notizia è la seguente.

Russia is still negotiating an oil production freeze with OPEC, and more specifically with the organization’s number-one producer Saudi Arabia, Energy Minister Alexandr Novak said, in an interview published on Monday for Saudi newspaper Asharq al-Awsat—a move that has oil prices rising in the grasping hope that production will soon be tapered. (Source

Quindi, la Russia starebbe negoziando un congelamento delle quote produttive, ma non lo farebbe in modo “indipendente” bensì in concerto proprio con l’OPEC, organizzazione di cui Mosca non fa parte. Obiettivo? Far salire il prezzo del petrolio, anche se in questo periodo siamo tornati sui 50 $/barile. Sono alla ricerca del cosiddetto “punto di equilibrio”.
La cosa interessante è considerare questi punti:

a) un accordo tra le parti che, politicamente, avrà di certo un peso considerevole, che si muove però contro le attuale logiche di mercato, dove tutti stanno invece aumentando la produzione
b) questi colloqui avvengono proprio in un momento in cui la produzione saudita era tornata a livelli molto important, all’incirca 10.67 milioni di barili al giorno.

produzione-petrolio-arabia-saudita

c) le scorte negli USA sono aumentate di un milione di barili al termine di due venerdì fa a quota 522,5 milioni, molto al di sopra della media quinquennale del periodo. Di petrolio in realtà ce n’è fin troppo.
d) infine, sui prevede che per il 2017 la domanda di greggio possa salire a 1,2 milioni di barili, meno degli 1,4 milioni precedentemente attesi. Questo non depone a favore del prezzo del petrolio.
e) il grafico del petrolio ci fa vedere il rischio di un raffreddamento delle quotazioni. Che fosse già tutto scontato?

grafico-petrolio-2016-wti

Non c’è che dire, il congelamento delle quote con conseguente aumento (teorico) del prezzo del petrolio sarebbe una botta di vita per i paesi produttori in difficoltà (Venezuela in primis). Ma mi sembra di vedere la mossa in concerto RUSSIA + OPEC come un tentativo per evitare un nuovo tracollo del prezzo del greggio.

Se così fosse,sarebbe un disastro per tutte quelle società corporate USA del settore che come sapete sono in forte difficoltà. Ricordate i tassi di default del settore energy negli USA? Continuano ad essere sui massimi storici, anche se in certe aree ci sono stati dei lievi miglioramenti sopratutto grazie alle concessioni di credito…
Fatevi due conti: più credito, maggiori buchi da tappare, più rumore nei default, più effetti sul settore bancario, ecc ecc ecc.
Storie già viste ed ampiamente.

La montagna del debito delle grandi compagnie petrolifere

record-debito-settore-oil

E questo è il tasso di default del segmento high yield USA, dove ovviamente le società petrolifere hanno un ruolo dominante.

default-rate-us-2016-high-yield

Quindi fate attenzione ai movimenti dell’oro nero, senza mai dimenticare il peso che ha la politica nell’andamento del petrolio, il che rende le quotazioni spesso “sorprendenti”. Mentre un po’ meno sorprendenti possono essere gli effetti collaterali che ne possono derivare. Senza dimenticare che lo spingere nuovamente in difficoltà il settore energy USA era non una conseguenza ma proprio uno degli obiettivi principali della manovra politica dell’OPEC di qualche mese fa.

Riproduzione riservata

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Danilo DT

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3 commenti Commenta
draziz
Scritto il 16 agosto 2016 at 10:08

Scusa DT ma oggi non ci arrivo…
Il congelamento delle quote in genere serve a limitare l’output, così da mantenere i prezzi o farli salire in possibili richieste di mercato (cosa che ipotizzi non possibile comprensibilmente).
Le elezioni americane (ed il circo che le accompagna) di norma puntano ad una discesa dell’Oil in modo da garantire prezzi bassi alla pompa di benzina per il consumatore americano, molto suscettibile in materia (se si assistesse alla cialtroneria ed alle manfrine italiane con le accise…lá darebbero fuoco alle stazioni di servizio).
Non capisco perchè se Putin concorda uno stop con l’Opec le quotazioni dovrebbero scendere…

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Scritto il 16 agosto 2016 at 10:39

Hai ragione, questo post è stato scritto stamattina all’alba e mi sono espresso decisamente male.
Ora ho rivisto un po’ di frasi dando una logica al tutto.
In realtà volevo mettere in evidenza il contrasto tra il mercato, la mossa dell’opec ed il volume delle scorte.

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Scritto il 16 agosto 2016 at 12:34

Intanto un accordo per un taglio della produzione di greggio da parte dell’Opec e’ improbabile in occasione del prossimo meeting, che si terra’ a settembre. Mi è giunta voce che paesi come NIgeria e Venezuela vogliano (ovviamente) prendere tempo

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