OPEC a difesa del petrolio: quali effetti sul cross EUR USD?

Scritto il alle 09:37 da Danilo DT

opec-oil-priceMeeting OPEC a Vienna dove verrà proposto dalla Russia un taglio alla produzione. Servirà per fermanre il ribasso dei prezzi? E quali saranno gli effetti sul cross EUR USD in ambito intermarket?

Forse non fa notizia in quanto, in fondo per noi, non è nemmeno un fatto negativo. E come ben si sa, le cose belle vengono sempre un po’ sottovalutate dai giornali.

In questi mesi il petrolio è letteralmente collassato di un 30% rispetto ai massimi toccati 5 mesi fa. Un calo molto violento per una commodity teoricamente pilotata dai paesi produttori. Ma stavolta qualcosa è diverso. Complice il rallentamento globale, il calo del WTI e Brent è stato senza dubbio maggiore di quanto si potesse pensare. I vari paesi produttori avevano contabilizzato a bilancio valori ben diversi (per poi calcolarne le previsioni di entrate fiscali). Tanto per intenderci, come vi ho già scritto in passato, un petrolio a questi prezzi mette in crisi molti paesi. In primis la Russia.
Il ministro delle finanze russo Siluanov dichiara: “il crollo del petrolio ci costa circa 100 milioni di dollari l’anno”.
E come detto, paesi come Nigeria, Iran e soprattutto Venezuela (più molti altri come da infografica) potrebbero ritrovarsi di fronte a grossi problemi nei prossimi mesi.

INFOGRAFICA: breakeven point del petrolio per alcuni paesi arabi

price-breakeven-oilMa attenzione: giovedì ci sarà a Vienna un importante Meeting dei paesi produttori, l’OPEC. Dopo la decisione dell’Arabia Saudita NON di tagliare la produzione ma di tagliare i listini, questa volta potrebbe essere la volta in cui si decide di produrre di meno.

Alcuni rumors danno per certa la proposta di Putin indirizzata ad un taglio di 70 milioni di tonnellate di oro nero, e in cambio anche lui taglierà la sua produzione di 15 milioni di tonnellate (notate bene, la Russia NON fa parte dell’OPEC. I paesi membri sono: Algeria, Angola, Arabia Saudita, Ecuador, Emirati Arabi, Iran, Iraq, Kuwait, Libia, Nigeria, Qatar e Venezuela).
Il motivo è semplice: diverse aziende russe iniziano a trovarsi in difficoltà e noi tutti sappiamo quanto è importante il settore energetico per il listino e per l’economia di Mosca.
Secondo Barclays però, tutto questo potrebbe essere NON sufficiente a difendere il prezzo del petrolio. Questo è poi tutto da dimostrare. Il mercato infatti potrebbe ricevere un “messaggio” ed agire di conseguenza. Ma attenzione, occorre guardare tra le righe del mondo intermarket e farsi delle domande.
Cosa potrebbe significare un rafforzamento del prezzo del petrolio?

Grafico correlazione Cross EUR USD e prezzo petrolio

prezzo-petrolio-cross-eur-usd
Il grafico che vi propongo è eloquente. C’è una correlazione fortissima tra l’andamento del cross EUR USD e la quotazione del petrolio. Il Dollaro USA (soprattutto contro Euro) è stato fortemente guidato dalla politica monetaria e dagli “accordi” tra banche centrali. Ma se il petrolio dovesse realmente riprendersi, ci ritroveremo con un Euro nuovamente più forte? Oppure arriverebbe una decorrelazione? Quello che io penso è che potrebbe arrivare non un’inversione del petrolio ma una stabilizzazione dei prezzi, che andrebbe a fare paio con la lateralità che ipotizzo per le prossime settimane in ambito di cross EUR USD.

Riproduzione riservata

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Danilo DT

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8 commenti Commenta
icebergfinanza
Scritto il 25 novembre 2014 at 10:16

Ciao Dream … per Putin e la Russia il crollo del petrolio è un problema marginale, il rischio è in America e in occidente, dove la leva fa paura! Abbraccio Andrea

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idleproc
Scritto il 25 novembre 2014 at 10:58

Concordo con la valutazione di DT sui prezzi del petrolio, se scende ancora metterà fuori mercato lo shale e gli investimenti (a debito) sullo stesso, se sale troppo, anche per la teoria dei “rendimenti decrescenti” nel settore, il sistema economico non sarebbe in grado di sopportarlo e il guaio sarebbe prevalentemente occidentale e con solo qualche problema per il “cattivo” di turno.
Per cui, se arrivano ad un accordo, credo che la “stabilizzazione” nel breve stia nelle cose.

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gnutim
Scritto il 25 novembre 2014 at 11:31

icebergfinanza,

la leva sul debito o sul petrolio?

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kry
Scritto il 25 novembre 2014 at 12:59

gnutim@finanza,

Ed il bello è che nei suoi post fa sempre orecchie da mercante.

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Scritto il 25 novembre 2014 at 13:03

icebergfinanza,

Il problema della leva oggi i mercati, come sai bene, non la considerano ma rappresenta pur sempre una mina innescata che non può essere sottovalutata. Nel breve però gli effetti della leva sono secondo il mio punto di vista non significanti.

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lucianom
Scritto il 25 novembre 2014 at 13:28

Non capisco, negli ultimi 11 anni per circa 7 anni la quotazione del petrolio è stata sotto quella attuale, perciò dove è il problema?Cosa sta accadendo ? Perchè prima non esistevano i breaking points?
Penso anche di ricordare bene che quando aumentavano la produzione il prezzo saliva e viceversa, voi non ve lo ricordate?

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Scritto il 25 novembre 2014 at 15:14

icebergfinanza,

il “crollo” del petrolio per Putin, per la Federazione Russa – ed anche per il Vecchio Continente: il terzo fesso non manca mai! -, non è affatto un problema marginale.

Proprio per nulla.

Purtroppo, per Loro, dipendono

-1- sotto il profilo aziendale ed industriale, maSSicciamente, dalle “competenze” (know-how, tecnologiche e professionali) degli Yankees [senza di Loro (VALE PER TUTTI, COMPRESI I CINESI, ANCHE DI PIU’), determinati “macchinari” (in/su estrazione, in particolare) NON FUNZIONANO e/o NON FUNZIONEREBBERO; hanno brevetti – in esclusiva e “coperti”: dicitur, expertise];

-2- sotto il profilo finanziario – e/o di “approvvigionamento” quotidiano – devono battere – od “incrociare”, forse è meglio, per rendere l’idea! – le dita al/sul NYMEX e al/sull’Intercontinental Exchange (ZIO CANE, sempre Yankees sono!);

-3- sotto il profilo tecnico devono “saltare” – quotidianamente – sul WTI e sul Brent (Blend) – ecco gl’Inglesi!;

-4- sotto il profilo della “rete a leva” devono – essendo stati coloro i quali Li hanno istruiti, perbenino! – chiedere SEMPRE lumi ai Blendisti – i.e. INGLESI.

In-somma:

1 + 2 + 3 + 4 = YANKEES & ENGLISH.

Il resto è mancia – se (ossia, speranza) si ha a che fare con dei Lords oppure si è dei Signori (onesti).

Ciao e saluti.

サーファー © Surfer [ http://www.dealogic.com/media/market-insights/loans-statshot/#Loans111814 ]

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lucianom
Scritto il 27 novembre 2014 at 18:37

Peccato che oggi non hanno diminuito la produzione il petrolio sarebbe sceso del 20% anzichè del 6, ma l’esperienza passata non ha insegnato niente a nessuno o forse si, per questo motivo non hanno tagliato la produzione….

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