Italia e Giappone: parallelismo tra i due paesi dal super debito pubblico

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La giornata di ieri è stata caratterizzata per il nostro paese, da l punto di vista economico, dall’uscita di due dati. Uno sull’inflazione italiana, l’altro sull’ammontare del debito. E se qualcuno ce la canta che le cose stanno migliorando, eccoci con le ennesime tegole che vanno a confermare quello scenario cupo.

Barroso: “Recensione alle spalle, ma nessun compiacimento” – I dati economici italiani arrivano nelle stesse ore dell’intervento del presidente della Commissione, José Manuel Barroso, al Parlamento europeo.
“La recessione è alle spalle, ma non c’è spazio per il compiacimento – dice Barroso – Non possiamo dire che siamo fuori dalla crisi” perché “la disoccupazione è ancora troppo alta” e “alle imprese, specialmente le Pmi, mancano i mezzi finanziari per investire”.
“Sono sicuro – aggiunge Barroso, parlando alla plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo – che il 2014 sarà un anno positivo di cambiamenti per l’economia europea. Lavoriamo insieme perché ciò avvenga il prima possibile”.

Grazie per le belle parole di incoraggiamento caro Barroso. Ne sentiamo a bizzeffe dai personaggi pubblici. Dopo questo spot entusiastico, rituffiamoci nella realtà. Aspettiamo ancora i fari che illuminino la notte della recessione. Ma al momento solo qualche flash che non ha però cambiato le tonalità della crisi. Andiamo ai dati di ieri.

Il debito delle amministrazioni pubbliche in Italia è salito di 18,7 miliardi a novembre, segnando un nuovo record storico di 2.104 miliardi di euro. E’ quanto riferisce la Banca d’Italia informando tuttavia che il debito a dicembre dovrebbe però essersi “fortemente ridotto” dopo il record di 2.104 miliardi del mese precedente.

Evviva evviva! Il debito pubblico è ancora salito! Che novità! Anche perché, se ricordate, le entrate tributarie non hanno fatto altro che scendere, a causa della crisi. Per la cronaca vi ricordo che la quota dei titoli del debito pubblico italiano detenuta da soggetti esteri si è attestata in ottobre al 39,4% del totale. Quindi il debito pubblico è una questione sempre più italiana. Con tutti i pro ed i contro che ne derivano. minor numero di investitori esteri significa minori rischi di attacchi speculativi. Ma ci sono anche elementi negativi. E di questo ve ne parlerò un’altra volta, proprio perché non è un discorso allegrissimo. Ma a parte questo, qualcuno si è posto la domanda su cosa succederà con la grande farsa del fiscal compact? Avremo tempo e modo per parlarne. Ma continuamo con le news allegre.

Crolla l’inflazione – L’Istat ha invece reso noti i dati sul tasso di inflazione medio annuo per il 2013 è dell’1,2%, in netta decelerazione rispetto al 3% registrato nel 2012. Si tratta del valore più basso dal 2009. Nel mese di dicembre l’indice Nic dei prezzi al consumo è salito dello 0,2% su mese e dello 0,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. A novembre l’indice era sceso dello 0,3% rispetto a ottobre ed era salito dello 0,7% su base annua. (Source)

Bassa inflazione, o se preferite disinflazione (non confondete con deflazione!) ulteriore segnale che la crisi è presentissima, non se n’è mai andata e che la cura risibile del nostro governo alla grande malata, l’economia italiana, non ha avuto il benchè minimo effetto.
Ma sono stufo di ripetere sempre le stesse cose.

Possiamo mettere a confronto Giappone ed Italia?

Però…pensandoci bene… Italia, debito , bassa inflazione, bassa crescita economica… sembra di parlare del Giappone di qualche anno fa. Ed in effett il parallelismo tra le due economie viene spesso citato nei commenti anche di questo blog.
Anzi, per certi versi il Giappone è ben messo peggio! Ha il 236% di debito/Pil ed un 10% di deficit/Pil.
Però sta recuperando potenzialità economica. Come mai?

Fondamentalmente il motivo è uno. E lo sappiamo tutti. La BoJ.

La banca centrale giapponese può fare quello che vuole, essere prestatore in ultima istanza, emettere moneta, fare insomma ciò che fanno realtà a noi ben note: FED, BOE, SNB e così via.

La Bce può farlo? NEGATIVO. Morale, le altre realtà economiche globali vanno in autostrada ai 130 km/h, perché hanno messo nel motore dell’economia la benzina del QE. La BCE, invece, continua ad avere la macchina che va avanti solo per cinetica perché, per come vanno le cose, alcuni paesi (quelli che comandano) stanno troppo bene così ed un QE alimenterebbe problematiche, quali ad esempio l’inflazione (per certe aree) e farebbero suddiscaldare una parte del motore.

In altri termini, la Germania sfrutta la debolezza economica del Sud Europa a suo vantaggio, ma non fa NULLA per aiutare quelle aree perché, se lo facesse, rovinerebbe quegli equilibri grazie ai quali oggi ha raggiunto tassi di crescita MAI visti in passato. Equilibri che sono però, in realtà, grandi disequilibri all’interno dell’Eurozona.

BEEP BEEP… già sento in sottofondo la critica di alcuni lettori.
Ma paesi come gli USA, dove la base monetaria è cresciuta in modo mostruoso NON hanno visto quello che poteva diventare un “rischio iperinflazione”?
Risposta esatta, la situazione continua ad essere sotto controllo. E perché allora in Germania la temono così tanto? Perché l’UE non è uno stato e siccome ci sono disequilibri enormi, anzi abissali, diventerebbe difficile gestire una problematica come quella inflattiva in modo identito in tutta l’area.
Vedete? Ve lo dico da non so quanto. Questa Unione Europea NON HA SENSO!!!! E più andiamo avanti e sempre meno ce lo avrà, perché i disequilibri non faranno che lievitare a dismisura!

Con questo non sto difendendo il Giappone ed il suo debito. Essere vicini al 250% rappresenta nel lungo periodo un rischio abissale che difficilmente non lascerà drammatici segni sull’economia del sol levante. Il meccanismo perverso, dove il debito, posseduto quasi totalmente dai giapponesi stessi, viene rialimentato dagli stessi nipponici che comprano all’infinito le loro emissioni, non può durare all’infinito.
Abe al momento è tranquillo. Un po’ di inflazione potrebbe far salire marginalmente il tasso sul debito pubblico, ma questo non è un problema, i giapponesi lo troverebbero ancora più interessante a livello di rendimento e non smetterebbero di comprare. Ma veramente così fino all’infinito? E se un bel giorni i giapponesi inizieranno a spendere i soldi investiti e non rinnoveranno più il debito. E se arriva un’inflazione superiore al previsto, procurando un verticale aumento del consto del debito, come riuscirà Abe a gestire la situazione che, volumetricamente, diventerebbe ingestibile? Inoltre, come gestire la problematica demografica?

Chiudo con un ultimo elemento che, secondo me, differenzia in modo netto Giappone ed Italia. E nel dirvelo, vi cito un mio vecchio professore universitario, tale Mario Deaglio, il quale una volta disse:

“quando parliamo di uno stato pensate ad una grande famiglia. Se la famiglia si indebita per ampliare la sua attività, per finanziare dei progetti, per poter programmare un futuro più florido e ricco, allora si parla di un indebitamente costruttivo e sensato. Se invece la famiglia si deve finanziare per pagare i suoi vecchi debiti, che cosa può fare se non aumentare progressivamente, senza via di uscita, il suo debito, creando il nulla ed aumentando solo i suoi costi”

Ecco, signori, che vi ho presentato l’Italia.

MORALE: siamo alle solite, le conclusioni sono ancora le stesse, il che va a confermare che le mi e tesi, forse, non sono poi così fuori luogo.
Cosa occorre fare? Occorre rifare l’Europa, se la si vuole mantenere in vita.
intanto vi invito a rileggere i post “manifesto”.

Concludo che la questione è certamente di tipo economico, ma deve essere risolta politicamente, in primis in UE e poi anche nel nostro paese. Ed è per questo che le cose si complicano in modo pazzesco.
Politicamente quindi ognuno deve fare la sua parte. Ma qui nessuno e dico nessuno si sta dando da fare sul serio per risolvere in modo definitivo e concreto la questione.

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STAY TUNED!

Danilo DT

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