Mercati, miracoli e (E)Spirito Santo

Scritto il alle 14:26 da Danilo DT

espirito santo banco crisis

Top of the blog e pensieri sull’andamento delle borse e dell’economia.

La settimana appena conclusa è stata caratterizzata da un settore, vero protagonista del momento: le banche europee. Proprio quelle banche che negli ultimi mesi sono “volate” in borsa e che, soprattutto hanno saputo cogliere l’attimo (si è fatto di necessità, virtù) ed hanno completato con successo i vari aumenti di capitale, necessari per una corretta continuazione della loro gestione caratteristica.
Un mix quindi di fortuna, opportunismo e necessità. Tra qualche mese sapremo quali banche saranno considerate “promosse” e chi invece sarà rimandato o ancor peggio bocciato. E quelle banche dovranno NUOVAMENTE rimpinguare il capitale. Come la prenderà in quella sede il mercato?

Già adesso però, in borsa, nelle ultime sedute, qualcosa è cambiato.
Fateci caso: tutti a fare IPO seguendo il trend e proprio la SISAL, che di per se fa scommesse come business rinuncia alla quotazione in extremis.

Sisal rinuncia alla Borsa. Il brusco annuncio è arrivato praticamente alla vigilia della chiusura della fase di vendita delle azioni della società del Totocalcio che era in calendario per lunedì 14 luglio con lo sbarco a Piazza Affari previsto per il 18. Una decisione motivata con la “sfavorevole situazione del mercato mobiliare domestico e internazionale” e che non stupisce, visto il profilo di rischio piuttosto elevato e le criticità della società che sarebbe dovuta arrivare a Piazza Affari subito dopo le operazioni Fincantieri e Fineco con la prima che non ha avuto certamente esiti positivi. (IFQ) 

Ma si sa, Piazza Affare è un listino MOLTO esposto proprio sulle banche che, come detto, sono state protagoniste, ma in negativo. A muovere il sentiment è stata la vicenda, annunciata in anteprima al sottoscritto quando ancora nessuno ne parlava, su twitter e poi discussa qui sul blog in questo post. 
BES, alias Banco Espirito Santo, una situazione ovviamente isolata che però è servita a far ricordare agli investitori che forse, le banche, non sono ancora quello spettacolo di solidità e certezza che oggi invece il mercato scontava.
Dice bene Marco Onado oggi sul Sole 24 Ore:

Come si vede, il problema non è più se le banche italiane siano più o meno robuste delle altre, ma quali saranno gli effetti dello stress test in particolare sui Paesi come il nostro che hanno già scontato pesantemente gli effetti della crisi.

E, come per tanti altri problemi europei di questi tempi, la conclusione è una sola: occorre più crescita, perché solo uscendo dal baratro della crisi più grave del dopoguerra è possibile risollevare contemporaneamente le sorti del sistema produttivo e di quello bancario. Ma per avere più crescita occorre far ripartire la macchina del credito. E dunque alla fine la domanda è molto semplice: riuscirà la politica monetaria a fornire credito alle imprese attraverso le nuove operazioni mirate (che possono generare, secondo le stime di Visco all’assemblea del l’Abi, fino a 200 miliardi) prima che l’azione del regolatore rischi di introdurre elementi di incertezza e mettere in difficoltà un numero non marginale di banche? È un dilemma non facile quello che oggi si deve avvertire a Francoforte ed è necessario che la politica europea sappia aggiungere ad un programma che assegna priorità assoluta alla crescita anche le proposte e le iniziative concrete. Il Banco Espirito Santo forse ci ha mandato un messaggio. Se non altro, è un presagio che viene dall’alto. (IS24H) 

Non occorre aggiungere altro, se non che questi messaggi ora assumono sui mercati un “peso” differente, soprattutto a livello psicologico. Il RISK ON oggi non è più convinto ed ogni notizia viene filtrata con attenzione e spesso il bicchiere, diventa mezzo vuoto e non mezzo pieno. Come sempre la gestione psicologica del mercato fa la differenza. Il resto…alle banche centrali alle quali è delegato quel miracolo sopra citato da Onado. Basterà evocare lo “Espirito Santo”?

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