Il confronto tra BANCHE CENTRALI va ben oltre al simposio di Jackson Hole

Scritto il alle 08:47 da Danilo DT

draghi yellen kuroda abeJackson Hole. In questa settimana di mia assenza, non mi sembra di aver intravisto tra i vari titoli dei quotidiani grandissime novità. Ovviamente i giornali scrivono quello che più fa notizia e molti dettagli mi saranno  sfuggiti via “tra le righe”. Nelle prossime giornate cercheremo di recuperare.

Ma quello che è stato senza dubbio l’avvenimento della settimana per la carta stampata è Jackson Hole. Per carità, se qualcuno pensa che sia successo un qualcosa di rivoluzionario a Jackson Hole si sbaglia di grosso. Abbiamo avuto tante conferme di quel programma che vuole essere espresso con la massima chiarezza a tutti.

In un’epoca dove stiamo vivendo un eccesso di informazione, proprio per evitare speculazioni o strane interpretazioni, i banchieri centrali, consci del loro ruolo determinante nel “poter comandare” un’economia che altrimenti non avrebbe stimoli o forza sufficiente per reagire alla crisi, ripetono la solita tiritera. Stanno bleffando? Direi di no perché sanno benissimo che se i mercati li colgono in castagna e perdono la fiducia, l’effetto che ne deriva potrebbe essere devastante per instabilità ed ingestibilità. E allora tutti cercano di spiegare chiaramente cosa vogliono fare.

Ovvio, non è certo che poi accada tutto quanto si dice. E’ come se si facesse un “piano di azione” di medio periodo e se poi, in corso d’opera, cambiano gli scenari, si interverrà quanto prima, comunicando SEMPRE ai mercati repentine “inversioni”.
Si potrebbe parlare di tante cose. Una però, secondo il mio punto di vista, merita una particolare attenzione proprio perché è meno scontata delle altre.

Premessa. Come dice anche Paul Krugman nel suo editoriale sul NYT, alla fine della fiera BCE e FED non hanno poi visioni così opposte sulle strategie da attuare in ambito di politica monetaria. Ovvio, la FED è molto avanti, anzi, è praticamente a fine ciclo di QE. La BCE invece è nemmeno all’inizio di un eventuale QE Europeo. E questo ce lo testimoniano proprio a Jackson Hole i due protagonisti più attesi.

Yellen: “Possibile aumento dei tassi prima del previsto”
Draghi: “La Bce è pronta a misure non convenzionali”

Confronto tra andamento Bund 10yr e T Note USA 10 yr in rapporto al processo di QE USA

Confronto tra andamento Bund 10yr e T Note USA 10 yr in rapporto al processo di QE USA

La reazione principale dei mercati la si è vista sul mercato dei cambi, con un rafforzamento del Dollaro nei confronti dell’Euro. E non è certo un segreto il fatto che qui su I&M da settimane lo stiamo anticipando. Tassi negli Usa che saliranno forse prima del previsto, complice una ripresa economica che la Yellen vede comunque concreta anche se necessita di un accompagnamento della politica monetaria (ovvero, sarebbe un grave errore pensare che l’economia USA possa farcela da sola già adesso). E Draghi che annuncia, oltre all’ormai noto TLTRO anche il QE nel caso in cui ce ne fosse bisogno.

Se ci pensate bene, il QE promesso da Draghi non è che una “garanzia” per i bond dell’Eurozona, una garanzia di “tenuta dei prezzi”, visto che il QE, in linea di massima, serve anche per tenere i tassi a lungo termine a livelli bassi per tanto tempo. Inoltre quando si parla di QE torna la nota questione su COSA potrebbe comprare Draghi. Ancora titoli Governativi?

http://it.reuters.com/article/italianNews/idITL5N0QV0EO20140825

http://it.reuters.com/article/italianNews/idITL5N0QV0EO20140825

Problema: la curva dei tassi UE ha seguito, complice il “whatever it takes” di Draghi, l’andamento dei tassi USA ed i titoli di stato dell’Eurozona hanno già adesso rendimenti bassissimi ed i tassi a lungo termine sono ai minimi storici. Quindi che senso avrebbe comprare proprio dei titoli governativi dell’Eurozona? Inoltre, puntare su corporate bonds, ABS e similari comporta rischi o altri tipi di problemi come quelli della liquidità di un mercato nono sufficientemente sviluppato in certi ambiti.

Come ci dice bene Masciandaro in un recente articolo sul Sole 24 Ore… 

Esiste una differenza fondamentale: in tutte le banche centrali diverse dalla Bce : l’interlocutore politico per le altre banche centrali è un unico governo. (…) Con unico governo, per il banchiere centrale è più conveniente occuparsi in primo luogo della crescita economica, perché è quello che più interessa al politico ai fini del consenso (…) Per la Bce è tutta un’altra storia: gli interlocutori politici sono eterogenei, i cittadini/ contribuenti sono eterogenei. Quindi l’obiettivo macroeconomico formale tende a coincidere con quello sostanziale – l’inflazione – e la prudenza deve essere maggiore, perché gli errori di una politica monetaria sbagliata hanno effetti re-distributivi sul reddito e patrimoni che sono tanto maggiori tanto più i cittadini europei sono diversi tra loro.

Ecco perché non possiamo paragonare in realtà BCE e FED. Proprio per il fatto che la BCE è a capo di un’Unione Europea che, lo sappiamo, fa acqua da tutte le parti. Con due tipi di trappole: la trappola della politica e la trappola della liquidità.

Questa è la trappola della politica, che la Bce deve sistematicamente affrontare: ogni politica monetaria messa in atto utilizzando titoli del debito pubblico dei Paesi dell’Unione ha effetti quasi-fiscali, in assenza di una politica fiscale europea. Spiegata la «propensione alla prudenza» della Bce, occorre una seconda avvertenza: l’economia europea è in una trappola della liquidità. (…) A causa dell’eccesso di avversione al rischio, tutti gli operatori – consumatori, imprese e banche – tendono a tesaurizzare la liquidità, una volta ottenuta. La domanda di base monetaria, nonché l’offerta e la domanda di credito, continuano ad essere anemiche, forse instabili.

Quindi Draghi può dire quello che vuole, può promettere mari e monti ma poi all’atto pratico, non è facile poter realmente creare le condizioni per un’espansione non solo monetaria ma anche economica. Senza poi dimenticare che il QE…su cosa lo potrebbe fare? Il mercato è in condizioni già da fine QE a livello di prezzi, senza ovviamente avere avuto l’efficacia del QE visto ad esempio negli USA.

Inoltre, come ho già detto in passato, un QE fatto coi titoli governativi dell’Eurozona comporterebbe la necessita di fare acquisti in modo proporzionale. Quindi i maggiori acquisti proprio sui Bund, che hanno ormai prezzi folli, e poi su OAT, BTP, e in modo inferiore su Bonos e via via tutti gli altri. Eccovi la cosiddetta “trappola politica”.

E allora che si fa? Si comprano govies USA con tassi in salita? Non è certo il caso anche se la cosa potrebbe aiutare il cross EUR USD. C’è chi suggerisce di comprare anche titoli al di fuori di queste aree, magari al di fuori delle “solite aree” per evitare il più possibile queste problematiche. Ma non è certo semplice, sia dal punto di vista della policy che della moral suasion. Mettere tutti d’accordo non sarebbe comunque semplice, proprio a causa delle divisioni all’interno dell’Unione.

Ma finché il mercato dà fiducia a tutti, la festa continua… E a me resta sempre e comunque un dubbio atroce. Anche se la BCe decidesse di intervenire con il famoso QE Europeo, la sua efficacia, secondo me sarebbe MOLTO limitata, sopratutto se paragonata ai costi dell’operazione. Forse per stimolare la crescita economica, come dice Zingales, occorrerebbe una maggiore SPESA PUBBLICA dietro la regia della stessa BCE. Ma signori, qui si scatena un nuovo vespaio….

STAY TUNED!

Danilo DT

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8 commenti Commenta
Scritto il 25 agosto 2014 at 09:34

…se guardate il grafico sembra quasi che il QE ci sia stato non solo in USA… MA non è così….

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ob1KnoB
Scritto il 25 agosto 2014 at 12:15

Politica, fatti, supercazzole e dintorni.
Ogni tanto fare una foto da lontano inquadra meglio le cose.
Dal 2008 a oggi gli usa sono passati da debt/gdp 64% al 101%: in soldoni 10 trilioni in più per far salire il gdp di 2 trilioni….
L’euro area nello stesso periodo dal 66% al 92% ovvero 3.5 trilioni per un gdp praticamente invariato.
Il tutto senza conteggiare le alchimie varie delle banche centrali e tralasciando le abenomics orientali. Forse già questo basterebbe a valutare la diseconomia di questa politica e la sua totale inefficacia. Quando si parla di qe europeo o tltro come fosse la panacea non viene minimamente spiegato quali sarebbero i meccanismi di trasmissione all’economia reale e perchè dovrebbe funzionare diversamente da quanto successo in Usa. O forse (è vero non abbiamo la riprova del contrario ovvero cosa sarebbe successo non fossero stati introdotti) consideriamo veramente i qe americani un successo? Abbastanza banale. Distribuire a pioggia quei trilioni direttamente ai consumatori non avrebbe avuto lo stesso risultato? Anzi forse meglio….perchè quei soldi (e la loro quota parte in debiti procapite) non sono stati in realtà distribuiti equamente (eufemismo). Riforme? Ovvero cerchiamo di orientare il progresso occidentale alla precarietà del lavoro orientale e non il contrario? Flessibilità e produttività! perchè se no la produzione e i suoi annessi (risparmio investimento servizi) se ne va’ da qualche altra parte? Perchè? cosa sta succedendo da decenni a questa parte? Anche in paesi ben più virtuosi dell’Italietta. Forse un qe europeo è in grado di invertire questa dinamica? No. Con buona pace della politica e delle supercazzole.

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Scritto il 25 agosto 2014 at 12:49

…ecco…appunto…

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stanziale
Scritto il 25 agosto 2014 at 17:44

“Forse per stimolare la crescita economica, occorrerebbe una maggiore SPESA PUBBLICA dietro la regia della stessa BCE.”
oohh….esatto! …lasciando pero’ perdere Zingales…
tanto l’attuale debito, cresciuto per via degli interessi composti dopo il divorzio banca italia-tesoro, questa attuale moneta, altro non e’ che vile carta straccia cotonota e filigranata senza nessun retrostante, una moneta debito in mano alle oligar chie finanziarie usata contro i fessi che non capiscono il gioco. Pertanto e’ vitale per gli stati, spendere in carta straccia per non perdere le filiere produttive, la domanda interna ecc ecc, in attesa di un reset che ci dovra’ per forza essere, data il livello dei debiti insostenibile ,a livello mondiale, e non da oggi.

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paolo41
Scritto il 25 agosto 2014 at 21:07

sembra il teatrino di Mangiafuoco: Lucifero Draghi continua ad esercitarsi in dichiarazioni che non danno alcun contributo all’economia ma, con l’Europa che scende in depressione e i tassi che scendono all’unisono, aiutano gli amici (banche e grandi investitori) ad aumentare i propri utili, Pinocchio Yellen una volta è colomba e il successivo falco e continua ad avere difficoltà a trattenere il sempre più richiesto allungamento del naso .. (ndr dei tassi), Abe la Volpe sceglie anche lui di usare d’ora innanzi termini ottimisti per addolcire la pillola al popolo, Putin sornione come il Gatto gioca con i vari topolini europei tenendoli per la coda (vedasi petrolio e gas) mentre manda i panzer a sostenere gli ukraini filo-russi.
Mangiafuoco dall’alto della sua sedia di regia, alimenta i fuochi in ogni parte del mondo, da Israele-Hamas-Iran a Libia/Iraq/IS, dalla Siria anti-IS alla Est-Ukraina e si diverte a vedere popoli interi costretti a migrare lontano dalle cannonate e dai missili, distruzioni di città, stragi di generazioni dai vecchi ai bambini.
Noi e come noi tutti i non potenti, o meglio impotenti, assistiamo ogni giorno a questa rappresentazione e, amaramente concludiamo…..io speriamo che me la cavo!!!!

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kry
Scritto il 25 agosto 2014 at 22:51

Forse si potrebbe incominciare col capire cosa si vuol veramente intendere per SPESA PUBBLICA. Certo che la fed con l’intenzione di aumentare i tassi deve essere ben ottimista sul futuro pil. Con un bel -2,9 influenzato positivamente dal debito studentesco 60 miliardi in tre mesi che vale 0,6% e un bel pò di automobiline a debito finanziato meglio comprarsi un bel paio d’occhiali.

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perplessa
Scritto il 26 agosto 2014 at 01:12

nel periodo della crisi dell’euro su questo stesso sito erano state pubblicate le proiezioni da parte di non ricordo che banca sui valori delle singole valute in caso di uscita dall’euro. da profana mi è parso che il valore medio di quelle ipotetiche future valute fosse molto inferiore a quello dell’euro, che invece poi è salito, e non si è dissolto. siccome sono profana gli esperti dovrebbero avere la pazienza di spiegarmi come mai la somma delle componenti portava a un valore superiore.

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Scritto il 3 settembre 2014 at 01:02

… ❝For countries with multiple crises in the interval 1970-2011 a new crisis may be observed before the consequences of a previous crisis are dissipated.

In that case the duration of the previous crisis is truncated.❞ …

✇≖✇≖✇≖✇≖✇≖✇≖✇≖✇≖✇≖✇≖✇≖✇≖✇≖✇≖✇≖✇≖✇≖✇≖ঃ

… ❝Several conclusions can be drawn.

➊ First, the measures used to capture the real impact of banking crises differ very much.

Each of these measures has some limitations.

This implies that researchers are well advised to use several crisis severity measures.

➋ Second, the findings as to the most robust drivers of the real impact of banking crises differ across the type of severity measure used.

The results suggest that current account imbalances are the most robust determinant of the real impact of banking crises.

GDP per capita prolongs the duration of banking crises.

Exchange rate depreciation, pre-crisis GDP growth and the occurrence of a currency crisis exacerbate the peak-to-trough impact of a banking crisis.❞ …

❖ P. Wilms, J. Swank, J. De Haan (De Nederlandsche Bank), “Determinants of the real impact of banking crises: a review and new evidence” – Working Papers № 437: August 11, 2014

http://www.dnb.nl/en/binaries/Working%20Paper%20437_tcm47-310441.pdf


See to Table A.1 [“Key determinants of the real impact of banking crises”] on pages 25▶26 [27▶28/32]

サーファー © Surfer ং☆♒⎈♒☽

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