Jackson Hole: non aspettatevi il QE3

Scritto il alle 13:00 da Danilo DT

Quantitative easing escluso per venerdì. Rischio trappola della liquidità e stagflazione?

Ormai sembra un dato certo. Jackson Hole potrebbe rappresentare per gli investitori di tutto il mondo una delusione. Da fonti attendibili, viene escluso categoricamente un discorso aggressivo (nei termini e nelle prese di posizione) da parte di Bernanke venerdì sera. Per farla breve, Jackson hole potrebbe raprpesentare una simpatica scampagnata dove si farà tanta teoria, tanta accademia, si parlerà delle problematiche ma senza prese di posizioni forti. Il motivo è ovvio. La coperta è corta e lo spazio di manovra è limitatissimo.
Sembra infatti che ci sia una barlume di speranza sulla possibilità di allungare la scadenza dei bond detenuti dala FED (e se questo sarà il QE3 sarà di certo una delusione). Ma questo non cambierebbe nulla e soprattutto non andrebbe a drogare il mercato nel modo sperato. Si, perchè questo è ciò che si chiede a Ben: drogare nuovamente il mercato.

“Ragazzo! Finora hai creato ricchezza artificiale, facendo salire le borse e portando soldi facili. Non hai però risolto nulla, anzi, l’immobiliare è a terra, l’occupazione è a terra, i food stamp sono ai massimi, le banche sono nei casini e soprattutto il debito è lievitato a dismisura: ma rendici lo stesso felici! Droga ancora il mercato e fallo salire!”

E correggete mi se ho sbagliato.

Ultimo stadio: inflazione?

In realtà il buon Bernanke avrebbe ancora un ultima arma, che possiamo definire veramente della disperazione. Non potendo più disporre di “liquidi”, potrebbe decidere di far ricorso all’inflazione. Oggi pari al 2%. Portandola magari al 4% si potrebbe rivitalizzare l’economia con denaro che circola in abbondanza. Ma lui stesso è scettico su questa strategia. Si combatte certo la deflazione… ma si rischia una cosa tremenda, la STAGFLAZIONE, ovvero recessione condita con inflazione. Infatti chi può garantire che il denaro in circolazione venga poi investito per la crescita economica?  Opsss… Ma sbaglio oppure alcuni ricordi universitari mi portano alla teoria di Keynes della trappola della liquidità?

Trappola della liquidità

La trappola della liquidità (Liquidity trap in inglese) è il termine coniato negli anni ’30 dal famoso economista John Maynard Keynes. La trappola illustra una situazione economica in cui la politica monetaria non riesce più ad esercitare alcuna influenza sull’economia.
Quando i tassi d’interesse nominali sono ormai arrivati a zero, le banche centrali non possono farli scendere ulteriormente, quindi gli strumenti a disposizione della politica monetaria si esauriscono. Il vero motore dei consumi infatti risiede, come aveva intuito Keynes, prima ancora che nei tassi, nella fiducia. Se la fiducia viene meno, nemmeno tassi di interesse nulli possono far ripartire i consumi.
La “trappola della liquidità” scatta proprio perché i comportamenti degli operatori economici sono dominati dall’incertezza e dalla paura del futuro. Quando queste paure si diffondono all’intera economia, esse tendono anche ad autoalimentarsi in un circolo vizioso. Accumulando liquidità anziché spendere, gli operatori economici inconsapevolmente realizzano le loro peggiori aspettative: senza domanda di beni, la crescita economica si trasforma in recessione, la recessione in disoccupazione e la disoccupazione in minori redditi, i minori redditi in minori consumi e investimenti e così via. (Source)

Non so perchè ma questa definizione calza a pennello con quanto stiamo vivendo. E andrebbe a nozze con la teoria che sosteniamo da tempo, quella non della recessione, ma della contrazione, ovvero una recessione molto più complessa e lunga da smaltire.
Ah dimenticavo… Lascio a voi il toto-reazioni dei mercati in caso di un’attesa delusa sul quantitative easing 3.

STAY TUNED!

DT

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26 commenti Commenta
ubersoft
Scritto il 25 agosto 2011 at 13:17

Lascio a voi il toto-reazioni dei mercati in caso di un’attesa delusa sul quantitative easing 3.

Di sicuro non mi aspetterei una salita :D

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ob1KnoB
Scritto il 25 agosto 2011 at 13:38

visto che siamo in vena di ripasso…..
http://en.wikipedia.org/wiki/Modern_Monetary_Theory

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andrea.mensa
Scritto il 25 agosto 2011 at 13:38

” Lascio a voi il toto-reazioni dei mercati in caso di un’attesa delusa sul quantitative easing 3.”
reazione nulla, su borse , immobiliare, ecc…. unico effetto ripartenza delle materie prime lenta ma costante.

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ob1KnoB
Scritto il 25 agosto 2011 at 14:24

Un po’ lungo ma a mio giudizio veramente illuminante e dove investire un quarto d’ora.
http://www.zerohedge.com/news/guest-post-three-times-enemy-action

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Scritto il 25 agosto 2011 at 14:45

ob1KnoB@finanzaonline: visto che siamo in vena di ripasso…..http://en.wikipedia.org/wiki/Modern_Monetary_Theory

Ciao uomo dello spazio,

che ne pensi tu? che cosa potrebbe succedere? Tipografia a palla se si sceglie la strada dell’inflazione?

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ob1KnoB
Scritto il 25 agosto 2011 at 14:58

Dream Theater: Ciao uomo dello spazio,

che ne pensi tu? che cosa potrebbe succedere? Tipografia a palla se si sceglie la strada dell’inflazione?

Con la dovuta deferenza: conosci un altro modo per distruggere la carta?

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Scritto il 25 agosto 2011 at 15:26

ob1KnoB@finanzaonline,

Si, comprare titoli della Grecia… :mrgreen: Quella si che è polverizzazione… Scherzo… Certo che no…

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paolo41
Scritto il 25 agosto 2011 at 16:08

Dream Theater,

…che cavolo è successo???? il Dax ha perso quasi 170-180 punti in cinque minuti ….
chi nesa qualcosa?????

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vichingo
Scritto il 25 agosto 2011 at 16:21

Se Bernanke compra titoli “a lungo”, i rendimenti dovrebbero scendere e così il costo dei finanziamento dei mutui, quindi molte persone potrebbero rinegoziare il loro mutuo e risparmiare un bel po’ di soldini che potrebbero servire all’aumento dei consumi. Poi non ci scordiamo del calo del prezzo del petrolio……………………………

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nervifrank
Scritto il 25 agosto 2011 at 16:29

Sti cacchio di tedeschi…

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gainhunter
Scritto il 25 agosto 2011 at 16:39

paolo41,

Secondo il sole 24 ore, è stata la vendita di un basket di titoli e successivamente il breakdown dei 5500 punti.
Io mi chiedo se non sia semplicemente il mercato moderno, sempre più simile a una roulette che a un mezzo per collettivizzare la proprietà delle imprese: anche il bund è schizzato in alto nello stesso momento…

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Scritto il 25 agosto 2011 at 16:49

Come si fa a chiamarlo ancora “mercato”?

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gainhunter
Scritto il 25 agosto 2011 at 16:55

Dream Theater,

Hai ragione, chiamiamolo bisca: la Bisca Italiana, la Bisca Tedesca, … :mrgreen:

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paolo41
Scritto il 25 agosto 2011 at 17:02

gainhunter,

…a mio avviso è probabile che sia successo qualcosa che riguarda la Grecia….

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Scritto il 26 agosto 2011 at 16:13

Il discorso di Bernanke a Jackson Hole in anteprima

In originale…

http://www.federalreserve.gov/newsevents/speech/bernanke20110826a.htm

…e brutalmente tradotto

Chairman Ben S. Bernanke
Presso la Federal Reserve Bank di Kansas City Economic Symposium, Jackson Hole, Wyoming At the Federal Reserve Bank of Kansas City Economic Symposium, Jackson Hole, Wyoming
26 agosto 2011 August 26, 2011
Le prospettive a breve e lungo termine per l’economia degli Stati Uniti The Near- and Longer-Term Prospects for the US Economy

Buongiorno. Come sempre, grazie sono dovuti alla Federal Reserve Bank di Kansas City per aver organizzato questa conferenza. Tema di quest’anno, a lungo termine la crescita economica, è infatti pertinente – come è spesso accaduto in questo simposio negli anni passati. In particolare, la crisi finanziaria e la successiva ripresa lenta hanno causato alcuni a chiedersi se gli Stati Uniti, nonostante la sua lunga durata record di vigorosa crescita economica, non potrebbero ora essere di fronte ad un prolungato periodo di stagnazione, indipendentemente dalle sue scelte di politica pubblica. Non potrebbe il ritmo molto lento di espansione economica degli ultimi anni, non solo negli Stati Uniti ma anche in una serie di altre economie avanzate, si trasformano in qualcosa di ben più lunga durata?
Posso sicuramente apprezzare queste preoccupazioni e sono pienamente consapevole delle sfide che abbiamo di fronte a ripristinare condizioni economiche e finanziarie favorevoli alla crescita sana, alcuni dei quali mi soffermerò oggi. Per quanto riguarda le prospettive di più lungo periodo, tuttavia, la mia opinione è più ottimista. Come vorrei discutere, anche se importanti problemi certamente esistono, i fondamenti della crescita degli Stati Uniti non sembrano essere stati definitivamente alterato dalla shock degli ultimi quattro anni. Si può richiedere un certo tempo, ma possiamo ragionevolmente aspettarci di vedere un ritorno a tassi di crescita e dei livelli occupazionali in linea con quelli fondamentali sottostanti. Nel frattempo, però, le sfide per i responsabili politici economica degli Stati Uniti sono due: primo, per aiutare la nostra economia più uscire dalla crisi e la conseguente recessione, e la seconda, di farlo in modo tale da permettere all’economia di realizzare il suo lungo potenziale di crescita a lungo termine. Le politiche economiche devono essere valutati alla luce di entrambi questi obiettivi.
Questa mattina ho offrirà alcune riflessioni sul perché il ritmo della ripresa negli Stati Uniti ha, per la maggior parte, si è rivelato deludente finora, e ne discuteremo risposta politica della Federal Reserve. Io poi brevemente a più lungo termine le prospettive della nostra economia e la necessità di politiche economiche del nostro Paese per essere efficace sia da una prospettiva a breve termine e lungo termine.
Le prospettive a breve termine per l’economia e politica
Nel discutere le prospettive per l’economia e per la politica nel breve termine, vale la pena ricordare brevemente come siamo arrivati qui. La crisi finanziaria che ha colpito i mercati globali nel 2008 e nel 2009 è stato più grave di qualsiasi tempi della Grande Depressione. Politica economica di tutto il mondo ha visto i rischi di montaggio di una crisi finanziaria globale, nell’autunno del 2008 e compreso le terribili conseguenze straordinariamente economiche che un tale evento avrebbe potuto. Come ho descritto nel precedente intervento in questo forum, governi e banche centrali ha lavorato con forza e in stretto coordinamento per evitare il collasso imminente. Le azioni per stabilizzare il sistema finanziario sono stati accompagnati, sia negli Stati Uniti e all’estero, in sostanziale stimolo monetario e fiscale. Ma nonostante questi sforzi forti e concertate, gravi danni per l’economia globale non può essere evitato. Il congelamento del credito, le gocce taglienti dei prezzi delle attività, le disfunzioni dei mercati finanziari, e la conseguente colpi di fiducia inviati produzione mondiale e il commercio in caduta libera a fine 2008 e inizio 2009.
Ci incontriamo qui, oggi, quasi esattamente tre anni dall’inizio della fase più intensa della crisi finanziaria e un po ‘più di due anni da quando il National Bureau of Economic Research data per l’inizio della ripresa economica. A che punto siamo?
Ci sono stati alcuni sviluppi positivi nel corso degli ultimi anni, soprattutto se considerato alla luce delle prospettive economiche come visto alla profondità della crisi. Nel complesso, l’economia globale ha visto una crescita significativa, guidata dal economie emergenti. Negli Stati Uniti, una ripresa ciclica, anche se un modesto rispetto agli standard storici, è nel suo nono trimestre. Nella sfera finanziaria, il sistema bancario americano è in genere molto più sano ora, con le banche che detenevano capitale sostanzialmente più. Disponibilità di credito da parte delle banche è migliorata, anche se rimane stretto in categorie – come il credito alle piccole imprese – in cui i bilanci dei potenziali mutuatari rimangono compromessa. Le aziende con accesso ai mercati obbligazionari pubblici non hanno avuto alcuna difficoltà ad ottenere credito a condizioni favorevoli. È importante sottolineare che la riforma strutturale si sta muovendo in avanti nel settore finanziario, con ambiziosi sforzi nazionali e internazionali in corso per migliorare la capitale e la liquidità delle banche, soprattutto le banche più di importanza sistemica, per migliorare la gestione del rischio e la trasparenza; per rafforzare le infrastrutture di mercato, e di introdurre una più sistemica, o macroprudenziale, approccio alla regolamentazione e supervisione finanziaria.
Nell’economia più ampio, la produzione manifatturiera negli Stati Uniti è cresciuto di quasi il 15 per cento dalla sua depressione, guidato sostanzialmente da una crescita delle esportazioni. Infatti, il deficit commerciale degli Stati Uniti è stata notevolmente inferiore di recente di quanto non fosse prima della crisi, che riflette in parte il miglioramento della competitività di beni e servizi americani. Gli investimenti delle imprese in macchinari e software ha continuato ad espandersi, e guadagni di produttività in alcuni settori sono stati impressionanti, anche se i nuovi dati hanno ridotto le stime di miglioramento della produttività complessiva negli ultimi anni. Le famiglie hanno anche fatto qualche progresso nel riparare i loro bilanci – più risparmio, meno debito, e riducendo i loro fardelli di pagamenti di interessi e del debito. Prezzi delle materie prime sono venuti fuori i loro massimi, che ridurrà la pressione dei costi verso imprese e contribuire a incrementare il potere d’acquisto delle famiglie.
Nonostante questi sviluppi più positivi, tuttavia, è chiaro che la ripresa dalla crisi è stata molto meno robusto di quanto avessimo sperato. Dalle ultime revisioni complete di contabilità nazionale così come le stime più recenti della crescita nella prima metà di quest’anno, abbiamo imparato che la recessione era ancora più profondo e il recupero ancora più debole di quanto avessimo pensato, anzi, produzione aggregata in gli Stati Uniti non è ancora tornato al livello che raggiunto prima della crisi. È importante sottolineare che la crescita economica è in gran parte a tassi stati sufficienti per ottenere una riduzione sostenuta della disoccupazione, che ha recentemente avuto un andamento oscillante un po ‘sopra il 9 per cento. Fattori temporanei, compresi gli effetti della corsa dei prezzi delle materie prime sul bilancio totale dei consumatori e delle imprese e l’effetto del disastro giapponese su catene di approvvigionamento globali e produzione, facevano parte del motivo della debole performance dell’economia nella prima metà del 2011; di conseguenza, la crescita nella seconda metà sembra in grado di migliorare la loro influenza si allontana. Tuttavia, i dati in arrivo suggeriscono che altri fattori più persistenti sono stati anche al lavoro.
Perché la ripresa dalla crisi è stata così lenta e irregolare? Storicamente, le recessioni sono solitamente seminato i semi della loro recuperi proprio come una riduzione della spesa di investimento, gli alloggi, e beni di consumo durevoli genera domanda repressa. Come il ciclo economico in fondo e restituisce fiducia, la presente domanda repressa, spesso aumentata dagli effetti di stimolo delle politiche monetarie e fiscali, viene soddisfatta attraverso un aumento della produzione e le assunzioni. Aumento della produzione, a sua volta aumenta i ricavi aziendali e reddito delle famiglie e fornisce ulteriore impulso per le imprese e la spesa delle famiglie. Migliorare le prospettive di reddito e patrimoniali anche fare le famiglie e le imprese più meritevoli di credito e istituzioni finanziarie diventano più disposte a concedere prestiti. Normalmente, questi sviluppi creare un circolo virtuoso di aumento dei redditi e dei profitti, finanziaria più favorevole e le condizioni di credito e abbassare l’incertezza, permettendo il processo di recupero per dare lo slancio.
Queste forze di restauro sono al lavoro oggi, e continuerà a promuovere il recupero nel tempo. Sfortunatamente, la recessione, oltre ad essere straordinariamente grave e di portata globale, è stato insolito di essere associato sia con un crollo molto profonda del mercato immobiliare e una crisi finanziaria storico. Queste due caratteristiche della crisi, individualmente e in associazione, hanno agito a rallentare il naturale processo di recupero.
In particolare, il settore immobiliare è stata un importante motore di recupero dalla maggior parte delle recessioni negli Stati Uniti dalla Seconda Guerra Mondiale, ma questa volta – con uno sbalzo di proprietà in difficoltà e precluso, le condizioni di stretta creditizia per i costruttori e acquirenti potenziali, e le preoccupazioni in corso da entrambi i potenziali mutuatari e istituti di credito circa calo continuo dei prezzi delle case – il tasso di costruzione nuova casa è rimasto meno di un terzo del suo livello pre-crisi. Il basso livello di costruzione ha implicazioni non solo per i costruttori, ma per i fornitori di una vasta gamma di beni e servizi legati alla casa e homebuilding. Inoltre, anche come credito limitato per alcuni mutuatari è stato uno dei fattori di frenare il recupero degli alloggi, la debolezza del settore immobiliare a sua volta ha avuto effetti negativi sui mercati finanziari e il flusso del credito. Ad esempio, il forte calo dei prezzi delle abitazioni in alcune zone non hanno lasciato molti proprietari di casa “subacquea” sui loro mutui, creando difficoltà finanziarie per le famiglie e, attraverso i loro effetti sui tassi di delinquenza mutui e di default, lo stress per le istituzioni finanziarie pure. La pressione finanziaria sulle istituzioni finanziarie e le famiglie hanno contribuito, a loro volta, ad una maggiore cautela nella estensione del credito e del rallentamento della crescita dei consumi.
Ho già sottolineato il ruolo centrale della crisi finanziaria del 2008 e del 2009 in scintille la recessione. Come ho anche notato, molto è stato fatto e si sta facendo per affrontare le cause e gli effetti della crisi, tra cui un importante programma di riforma finanziaria, e le condizioni del sistema bancario degli Stati Uniti ei mercati finanziari sono migliorati in modo significativo in generale. Tuttavia, lo stress finanziario è stato e continua ad essere un peso significativo sul recupero, sia qui che all’estero. Periodi di forte volatilità e avversione al rischio nei mercati hanno recentemente riemersi in reazione alle preoccupazioni di entrambi i debiti sovrani europei e gli sviluppi relativi alla situazione fiscale degli Stati Uniti, tra cui il recente declassamento del rating a lungo termine del credito degli Stati Uniti da uno dei rating agenzie e le polemiche riguardanti l’innalzamento del tetto del debito federale Usa. E ‘difficile giudicare da quanto questi sviluppi hanno influenzato l’attività economica finora, ma non sembra dubbio che hanno ferito la casa e la fiducia delle imprese e che comportano rischi per la crescita in corso. La Federal Reserve continua a monitorare gli sviluppi nei mercati finanziari e delle istituzioni da vicino ed è in contatto frequente con i politici in Europa e altrove.
La politica monetaria deve essere sensibile ai cambiamenti nell’economia e, in particolare, le prospettive di crescita e inflazione. Come ho detto in precedenza, i dati recenti hanno indicato che la crescita economica nella prima metà di quest’anno è stato notevolmente più lento del Federal Open Market Committee si aspettavano, e che fattori temporanei possono rappresentare solo una parte della debolezza economica che abbiamo osservato. Di conseguenza, anche se ci aspettiamo una ripresa moderata a continuare e anzi a rafforzarsi nel tempo, il Comitato ha segnato le sue prospettive per il probabile ritmo di crescita nel prossimi trimestri. Con i prezzi delle materie prime e prezzi all’importazione altri moderatori ed a più lungo termine le aspettative di inflazione rimane stabile, ci aspettiamo che l’inflazione a risolvere, oltre prossimi trimestri, a livelli pari o inferiore al tasso del 2 per cento, o un po ‘meno, che i partecipanti più vista come Comitato essere coerente con i nostri doppio mandato.
Alla luce delle sue attuali prospettive, il Comitato ha recentemente deciso di fornire indicazioni più specifiche in avanti sulle sue aspettative per il percorso futuro del tasso dei fondi federali. In particolare, nel prospetto seguente il nostro incontro all’inizio di questo mese, abbiamo indicato che le condizioni economiche – tra cui i bassi tassi di utilizzo delle risorse e una prospettiva sottomesso di inflazione nel medio periodo – sono tali da giustificare livelli eccezionalmente bassi per il tasso sui federal funds almeno fino a metà 2013. Cioè, in quello che i giudici Comitato di essere gli scenari più probabili per l’utilizzo delle risorse e l’inflazione nel medio termine, l’obiettivo per il tasso dei fondi federali si terrà presso gli attuali livelli bassi per almeno altri due anni.
Oltre a perfezionare la nostra guida in avanti, la Federal Reserve ha una serie di strumenti che potrebbero essere utilizzati per fornire ulteriore stimolo monetario. Abbiamo discusso i meriti ei costi di tali strumenti a nostra riunione di agosto. Noi continueremo a considerare questi e altri aspetti pertinenti, compresi naturalmente gli sviluppi economici e finanziari, al nostro incontro a settembre, che è stata fissata per due giorni (il 20 e il 21) invece di uno per consentire una discussione più completa. Il Comitato continuerà a valutare le prospettive economiche alla luce delle informazioni in entrata ed è pronta ad impiegare i suoi strumenti come appropriato per promuovere una ripresa economica più forte in un contesto di stabilità dei prezzi.
Politica economica e crescita a lungo termine negli Stati Uniti
La crisi finanziaria e le sue conseguenze hanno posto sfide difficili in tutto il mondo, in particolare nelle economie industriali avanzate. Finora ho rivisto alcune di queste sfide, ha offerto alcune diagnosi per la lenta ripresa economica negli Stati Uniti, e brevemente discusso la risposta politica da parte della Federal Reserve. Tuttavia, questa conferenza è incentrata sul più lungo periodo la crescita economica, e in modo appropriato, data l’importanza fondamentale a lungo termine i tassi di crescita nella determinazione degli standard di vita. In questo spirito, vorrei passare ora a una breve discussione del più lungo periodo le prospettive per l’economia statunitense e il ruolo della politica economica nel formare queste prospettive.
Nonostante le gravi difficoltà che stiamo affrontando, non mi aspetto che nel lungo periodo potenziale di crescita dell’economia degli Stati Uniti ad essere inficiati dalla crisi e la recessione, se – e sottolineo se – il nostro paese adotti le misure necessarie per garantire che esito. A medio termine, l’attività di alloggio si stabilizzerà e cominciano a crescere di nuovo, se non altro perché la crescita demografica in corso e la formazione di casa alla fine lo richiedono. Buono, politiche abitative proattivo può contribuire ad accelerare questo processo. I mercati finanziari e le istituzioni hanno già fatto notevoli passi avanti verso la normalizzazione, e prevedo che il settore finanziario continuerà ad adattarsi alle riforme in atto mentre ancora svolgere le sue funzioni vitali di intermediazione. Famiglie continuerà a rafforzare i propri bilanci, un processo che sarà accelerato considerevolmente se la ripresa accelera, ma che si sposta in avanti in ogni caso. Le aziende continueranno ad investire nella nuova capitale, adottare nuove tecnologie, e sviluppare la produttività degli ultimi anni. Ho fiducia che i nostri colleghi europei apprezzare appieno la posta in gioco nelle questioni difficili che sono ora affrontare e che, nel tempo, si prenderanno tutte le misure necessarie e appropriate per affrontare questi problemi in modo efficace ed esaustivo.
Questa guarigione economico vorrà un po ‘, e ci possono essere battute d’arresto lungo il percorso. Inoltre, avremo bisogno di restare allerta per i rischi per il recupero, compresi i rischi finanziari. Tuttavia, con una sola possibile eccezione sulla quale sarà elaborato in un momento, il processo di guarigione non dovrebbe lasciare cicatrici importanti. Nonostante il trauma della crisi e la recessione, l’economia americana resta il più grande del mondo, con un mix estremamente eterogeneo di industrie e un grado di competitività internazionale che, semmai, è migliorata negli ultimi anni. La nostra economia mantiene i suoi vantaggi tradizionali di un forte orientamento al mercato, una solida cultura imprenditoriale e del capitale flessibile e mercati del lavoro. E il nostro paese resta un leader tecnologico, con molte delle università di ricerca leader nel mondo e la più alta spesa per la ricerca e lo sviluppo di qualsiasi nazione.
Naturalmente, gli Stati Uniti affrontano molte sfide della crescita. La nostra popolazione sta invecchiando, come quelli di molte altre economie avanzate, e la nostra società dovrà adattarsi progressivamente a una forza lavoro più anziani. Il nostro K-12 del sistema educativo, nonostante notevoli punti di forza, serve poco una parte consistente della nostra popolazione. I costi dell’assistenza sanitaria negli Stati Uniti sono i più alti al mondo, senza risultati pienamente commisurato in termini di risultati di salute. Ma tutti questi problemi a lungo termine erano ben noti prima della crisi, gli sforzi per affrontare questi problemi sono in corso, e questi sforzi continueranno e, spero, intensificare.
La qualità della politica economica negli Stati Uniti sarà pesantemente l’influenza della nazione prospettive a lungo termine. Per consentire all’economia di crescere al suo pieno potenziale, i politici devono lavorare per promuovere la stabilità macroeconomica e finanziaria; adottare fiscale effettiva, commercio e politiche di regolazione; favorire lo sviluppo di una manodopera qualificata; incoraggiare gli investimenti produttivi, sia privati che pubblici, e di fornire adeguato sostegno alla ricerca e sviluppo e per l’adozione di nuove tecnologie.
La Federal Reserve ha un ruolo nella promozione a lungo termine delle prestazioni dell’economia. Più importante, la politica monetaria che garantisce che l’inflazione rimane bassa e stabile nel tempo contribuisce a lungo termine la stabilità macroeconomica e finanziaria. Inflazione bassa e stabile migliora il funzionamento dei mercati, rendendoli più efficaci a allocazione delle risorse, e permette alle famiglie e alle imprese di pianificare il futuro senza dover essere troppo interessata con movimenti imprevedibili del livello generale dei prezzi. La Federal Reserve favorisce anche la stabilità macroeconomica e finanziaria nel suo ruolo di regolatore finanziario, un monitor di stabilità finanziaria globale, e un fornitore di liquidità di ultima istanza.
Normalmente, le politiche monetarie o fiscali volte soprattutto a promuovere un ritmo più veloce della ripresa economica nel breve periodo non dovrebbe incidere in modo significativo le prestazioni a lungo termine dell’economia. Tuttavia, le circostanze attuali potrebbe essere una deroga a tale visualizzazione standard – l’eccezione a cui ho accennato prima. La nostra economia sta soffrendo oggi da un livello straordinariamente elevato di disoccupazione di lunga durata, con quasi la metà dei disoccupati essere stato senza lavoro per più di sei mesi. In queste circostanze insolite, le politiche che promuovono una ripresa più forte nel breve periodo può servire a lungo termine gli obiettivi pure. A breve termine, mettendo le persone al lavoro riduce i disagi inflitti dalla difficile congiuntura economica e contribuisce a garantire che la nostra economia sta producendo al suo pieno potenziale, piuttosto che lasciare risorse produttive maggese. A lungo termine, riducendo al minimo la durata della disoccupazione sostiene una sana economia, evitando alcuni degli erosione delle competenze e perdita di attacco alla forza lavoro che è spesso associata a disoccupazione di lunga durata.
Nonostante questa osservazione, che rende ancora più urgente l’esigenza di realizzare una ripresa ciclica nel mondo del lavoro, la maggior parte delle politiche economiche che sostengono una robusta crescita economica nel lungo periodo sono al di fuori della provincia della banca centrale. Abbiamo sentito molto ultimamente riguardo federali politica fiscale negli Stati Uniti, così mi si concluderà con alcune riflessioni su questo argomento, concentrandosi sul ruolo della politica fiscale nel promuovere la stabilità e crescita.
Per raggiungere la stabilità economica e finanziaria, la politica fiscale degli Stati Uniti deve essere posto su un percorso sostenibile che assicura che il debito rispetto al reddito nazionale è almeno stabile o, preferibilmente, in calo nel corso del tempo. Come ho già sottolineato in precedenti occasioni, senza cambiamenti politici significativi, le finanze del governo federale sarà inevitabilmente spirale fuori controllo, rischiando gravi danni economici e finanziari. 1 Il crescente onere fiscale che sarà associato con l’invecchiamento della popolazione e l’aumento continuo dei costi delle cure sanitarie fanno un’azione immediata e decisiva in questo settore sempre più critico.
Anche se la questione della sostenibilità delle finanze pubbliche deve essere urgentemente affrontati, politici fiscale non dovrebbe, di conseguenza, ignorare la fragilità della ripresa economica. Fortunatamente, i due obiettivi di raggiungere la sostenibilità di bilancio – che è il risultato di politiche responsabili messa in atto da lungo termine – ed evitando la creazione di venti contrari fiscali per la ripresa attuale non sono incompatibili. Agire ora a mettere in atto un piano credibile per ridurre il disavanzo futuro nel lungo termine, pur essendo attento alle conseguenze delle scelte fiscali per il recupero nel breve termine, può contribuire a servire entrambi gli obiettivi.
Politici fiscale può anche promuovere una maggiore performance economica attraverso la progettazione di politiche fiscali e programmi di spesa. Nella massima misura possibile, le politiche fiscali e di spesa della nostra nazione dovrebbe aumentare gli incentivi al lavoro e per salvare, incoraggiare gli investimenti nelle capacità della nostra forza lavoro, stimolare la formazione di capitale privato, promuovere la ricerca e lo sviluppo, e fornire il necessario infrastrutture pubbliche. Non possiamo aspettarci che la nostra economia di crescere la sua via d’uscita del nostro squilibri di bilancio, ma un’economia più produttiva faciliterà i compromessi che abbiamo di fronte.
Infine, e forse più impegnativa, il paese sarebbe stato ben servito da un processo migliore per prendere decisioni fiscali. I negoziati che hanno avuto luogo durante l’estate interrotto mercati finanziari e, probabilmente, l’economia pure, ed eventi simili in futuro potrebbe, nel tempo, seriamente compromettere la disponibilità degli investitori di tutto il mondo per detenere attività finanziarie americane o effettuare investimenti diretti nel lavoro -la creazione di imprese statunitensi. Anche se i dettagli dovranno essere negoziate, politici fiscale potrebbe prendere in considerazione lo sviluppo di un processo più efficace che definisce gli obiettivi di bilancio chiaro e trasparente, con meccanismi di bilancio per stabilire la credibilità di tali obiettivi. Naturalmente, gli obiettivi di bilancio formale e meccanismi non sostituiscono la necessità dei politici fiscale di fare le scelte difficili che sono necessari per mettere casa fiscale del paese in ordine, il che significa che la comprensione del pubblico e il sostegno per gli obiettivi di politica fiscale sono cruciali.
Politica economica di fronte a una serie di decisioni difficili, relative ad entrambe le sfide di breve periodo e lungo periodo che abbiamo di fronte. Non ho alcun dubbio, tuttavia, che queste sfide possono essere soddisfatte, e che i punti di forza fondamentale della nostra economia, in ultima analisi si riaffermano. La Federal Reserve farà certamente tutto il possibile per contribuire a ripristinare alti tassi di crescita e di occupazione in un contesto di stabilità dei prezzi.

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Scritto il 26 agosto 2011 at 16:25

Interessante il passaggio dove dice che l’inflazione sarà al 2% o addirittura sotto…
Se devo essere sincero, la reazione dei mercati in quanto non si hanno avuto nuovi segnali (imminentei) di doping e il malato economico è andato in crisi di astinenza. Visto che i mercati si sono appoggiati solo sul doping…come poteva reagire. Nello stesso tempo però ce lo aspettavamo tutti questo discorso. Un po’ meno quello sull’inflazione. Vediamo se aggiunge qualcosa di interessante…

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mattacchiuz
Scritto il 26 agosto 2011 at 16:38

la reazione dello s&p è stata da manuale:
prima tutti i rialzisti inculati a ribasso
poi tutti i ribassisti ( e a giudicare dai volumi ne hanno venduti di derivati ) inculati a rialzo.
l’efficienza dei mercati è pari a quella di una macchinetta da casino truccata.
mi sarei aspettato l’ennesimo collasso dell’oro, ma c’è ancora tempo…

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Scritto il 26 agosto 2011 at 16:43

mattacchiuz,

…insomma Matta… un mercato tipicamente gay-friendly….(con tutto il rispetto parlando)… :roll:

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mattacchiuz
Scritto il 26 agosto 2011 at 16:44

esattamente…! sempre con rispetto!

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paolo41
Scritto il 26 agosto 2011 at 16:50

mattacchiuz,

Dream Theater,

….forse il mercato sta tornando su i suoi passi perchè si sono resi conto che Benblabla non ha più l’elicottero……

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smsj
Scritto il 26 agosto 2011 at 16:55

A me pare che sia positivo il fatto che non si ritenga di dopare ulteriormente il sistema.
Può significare che l’economia Usa anche se molto fragile può farcela da sola.
Inoltre restano cartucce da sparare in caso di altri frangenti imprevisti (non si sa mai, dopo l’inizio della crisi finanziaria in effetti sono successe tutta una serie di tragedie naturali e geopolitiche incredibili).
I mercati hanno reagito come sempre nell’immediato di un avvenimento sensibile, da che mondo e mondo per chi scommette in una direzione c’è chi lo attende al varco dall’altra, uno perde e l’altro guadagna. Ma secondo me si andrà stabilizzando appena avrà assorbito la positività di fondo del discorso di Bernie. Le quotazioni sono spesso ridicole, la liquidità enorme.

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ob1KnoB
Scritto il 26 agosto 2011 at 17:13

Discorso di una impotente chiarezza e , invece, apprezzabile.
Evidenzio (in inglese perche’ ho l’impressione che in italiano non renda):
‘Notwithstanding this observation, which adds urgency to the need to achieve a cyclical recovery in employment, most of the economic policies that support robust economic growth in the long run are outside the province of the central bank’
tradotto in altre parole: Quello che potevamo fare lo abbiamo fatto (are outside the province..)
As I have emphasized on previous occasions, without significant policy changes, the finances of the federal government will inevitably spiral out of control, risking severe economic and financial damage. Tradotto vedi sopra.
and similar events in the future could, over time, seriously jeopardize the willingness of investors around the world to hold U.S. financial assets or to make direct investments in job-creating U.S. businesses. Forse che forse S&P non ha tutti i torti?

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lampo
Scritto il 26 agosto 2011 at 17:46

Francamente il contenuto del discorso mi sembra una presa di tempo… e qualche piccola decisione in attesa della creazione di una nuova strategia di interventismo, che sarà stavolta più a lungo termine.
Quindi per il momento… Bernanke vende un prodotto che non c’é (siamo pronti ad intervenire in ogni momento… con cosa?) in maniera simile alla politica seguita da Microsoft in passato per vendere Windows. Pubblicizzare un prodotto… senza specificare esattamente le sue caratteristiche (visto che era ancora in fase embrionale… e quindi non lo aveva ancora creato)… per generare una politica attendista e quindi il bisogno del prodotto stesso.
Ci riusciranno anche con l’economia? Non so… ma visto la fiorente cultura economica…forse sì :!:

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smsj
Scritto il 26 agosto 2011 at 17:52

Le vie della Fed sono infinite :|
Comunque a settembre c’è Obama con le sue iniziative.. :roll:

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    Scritto il 26 agosto 2011 at 18:01

    Sono d’accordo. Come ho scritto nei vari commenti su Twitter ke vedete qui a fianco, Bernanke ha messo l’elicottero in gaage x un po’ in attesa di settembre. La palla passa a Obama…

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mattacchiuz
Scritto il 26 agosto 2011 at 18:03

sarà.
io lo trovo ipocrita come sempre. soprattutto quando parla della FED, in particolare quella delle ultime 3 bolle neli ultimi 3 anni, come “supervisore” della stabilità dei prezzi e cazzate simili.
come al solito non un accenno alle reali ragioni della crisi, cioè la deregolamentazione selvaggia dell’industria della finanza, non un accenno ai numeri oggettivi sulla disoccupazione (8 milioni quasi di posti persi contro meno di due guadagnati), non un accenno sula fatto che praticamente tutte le misure messe in campo e i (forse…) 16 mila miliardi di dollari con cui la fed ha “salvato” le banche mondiali siano senza se e senza ma finiti direttamente in una qualche proporzione a noi sconosciuta nelle tasche dei manager, dei banchieri e in misura minore degli azionisti, ma quasi nessuno, se non i 173 dollari mensili del food stamp, nelle tasche della gente comune.
si si, ipocrisia allo stato puro…
giusto oggi l’aggiornamento: andate un pò a spulciare in questi magnifici grafici del BEA:
http://www.bea.gov/iTable/iTable.cfm?ReqID=9&step=1 sezione 6 dabella 6.16D per capire chi davvero ne è uscito a testa alta da sta crisi…

solo un assaggio:

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