TURCHIA al COLLASSO: cosa può succedere adesso?

Scritto il alle 15:44 da Danilo DT

L’ho detto in passato e lo ripeto. Abbiamo sottovalutato quell’uomo. Dietro all’aspetto dello sbruffone, ci sono anche delle strategie ben definite. Anzi. Non dimenticate MAI che, una volta eletto, si è attorniato di certi professionisti di alto livello, certi squali marchiati Goldmas Sachs che sapranno anche consigliarlo nei momenti più topici. Come quello attuale.
Grano mossa quella di alzare la barriera dei dazi proprio nei giorni dell’attacco speculativo alla Lira Turca. La scusa è coerente con la sua strategia:

“alzo il muro dei dazi per controbilanciare la svalutazione della Lira Turca che rende la valuta di Istanbul più competitiva”.

MA in realtà è una mossa politica per destabilizzare in modo evidente il paese euro-asiatico.
Uno più uno fa due, e gli investitori, gli speculatori e tutto il resto, ha recepito il messaggio ed ha fatto l’unica cosa che si poteva fare: FUGA dalla Turchia.
E di certo non ha aiutato l’affermazione di Erdogan: “loro hanno i Dollari, noi abbiamo Allah”. Magari un messaggio populista per il suo popolo, ma per i mercati ci vuole ben altro.
Se poi dobbiamo dirla tutta, la debolezza della Turchia è stata poi enfatizzata alla crisi gestionale della banca centrale, che non ha fatto che aumentare la volatilità del momento.
Infatti, per chi non lo sapesse, la cultura finanziaria di Erdogan portava la convinzione (????) che alti tassi d’interesse causerebbero inflazione. E quindi i tassi non dovevano salire, contro tutte le logiche accademiche.
E fu così che la speculazione entrò in Turchia come una lama incandescente nel burro.
Devo ancora aggiungere qualcosa? Beh, il deficit delle partite correnti, aveva raggiunto il 6%, a causa soprattutto del petrolio.
Tutto questo ha portato ad un disequilibrio sostanziale dell’economia. Tanto che l’inflazione, nota bene, è arrivata al 15,85%.

Fossimo in Giappone diremmo “harakiri”, ma qui siamo in Turchia e allora come lo chiamiamo?
Beh, lasciamo che sia il tempo a decidere.
In queste ultime ore, malgrado le mie ferie ed approfittando di un momento di vena della blanda banda che mi accompagna, sono andato a scovare qualche dato ed ho scoperto che prossimi nove mesi la Turchia si troverà con 70 miliardi di debito privato in scadenza. In un clima del genere può solo significare una cosa: default a raffica delle imprese e crisi del settore bancario.
Ma…sbaglio o ve ne avevo già parlato? Si, vero, ma non vi avevo detto che le riserve valutarie ammontano solo a 100 miliardi di USD
A questo punto la situazione si fa critica, comunque vada.

Le strade che Erdogan può percorrere sono potenzialmente due.

  • La prima: la strada del “pugno duro” dove Erdogan sceglie l’autarchia, la chiusura delle tratte commerciale, un nuovo sistema di controllo dei capitali ed un conseguente aggancio della Lira Turca ad una valuta forte. Dollaro primo indiziato oppure…vista la vicinanza perché non l’Euro?
  • La seconda: la più logica sarebbe accettare la realtà, dare indipendenza alla banca centrale (che quindi dovrà alzare i tassi di interesse in fretta e furia) accettandone però le conseguenze, ovvero recessione con la necessità anche di una stretta fiscale per racimolare denaro. Ma da un capo di stato che dice di avere Allah come strumento di difesa dall’attacco speculativo la vedo dura.

A dire il vero qualcosa è accaduto nelle ultime ore. Anche la Banca Centrale Turca ha tentato il “whatever it takes”.

Per garantire una maggior liquidità al sistema bancario e quindi all’economia, la Banca centrale ha ridotto i coefficienti di riserva obbligatoria degli istituti di credito sia in lira sia in valuta estera. Nel primo caso il coefficiente è stato ridotto di 250 punti base; nel secondo di 400 punti base per tutte le passività “non core”. Le due decisioni renderanno immediatamente disponibili nel sistema finanziario fino a 10 miliardi di lire, pari a 6 miliardi di dollari, e 3 miliardi di dollari equivalenti di liquidità in oro. Questo, insomma, il «whatever it takes» dell’istituto centrale d’emissione. Al quale però manca forse l’unica misura veramente attesa dagli investitori internazionali, un consistente aumento dei tassi d’interesse. (Source)

Avrete comunque capito che la mezzaluna turca avrà un futuro che per forza di cose potrà solo essere calante.
Chi è causa del sul mal pianga se stesso. E la debolezza strutturale del paese, in questo caso, ha fatto la differenza.
PS: visto che parlavamo di banche, non pensiate che l’Europa resti immune da tutto ciò…

A questo punto la domanda sorge spontanea. Con la crisi della Grecia abbiamo visto il seppur discutibile intervento di sostegno dell’UE e della BCE. Ora si parla di Turchia che non fa parte della nostra beneamata Unione Europea. Chi la sostiene e chi sosterrà le banche europee? Allah? Non credo proprio…

STAY TUNED!

Danilo DT

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5 commenti Commenta
pdf79
Scritto il 13 agosto 2018 at 22:11

Che bella l’ultma immagine, una bella torta, piatto ricco mi ci ficco, la bce dai soldini col qe alle volpi, e queste leste leste (grecia chi se ne frega), prestano alla turchia per avere un pò di rendimento, e poi un bel giorno tac eccoti il problemino che i prestiti diventano un pochino inesigibili e la bce si ritrova con banche europee con un sacco di sofferenze, l’altra volta con la grecia ci è costato 60 miliardi quando non avevamo praticamente esposizione, perlomeno stavolta siamo coinvolti, i tedeschi sempre sul pezzo e gli spagnoli che vogliono essere i numeri uno, che bella l’europa si impara sempre il peggio mai il meglio.
Comunque una cosa l’abbiamo imparata i tweet di donald ormai sono come i siluri, colpita ed affondata.
Se spara un tweet sui dazi macchinine vince l’orsacchiotto grande.
buon ferragosto.

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Scritto il 13 agosto 2018 at 22:53

pdf79@finanza,

Problema…. Come ho riportato anche in coda al post… Una cosa era la crisi Grecia, paese facente parte dell’UE con l’Aiuto della BCE… Per la Turchia chi ci pensa? Allah?

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pdf79
Scritto il 14 agosto 2018 at 09:32

Il problema è sempre la vigilanza, anche in questo caso come in Grecia, prima si lascia correre poi è too big to fail, perché anche se la Turchia non fa parte unione e non ha euro il pro blema rimane per la Bce, magari passa daĺla finestra e non dalla porta dato che si può “ignorare” la Turchia ma diventa interna all’ unione appena le banche spagnole, tedesche e italiane balleranno. Bisognerà vedere la Spagna quanti santi ha in paradiso. P.S. il nuovo caso della nave acquarius dimostra il sistema di governo nell” Unione l’incularella (scusate il francesismo) elevato a dogma di fede(ogni opinione politica e morale è libera volevo solo far notare
l’UNIONE) . Buon ferragosto.

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gnutim
Scritto il 14 agosto 2018 at 10:52

la turchia ha un debito in valuta estera insostenibile, come argentina, brasile e altri ancora. La loro fine è scritta, non si sa quando, ma è scritta, poi con il deficit delle partite correnti la strada scende ancora più in fretta…..

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[email protected]
Scritto il 14 agosto 2018 at 12:48

sarebbe pure ora di dire agli americani : toglietevi dai kollioni voi è tutta la monnezza derivata che avete prodotto ! invece sempre a 90 gradi ci mettiamo x paura dell atomica? trump non è nessuno, l ‘america salta prima degli altri come ? SCEGLIESSERO LORO: O STO TRUMP VA A CASA ? OPPURE IL BIG ONE INSIEME ALLO YELLESTON ! POI VEDIAMO I DAZI DOVE SE LI METTE STO ANALFABETA !

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