Sommersi dal debito (pubblico+privato)

Scritto il alle 14:14 da Danilo DT

debito-pubblico-sovereign

Dice sicuramente molto bene l’amico Gerard Minack nel suo report giornaliero.

“E’ semplice: c’è troppo debito”!

E difatti mai come in questo periodo il mercato percepisce (assurdamente) come rischio primario il pericolo default degli emittenti governativi. La cosa brutta (per noi) è la maggior parte di questo debito si trova proprio nel mondo più sviluppato e non nei paesi emergenti.
Tutto questo scenario fa parte di quella situazione più volte descritta , che io non mi fermerei a definire “decoupling” ma preferirei chiamarla “ribilanciamento economico globale”.
Il futuro (non parlo di 2010 e nemmeno di 2011) vedrà un forte aumento del peso economico e conseguentemente politico dei paesi emergenti che, fino a qualche anno fa, erano considerati di serie B ma, grazie anche all’abbondanza di materie prime e ad un’esposizione non così elevata alla crisi, si trovano in un a situazione finanziaria ben migliore rispetto al cosiddetto mondo “core”.

Rapporto Debito/PIL

debt-gdp-2

Il grafico qui sopra è illuminante. E nello stesso tempo preoccupante.
Come potete vedere il rapporto debito/PIL è veramente enorme in Gran Bretagna ed in Giappone. Ma anche molto elevato nella bolla speculativa più “bolla” che abbiamo in Europa, ovvero in Spagna: un paese che avrà in futuro non pochi problemi. Ben il 320% del PIL, di cui buona parte del debito di natura privata. E l’Italia in questa classifica esce quantomeno in modo dignitoso.La Grecia, non presente nella slide, è al 225%.

Per la cronaca, alcune case d’affari si stanno accorgendo di questa problematica, tra cui Morgan Stanley per la quale Gerard Minack lavora, consigliando ai clienti di vendere le banche spagnole, in particolar modo puntando l’indice ovviamente su Banco Santader e BBVA, oltre che l’ovvio sell lanciato sugli istituti ellenici.
Ma questo debito è sostenibile? Andiamo a leggere direttamente cosa ci dice Minaci a questo proposito.

How much debt can an economy sustain? In principle, any level of debt is sustainable so long as the debt funded an asset that generates income that services the debt. If the average debt cost is, say, 5%, then a debt-to-GDP ratio of 300% is not a problem if there are assets generating returns equivalent to 15% of GDP.
The problem now is, in aggregate, the debt was not used to produce assets that generate those returns. If debt isn’t self-funding, a borrower has three options. First, service the debt (by increasing saving). Second, transfer the debt (get bailed out). Third, default on the debt, either overtly or covertly (say, via inflation).

Quindi se si riesce a generare un reddito sufficiente ad affrontarlo, il debito è sostenibile, altrimenti sono cavoli amari. E in questo momento, dove non è possibile avere questi ritorni, occorre utilizzare altre strategie.
Ma riusciremo ad utilizzarle?

Difficile a dirsi. Resta solo una certezza: un fardello del debito pubblico + privato che ci portiamo sulle spalle e che senza ombra di dubbio comprometterà e limiterà enormemente le potenzialità di crescita delle “vecchie economie”.
Tra cui, ovviamente, l’Italia.

Risponde Martin Wolf

E sempre su questo argomento interviene una delle menti che ritengo più lucide in questo periodo, ovvero il Prof. Martin Wolf, che sulla testata del Financial Times dice:

…i Paesi ad alto reddito devono far fronte a problemi colossali sotto il profilo dei conti pubblici. E sì, i Paesi colpiti dalla crisi partono da posizioni di bilancio drammaticamente insostenibili. Ma gli Stati Uniti non sono la Grecia. E stringere oggi i cordoni della borsa sarebbe un grave errore. C’è il rischio enorme (la certezza, a mio parere), che una mossa del genere precipiti di nuovo una gran parte del pianeta nella recessione. Il settore privato deve guarire: la priorità è questa, non il risanamento dei conti pubblici…

Quindi, facciamo bene attenzione. E’ vero che il fardello del debito pubblico è preoccupante. E’ vero che tutto gli occhi sono puntati sul rischio default degli stati sovrani e non delle società, è vero che l’emissione di debito da parte dei governi ha raggiunto cifre considerevoli. Però molto probabilmente il debito pubblico riuscirà ad essere gestito, in un modo o nell’altro. Resta invece un grande problema il debito privato, che deve essere “ristrutturato” e ripulito dall’eccessva leva finanziaria con un congruo deleveraging.

Trovo quindi personalmente eccessivo il timore default sui governativi mentre terrei sempre in seria considerazione il rischio emittente nel settore corporate.
Se lo scenario economico, per un qualsivoglia motivo, dovesse peggiorare, potrebbe comportare un nuovo capitombolo di aziende e banche. E la leva finanziaria, a quel punto enfatizzerebbe i danni in modo esponenziale.

Oggi li mercato di tutto questo non se ne accorge, anzi , quasi lo ignora o lo vede come “occasione di acquisto”. Dico così perché proprio oggi ho ricevuto due flash di importanti case d’affari, una di matrice inglese e l’altra americana, dove si spinge in modo deciso l’acquisto di titoli high yield per poter beneficiare del restringimento degli spread.

Ma come… I junk bond hanno una volatilità a volte addirittura superiore dell’equity e con questi chiari di luna dovrei far aumentare la quota di titoli a basso rating per giocarmi una scommessa che rischio di perdere in partenza? Per carità, sicuramente sbaglio e sicuramente il mio è un eccesso di prudenza però mi sembra una strategia quantomeno azzardata.

Evviva il conto corrente. Sarà a tasso zero, ma almeno …

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