TLTRO: Mario Draghi e l’ultimo salvagente

Scritto il alle 08:47 da Danilo DT

Giapponesizzazione dell’economia e ulteriore tentativo di comprimere in basso i tassi di interesse. Le ultime cartucce sparate da Mario Draghi prima della fine del suo mandato BCE.

Ha sorpreso Mario Draghi. Soprattutto per il timing. Mi sarei aspettato una presa di posizione della BCE al prossimo meeting. E invece no, il presidente ormai a fine mandato regala ai mercati una nuova asta di TLTRO. Ma non subito, a settembre. Un caso che tutto questo accadrà prima della sua dipartita?
Forse però ora era il momento giusto per dirlo.
Non dimenticate MAI la mission delle banche centrali (che anche Powell ha imparato dopo i crolli di dicembre): mantenere lo status quo, evitare volatilità, difendere il mercato, essere presentivi ed elastici.
In questo caso più che preventiva, la BCE ha preso posizione dopo aver abbassato le stime di crescita.

(…) La Banca centrale europea ha infatti nuovamente rivisto al ribasso le stime di crescita per l’Eurozona, portando il Pil 2019 a +1,1% da +1,7% stimato a dicembre, che era già stata limato dal +1,8% precedente. Ridotta a +1,6% da +1,7% la stima per il 2020, mentre per il 2021 la Bce conferma una crescita dell’1,5 per cento. Tagliate anche le stime sull’inflazione per il 2019 all’1,2% dall’1,6% atteso in precedenza. Per il 2020 sono state riviste al ribasso a 1,5% (da 1,7% precedente) e per il 2021 a 1,6% (da 1,8%). Il presidente della Bce ha spiegato che l’Eurozona si trova in una fase di persistente debolezza e incertezza, pur ritenendo che l’eventualità di una recessione sono molto basse. Fra i vari fattori che hanno comportato una forte revisione al ribasso della stima di crescita sul 2019, ve ne sono di esterni e di interni: «uno di questi è certamente l’Italia», oltre che il settore automobilistico tedesco», ha detto Draghi. (…)

Oh oh oh, quante informazioni interessanti. Il rallentamento era chiaro, ora è anche dichiarato. E non è da sottovalutare. Ma soprattutto l’accenno al settore automobilistico tedesco. Ecco come ha fatto Draghi ad incassare l’unanimità. E’ una mossa preventiva anche per difendere l’export tedesco, una volta che magari Cina e USA avranno trovato un accordo, che potrebbe avere effetti positiva per l’Europa o forse no, perché poi Trump potrebbe accanirsi contro l’UE. Ma calma e gesso, Draghi come sempre cerca di essere ottimista.

(…) Per Draghi, tuttavia, non c’è il rischio che l’economia dell’eurozona diventi troppo dipendente dagli stimoli della politica monetaria. «Stiamo parlando di un’economia che rallenta ma che è ancora in crescita, crescono i salari e migliora la situazione del mercato del lavoro, per cui bisogna mettere il tutto in prospettiva». Il presidente della Bce ha anche aggiunto che non si è parlato in consiglio direttivo di riattivare il programma di quantitative easing. (…) [Source] 

Insomma, Draghi cerca di smorzare gli entusiasmi. Il TLTRO è importante ma non è un nuovo QE, e allo stesso tempo però ci dice in modo chiaro, se non lo avevamo ancora capito, quanto sto dicendo da ANNI. Ennesima conferma della “Giapponesizzazione” dell’economia dell’Eurozona“, alla spasmodica ricerca di un perenne “tasso zero” per stimolare l’economia, ma finché la domanda di credito non si riprenderà in maniera significativa, tutto questo sarà inutile.

Effetti su Bund e banche nell’immediato (grafico)

EFFETTI del nuovo TLTRO

Cerchiamo di sintetizzare al massimo, quindi, quali potrebbero essere gli effetti del nuovo TLTRO e cosa ci rappresenta.

  • Innanzitutto ammissione dello stato di difficoltà dell’economia europea
  • Ammisisone del timore di una crisi di liquidità bancaria
  • Conferma della Giapponesizzazione del sistema economico europeo
  • Effetti negativi per la performance del settore bancario, in quanto è l’ammissione del sistema ZIRP a tempo indeterminato, anche se non ce lo diranno
  • Portafogli che continueranno a muoversi in modo monodirezionale. Facciamocene una ragione
  • Effetti potenzialmente positivi nel settore immobiliare, ma occhio alle bolle;
  • Investimenti reali che rimarranno secondo me incerti, in quanto il tasso zero dovrebbe stimolare, ma le imprese NON investono
  • Rischio che il denaro venga ancora investito in titoli di stato comprimendo ulteriormente gli interessi SENZA trasmettere impulsi reali all’economia 
  • Potrebbe essere l’ultima arma della BCE per contrastare il rallentamento economico. E poi dopo che succede?

 

Se leggete i miei punti, non c’è poi così tanto di positivo. I mercati se ne sono accorti quasi subito, dopo un’iniziale botta di euforia. E poi c’è il tradizionale “sell on news”. Domanda: se viene comunicato l’accordo Cina -USA sui dazi?

STAY TUNED!

Danilo DT

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12 commenti Commenta
alplet
Scritto il 8 marzo 2019 at 09:51

Vero, e poi, se l’economia andasse proprio male, cosa potrebbe più fare la BCE? Draghi si tiene la cartuccia del QE per il caso cruciale.

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john_ludd
Scritto il 8 marzo 2019 at 10:06

Ancora la storia della giapponesizzazione dell’economia, non se ne può più. L’economia giapponese è andata benissimo negli ultimi 20 anni è stata la migliore di tutte, ma se uno non osserva la demografia non capirà nulla. Mi pare evidente che la gente non pensa, groupware allo stato puro, si attiene alla narrativa vigente e stop, in questo modo si qualifica come chi preferisce una torta da 1 kg da dividere in 10 invece che una da 0,9 da dividere in 8. Mai che si misurino le variabili economiche in pro/capite ! Si scoprirebbe che il Giappone dal 2000 a oggi ha fatto molto MA MOLTO meglio di tutti. Non ci credete, bah !

http://www.albertoforchielli.com/il-segreto-del-giappone/

Cosa poi significhi demografia calante nel contesto di un’economia che deve espandere continuamente il credito per restare in piedi, anche qui non servirebbe la mente di Einstein. Se cala il numero delle persone che producono e aumenta il debito complessivo è evidente che il debito pro/capite … Cosa poi possa accadere a economie dove oltre ad aumentare il debito cala la produttività, anche qui non serve essere Einstein.

L’unico trade assennato è short sul genere umano, il problema è incassare.

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john_ludd
Scritto il 8 marzo 2019 at 10:20

… e inoltre, già scritto mille volte … 1) il QE sostituisce un asset con riserve, le quali sono una posta contabile a pareggio, è denaro che resta nell’interbancario, non entrano nell’economia reale per definizione non per cattiveria di qualcuno 2) le banche centrali conoscono benissimo quello che fanno, non sono i cretini che menti presuntuose si ostinano a dipingere. L’inflazione non c’è perchè le CB manco ci hanno provato a crearla, oggi poi è l’ultima cosa che vorrebbero. Che accade allo smorgasbord di bond e credito di infima qualità se ci fosse anche solo un pò di inflazione ? E il destino di un’enorme quantità di aziende (e interi paesi) zombie che vengono tenute in vita (insieme a milioni di posti di lavoro improduttivi) dai tassi a zero ?

Comprano un pò di tempo, fanno il possibile per tenere in piedi i mercati finanziari in quanto mezzo di controllo sociale numero uno oggi. Ma il denaro elettronico che è chiuso nei mercati è una mera posta contabile, non è lì per essere speso ma per rendere ottusamente mansueti i buoi. Poi un giorno tutto questo finirà, basta che piccolo numero di persone si convinca che quello appena scritto è vero e viene giù tutto.

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john_ludd
Scritto il 8 marzo 2019 at 10:28

… e infine … poi basta … se si vuole avere un’idea di come funziona le mente umana e di come non sia in grado di accettare la realtà ma deve necessariamente crearne una a supporto dei propri desideri e delle proprie speranze, non è a economisti o analisti sociali che ci deve rivolgere. Da sempre sono gli artisti a comprendere prima e di più. Kurt Vonnegut è stato una dei massimi scrittori della seconda metà del secolo scorso e il tema di tutti i suoi romanzi è stata la percezione della realtà.

C’è pure la versione tradotta in italiano, ma ho solo quella in inglese, profetico ?

The thing was, though: When James Wait got there, a worldwide financial crisis, a sudden revision of human opinions as to the value of money and stocks and bonds and mortgages and so on, bits of paper, had ruined the tourist business not only in Ecuador, but practically everywhere…Ecuador, after all, like the Galapagos Islands, was mostly lava and ash, and so could not begin to feed its nine million people. It was bankrupt, and so could no longer buy food from countries with plenty of topsoil, so the seaport of Guayaquil was idle, and the people were beginning to starve to death…Neighboring Peru and Columbia were bankrupt, too…Mexico and Chile and Brazil and Argentina were likewise bankrupt – and Indonesia and the Philippines and Pakistan and India and Thailand and and Italy and Ireland and Belgium and Turkey. Whole nations were suddenly in the same situation as the San Mateo, unable to buy with their paper money and coins, or their written promises to pay later, even the barest essentials. … They were suddenly saying to people with nothing but paper representations of wealth, “Wake up, you idiots! Whatever made you think paper was so valuable?”

The financial crisis, was simply the latest in a series of murderous twentieth century catastrophes which had originated entirely in human brains. From the violence people were doing to themselves and each other, and to all other living things, for that matter, a visitor from another planet might have assumed that the environment had gone haywire, and that people were in such a frenzy because Nature was about to kill them all.

But the planet a million years ago was as moist and nourishing as it is today – and unique, in that respect, in the entire Milky Way. All that had changed was people’s opinion of the place.

Kurt Vonnegut, Galapagos (1985)

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Scritto il 8 marzo 2019 at 11:18

Ciao John. E’ un piacere ritrovarti

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alplet
Scritto il 8 marzo 2019 at 16:38

john_ludd@finanza,

Come potrebbero creare inflazione le BC?

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ndf
Scritto il 8 marzo 2019 at 16:52

alplet@finanza,
Aumentando il prezzo dei generi che sono nel paniere.

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ndf
Scritto il 8 marzo 2019 at 16:53

ndf@finanza,
Dopodiché basterebbe aumentare stipendi e lavoro a tempo indeterminato

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john_ludd
Scritto il 8 marzo 2019 at 17:29

alplet@finanza,

monetizzando deficit fiscali senza alcun limite dove lo stato per esempio porta le tasse verso lo zero o qualsiasi altro modo per aumentare il denaro circolante. Ci arriveremo in un paio di anni, a quel punto ci troveremo di fronte al muro finale, non ci sono risorse energetiche per un’espansione dei consumi. Dovunque decidano di andare, vanno a sbattere, è tardi e non è neppure il problema maggiore, neanche alla lontana.

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bandeirante
Scritto il 8 marzo 2019 at 19:21

john_ludd,

Complimenti. Sono sempre logici ed illuminati i suoi interventi.

Solo una cosa: A riguardo la sua frase ” monetizzando deficit fiscali senza alcun limite dove lo stato per esempio porta le tasse verso lo zero o qualsiasi altro modo per aumentare il denaro circolante” , a mio parere vorrebbe dire che lo Stato si taglierebbe le radici con la propria zappa. Molto più probabile, per le situazioni legislative al limite che già oggi vediamo ( es: il divieto di fumo al volante), che introducano sempre più in modo strisciante divieti, cambiamenti di mentalità e restrizioni sociali, sì che quando arriverà il redde rationem, la popolazione non abbia più nemmeno la forza di volontà di alcuna reazione. ( vedasi le reazione tiepide rispetto al caso DIAMANTI).

Spero di leggerLa più spesso in qusto blog. Un abbraccio,

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john_ludd
Scritto il 8 marzo 2019 at 21:34

bandeirante@finanza,

sei alquanto lucido, è vero ci sono diversi scenari possibili e non possono essere esplorati all’interno dell’esiguo spazio di un commento su un blog. Proviamo ad accendere un accendino nel buio, scusandomi per l’eccesso di sintesi che conduce a una tragica banalizzazione di materie molto vaste e complesse.

1) la ragione umana non è appoggiata sulla razionalità ma sull’emotività, non è un difetto ma un prodotto dell’evoluzione, la quale non fa errori, è un processo di ottimizzazione che seleziona solo funzioni utili. A cosa ? A consentire lo sviluppo delle relazioni sociali umane, enormemente più complesse rispetto quelle di qualunque altra specie. Queste funzioni superiori risiedono in ciò che chiamiamo mente e hanno consentito, come sottoprodotto, anche lo sviluppo della matematica, dell’arte oppure delle armi e dei metodi di sterminio di massa .
2) Durante i circa 2-4 milioni di anni della nostra storia, da ominide a homo sapiens, lo stadio attuale raggiunto circa 70.000 anni fa e per tutto il periodo successivo sino alla scoperta degli antibiotici, la vita dell’uomo è stata breve e miserabile, anche il più forte dei guerrieri poteva morire a 20 anni per una banale infezione e la durata media della vita era attorno a 30 anni. La sofferenza era l’unica fedele compagna per ogni singolo uomo e donna. Tra le funzioni della nostra mente c’è la tendenza all’ottimismo, ci ha consentito di non pesare questa evidenza dando massimo peso alla speranza, quella di guarire, di riuscire a trovare il cibo etc … L’ottimismo consente il desiderio, l’uomo è desiderio, il desiderio è azione ma se l’azione viene inibita subentra la depressione e l’angoscia. L’ottimismo non è un difetto comportamentale ma una funzione che è stata (vedi punto 9) essenziale per condurci sino qua.
2) Avere ragione significa riuscire a imporre agli altri la propria versione della realtà. E’ irrilevante che questa sia vicina o lontana dal vero. Chi riesce a imporre la propria ragione gode di un’enorme vantaggio competitivo, nella stessa misura in cui un gorilla maschio alfa impone la sua fisicità sul gorilla più debole per scopi puramente riproduttivi. L’eccezionale complessità delle strutture sociali umane lo hanno portato molto oltre i suoi limiti biologici, l’imposizione della propria versione di realtà non ha fini immediatamente riproduttivi ma consente una vita più facile, meno faticosa e potenzialmente assai più lunga di chi la subisce.
3) Il metabolismo umano, la fabbrica chimica che ci consente di vivere è uno straordinario processo che si è evoluto al fine di ottimizzare i consumi energetici. In media ci servono solo 90 watt, il consumo di una lampadina. L’uomo moderno però ha ampliato il suo metabolismo biologico per mezzo della scienza e della tecnica. Un americano consuma in media 10.000 watt, un italiano la metà, un cinese un quarto, un indiano meno di un decimo.
4) In un pianeta finito le risorse sono finite. La crescita dell’attività economica richiede crescenti consumi energetici. La crescita economica ha due contributi: l’aumento della popolazione e l’aumento della produttività individuale. Sino alla scoperta dei combustibili fossili solo la prima ha avuto peso ma l’esplosione demografica recente è diretta emanazione dei maggiori consumi energetici (e di ogni altra risorsa naturale). L’aumento della produttività è figlia della scienza e della tecnica ma almeno in eguale misura dall’abbondanza di risorse naturali a basso costo. La crescita del 3% all’anno (il fondo monetario prevede il 3,5%) determinerebbe il raddoppio dell’economia in 24 anni. Attualmente le risorse naturali vengono consumate con una velocità enormemente superiore al tempo necessario alla natura per provvedere al rimpiazzo. Lo sviluppo tecnico e scientifico si scontra con una evidenza nota come ritorni diminuiti, non è esponenzialmente illimitata, segue un andamento esponenziale all’inizio per poi appoggiarsi su un asintoto, ovvero incrementi minori richiedono sforzi maggiori.
5) Il 10% della popolazione umana che consuma di più, pretende di continuare a farlo, il 25% sta correndo velocemente per chiudere la differenza con i primi, il restante deve ancora iniziare e farà tutto ciò che può per riuscirci. E’ noto che la volontà di chi parte da zero è superiore a quella di chi deve difendere una posizione molto comodo e che considera come consolidata per sempre.
6) La storia è sempre stata fatta dalle élite, il popolo è uno strumento, l’equivalente di un’aratro. Talvolta, quando il contesto lo consente diventa uno strumento di diversa natura, un’arma che consente a una nuova élite di soppiantare la precedente.
7) Le élite sono tali in quanto hanno mezzi enormemente superiori a quelli del popolo, il quale poi è un termine generico e vago in quanto gruppo vasto ed eterogeneo con interessi differenti e tra loro in conflitto, fatto molto utile per le élite. Per le più intelligenti e dunque quelle che durano di più, costruire un’efficace, duratura ma celata divisione è lo strumento di controllo numero uno. Possono farlo perché hanno più mezzi e più informazioni, alla peggio più armi.
8) La natura esistenziale dei problemi di oggi è in buona parte nota alle élite, ma anche per loro vale quanto scritto in precedenza, dunque se la risoluzione di un determinato problema richiede il ridimensionamento del proprio ruolo o anche solo la condivisione di una parte di ciò che si è consolidato allora non essendo accettabile rimuove pure il problema. Ad esempio, l’evidenza dei cambiamenti climatici diviene dunque solamente l’occasione per un nuovo grande business non essendo accettabile cambiare il modello economico e sociale dal quale si trae il proprio ruolo di élite. Il popolo ? Il popolo non è informato ma viene costantemente disinformato portandolo a dividersi su temi la cui gravità viene percepita come esistenziale e che vengono creati e aggravati ad arte. Talvolta il popolo si fida delle élite quando le percepisce come nuove ma non sono popolo sono élite. Un pò come la favola dello scorpione e della rana, il popolo tende spesso ad assumere il ruolo della rana.
9) L’ambiente sociale/economico e anche fisico nel quale viviamo oggi non potrebbe essere più lontano da quello per il quale siamo adattati. La selezione naturale ci ha dotato di strumenti formidabili per un mondo che non c’è più. Abbiamo le emozioni di un uomo del paleolitico, strutture sociali da basso medio evo e una tecnologia divina.

Una nota …

internet è una sorta di cloaca, il mondo dell’informazione è diventato molto simile alla pornografia, la stessa ossessiva tendenza alla ripetizione senza alcun approfondimento. Naturalmente ci sono eccezioni, ma lo sforzo encomiabile dell’individuo che mantiene un blog si disintegra di fronte alla complessità dei temi da trattare che richiedono tempo e voglia di approfondire una materia. Si leggono pochissimi libri, si guarda ancora troppa TV e ci si incenerisce il cervello su internet. Dunque l’unico consiglio operativo che mi permetto di dare è la lettura di un libro che è da poco è stato tradotto anche in italiano:

“Scala. Le leggi universali della crescita, dell’innovazione, della sostenibilità e il ritmo di vita degli organismi, delle città, dell’economia e delle aziende.”

L’autore, Geoffrey West, è un fisico teorico, presidente del Santa Fe Institute, il più importante centro studi sui sistemi adattivi e la complessità in generale.

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Scritto il 11 marzo 2019 at 14:32

john_ludd@finanza,

Quando scrive l’amico F. (John Ludd) è sempre un piacere leggere il suo parere.
Ogni singola frase meriterebbe di essere ripresa oppure commentata anche con considerazioni personali.
Intanto è importante il punto di vista di una persona lungimirante come Lui. Oltre che le Vs considerazioni, sempre interessanti.
Il confronto, questo è positivo

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