QE Eurozona: per i mercati nel 2015 è una certezza

Scritto il alle 10:00 da Danilo DT

qe-eurozona

Le obbligazioni decennali dell’Area Euro registrano nuovi minimi nei rendimenti. Ormai la Giapponesizzazione è diventata una realtà. Come il quantitative easing della BCE è una certezza, ormai. Intanto in borsa è partito il Rally di Natale?

In una giornata fortemente positiva per i mercati finanziari, sembra quasi che tutti i timori e le paure dei giorni scorsi siano scemate in un amen.
La borsa di Mosca è stata protagonista di un super rally dove ha recuperato gran parte delle perdite dei giorni scorsi. In Europa le borse sono anche ripartite e i molti vedono già in questi rialzi la partenza del tradizionale Rally di Natale. Qualche mio collega USA invece lo chiama “Cuba Rally” per gli ovvi motivi che meritano comunque la giusta considerazione (ma economicamente non credo abbiano un impatto così determinante).
La verità in fondo è una sola: le banche centrali hanno risposto “presente” all’appello dei mercati e quindi è tornata la tranquillità.
Che mondo perfetto…

Tanto perfetto che ormai si danno per scontate certe situazioni quantomeno difficili.
Partiamo dalla BCE: un sondaggio Bloomberg ci dice che ben il 90% degli analisti interpellati dà per certo il Quantitative Easing nel 2015. Come mai questo plebiscito? Perché Draghi ha ribadito più volte che, con o senza Germania, andrà avanti lo stesso. E siccome la Germania inizia ad avere qualche problemino anche lei, magari per motivi politici fa la voce grossa ma poi accetta di buon grado.
Se poi ci si mette anche Coeuré, un membro della BCE… Fino a qualche settimana fa era uno degli oppositori. Ora lancia delle aperture.

«[…] dobbiamo fare altri sforzi per aumentare il tasso di inflazione e sostenere l’economia. Non è tanto una questione di capire se dobbiamo fare qualcosa quanto di discutere del modo migliore di farlo. Se vogliamo avviare delle nuove iniziative, ovviamente dobbiamo raggiungere quei segmenti del mercato dove vi è più liquidità e il mercato dei bond governativi è l’opzione base, il che non significa che compreremo necessariamente solo bond governativi». (Source) 

Quanta fuffa c’è in queste dichiarazioni? Ormai abbiamo imparato a conoscere il giochino, meglio adeguarsi. E infatti ecco che salta fuori anche Goldman Sachs: secondo la nota banca d’affari, la BCE partirà nel primo trimestre col QE(1) per un controvalore compreso tra I 500 ed I 1.000 miliardi. Insomma, una cifra necessaria per riportare il bilancio BCE ai famosi 3.000 miliardi.

E subito i bond festeggiano e decolla l’entusiasmo: ricordate cosa avevo scritto qui sil “progetto Draghi”? 
E i governativi Europei a 10 anni registrano nuovi rendimenti ai minimi:

Germania 0.56%
Francia 0.85%
Italia 1.92%
Spagna 1.72%
Olanda 0.71%
Svizzera 0.23% (leggere qui)
Giappone 0.34%

La Giapponesizzazione tedesca

giapponesizzazione-germania

Chiamiamola Giapponesizzazione dell’Europa. Chiamiamolo “New Normal”. Chiamatelo come diavolo volete. Ma inutile rompersi il cervello, cercando il bandolo della matassa. Questa è la realtà e bisogna conviverci.
Dite che pioverà? Certo che pioverà prima o poi… Ma non adesso, qualcuno è più forte anche del Meteo.

STAY TUNED!

Danilo DT

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4 commenti Commenta
paolo41
Scritto il 19 dicembre 2014 at 10:52

Possono fare tutti i QE che vogliono, ma se non trovano il modo di fare arrivare il denaro all’economia reale, alle aziende in primis, i risultati saranno scarsi e non aumenterà la velocità della moneta stessa. Al solito ne beneficerà solo il sistema bancario.
Il QE americano ha avuto risultati sostanzialmente positivi perché le aziende USA difficilmente ricorrono ai prestiti bancari e preferiscono emettere obbligazioni, peraltro ben viste dal mercato e dalle compagnie di assicurazione. Quasi tutte le aziende americane ( anche parecchie di quelle di medie dimensioni) oltre all’attività industriale hanno a fianco branches di servizi finanziari che hanno saputo e potuto approfittare delle risorse emesse dal QE, con il quale hanno potuto instaurare un rapporto diretto.
Un fac-simile esiste in Giappone, molto meno in Europa, pochissimo in Italia dove il ricorso al prestito bancario predomina a causa della limitata capitalizzazione delle aziende (con qualche rara eccezione che, guarda caso, si identificano con le nostre migliori multinazionali che hanno ampia disponibilità di cassa). Non menzioniamo le cosi dette aziende a partecipazione di Stato perché hanno D/E fuori da ogni livello di accettabilità.
Teoricamente sarebbe molto più logico un piano di investimenti sovvenzionato dalla EU che arrivi sia al privato che al pubblico (Stati ) ma non quello presentato da Junker che fa ridere i polli !!!!

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Scritto il 19 dicembre 2014 at 12:28

paolo41,

Of course… sfondi una porta aperta (almeno secondo la nostra logica… poi la realtà è quella che è)

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ob1KnoB
Scritto il 19 dicembre 2014 at 14:20

un sondaggio Bloomberg ci dice che ben il 90% degli analisti interpellati dà per certo il Quantitative Easing nel 2015.

Ce ne fosse uno che uno di quel 90% che mi spieghi come e perchè dovrebbe funzionare.
Provo io, che sono un idiota, a spiegare come interpreto la questione.
Indipendentemente da cosa BCE stia comprando, siano bond ratati adeguatamente (perchè penso si possa escludere che BCE compri cartolarizzazioni di crediti inesigibili) o titoli di stato sovrani o supranational chi me li cederebbe e perche? Presumibilmente banche ed assicurazioni o agenzie parastatali. Quindi prendo titoli di varia duration e ,proporzionalmente al peso economico, di emittenti di vari componenti UE (attenzione..probabilmente molti già a rendimento reale negativo).
Ora possiamo immaginare che banche, fondi, assicurazioni e compagnia bella (cosa comica: non necessariamente controparti UE!!!! -ed è uno dei motivi per cui casualmente sono UK e Usa a spingere di più per questo..-) siano belli pieni di liquidità ed abbiano il problema di reimpiegarla. Certo non possono immunizzarsi il rischio ridepositandola a tassi negativi presso la BCE..per cui dovrebbero, per avere un delta positivo di rendimento incrementare il rischio prestando a chi? Oltre a sconvolgere i ratio di bilancio (ben diverse sono le riservazioni ed i costi di struttura tra il sottoscrivere titoli di stato e prestare soldi al sistema corporate ad esempio nelle banche ed assicurazioni) con i problemi si sistema già presenti ora, c’è da constatare che il sistema (come dimostra il fallimento del Tltro) non chiede soldi. Quindi delle due l’una: o non vendo (mantenendo bassi ritorni prospettici in ptf e a rischio emittente inalterato) o cambio area di impiego (per cui vado a comprare emissioni in USA UK) come è avvenuto in occasione degli altri QE americani, inglesi e giapponesi nei confronti dell’euro.
L’unico effetto tangibile sarebbe una discesa dell’euro. Diverso sarebbe se il qe intervenisse (come guarda caso accaduto in Usa e Japan) contemporaneamente alla vistosa dilatazione dei deficit di bilancio statali. Ma in eu Maastricht impedisce questo. Per cui gli unici che guadagnerebbero da questa situazione sono coloro che non vedono l’ora di liberarsi di governativi a rendimento reale negativo. Palese che in questa situazione i primi a rimetterci, di contro, sarebbero i sistemi pensionistici, tedeschi in testa, e gli stati che hanno i conti in ordine. L’anno prossimo la Germania addirittura non dovrebbe avere alcun deficit da finanziare, quale utilità anche modesta avrebbe?
Diversamente dagli Usa e UK, anche l’effetto indotto di compressione di tutta la curva non avrebbe efficacia. E, come citato sopra, non aumenterebbe nemmeno la velocità di circolazione della moneta. Per cui efficacia pratica = 0. Come ‘onestamente’ citato da Draghi ben diversi i momenti in cui sono partiti i qe oltremare e ben diverse anche le modalità di intervento (livello di tassi e acquisto anche di junk). Infine un discreto sospetto: a ben guardare mentre q1 e q2 hanno ‘sistemato’ le magagne dei too big to fail, il q3 è finito per finanziare quasi esclusivamente le operazioni di buyback e di M&A delle società Usa.
E’ questo il fine ultimo del nostro? Mi spiace ma voto contro.

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