Piano Marshall Europeo: rischiamo di ricadere nei soliti errori

Scritto il alle 14:32 da Danilo DT

Il "vecchio" Piano Marshall...

Pubblico con piacere un articolo dell’amica Lidia Undiemi, giovane economista che già in passato ho ospitato sulle pagine di questo blog. Ricordete probabilmente i suoi post ed i suoi video contro l’istituzione dell’ESM. Oggi la talentuosa Lidia ci parla invece del cosiddetto “Piano Marshall” europeo, un progetto che sulla carta potrebbe essere molto importante e molto valido. Ma rischia nuovamente di partire zoppo.

Una sorta di “Piano Marshall” per fare ripartire l’economia nel Vecchio Continente. L’ipotesi è sul tavolo della Commissione europea che starebbe preparando un maxi provvedimento in grado di mobilitare 200 miliardi di euro di investimenti pubblici e privati per riattivare la crescita in Europa. (…)  Il progetto includerebbe diverse strade già discusse da mesi dagli stati membri: “grandi prestiti europei (sottoforma di eurobond), un maggior coinvolgimento della Banca europea degli investimenti (Bei) e l’intervento del meccanismo di stabilità finanziaria permanente della Ue (Efsm)”. (Source)

Buona lettura e un ringraziamento a Lidia che interverrà nei commenti in merito a vostre richieste e questioni.

GUEST POST by LIDIA UNDIEMI

L’evento spiacevole da cui scaturì lo storico piano Marshall fu la seconda guerra mondiale, dopo la quale occorreva ricostruire dalle macerie causate da folli conquistatori. A distanza di più di 60 anni la Commissione europea propone un piano di investimenti attribuendogli lo stesso nome, rievocando in tal modo il periodo post bellico. Ma da quale “guerra” oggi dobbiamo ricostruire? Chi sono i “dittatori” che l’hanno voluta? Queste sono le imponenti domande a cui i politici dovrebbero rispondere, ma probabilmente non lo faranno e dunque tocca a noi provare.

Anzitutto la “guerra” scatenata dalla finanza speculativa è ancora in corso, continuano ad arrivare le “bombe” (operazioni speculative) ma non si capisce bene chi le lancia. La politica, piuttosto che mobilitarsi per capire chi è il nemico da ostacolare al fine di bloccare i continui “bombardamenti” chiede ai cittadini di cedere i propri “mattoni” (liquidità e altre risorse) per ripristinare i “palazzi” (conti) pubblici, nonostante sia ormai abbastanza chiaro che nel corso della ricostruzione arrivano attacchi ciclici che costringono, ormai da diversi anni, la collettività a ripartire in condizioni sempre più disastrose.

E poi chi ci assicura che la ricostruzione non vada nelle mani dei “dittatori bombardieri”? E’ questo, d’altronde, l’obiettivo delle “guerre”: distruggere un sistema sociale per imporre il proprio dominio, per diventare proprietari di ciò che precedentemente apparteneva ad altri. Eppure i mass media continuano sostanzialmente a ribadire un fatto ovvio, ossia le conseguenze dell’attuale “guerra” economica e al massimo pongono l’attenzione sul recupero di altri mattoni, ma quasi nessuno osa tentare di aprire il dibattito sulle cause di tale disastro. Adesso arriva il nuovo piano Marshall con una dotazione di circa 200 miliardi di euro da investire in alcuni dei settori produttivi più importanti della nostra economia: energie rinnovabili, tecnologie avanzate e chissà cos’altro. Un grande camion pieno di mattoni. A chi appartengono queste risorse? Cosa vogliono in cambio? La “guerra” non è finita e le “basi militari” sono più attive che mai e non è ancora chiaro chi le comanda e, soprattutto, cosa e chi avrebbero sconfitto i leader europei per arrivare al punto di discutere di un progetto dall’indubbio valore simbolico.

Il via libera al piano potrebbe arrivare in occasione del Consiglio europeo di fine giugno e i mezzi finanziari annunciati per la sua attuazione sono gli eurobond, i project bond e il “fondo salva stati”. A parte i noti problemi speculativi e la necessaria attesa di ulteriori dettagli sulla strategia di investimento, vale la pena intanto fare alcune riflessioni sulle possibili ripercussioni che l’utilizzo di tali strumenti potrebbe avere sulla vita democratica delle nazioni coinvolte. In primo luogo si consideri che nessuno regala soldi ai paesi in difficoltà. Basti pensare che l’accesso al “fondo salva stati” avviene mediante l’erogazione di un prestito al paese che ne fa richiesta, quindi si tratta di investimenti “a debito” dietro il pagamento di un tasso di interesse che non è di certo quello privilegiato dell’1% concesso dalla BCE alle banche. Le notizie di stampa purtroppo non sono sufficientemente chiare al riguardo; talvolta ci si riferisce all’EFSF definendolo meccanismo di stabilità finanziaria permanente, che è invece l’ESM, mentre il primo é il fondo momentaneo nato per fornire assistenza all’Irlanda e al Portogallo.

Non è escluso che si faccia attenzione a nominare l’ESM poiché per la sua entrata in vigore non è stata ancora concessa la ratifica dalle istituzioni nazionali. Ad ogni modo, né i 10 miliardi di project bond con l’intervento della BEI né i possibili 12 miliardi del fondo (o dei fondi) “salva-stati” sono chiaramente sufficienti a coprire il fabbisogno finanziario del piano. A questo punto è probabile che a fare “da padrone” saranno i grandi investitori privati, le banche e la Cina. Se poi si considerano i rischi di perdita di sovranità insiti nell’operatività del fondo “salva-stati/ESM” ed i privilegi dell’immunità e della inviolabilità degli atti relativi alle operazioni finanziarie legate all’organizzazione intergovernativa (sempre ESM), ci si rende agevolmente conto che il nuovo piano Marshall difficilmente potrà trovare effettiva attuazione in favore della collettività, mentre non è escluso che i 200 miliardi di “mattoni” potrebbero diventare il mezzo per far costruire delle “strutture” in favore degli stessi investitori (possibili “nemici”) e non per ricostituire e rimettere nelle mani dello Stato il “bene pubblico”.

Ciò dipende principalmente da chi saranno i finanziatori e da come verrà realizzato il passaggio dalle risorse da questi a coloro che di fatto gestiranno le attività cui sono indirizzati i finanziamenti, ammesso che siano diversi. Si andrà verso un governo “pubblico” e più responsabile delle risorse strategiche per le nazioni oppure si spingerà verso un ulteriore affidamento ai poteri “privati” della produzione dei beni e dei servizi essenziali per il rilancio dell’economia mediante appalti e finanziamenti pubblici favorendo, in quest’ultimo caso, l’andamento ciclico della crisi? Attenzione, con questo non si vuole dire che l’affidamento ai privati di gran parte delle attività significhi necessariamente crisi, ma semplicemente che l’attuale sistema economico è governato dalla finanza speculativa e dalla corruzione politica, e non certo dal libero e sano mercato. Occorre anzitutto predisporre un serio quadro normativo a difesa dell’economia reale, dei veri imprenditori e dei lavoratori prima di lanciare nuovi investimenti. Spiegate ai cittadini chi è il nemico e come sconfiggerlo piuttosto che continuare ad indebitarli.

Lidia Undiemi

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8 commenti Commenta
hironibiki
Scritto il 3 maggio 2012 at 16:02

Bello l’articolo complimenti :-)
Io penso comunque che questo piano sia l’ennesima farsa. Si emettono titoli (ai quali poi si dovrà corrispondere interessi ai loro detentori) e nel mentre non si realizza una struttura che produce profitti ma qualcosa, che per quanto utile, sarà in perdita.
E’ come se io vado in banca per finanziare la realizzazione non di un’azienda che poi produrrà utili i quali con il tempo mi permetteranno di ripagare il debito e quindi gli interessi, ma un bellissimo ponte, una rotonda, un ospedale, una caserma.. Insomma qualcosa che, come dicevo, seppur possa servire alla collettività inevitabilmente non permetterà la restituzione del debito ma alla fine lo aggraverà (perchè poi qualcuno la manutenzione dovrà pur farla).
Poi per carità il mio ragionamento può essere sbagliato, ma a me pare di capire così :-|

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vichingo
Scritto il 3 maggio 2012 at 16:44

Si, ma un serio quadro normativo, per essere efficace, dovrebbe essere su scala planetaria e dovrebbe essere il primo punto all’ordine del giorno del prossimo g20. Mi sembra che la City (e altri luoghi simili) non sia d’accordo a limitare la speculazione, anzi sembrerebbe che la vogliano aumentare al fine di renderci tutti schiavi di questi zozzi mercati senza regole. Un provvedimento serio teso ad arginare la speculazione non è sufficiente che venga preso un singolo paese. Qui dovrebbe entrare la politica con la P maiuscola, ma fino a che i popoli non si sbarazzeranno di queste classi dirigenti corrotte, la situazione non può che peggiorare (andando contro al mio genetico ottimismo). :lol:

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lampo
Scritto il 3 maggio 2012 at 17:08

Interessante analisi.
In questi giorni mi ponevo la stessa domanda: ovvero perché lo fanno e con quali fondi?
Debbo dire che, dalle notizie al lumicino emerse è difficile farsi un’opinione… e allora mi sono chiesto se non sia un semplice tentativo di convincere le aziende (multinazionali) a dirottare le ingenti riserve di liquidità che hanno in cassa, in Europa. Ovvero con questo piano si evita il continuo deflusso di investimenti dall’Europa, che è uno delle più pericolose conseguenze di questa crisi che sta aggravando ulteriormente l’attuale recessione, pardon contrazione.
In tal caso è ovvio che gran parte di quei 200 miliardi provengano dalle stesse multinazionali: in cambio di cosa?
Di una politica fiscale più permissiva? Di un più basso costo del lavoro, al fine di iniziare un leggero processo inverso di delocalizzazione (dai Paesi emergenti all’Europa).
Ho l’impressione che il prezzo da pagare da parte dei cittadini europei per i benefici derivanti da tale piano, sia molto caro.
Ma d’altronde continuando così… non è detto che sia meno caro e si arrivi ad un potenziale scontro sociale in molti Paesi, quando la disoccupazione di lungo termine… animerà le persone.
Vedremo l’evoluzione…

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buf
Scritto il 4 maggio 2012 at 10:22

Secondo me il problema non è tanto chi mette i soldi…il problema è che fine fanno i soldi? Possono inondare gli Stati di denaro ma se poi finisce in ruberie, sprechi ecc ecc…passato qualche tempo, (mesi o anni cambia poco) saremo di nuovo da capo. Non è necessario aumentare i soldi per far crescere il Pil…secondo me bisogna concentrarsi su come spendere meno, consumare meno risorse e quindi non essere condizionati da questo benedetto Pil. Da un lato la Germania ha approfittato della debolezza di noi altri…ma è anche vero che se bisogna aiutare un paese in cui giornalmente i soldi, milioni di euro e non bruscoline, finiscono in tasca a quello o quell’altro..capisco le titubanze, anzi…obiettivamente non sgancerei na lira… :D

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andmoney
Scritto il 4 maggio 2012 at 11:21

Per rilanciare il credito, potrebbe essere una prima soluzione la reintroduzione di una legge sulla seprazione bancaria stile Glass Steagall del 1933?

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andrea.mensa
Scritto il 4 maggio 2012 at 18:40

a mio avviso, resta l’errore di fondo nell’analisi delle cause della crisi.
una concentrazione della ricchezza in troppe poche mani, che, non avendone bisogno per vivere, la impiegano alimentando bolle.
se la produzione di ricchezza reale viene compensata troppo poco da chi la produce, e troppa parte viene sequestrata da chi fornisce il capitale, i trasporti, la commercializzazione, ecc…. accade che ad un certo punto tali produttori cesseranno di essere anche i consumatori di tali prodotti.
questo spiega perchè nonostante l’immissione di tanta liquidità, l’inflazione non sale, o sale pochissimo.
e le risorse così sequestrate confluiscono nella speculazione che aumenta, con la creazione di bolle, i prezzi di materie prime o di certi servizi impoverendo ulteriormente chi non ha alternative al loro acquisto.
l’unico modo per riattivare i mercati, perchè i beni prodotti trovino finalmente acquirenti, è ridistribuire la ricchezza, riportandone una parte proprio ai più diseredati.
ma questo ovviamente fa paura, perchè una redistribuzone del genere, vista la quantità di liquidità generata nel recente passato, porterebbe ad un aumento sicuro dell’inflazione, dei prezzi e una caduta del valore del denaro, troppo per la quntità di beni reali disponibili.
questo nella famosa quanto falsa illusione, che la caduta a cascata, dai ricchi ai poveri, aumenti in questi le disponibilità senza necessità di interventi a livello fiscale.
ricordando che per ogni debito, esiste anche un creditore, questa convinzione impedirà una soluzione graduale della crisi, che invece necessiterà di un intervento violento per riequilibrare alla quantità di ricchezza reale, il valore complessivo della ricchezza monetaria.
cosa che non saranno certo ne i governi, ne i sistemi bancari, a fare.

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idleproc
Scritto il 5 maggio 2012 at 22:56

Molto buono. Pensare che c’è gente in giro che pensa che non ci sia ancora la guerra solo perché il nemico non si presenta col biglietto da visita.
E sì che un bel pò di bombe vere ne hanno buttate in giro ultimamente.
Chi fa cadere le Bombe? Gli stessi che costruiscono e speculano sulla vendita dei rifugi.
Bombe vere e rifugi di carta.

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elmariachi
Scritto il 6 maggio 2012 at 11:47

complimenti!!! anche perchè credo che sia difficile fare economia e finanza senza dare numeri (o mettere grafici) e solo facendo i cookedpearsellers professionisti!!…cmq grandi veramente….vi apprezzo perchè da voi capisco sempre che cosa (non) fare!! cmq continuate così!!! la vostra visione è ancora più (il)limitata di quella dei nostri politici…ahahahahahahaha che bel mondo!!!

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