ITALIA: analisi su rating e CDS giusto per il Bel Paese

Scritto il alle 12:30 da Danilo DT

Outlook negativo per S&P. Cosa aspettarci in futuro e soprattutto, qual’è la corretta valutazione del debito pubblico italiano? Analisi Credit Default Swap e conseguenze su EFSF.

Downgrading massimo che ha lascato molti di stucco. In primis i paesi membri dell’Eurozona, che contestano sia il metodo di calcolo che la tempistica dell’operazione. Ecco cosa ci racconta a questo proposito l’agenzia Reuters

BRUXELLES, 16 gennaio (Reuters)L’agenzia di rating Usa Standard & Poor’s ha torto a ritenere che la zona euro si stia eccessivamente concentrando sull’austerità di bilancio ed è “strana” la tempistica di venerdì sera per la bocciatura di nove su 17 paesi dell’unione monetaria. Questo il parere della Commissione europea. “Riteniamo che sia la Ue nel suo insieme sia i singoli paesi della zona euro stiano facendo e continueranno a fare il necessario a sostegno della crescita” dice alla stampa il portavoce Olivier Bailly.
“L’idea espressa dall’agenzia di rating, secondo cui l’Europa starebbe perseguendo una strategia basata unicamente sull’austerità, è un grave frainteso” aggiunge.
“Prendiamo naturalmente atto di quanto Standard & Poor’s ha deciso venerdì scorso ma crediamo, come hanno detto il vicepresidente Rehn e la Commissione, si tratti di una decisione incoerente nella sostanza e davvero strana in termini di tempistica” conclude Bailly.

In realtà noi tutti eravamo coscienti del fatto che il Downgrading di S&P era un fatto annunciato da tempo. Ma di certo la “massività” (ben 9 paesi) e la consistenza (l’Italia e molti altri sono scesi di due gradini, e addirittura il Portogallo è diventato JUNK BOND) era attesa meno pesante e più soft. Leggetevi il sempre ottimo Bottarelli (Cliccando qui) sulla questione rating e del “complotto” mosso verso l’Eurozona “di un certo tipo”…

In realtà, poi, se andiamo a mettere in relazione i vari rating composti (S&P, Moody’s e Fitch) con i relativi CDS, scopriamo che il mercato addirittura, in preda alla depressione, alla paura e alle minacce del sistema,  si aspetta anche di peggio.

Composite Credit Rating e 5yr CDS

Sull’asse delle ascisse trovate I vari CDS a 5 anni dei vari debiti governativi, mentre sull’asse delle ordinate, ci sono i vari rating, tenendo conto che sul livello 1 troveremo i paesi con rating AAA-Aaa-AAA, e poi, progressivamente, aumentando il punteggio, si avrà un rating in peggioramento fino al livello 10 che rappresenta l’Investment Grade. Sotto al 10, ci sono i junk bond.
Ma cosa notiamo? Guardate i paesi in neretto: Francia, Belgio, Spagna, Italia ed Irlanda.
Sono molto lontani dalla linea mediana. Questo perché il loro CDS non è “conforme” (in quanto superiore) al rating cui dovrebbe corrispondere.
Un esempio?
Guardate proprio l’Italia. Come potete vedere l’Italia si trova ad un’altezza di rating pari a circa 6.5, Però con un rating di questo genere, il CDS dovrebbe essere all’incirca in area 225 Bp. Oggi invece si aggira sui 500 bp. Quindi, o registriamo un violento miglioramento della qualità del credito italiano, con un repentino miglioramento di CDS (ipotesi 1…) e quindi, mantenendo lo stesso rating attuale, si torna con un CDS a 225 bp…

..oppure c’è la seconda possibilità, che si addice ahime allo scenario attuale. Tenuto conto che l’outlook di S&P è negativo, che Moody’s e Fitch potrebbero ancora muoversi, allora non si può escludere l’ipotesi peggiore, ovvero che progressivamente, mantenendo un CDS a 500 bp, il rating composto si avvicini al famoso livello 10.
Si tratta dell’ultimo stadio dell’investment grade, il BBB- oltre il quale si apre l’area incubo del junk bond (Le cui porte si sono appena aperte sul Portogallo).

Una curiosità: ci sono anche i casi diametralmente opposti. Guardate la Colombia che è sul livello 10: Ma ha un CDS vicino a soli 150bp. Palese aspettarsi, ad esempio, per la Colombia un progressivo miglioramento del rating. Geopolitica, narcotraffico e similari permettendo.

Questi cari lettori sono gli estremi che si sono creati, e permettetemi di dire che la complicità di una serie di agenzie di rating con intenti distruttivi e non certo propositivi e costruttivi ha decisamente degenerato la situazione. Ovviamente ieri sera è arrivata la cigliegina sulla torta:

EFSF: taglio rating da AAA a AA+ “European Financial Stability Facility Long-Term Ratings Cut To ‘AA+’; Short-Term Ratings Affirmed; Outlook Developing

Era una conseguenza al downgrading della Francia. Ma come detto ieri, ora mi aspetto il corporate: banche ed assicurazioni. Se si vuole far affondare per benino l’Europa, bisogna fare un bel lavoro…

Stay Tuned!

DT

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14 commenti Commenta
anonimo13
Scritto il 17 gennaio 2012 at 13:36

Crisi, Fitch: Italia verso declassamento.

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leone51
Scritto il 17 gennaio 2012 at 14:32

Vorrei chiedere una cosa Dt tu prenderesti dei BOT a 6 mesi o al massimo 12mesi ? italiani ? ah e BTP ? a 3 anni ?
Pensi ch el’italia possa fallire?

Spero in una tua risposta

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pecunia
Scritto il 17 gennaio 2012 at 14:45

buondì a tutti e…. in ritardo buon anno!

leone51@finanza,

non sono un’esperta del settore, ma da quello che ho letto e verificato i btp sino a 3 anni dovrebbero essere coperti a seguito prestito BCE.

il “notaio” DT conferma?….

:oops: :oops:

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Scritto il 17 gennaio 2012 at 14:49

pecunia@finanza,

Il “Notaio” non conferma, mi spiace…. L’LTRO è una cosa, il BTP a 3 anni un’altra… ;-)

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leone51
Scritto il 17 gennaio 2012 at 14:50

Dream Theater,

BTP li prenderesti? Tu pensi che l’uitalia possa fallire?

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pecunia
Scritto il 17 gennaio 2012 at 15:12

Dream Theater,

mi sa che debbo fare ancora mooolti compiti a casa :!: :mrgreen:

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Scritto il 17 gennaio 2012 at 15:39

Beh dai, non so se è poi così messa male la repubblica indipendente dell’uitalia…. che personalmente non conosco…

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lampo
Scritto il 17 gennaio 2012 at 16:09

DT evidenzierei l’altra interpretazione al grafico che hai mostrato (e a cui hai accennato), specialmente tenuto conto della curva mostrata (che se ho compreso bene dovrebbe essere la funzione derivata dall’interpolazione media… ma non voglio entrare in tecnicismi).

Quindi si può leggere che i Paesi che hanno un rating al di sopra della curva e soprattutto molto distanti dalla stessa… hanno un rating troppo basso rispetto al valore dei CDS scontati dal mercato.
Mi riferisco ad esempio alla Malaysia, Turchia, Filippine, Brasile ed Indonesia.

E’ quindi molto probabile che nei prossimi anni assisteremo ad un loro riallineamento, ovvero un aumento del loro rating da parte delle agenzie, a parità di valore di CDS.

Simile lettura si può dare a quei Paesi che sono al di sotto della curva e molto distanti dalla stessa, come hai spiegato nell’articolo: hanno un rating troppo elevato rispetto al valore dei CDS scontato dal mercato.
Si tratta ad esempio proprio dei Paesi citati: Francia, Belgio, Spagna, Italia ed Irlanda.

A questo punto, siamo proprio sicuri… che sarà il valore dei CDS a rientrare?

Ritengo più probabile che si adeguerà il valore di rating. :roll:

Questo ragionamento ovviamente vale sempre sulla presunzione che i CDS valorizzino adeguatamente il grado di rischio, rapportato al rating.
Presunzione tutt’altro che scontata, proprio per questa anomalia riscontrata nel ragionamento citato

A me pare che i CDS puntino più a svalorizzare i Paesi “più conosciuti” dal punto di vista economico (in termini di potenziale investimento), per particolari convenienze economiche e/o politiche.

Ma ovviamente si tratta di una mia interpretazione.

Se fosse valida significherebbe che i Paesi al di sopra della curva… specie al di sotto della linea rossa… sono da tenersi in opportuna considerazione in ottica di investimento.

Credo di avere già detto :-) troppo

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Scritto il 17 gennaio 2012 at 16:47

Dici tutto bene. L’interpolazione media rappresenta la “logica” a cui il mercato dovrebbe tendere.
In che modo, lo scopriremo solo vivendo. Intanto però è palese che i casi limite siano potenzialmente quelli chedovrebero avvicinarsi per primi (e più in fretta) alla curva.

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filipposense1
Scritto il 17 gennaio 2012 at 18:12

Buonasera a tutti,
vorrei mettere alla vostra attenzione un’intervista apparsa il 21 Marzo 2009 su “Il resto del Carlino – La Nazione” a Karl Otto Pohel, ex Governatore della Bundesbank, che litigò con Kohl per la riunificazione tedesca e che lasciò l’incarico nel 1991 intitolata: IL RE DEL MARCO VEDE NERO: QUESTA CRISI FARA’ STRAGE”. Lui Dichiarò (ad APRILE 2009):”Questa crisi finanziaria ed economica durerà almeno 3 o 4 anni. E quando terminerà, il mondo non sarà più come quello di oggi. Tanti Paesi saranno più poveri, in milioni perderanno il lavoro, rublo e sterlina diminuiranno di valore. E alla fine la Cina sarà il leader del nuovo mondo… Io sono scettico perchè le conseguenze dei crac della finanza saranno pesanti per tutti. E molto dipenderà da come saranno efficaci le politiche di supporto all’economia decise dai vari governi… Ucraina e Lettonia sono vicine al collasso, ma anche i Paesi più piccoli dell’area Euro, come la Grecia, rischiano grosso… il Marco tedesco era l’ancora di salvezza di tutto il sistema europeo. Ora dovrà diventarlo l’Euro… se Portogallo, Irlanda, Grecia o anche Spagna e Italia pensassero di uscire, sarebbe una mossa disastrosa. La loro moneta perderebbe il 50% del valore e avrebbero tassi di interesse a doppia cifra. In mezzo a queste tempeste, l’Euro è l’unico strumento per uscirne indenni”.
Meglio di Bob Doll!!!

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quacula
Scritto il 17 gennaio 2012 at 18:29

ciao a tutti! avrei una domanda OT, se mi permettete. volevo sapere se conoscete un sito( bloomberg?) dove ci sono i dati sull’acquisto delle opzioni calle put da parte degli istituzionali.

grassie e scusate l’ignoranza!

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lukeof
Scritto il 18 gennaio 2012 at 13:15

Se mi posso permettere vorrei dire che a mio parere i CDS vanno semplicemente aboliti.

Credo sia altamente fuorviante ritenerli un indice di rischio affidabile. Sono uno strumento speculativo a tutti gli effetti (in particolare quelli “naked” come avete ben spiegato a suo tempo) ergo per quanto mi attiene vanno semplicemente “eliminati” dal computo degli strumenti derivati utilizzabili, ammesso e non concesso che ce ne sia qualcuno da preservare.

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a_rnasi
Scritto il 18 gennaio 2012 at 14:38

Dream Theater,

io sinceramente sui CDS ho alcuni dubbi nel complesso: partendo dal presupposto che il CDS è uno strumento di copertura (tralasciamo la componente “speculativa”) mi pare anche complessivamente logico che per es. la Colombia abbia un CDS basso per un semplice motivo: l’esigenza complessiva di copertura da parte di vari soggetti sulla Colombia è meno elevata rispetto all’Italia per una questione di grandezza e detentori del debito stesso. Su grandi numeri subentra, mio giudizio, il lato “domanda-offerta” dove l’offerta (cioè chi vende il CDS) fa in conti con la maggiore richiesta dovuta a potenzialmente maggiore necessità in termini assoluti di copertura e, conseguentemente, sempre l’offerta si adegua come prezzi a cui vende la copertura stessa.

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Scritto il 18 gennaio 2012 at 15:08

a_rnasi@finanza,

Certo, se poi parliamo di esigenze… che dire allora del Giappone?

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