CRISI: California ad un passo dal default

Scritto il alle 12:15 da Danilo DT

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Default California? no, non è un film….

Dopo essere stato protagonista di grandiosi imprese sugli schermi cinematografici, Arnold Schwarzenegger,  deve sfidare il nemico più grande. Ma questa volta è lui a rischiare di finire “Terminato”.
La sua Californiaè veramente ad un passo dal Default. Uno degli Stati più importanti di tutti gli USA ad un passo dalla bancarotta. Incredibile a dirsi, ma assolutamente non irrealistico.

In quell’area, dove Los Angeles e San Francisco sono famose nel mondo per i ponti , per la Faglia di Sant’Andrea, dove ci sono spiagge rese celebri da serie TV arcinote, c’è una crisi che neanche ve la immaginate.

Disoccupazione ai massimi nazionali, Oggi si aggira già ad un 19% circa , fonte il Labour Market Studies (forse solo il Michigan fa di peggio).
Ma la California non è solo UNO stato, è LO STATO. E’ tra i più grandi (il terzo dopo Alaska e Texas) ed è il più popoloso di tutti gli USA, e il suo PIL rappresenta circa il 14% del PIL totale degli Stati Uniti.  Se vi fate 2 conti, dati alla mano, vi renderete conto che  se la California fosse un paese indipendente, meriterebbe un posto nel G-7.
Bene, sappiate che questa superpotenza è diventata una vera e propria polveriera.

Disoccupazione elevatissima, disagi sociali, degrado salariale, consumi ridotti al lumicino, crisi, scioperi…

Il governatore Schwarzenegger è costretto a fare tagli di spesa. Tagli dappertutto, alla faccia della manovra espansiva e della pioggia di liquidità che la FED ha gettato sull’economia USA inondandola di contanti. Tagli che saranno a dirsi poco enormi. Per i prossimi due anni verranno risparmiati qualcosa come 26.000 milioni di dollari. E, cosa gravissima, la maggior parte saranno appunto tagli nel settore sociale.

Morale: nel 2008 la California ha cominciato a sentire gli effetti della crisi, con un aumento delle famiglie senza tetto pari al 34% e un aumento dei bambini di strada del 25%.
Voi immaginatevi cosa significa, con una serie di così grandi criticità nel sociale, fare questi tagli, senza dimenticare che non stiamo parlando del Ruanda, ma della California.

Ma cosa significa per uno stato cosi influente come gli Stati Uniti d’America, avere tra le proprie mura una bomba innescata di questo tipo? O se preferite, quanto influirà sui numeri nazionali la profonda crisi della California, con disoccupazione alle stelle, consumi bassissimi e tutto il resto?

Prendendo spunto da un articolo scritto da Manuel Freytas sul sito Iarnoticas, secondo alcuni studiosi, il ritorno dei fondi mancanti per ripristinare la normalità per il sistema finanziario imperiale privato Usa-UE e la somma che deve essere utilizzata per salvare dal default le aziende del settore industriale e commerciale potrebbero superare i 45mila miliardi di dollari
Per avere un’idea di questa cifra, si deve rilevare che il PIL mondiale è di circa 65mila miliardi di $.

Tuttavia, nonostante il fatto che si tratta di un esborso senza precedenti nella storia moderna di fondi pubblici per salvare il sistema capitalista privato dal fallimento, i “riscatti” USA-UE finora non hanno avuto alcun risultato per risolvere la crisi finanziaria che, come effetto più immediato, contrae il credito, rallenta l’economia e il consumo, impatto sull’economia reale con fallimenti delle imprese e licenziamenti di massa dei lavoratori.

Si tratta, in breve, di una “socializzazione delle perdite” per sovvenzionare un nuovo ciclo di profitti privati, con lo Stato come uno strumento di esecuzione, il quale come megaconsorzio più forte (i vincitori della crisi) si fanno ingoiare ai più deboli, generando un nuovo processo di ristrutturazione e concentrazione del sistema capitalista.

Ma questo uso dei fondi pubblici per salvare il capitale privato da imposte pagate da tutta la società, è riuscito solo ad aggravare la crisi parallela che si è scatenata nel l’economia reale sia negli Stati Uniti che in Europa, e che si diffonde come un virus dalla periferia del mondo emergente o sottosviluppato. E la crisi, come è storica del sistema capitalista, cadrà sulle spalle dei settori più vulnerabili della società, tanto nei paesi centrali delle nazioni sottosviluppate o emergenti che lo sovvenzioneranno con le imposte dei loro stipendi e dei prodotti che consumano.

 

 
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Cambiali! Lo Stato ha emesso cambiali!

 

Ma non è tutto. Recentemente, per pagare alcuni debili fiscali, rimborsi e fatture, lo Stato della California ha recapitato a casa dei contribuenti una lettera di scuse, dicendo che al momento non poteva pagare, ed annessa alla lettera un bel pagherò. Si signori, una cambiale. Ma non sarà, questo, un episodio isolato. La Stato sarà costretto ad emetterne altre, in futuro. Per fine agosto è già stato previsto l’invio di ulteriori cambiali per il controvalore di 2.2 miliaedi di dollari, da sommare al miliardo emesso in luglio.
Tutto questo da una parte mi fa sorridere, ma dall’altra mi inquieta in quanto il mondo sta drammaticamente sottovalutando questa situazione.
Ovviamente c’è chi dice che il Governo Federale degli Stati Uniti d’America, o il Fondo Monetario Internazionale, o qualcun altro, arriverà in soccorso alla California. Però salvare questo colosso, non sarà come magari aiutare l’Islanda o i paesi dell’Est Europa ad uscire dalla crisi. Ricordiamolo. La California è il settimo PIL al mondo. Settimo.

Meditate gente, meditate, e tenete conto che questa volta, si, siamo a Hollywood, ma non è un film….

STAY TUNED!

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