WW III: Siamo in guerra (finanziaria, se non lo avevate capito)

Scritto il alle 14:00 da Danilo DT

Guest post by : Sergio Di Cori Modigliani

“L’uomo attraversa il presente con gli occhi bendati. Può al massimo immaginare e tentare di indovinare ciò che sta vivendo. Solo più tardi gli viene tolto il fazzoletto dagli occhi e lui, gettato uno sguardo al passato, si accorge di “che cosa” ha realmente vissuto e ne capisce il senso”

                                                                           Milan Kundera da “Amori ridicoli”. Praga.1968.

 

 Questa citazione  tratta da un romanzo, si riferisce all’approccio individualista esistenziale, e fa riferimento al rapporto che ciascuno di noi ha con l’assoluto nel tentativo di trovare un Senso Ultimo alla vita.

La Storia, che si occupa, invece, dei grandi disegni collettivi e non soltanto di quelli individuali, funziona però nello stesso identico modo. Tant’è che per comprendere una società, un popolo, un evento, è necessario leggere e studiare entrambi: i romanzieri dai quali apprendiamo gli umori, le sensazioni, le fantasie, le aspirazioni, i desideri dei singoli esseri umani; e gli storici, i quali, grazie al lungo studio dei documenti d’epoca, dell’analisi degli archivi e dei risultati ottenuti segnati dall’implacabile peso del Tempo trascorso, ci spiegano le ragioni e i motivi per cui c’è stata la rivoluzione francese, perché è crollato l’impero romano, perché è nato il protestantesimo, ecc.

Fintantochè si è immersi in quello che Joyce chiamava “il teatro quotidiano dell’incubo assurdo” è piuttosto arduo comprendere con esattezza i meccanismi che determinano la realtà e ciò che stiamo vivendo. Proprio perchè lo stiamo vivendo, ed essendo parte in causa, non abbiamo quell necessario distacco (che ha ogni storico di professione che si rispetti) per comprendere la realtà.

Esiste però una modalità di approccio, che io definisco l’approccio etico-eroico, che contraddistingue la becera passività dell’individuo-massa (condannato per definizione a bersi tutto ciò che viene comminato) e quella invece opposta, perché soggettiva e   individualista, manifestata in un’aperta dichiarazione di schieramento. A questa appartengono gli artisti nella loro modalità apocalittico-visionaria-immaginifica (vedono come stanno le cose non si sa come) e i cosiddetti spiriti illuminati: individui che si assumono la responsabilità di “guidare la Storia” per far prevalere il bene comune, il progresso, il miglioramento della condizione esistenziale collettiva, contro coloro –invece- che vogliono far prevalere un egoismo personale, di casta, di censo, di ghetto, di clan, di tribù, imponendo con la violenza e la sopraffazione la propria volontà di parte sull’esercizio della volontà collettiva. Una scelta, quella di chi si schiera apertamente, rischiosa. Anzi. Rischiosissima. Perchè non esiste la rassicurante coperta della Storia (il senno del poi, dato che gli storici cominciano a rmboccarsi le maniche e mettersi al lavoro soltanto quando gli eventi si sono già verificati), non c’è nessuna garanzia sul fatto di aver ragione e tantomeno sul fatto che la propria Ragione, per quanto nobile possa essere riesca ad avere successo con beneficio di tutti.

Sarà soltanto la Storia a deciderlo.

Perchè lo si può sapere soltanto dopo.

E’ necessario, pertanto, nei momenti in cui la Storia ci chiama, crederci. Credere, con forza, vigore, argomentazioni. Senza una grande convinzione autentica non vi sarà mai espressione e manifestazione di una volontà di azione.

Questa era una premessa.

Grazie per l’attenzione (nel caso non vi siate già stancati e seguitiate a leggere).

Veniamo adesso al punto.

E il punto è molto semplice: siamo in guerra.

Esattamente come era in Spagna nel 1936 e lo slogan no pasaràn (non ce le faranno) era allo stesso tempo un monito per tutta l’Europa che tradotto suonava pressappoco così: “se il generale Franco vince in Spagna, l’Europa finirà in vacca e in una mostruosa guerra che la distruggerà” (evento puntualmente verificatosi di lì a quattro anni).

Esattamente com’era nel 1789 in Francia dove lo slogan libertè egalitè fraternità equivaleva a dire “se l’aristocrazia riprende e impone la propria logica di privilegi di casta contro l’idea di democrazia popolare, l’Europa si fermerà, si spegnerà e non progredirà”. 

Oggi, 24 agosto 2011, non c’è nessuna possibilità matematica di sapere se siamo alla vigilia di una gigantesca rivoluzione planetaria, progressista e progressiva, come fu senz’alcun dubbio quella francese, oppure siamo alla vigilia di una immane catastrofe che produrrà soltanto fame, distruzione, e una estensione di povertà in Occidente quale non si verificava da almeno 500 anni. Lo sapremo soltanto dopo.

Nel frattempo, però, è bene schierarsi con convinzione e fare la propria puntata.

E’ ciò che stanno facendo, con dichiarata e aperta consapevolezza, diversi (per nostra fortuna sempre di più) economisti statunitensi, francesi, sudamericani, di grande livello, dotati di enorme competenza tecnica, di svariati successi alle spalle, ma soprattutto consapevoli che si è in guerra.

Questa signora la cui immagine vedete in bacheca e che potrebbe far pensare a una simpatica massaia delle pianure dell’Arkansas, Christina Romer, nata il 25 dicembre del 1957, è una eccellente economista, con tre  successi eccezionali (e un tragico fallimento) alle spalle, la quale, durante un talk show televisivo americano sul network ABC, circa una settimana fa, sapendo di avere una platea di telespettatori di circa 50 milioni di persone (ha battuto infatti ogni record di odiens televisivo) ha dichiarato:

 

“Siamo in guerra. E’ una guerra aperta, dichiarata, frontale. E’ la guerra dei neo-liberisti selvaggi planetari, sostenuti dalla destra più retriva in rappresentanza del capitale bancario privato che sta affondando i loro micidiali colpi nel tentativo di espoliare definitivamente la classe media, vera spina dorsale dell’economia statunitense, e baluardo storico nella produzione di ricchezza collettiva, per costruire un medioevo dittatoriale che ci fa dire con tranquillità che il comunismo sovietico di Breznev era, in paragone, un simpatico esperimento sociale divertente. Lo scenario della battaglia in corso era, per lo più, l’Europa: adesso si è esteso anche qui da noi. O la gente lo capisce e si rimbocca le maniche, o non lo capisce. Se non lo capisce vuol dire che è in malafede oppure è masochista. Oppure nessuno li informa. E’ il vantaggio –magari ancora per poco- di una grande democrazia liberale come quella che abbiamo fondato e difeso e salvaguardato in Usa nei secoli: c’è ancora spazio per dire, spiegare, informare. E’ ciò che noi economisti stiamo tentando di fare, disperatamente, prima che la guerra si concluda con una sconfitta planetaria delle persone per bene che lavorano”.

 

In seguito a questa presentazione così chiara e precisa, l’indice di ascolto è schizzato verso l’alto e si è aperto un furioso dibattito, com’era prevedibile è stata immediatamente attaccata dai neo-liberisti del tea party che l’hanno accusata di parlare come una comunista assoldata (non si sa da chi). Essendo Christina Romer, ordinario di Economia Politica e Pianificazione Economica delle Nazioni all’Università di Berkeley, essendo stata, inoltre, consulente personale del presidente Obama dal 2007 al 2009 gestendo e risolvendo la crisi economica di allora, (nonché autrice di un programma politico, datato gennaio 2009, dove si prevedeva al millesimo l’attuale crisi finanziaria e del lavoro, in cui presentava analisi e medicine) ha immediatamente avuto anche il supporto di un numero molto alto di sofisticate menti pensanti, di quelle che contano, perché si tratta di famosi multi-miliardari mega ricchi statunitensi, vissuti e cresciuti nell’anti-comunismo militante..

 “Oggi” ha risposto la Romer “sostenere, come io faccio, di essere l’orgogliosa interprete e modesta, modestissima, erede del pensiero di Keynes, rivisitato e applicato alle necessità del capitalismo globale, viene identificato dai pirati criminali al comando delle grandi banche private, veri e propri bastardi, che sono accecati dall’avidità di casta e dall’accidia faziosa anti-democratica, come una dichiarazione di appartenenza a una guerriglia  comunista. E’ esattamente l’opposto: sto cercando di dare un contributo al salvataggio del capitalismo, e ritengo di avere il diritto/dovere di spiegare agli americani con molta chiarezza come stanno le cose, denunciando le falsificazioni operate dai media costantemente, perché siamo in guerra e guerra sia. Questa non è una crisi economica. I termini recessione, contrazione, addirittura “depressione economica” la cui sola evocazione ci riempie di sgomento, non sono utili né bastevoli per spiegare come stanno le cose. Se si afferma e vince il disegno del gruppo di tecnocrati sorretti politicamente dall’estrema destra planetaria in funzione anti-democratica non ci sarà più sviluppo. In realtà, la destra ha volutamente radicalizzato lo scontro perché intende prendere il potere politico a livello planetario. Siamo in una guerra tra capitale e lavoro. Il che è una follia. Perderanno entrambi. Il capitalismo funziona solo e soltanto quando produce lavoro e quindi ricchezza collettiva e consumo di massa e investimenti strategici”.

 L’intervista, che in teoria doveva essere un normale e sonnolento dibattito sulla crisi economica attuale, si è trasformata ben presto –in seguito al tam tam di centinaia di migliaia di bloggers- in un gigantesco forum al quale hanno partecipato decine di milioni di persone, con la novità del fatto che vengono usate categorie inedite e valenti economisti –sorretti da pluridecorati capitalisti multi-miliardari- sono scesi in campo ad appoggiare le ipotesi di questo gruppo di economisti democratici (ma da noi non esistono?) che sostengono ESATTAMENTE LA TESI OPPOSTA portata avanti dalla BCE, dall’intera truppa mediatica italiana e dai governi di Francia, Germania e GB, le uniche tre nazioni che contano nel vecchio continente.

 “Spingere le nazioni europee a immettere il concetto di pareggio di bilancio all’interno del propria costituzione come vogliono fare –così almeno sembra- in Spagna, Italia e Irlanda è un vero golpe e i cittadini devono essere informati. E’ un loro diritto. Così come è bene spiegare che la contrazione del debito pubblico provocherà stagnazione, mentre l’estensione del debito sovrano per stimolare l’economia farebbe di nuovo circolare moneta che dovrebbe servire a produrre le due uniche realtà di cui l’economia reale ha bisogno oggi: lavoro e merci.-Le banche private tengono in pugno i governi ricattandoli perché hanno come obiettivo quello di de-industrrializzare il pianeta spostando gli indici economici dai settori manifatturieri a quelli finanziari, il che vuol dire sostituire le merci con la carta straccia, il che vuol dire sostituire il lavoro con la rendita: una castatrofe per l’economia. Ma lo è anche per la psicologia. In tal modo si spingono individui e popoli a diffondere l’idea che la ricchezza non la si costruisce attraverso l’uso, l’applicazione e l’esercizio del lavoro, bensi’ attraverso l’uso furbo e abile di quotidiane transazioni finanziarie legate a oscillazioni. E’ un abbassamento anche di prospettiva intellettuale. Si spingono individui e nazioni a rinunciare alle strategie di mercato per cercare, invece, come vere e proprie cavallette i campi dove lanciarsi per capitalizzare subito finanza immediata da re-investire subito in qualche altra piazza finanziaria mondiale. Per non parlare del fatto che, quando passano le cavallette dei finanzieri neo-liberisti selvaggi, molto spesso –per non dire quasi sempre- lasciano intere nazioni a secco”.

 

I due grandi successi e veri e propri fiori all’occhiello di Christina Romer sono quelli ottenuti nel 2004 e nel 2007. Parlano le cifre. Nel 2004, infatti,  venne chiamata –come consulente- da una sindacalista argentina, allora all’opposizione, Christina Kirchner (attualmente presidente) per affrontare il problema economico dell’Argentina, crollata sotto il peso dell’attacco dei pirati finanziari e con un debito internazionale impossibile da pagare. La Romer studiò la situazione e fornì le proprie medicine. Le cedettero. Le applicarono. I Kirchner vinsero le elezioni e andarono al potere, applicando una mistura –tinta di colore sudamericano per essere adeguata al territorio locale- di socialismo marxiano nella dimensione politica e di post-keynesismo nella dimensione economica.

I punti erano quattro: 

1). Rinegoziazione del proprio debito (era il 2004) con il FMI, valutato allora in una cifra di circa 27 miliardi di euro, dalla quale vennero depennati tutti gli interessi composti delle banche creditrici che –negli ultimi dieci anni- avevano investito nel mercato finanziario argentino “inventando” una bolla speculativa fatta di carta straccia, tra cui l’Italia in prima fila. La restituzione di tale debito, ridotto a 14 miliardi di euro, sarebbe avvenuto in cinque anni. A ogni scadenza rispettata, sarebbe stato consentito un aumento del debito pubblico a condizione che la cifra fosse stata investita in infrastrutture interne, opere pubbliche, grandi opere, il cui fine dichiarato fosse quello di produrre lavoro e occupazione.

2). Sgravi fiscali per chiunque assumesse più di dieci lavoratori disoccupati. Le nuove aliquote incassate dallo stato dovevano finire nel 50% conto cassa per pagare il debito, il restante 25% per pagare i servizi pubblici e il 25% in un investimento finanziario in bpt di nazioni come Usa, Giappone e Europa –garantiti dalla Banca Mondale- il cui reddito sarebbe finito come fondo riserva nazionale.

3). Tassa sui grandi patrimoni finanziari e tassa sulle rendite finanziare con l’optional di scelta: chi non voleva produrre merci e/o lavoro pagava un’aliquota superiore dell’80%. Chi, invece, “inventava” imprese che producevano “merci reali” (di qualunque genere, compresi i servizi e il terziario, purchè venissero esclusi tutti gli strumenti cartacei di matrice finanziaria):

4). Abolizione della moneta “austral” (legata al dollaro) –manovra imposta dal ministro del tesoro di Bush- e ritorno all’originario “peso” al cambio di 2 a 1; tragico all’inizio perché comportava la presa d’atto del decurtamento al 50% del potere d’acquisto della moneta, ma che avrebbe funzionato a lungo termine.

Risultato: in cinque anni l’Argentina è passata da una disoccupazione del 56% al 12%.

Il debito con la Banca Mondiale da 27 miliardi di euro a zero.

Per sei anni di seguito il pil annuo è aumentato al ritmo del 12% e negli ultimi due anni è sceso al 9.

Il debito pubblico è aumentato del 63% ma la ricchezza interna produttiva è aumentata del 72%.

Risultato suppletivo: nel 2008 non c’è stato nessun impatto per la crisi finanziaria. Non avevano neppure un dollaro investiti in derivati, hedge funds e altri strumenti finanziari. Avevano investito i soldi dello stato nella produzione di merci.

Secondo risultato della Romer nel 2007 quando era consulente strategico della campagna elettorale di Obama. In Ecuador, nazione allo stremo, con un debito di 3,2 miliardi di dollari, il 70% della popolazione alla fame, una disoccupazione all’ 88%. Si fa assumere dal neo-presidente Rafael Correa e propone l’applicazione dello stesso modulo argentino con una variante in più, data la situazione locale. La Repubblica del Ecuador è il più grande produttore naturale al mondo di banane –le celeberrime chiquitas-  solo che il 94% della produzione era nelle mani di quattro aziende, due statunitensi e due europee: la Del Monte e la United Fruit Company (Usa) la Nestlè e la Danone (europee).  

Assunta come consulente del governo per la pianificazione economica, fa convocare una riunione con le quattro aziende ma all’incontro ci va lei, con delega. Carta bianca. Li ricatta: o si fanno latori presso la banca mondiale per far decurtare il debito, dopodiché si fanno garanti presso la banca mondiale depositando cash la cifra dovuta, sulla base del calcolo al millesimo dei profitti in percentuale che avranno sulle banane raccolte fino al 2015, oppure le quattro aziende vengono nazionalizzate e perdono tutto. Sei giorni di trattativa. Le aziende hanno accettato pagando con quote e hanno “accorpato” nel cartello una quinta azienda, per la prima volta nella storia dell’Ecuador, la ABN (Asociacion Bananeros Nacionales) un gruppo di 456 nuove aziende produttrici di banane che vantano un 20% delle quote di cartello, le cui azioni sono possedute al 50% dal ministero dell’economia e il 50% dai produttori locali (per lo più giovani strappati alla delinquenza e allo spaccio di cocaina e trasformati in contadini produttori). 

Risultato: in quattro anni, la popolazione sulla soglia della povertà è stata ridotta dell’ 82%.

La disoccupazione è stata abbattuta dall’88% all’11%.

Hanno pagato tutti i loro debiti.

Per costruire infrastrutture inesistenti, cioè ospedali, scuole e strade, lo stato ha aumentato il proprio debito pubblico del 136%. In compenso la ricchezza del paese è decuplicata.

Ha inoltre risolto anche un problema alla California, non più in grado di assorbire emigrazione per via della crisi.

L’emigrazione da parte degli ecuadoriani in Usa dal 52% del 2006 è scesa allo 0% del 2010. Trovano lavoro, salario e casa nella loro terra.

Christina Romer ha spiegato e raccontato tutto ciò alla televisione americana.

 “Risolvere il problema dell’America Latina è facile, sono economie piccole. Ma con gli Usa e l’Europa?” hanno contestato in molti.

Tre giorni dopo l’associazione “figli di Cristoforo Colombo”, un gruppo di imprenditori emigrati in California, tutti di origine italiana, l’hanno sollecitata a dire la sua sull’Italia, nel corso di un dibattito svoltosi nel campus della facoltà di economia dell’università di Berkeley.

Ecco le sue medicine. Anzi: la medicina. Ne ha proposta, in pratica, fondamentalmente una e soltanto una. 

“Lo stato italiano, invece di piagnucolare abbindolando i propri cittadini sul debito pubblico, presentandolo come un cancro, lo aumenta e va controcorrente.. L’Italia ha un debito pubblico che si aggira intorno ai 1.950 miliardi di euro. Portarlo a 2.050 non comporta nessun aggravio SOLO E SOLTANTO SE consente il rilancio alla grande dell’economia in termini di sviluppo. L’Italia può permetterselo. Lo stato lancia un gigantesco piano di rilancio a favore delle istituzioni bancarie, le quali si faranno latori –essendo tutti inter-connessi- presso la bce. I soldi vengono dati a due condizioni:  

a) le banche disinvestono dalla finanza e danno mutui agevolati alle imprese che producono merci a firma made in Italy.

b) possono avere accesso ai mutui agevolati soltanto le aziende che assumono almeno 10 disoccupati in età tra i 18 e i 35 anni. Quelle aziende si vedono decurtati gli oneri fiscali del 50% se assumono e per il solo fatto di assumere.

c) le banche e le aziende che non intendono investire nella creazione di lavoro e nella produzione delle merci perché preferiscono investire nella finanza internazionale –sempre a rischio di attacco speculativo- vengono tassate del 50%. 

Così, si alzano le tasse e si abbassano le tasse allo stesso tempo. Tutte le banche italiane che hanno usufruito dell’aiuto dello stato nel 2008 (circa 45 miliardi di euro per salvarsi dalla crisi) poiché hanno investito quei soldi in finanza di carta e non in produzioni di merci, devono essere tassate subito nella serie “profitti legati a transizioni finanziarie”. Nel solo 2011 le banche italiane hanno perso in borsa la media del 40% del loro valore. Ma nessuno ricorda che nel 2009 hanno avuto profitti, in alcuni casi, del 150%, e nel 2010 del 60%. Che cosa facciamo? Contiamo i soldi quando le cose vanno male e non li contiamo quando vanno bene? Invece di pensare al pareggio di bilancio pensate a dare dei soldi a Sergio Marchionne, se il suo piano comporta assunzione di personale, allargamento di mercati internazionali e creazione di ricchezza collettiva per la nazione, allora vuol dire che va bene. Come mai qui tutti lo stimano, lo rispettano e lo amano e da voi tutti lo odiano?

La medicina è una e una sola: l’unica che può salvare l’economia di una nazione come l’Italia, troppo debole dinanzi al ricatto delle banche private francesi e tedesche: disinvestire dalla finanza per produrre merci: così facendo ci si sottrae alla speculazione, si crea lavoro, si produce ricchezza. Le banche vanno sotto il controllo di un mega ufficio del lavoro supra partes che controlla l’efficacia del sistema e lo fa applicare.”.

 

E’ l’esperienza dell’errore, tragico, compiuto nel gennaio del 2009, consulente economica del neo-presidente Obama, che la fa parlare così. “Allora, Obama, diede –dietro mio consiglio- ben 1400 miliardi di dollari in aiuto delle banche. Pensavamo che umiliati dall’esplosione della bolla finanziaria corressero ad assumere persone e creare merci. E invece si sono presi i soldi e li hanno reinvestiti in un’altra bolla finanziaria. Una vera tragedia. Per questo mi dimisi, allora. Oggi, 20 agosto 2011, lo posso dire. Siamo stati truffati. Cedemmo al ricatto delle banche private: o ci date i soldi o mandiamo a picco le borse mondiali. Abbiamo dato loro i soldi. Stanno mandando a picco le borse mondiali perché hanno reinvestito i soldi su se stessi e non nella società. Una vera tragedia. Questo è l’attuale scenario di guerra”

 

Questo è ciò che si dice e ciò su cui si dibatte al di là dell’Oceano Atlantico.

Anche quando si parla di noi e della nostra economia.

Mi sembrava utile ascoltare e divulgare la voce e il pensiero di una bella mente pensante, dotata di competenza tecnica specifica.

Spero lo abbiate gradito. Auguro a tutti una bella zaffata di aria fresca. Non dimenticate di bere sempre tanta acqua fresca.

 Autore: Guest post by : Sergio Di Cori Modigliani (SOURCE)

…spero che questo articolo, citato dall’amico ottofranz, sia piaciuto anche agli altri lettori e comunque possa servire cone spunto di analisi e meditazione.

STAY TUNED!

DT

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WW III: Siamo in guerra (finanziaria, se non lo avevate capito), 10.0 out of 10 based on 3 ratings
23 commenti Commenta
rulloclash
Scritto il 26 agosto 2011 at 14:16

Applausi!!!!!!!

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maurobs
Scritto il 26 agosto 2011 at 14:37

grande articolo, non si potrebbe farcela prestare per qualche tempo?ancora grazie per questa chicca. E ciòsi ricollega anche a quanto sta dicendo da temppo DT:la leva.Lebanche non l’hanno mai abbassata.

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donato1969
Scritto il 26 agosto 2011 at 14:51

grazie. un bel articolo che aiuta a comprendere i mali del nostro tempo e all’incapacità, purtroppo, di porre rimedio a livello politico.

forse solo Bruno Cesario , sottosegretario all economia ci aveva pensato !!!! :)

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black magic
Scritto il 26 agosto 2011 at 14:57

bellissimo articolo non c’è che dire. Forse l’unica persona di fama che ha detto le cose giuste. Dream se ti “rubo ” l’articolo x il mio bloghicchio citando le fonti da dove l’ho prelevato hai problemi? Senza impegno naturalmente.

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a_rnasi
Scritto il 26 agosto 2011 at 15:12

Chapeau

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m75035
Scritto il 26 agosto 2011 at 15:16

bello davvero!!!

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albertom
Scritto il 26 agosto 2011 at 15:22

Per quanto mi riguarda la mia puntata, l’ho fatta e la sto facendo! Compro a tutto Long!!!,quando nessuno ci crede e’ sempre il momento giusto…

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Scritto il 26 agosto 2011 at 15:32

Bene, mi fa molto piacere che l’articolo sia di vostro gradimento e un grazie a quel trifolaio di Ottofranz che me l’ha segnalato, anche se su alcuni punti il sottoscritto non è proprio d’accordissimo, o per lo meno… si parla di Argentina e sappiamo che hanno fatto loro. non hanno pagato i debiti…

Intanto stavo preparando le basi per Compass del week end…. Guardate le performance e le differenze da Benchmark…

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angiglio
Scritto il 26 agosto 2011 at 15:32

La signora Christina Romer ha semplicemente consigliato all’Argentina di non pagare i debiti fatti. Questo può funzionare con chia ha 90 mld di debiti, penso funzioni un pò meno con chi ne ha 2.000. Ed ancora adesso l’Argentina non riesce ad affacciarsi sul mercato dei capitali, forse perchè ha ancora un numero non piccolo di cause perse con vari gruppi di risparmatori. E poi chi ha colpito la semplice decisione di non pagare i propri debiti? Guardate in Italia e ci troverete solo piccoli risparmiatori (le banche ed i grossi gruppi erano uscite nei mesi precedenti il default). Se trovate giusto fregare i piccoli risparmiatori ben vengano le proposte come quella presentata.
E poi finiamola con la storia delle banche tutte schierate contro la democrazia ed a favore dei cattivi: se GS ha da sempre appoggiato i repubblicani, JPM chi ha appoggiato nelle ultime elezioni? E da noi i vari amministratori delegati dei gruppi bancari (per non andare a scomodare le fondazioni) a chi sono vicini?
L’idea del grande complotto tutto sommato mi farebbe finanche piacere: significa che almeno c’è qualcuno che sa cosa sta succedendo ed ha idee chiare su cosa fare. Ma purtroppo non credo che ci sia alcun grande vecchio: solo un insieme di teorie economiche inadeguate, una realta sfuggita di mano e troppi derivati che drogano tutto.
In ultimo Obama e la signora in questione che prestano 1400 miliardi senza neanche fare un qualche contrattino in cui scrivere nero su bianco le condizioni del prestito! Magari il contratto potevano farlo scrivere dall’ufficio legale presso cui lavorava la Clinton!.

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    Scritto il 26 agosto 2011 at 15:35

    Ops… Angiglio, mi hai per caso un pochino letto nel pensiero? :mrgreen:

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ob1KnoB
Scritto il 26 agosto 2011 at 15:42

Certo che se penso a Mister Ben in questi minuti mi fa’ tenerezza:
‘Mi metto l’abito blu o quello grigio?….’
‘Magari meglio un paio di scarpe da tennis alla Jobs..no meglio di no altrimenti mia moglie stasera mi rompe’
‘Quale discorso leggo? quello della busta uno, la due o la tre? magari comincio con una barzelletta tanto per sdrammatizzare’…..
Certo che e’ dura fare sto’ lavoro….

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mattacchiuz
Scritto il 26 agosto 2011 at 15:42

angiglio@finanza,

bhe, evidentemente se non si trovano spiegazioni… la teoria del “per caso” sistema tutto.
Poi se per caso a guadagnarci in soldi e potere sono sempre i soliti noti… è pure per caso!

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ob1KnoB
Scritto il 26 agosto 2011 at 15:48

‘Fed confirms Ecb Tapped Fed’s Swap Line’.
Fifa?

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Scritto il 26 agosto 2011 at 16:03

ob1KnoB@finanzaonline,

Secondo me deve metterlo rosso, come il colore degli indici…

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alfio200
Scritto il 26 agosto 2011 at 16:04

Spiacente, ma non credo proprio che il mondo attuale potrà essere salvato da una pseudomarxista americana!!

L’Argentina se la passa bene? A quanto sono i relativi CDS?

L’Ecuador se la passa bene? Come mai allora siamo inondati da immigrati equadoregni?

Francamente, la sognora Romer mi sembra una specie di Allende in gonnella.

Davvero pensate che una vera nemica del liberismo selvaggio potrebbe avere tanto spazio su una TV americana? Vedi Lyndon La Rouche.

“””se il generale Franco vince in Spagna, l’Europa finirà in vacca e in una mostruosa guerra che la distruggerà” (evento puntualmente verificatosi di lì a quattro anni)”””

A parte che le cause della seconda guerra mondiale sono ben più complesse e con responsabilità assai più variegate…

IL MONDO IN CUI VIVIAMO, E’ IL MONDO DEI VINCITORI DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE.

Se non vi piace, non è certo colpa di Franco o dei suoi colleghi che la guerra l’hanno persa.

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Scritto il 26 agosto 2011 at 16:06

Così parlò Bernanke…

http://www.federalreserve.gov/newsevents/speech/bernanke20110826a.htm

E la borsa fece patatraccccccc

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alfio200
Scritto il 26 agosto 2011 at 16:14

E l’euro e il dollaro precipitano sullo jen.

Perchè tengono sul franco svizzero?

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angscacc
Scritto il 26 agosto 2011 at 16:33

E’ una proposta panzana. Prodi come ex uomo di Goldman Sachs ha già fatto abbastanza danni.
La mia proposta è di chiedere i soldi ai cittadini italiani per fare il rollover dei BOT, BTP in scadenza a fronte di un rendimento minimo reale (agganciato all’inflazione) garantendo i soldi che prestiamo allo stato con l’oro che il governo possiede.
Noi contribuiamo al ESFS in proporzione al nostro PIL e partecipazione alla BCE. Dovremmo invece concorre in proporzione all’esposizione delle nostre banche verso Grecia, Irlanda, etc (vedi grafico)
Vi consiglio di leggere questo articolo di M. Bottarelli.
La Grecia è fallita è può trascinare con se anche la BCE “If Greece defaults on its debt, the E.C.B. will not only lose a pile on its holdings of Greek bonds but must return the bonds to the European banks, and the European banks must fork over $450 billion in cash. The E.C.B. itself might face insolvency,” Per capire chi sono i tedeschi vi consiglio di leggere l’articolo di M. Lewis su Vanity Fair da cui è tratta la frase sopra “It is the economy Dummkopf!” http://www.vanityfair.com/business/features/2011/09/europe-201109
Tutto il debito greco valre € 300 Billion e la BCE ha già prestato alle banche Tedesche e francesi $ 450 Billion..per il buco che hanno fatto comprando spazzatura greca. Com metà dei soldi prestati la Grecia potrebbe ricomprasi tutto il suo debito che ora vale sul mercato la metà del valore facciale e le banche tedesche tengono a bilancio i bond greci al valore facciale altrimenti sarebbero già fallite.

Buon week end
Angelo S.

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angscacc
Scritto il 26 agosto 2011 at 16:37

Avevo dimenticato il link all’articolo di Bottarelli. http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2011/8/25/GEOFINANZA-Dalla-Germania-un-messaggio-in-codice-contro-l-Italia/202571/

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lampo
Scritto il 26 agosto 2011 at 17:01

Secondo me la soluzione della Christina Romer in Italia non funzionerebbe… perché a differenza dell’Argentina… noi non possediamo tutte le risorse (materie prime, territorio, spazi per infrastrutture, ecc.) che avevano loro. E poi noi siamo all’interno dell’UE e non onorare il debito… non sarà accettato volentieri, anche per la nostra peculiare posizione geografica all’interno della UE.
Siamo lo sbocco commerciale e territoriale… con vari continenti.
Froprio per questo… visto che non sappiamo risolvere ancora i nostri problemi (inettitudine o compiacenza?) saremo nei prossimi anni conquistati (forse anche molto prima…). Affinché possano sfruttare il nostro territorio proprio per la posizione geografica importante che ha per l’Europa (e costruire le infrastrutture necessarie… oltre ad aumentarne l’efficienza…vi ricorda qualcosa la TAV?).
Provate a chiedervi… se potrebbe essere lo stesso motivo… per cui Germania e Francia preferiscono prolungare l’agonia della Grecia e della Spagna. Anche loro territorialmente non sono messi male come posizione (soprattutto la Grecia).

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vichingo
Scritto il 26 agosto 2011 at 17:10

Non sono un’economista, ma ho sempre pensato che l’economia di “carta” può portare il mondo alla rovina. Le banche, infatti, per far ripartire l’economia dovrebbe finanziare i progetti dei giovani imprenditori, i quali darebbero opportunità lavorative a tanta gente. Le banche dovrebbero, inoltre essere più legate al territorio, invece di “internazionalizzarsi” troppo, cadendo nella trappola della speculazione. Qui dovrebbe intervenire, ahimé, la politica al fine di premiare gli istituti bancari virtuosi e “punire” quelli che si approfittano di questo casino per fare utili o per perdere ingenti somme di denaro. Insomma evitare che tutto si trasformi in una gigantesca roulette. Tornando ai mercati, così come hanno fatto precipitare così in basso i prezzi di molti titoli, incorporando scenari catastrofici, così ci sarà una botta all’insù dopo avere fatto prendere paura a tanta gente che con gli stop loss sono rimasti col cerino in mano………………………….non sono Nostradamus, ma la storia insegna……………………. 8)

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flavio_5
Scritto il 26 agosto 2011 at 22:01

Interessanti i punti da applicare al contesto italiano, ma lo faranno?
Credo proprio di no.

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max cohen
Scritto il 26 agosto 2011 at 22:50

guerra o no, questa me la risparmiavo:

http://www.zerohedge.com/news/23-million-bet-unicredit-unihilation

bello l’articolo, ma la fa un po’ facile

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