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UNICREDIT: troppe ombre sulla banca e sull’aumento di capitale

Scritto il alle 10:26 da Danilo DT

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Unicredit è uno dei più importanti gruppi bancari in Europa, leader tra le banche italiane e ovviamente ha un peso specifico non indifferente, sia sul listino di Piazza Affari (sul FTSEMIB i finanziari pesano moltissimo) ma anche sul settore in generale. Eventuali turbolenze sul titolo non lasciano indifferenti le altre banche.
Ieri Unicredit è stato uno dei peggiori titoli in borsa. Dopo giorni di positività si torna a ragionare sulla realtà e si iniziano a fare due conti. E proprio facendo due conti, possiamo dire che i conti, a me, non tornano.

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Per farla breve, non capisco come mai Unicredit prevede un aumento di capitale che, a conti fatti, è pari a DUE volte quanto chiesto dalla BCE. Un’operazione che dovrebbe aggirarsi sui 13 miliardi di Euro. Come mai, visto poi che viene effettuato in un momento non certo brillantissimo per le banche? Mah, diciamo che è un’operazione “prudenziale” volta a dare maggiore stabilità alla banca e andiamo avanti…

Oltre a questo aumento di capitale, il piano industriale prevede anche un bel taglio di dipendenti, circa 14.000, una generosa chiusura di filiali, dovrebbero essere 833, più dismissioni di NPL per 17 miliardi.
Ma non solo.
E’ stato ceduto il 30% di Fineco. Controvalore di 880 milioni.
Oltre il 40% di Bank Pekao per circa 3 miliardi di Euro.
Pioneer ai francesi di Amundi per 3.5 miliardi di Euro.
Se poi andiamo a sommare le altre cessioni previste, l’utile potenziale del 2016 pari a circa due miliardi, aggiungendo poi la capitalizzazione attuale di borsa, aggiungendo poi l’aumento di capitale di 13 miliardi, arriviamo ad un nuovo valore post ricapitalizzazione pari a circa 30 miliardi di Euro.
Proviamo a rapportare gli utili di Unicredit con il nuovo valore di capitalizzazione: arriviamo ad un P/E pari a circa 20.
Ora, solo per puro esercizio statistico, provate a vedere qual’è il P/E delle altre big bank in Europa. Capisco benissimo che il settore è sotto pressione, ma le differenze sono importanti.
Intesa San Paolo viaggia a circa 15 di P/E, SG a 10, Nordea a 13, Santader a 15, BNP a 11, UBS, tra le più care, viaggia a 21.
Questo cosa potrebbe significare? Che Unicredit rischia di finire , a livello di quotazioni, sotto pressione magari proprio quando arriverà l’aumento di capitale, che secondo me verrà annunciato ed effettuato prima della sistemazione di MPS, quindi entro febbraio. Eventuali grane su Siena sarebbero un problema non da poco per la chiusura con successo dell’aumento di capitale.

Detto questo, è evidente che non sto volutamente “sparando” contro Unicredit ma sto semplicemente cercando di CAPIRE cosa sta accadendo, visto anche il peso specifico della banca sul nostro listino. Ogni vostra ribattuta, punto di riflessione, analisi, contestazione è ben gradita, visto che l’obiettivo è cercare di FARE luce e non di distruggere. Sia ben chiaro.

Riproduzione riservata

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Danilo DT

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4 commenti Commenta
snapjibe
Scritto il 10 gennaio 2017 at 11:54

Secondo me l’aspetto interessante nella valutazione di una banca è il free capital.
Cioè i soldi PROPRI della banca pronti per essere eventualmente spesi.
Soldi DIVERSI da quelli dei conti correnti che spesso le banche spendono con scarso successo pur nel rispetto della legge.

Quindi, domanda: a quanto ammonta il freecapital di Unicredit ADESSO e a quanto ammonterà DOPO l’aumento di capitale ?

Attenzione se Unicredit ha degli incagli/sofferenze vuol dire che deve restituire di tasca propria ai correntisti i soldi prestati e non rientrati.
Ecco che, ma mi posso anche sbagliare, sarebbe importante capire l’aumento di capitale dal punto di vista del free capital.
Ciao

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atomictonto
Scritto il 10 gennaio 2017 at 12:10

Io ho scaricato stamane la mia posizione su UCG che avevo dal lontano 2009, mediata piu volte e passata attraverso ben 2 AdC punitivi. ho preso un bel Loss ma non me la sento di rimanere dentro il titolo nelle condizioni attuali. Mio TP per UCG 1,90 ora dell’AdC. Non dico che la banca non possa tornare anche a 4 euro ma ci vorranno anni, sempre ammesso che non succeda qualcosa di grave a livello sistemico (DB, banche Cinesi…).

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atomictonto
Scritto il 10 gennaio 2017 at 12:12

Non dimentichiamo MAI che UCG, come altre banche Italiane hanno in capitale montagne di BTP e che il prezzo di questi ultimi è sostenuto mensilmente da acquisiti enormi della BCE col QE….QE che sta per finire, forse prima del previsto su pressioni della Germania e Bundensbank (inflazione paesi nordici in forte salita).

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paolo41
Scritto il 10 gennaio 2017 at 15:08

atomictonto@finanza,

non solo le montagne di BTP come dice giustamente atomictonto, ma sono convinto che l’analisi dei NPL attuali e futura è più preoccupante di quanto dichiarato.
L’iniziativa di Patuelli di rilevare i nomi dei grossi nomi che hanno debiti insoluti con MPS dovrebbe essere applicata anche su tutte le banche e ne vedremmo delle belle.
Per MPS si parla di De Benedetti and company, Marcegaglia, etc, ma dovrebbe essere analizzato perché fu fatta pressione per l’acquisto della Banca Agricola Mantovana, come fu fatto un management buy-out di Telecom (spolpata poi da lauti compensi e dividendi agli AD/azionisti) e perché fu acquistata la Banca del Salento e, in ultimo, chi gli ha fatto comprare Antonveneta per 9 MLD + debiti…..

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