Tassi interesse: è la fine di un ciclo

Scritto il alle 15:00 da Danilo DT

Questo grafico deve aiutare a meglio interpretare il cambiamento che (permettetemi) sarà epocale per i mercati finanziari, quantomeno nella struttura. Poi, per carità, abbiamo avuto modo di vedere che le banche centrali “tutto possono” e con una politica monetaria espansiva e misure NON convenzionali, possono anche alterare artificiosamente i trend di mercato.

Vi presento il rendimento del titolo obbligazionario decennale USA.
Un grafico di lungo periodo. Guardate il canale in cui si sono mossi i tassi dal 1986 ad oggi. 27 anni di ribassi progressivi, con un’inflazione oggi che è pari circa all’1% ed un rischio deflazione, come nel 2009.
Ormai i tassi difficilmente possono ancora scendere. Lo scenario giapponese (con decennali costantemente sotto l’1%) è ormai ad un passo, però a far la differenza c’è anche stata una campagna monetaria espansiva senza precedenti.
L’unica cosa che può salvare il mercato obbligazionario USA è la deflazione, quindi, visto che prossimamente l’unico grande sottoscrittore di bond governativi USA, ovvero la FED, dovrà mollare il volume degli acquisti.
In caso contrario la vedo veramente dura. E nei prossimi anni, il minimo che possiamo aspettarci è un ritorno quantomeno sulla resistenza del canale, con interesse sul decennale in area 3.80%.

La deflazione è, in macroeconomia, una diminuzione del livello generale dei prezzi.
Il fenomeno opposto si definisce inflazione. La deflazione non va confusa con la disinflazione, che descrive semplicemente un rallentamento del tasso di inflazione.
La deflazione deriva dalla debolezza della domanda di beni e servizi, cioè un freno nella spesa di consumatori e aziende, i quali poi attendono ulteriori cali dei prezzi, creando una spirale negativa. Le imprese, non riuscendo a vendere a determinati prezzi parte dei beni e servizi, cercano di collocarli a prezzi inferiori.
La riduzione dei prezzi si ripercuote per le imprese sui ricavi, anch’essi generalmente in calo. Ne deriva il tentativo da parte delle imprese di ridurre i costi, attraverso la diminuzione dei costi per l’acquisto di beni e servizi da altre imprese, del costo del lavoro e tramite un minor ricorso al credito. (Wiki)

Grafico 10yr US Gov. Bond vs CPI

Sia ben chiaro, in ambito intermarket tutto questo comporterà tutta una serie di importanti cambiamenti e conseguenze.
E noi siamo qui per illustrarvele.

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DT

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18 commenti Commenta
bergasim
Scritto il 13 giugno 2013 at 15:30

Certo che di inesattezze peer portare acqua al tuo mulino ne dici parecchie

http://www.zerohedge.com/news/2013-06-12/buy-bonds-june-after-swoon

Caro Dream vorrei ricordarti che quando la fed compra tbond la curva poi sale enon il contrario, il decennale al 4% e i mutui? sicuramente al 6%, bella botta mark il panzone che paga la sua casa e gli interessi sul debito usa? B e quelli li paghi tu.

In caso contrario la vedo veramente dura. E nei prossimi anni, il minimo che possiamo aspettarci è un ritorno quantomeno sulla resistenza del canale, con interess sul decennale in area 3.80%.

Tutto è possibile, ma l’sp 500 di qua a quella data non varrà certo 1600 ma molto meno.

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ilcuculo
Scritto il 13 giugno 2013 at 15:42

secondo me il canale non va disegnato parallelo

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idleproc
Scritto il 13 giugno 2013 at 17:06

In condizioni generali di deflazione, chi opera in condizioni di monopolio o di cartello alla caduta dei consumi per mantenere stabili o incrementare i profitti può reagire aumentando i prezzi… può scaricare il problema sui fornitori spesso vincolati contrattualmente a produrre in esclusiva e utilizzare i “metodi” della delocalizzazione verso i mercati di sbocco non protetti.
Al consumo non è affatto detto che i prezzi diminuiscano… come ciascuno di noi sa facendo il conto sul carrello della spesa… diciamo… che i gioielli antichi li puoi anche comperare bene… oggetti veramente belli, in alcuni periodi sottoprezzati rispetto al contenuto creativo e di lavoro… (non ho una gioielleria)
Non credo che questo sia il problema dei nostri disoccupati…
La bastonata, a occhio, la beccheranno le PMI nazionali… e il lavoro nazionale.

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mannoz
Scritto il 13 giugno 2013 at 17:23

Bergasim, tu vedi quindi uno scenario alla giapponese ancora per un pò quindi?
io la vedio così però..

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idleproc
Scritto il 13 giugno 2013 at 18:09

E’ vero?

“According to systemic risk measures for European financial institutions, developed by the Centre for Risk Management at Lausanne (CRML), French regulators would need to provide €300 billion, as of mid-May, to fulfil regulatory requirements in the event of a global financial crisis, defined as a 40% semi-annualized fall in global stock markets.
Using methodology developed in collaboration with the well-known and influential New York University Stern’s Volatility Institute, run by NYU professor Leonard Stern and Nobel laureate Robert Engle, the index gauges large European banks’ systemic risk by measuring size, leverage and exposure to global equity market shocks. The dynamic index, updated on a monthly basis, reveals that, as of mid-May, Crédit Agricole has the greatest risk exposure of any bank in Europe, followed by Deutsche Bank and BNP Paribas.”

http://www.zerohedge.com/contributed/2013-06-13/euromoney-jumps-boombustbandwagon-french-banks-most-systemically-risky-europe

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Scritto il 13 giugno 2013 at 20:02

bergasim,

La FED compra T Bond e la curva dei tassi sale? Ma dai!!!
Per portare acqua al tuo mulino?
Ma tu sei fuori!!!

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bergasim
Scritto il 13 giugno 2013 at 22:13

Dream Theater,

no tu sei fuori alla grande come un balcone, prova ad andare sul sito dshort e poi verifica, sei sempre abilissimo a cambiare parere in corsa

http://advisorperspectives.com/dshort/updates/Treasury-Yield-Snapshot.php

per favore scendi dalle nuvole, su questo tema è meglio che non ti cimenti.
http://advisorperspectives.com/dshort/updates/Treasury-Yield-Snapshot.php

A me sembrerebbe proprio che quando la fed faccia i vari qe la curva sale.

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Scritto il 13 giugno 2013 at 22:51

bergasim,

Questioni di punti di vista. Guardati i grafici e poi possiamo discutere anche sull’efficacia dei QE ma non puoi certo dire che i QE hanno fatto perdere valore al Treasury. Oppure il grafico del post me lo sono costruito ad arte?

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Scritto il 13 giugno 2013 at 22:57

…comunque moderiamo i toni…

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bergasim
Scritto il 13 giugno 2013 at 23:17

Dream Theater,

Forse guardiamo grafici diversi, su dshort mi sembra evidente che quando la fed non attiva il qe l’sp scende e la curva scende, al contrario dopo un fase iniziale di ribasso la curva si irripidisce el’sp sale.
Questo poi a tutti gli effetti sembra un qe eternity.
Sicuramente la politica della fed ha aiutato il mercato obbligazionario, non tanto i tresaury quanto i prodotti a spread, al contrario l’sp senza la fed sarebbe si sarebbe già schiantato.
Il tuo grafico non dimostra assolutamente nulla, al contrario indicandomi deflazione potrebbe far presagire ad un rimbalzo dei bond i cui rendimenti sono tornati nuovamente positivi, una volta depurati dall’inflazione.

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Scritto il 13 giugno 2013 at 23:21

bergasim,

Così va meglio, basta parlarne.
E cmq su questa tematica scriverò in futuro qualcosa.
Ed in paricolare il rapporto tra rendimenti effettivi e reali e…potenziali rischi sui bond core…
Una nota…che sembra marginale ma non lo è… La FED con il suo operato cmq difende la curva… però come dici tu non sembra così efficace (lo è indirettamente). Come mai? Semplice. E’ praticamente l’unica sottoscrittrice dei nuovi US Treasury emessi dal tesoro. Carta nuova.

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bergasim
Scritto il 13 giugno 2013 at 23:21

Dream Theater,

poi oltre toni possiamo moderare anche del piero.

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bergasim
Scritto il 13 giugno 2013 at 23:36

Dream Theater,

potesti leggere cosa pensa oggi bill gross della politica della fed, la fed è il problema non la soluzione,
leggiti l’ultimo outllok.
non sempre condivido quello che scrive, ma l’ultimo mi sembra ben scritto e logico.
Come mai poi ogni volta che la fed stacca la spina, la borsa usa va giù alla grande nonostante i mega utili?
l’economia usa è in recessione da tempo e vive solo un illusione di crescita grazie al nuovo debito, potendo contare anche su una valuta che la più importante al mondo che gestisce come vuole.
in caso di una nuova recessione conclamata chi comprerebbe azioni e chi comprerebbe i puzzolenti tbond usa o tedeschi? certo di potrebbero essere delle sforbiciate, ma sarei curioso quante banche e aziende private fallirebbero prima.
Oggi la fed ha aiutato in parte il mercato dei bond e tantissimo quello dell’equity perché se così non avesse operato le care banche zombie usa oggi sarebbero nazionalizzato.
La fed ha scelto di sacrificare l’economia a discapito dei pochi ricconi made in usa, oggi con rendimenti così compressi vorrei capire dove è il vantaggio per i possessori di bond, la fed sta cercando di creare nella gente l’illusione di un economia che cresce grazie alla borsa, ma è solo fumo negli occhi.
Il debito pubblico è esploso per salvare wall street e il sistema finanziario mondiale non certo il mercato dei bond, i quali devono rimanere bassi è compressi perché il debito usa è alle stelle.
I bond saranno pure cari ma l’equity è carta straccia buona per il gabinetto.

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Scritto il 14 giugno 2013 at 07:34

bergasim,

Beh, quanto tu dici è ampiamente condivisibile, ne paliamo tutti i giorni… Sui bond saranno mesi di volatilità e se si muove la curva dei tassi, l’equity si muove per forza.
Tu pensa se continuano a salire i tassi in giappone che casino che succede…

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sturmer
Scritto il 14 giugno 2013 at 10:41

Dream Theater,

Come dilettante non voglio certo inserirmi in un discorso tra professionisti, ma avrei un suggerimento che potrebbe essere interessante per molti…

Gli satai grazie alla repressione finanziaria (leggasi, tassi reali a zero o quasi) stanno riuscendo a finanziare i loro deficit in maniera “rocambolesca”…. cosa succederebbe a livello planetario se i tassi reali si alzassero in maniera sensibile?

Mi spiego meglio… se già adesso, con una situazione direi ottimale per gli stati, un 10/15% delle entrate fiscali è comunque al servizio degli interessi sul debito… se i tassi reali si alzano, quale percentuale delle entrate dovrebbe essere posto al servizio del pagamento? E quindi… dove è il punto di rottura ed il crack di sistema?

Qualcuno ha qualche statistica affidabile al riguardo?

Buon lavoro…

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sturmer
Scritto il 14 giugno 2013 at 10:42

stati… scusate il refuso

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Scritto il 14 giugno 2013 at 11:21

Eh… tasto dolentizzzzzimo questo…

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idleproc
Scritto il 15 giugno 2013 at 00:20

sturmer@finanza,

Che rumore fanno tanti palloncini e palloni gonfiati che scoppiano?
Darebbe l’idea.

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