SPECIAL REPORT: Il disastroso successo dell’EURO (II)

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Ecco perchè l’Italia è finita in un inferno da cui non potrà più uscire

All’indirizzo che visualizzate CLICCANDO QUI, i lettori di I&M possono leggere la prima parte di questa serie di post.

Dopo aver esposto nella prima parte,seppur sommariamente, l’evoluzione della situazione dei primi 4 PIIGS sarebbe da cominciare a descrivere, con l’ausilio dei soliti dati, quella del quinto paese del gruppo: l’Italia. Questo caso però lo lascio per buon ultimo, alla fine di questa serie di articoli, perché è quello maggiormente importante per i lettori.

E’ il caso quindi di raccontare prima quello che è successo, sta succedendo o succederà in altri paesi, magari più importanti del nostro che, per le relazioni che intercorrono nel contesto dell’economia globale, hanno una notevole importanza per l’Italia, dedicando, al solito, un’attenzione particolare alla loro competitività internazionale.

Comincio con il paese che per certi aspetti, in particolare riguardo la competitività, ha parecchie analogie con il nostro: La Francia

FRANCIA

Questo paese per dimensioni e problemi ci assomiglia molto. I mercati finanziari finora non lo hanno attaccato. Eppure anche la Francia non ha più un’economia reale che va bene, anzi.

Ha però una reputazione e un prestigio internazionale ancora di discreto livello. E’ considerato ancora un paese grande, che ha vinto la seconda guerra mondiale e che recita ancora una notevole influenza in alcune aree del mondo, Africa in particolare. La “Grandeur de la France” non abbandona mai la mente dei francesi in generale e dei suoi governanti in particolare. Il caso libico ne è stata una dimostrazione recente. La Francia non perde occasione per ribadire la sua influenza vera o presunta su alcune aree del globo.

Ma come realmente stanno andando le faccende per questo paese?

In Francia nel decennio trascorso non si sono presi in economia provvedimenti “alla tedesca”, anzi si è andati proprio nel senso contrario, con azioni e leggi che hanno fortemente minato la competitività del sistema paese.

In aggiunta l’orgoglio francese di non voler essere secondi ai tedeschi li sta portando su una brutta china. Anche la Francia è entrata nell’Euro a un cambio con l’ex franco francese che ha subito penalizzato fortemente il suo sistema produttivo.

Anche il sistema manifatturiero industriale francese non è oggi più in grado di competere con quello tedesco e di resistere all’assalto dei competitor asiatici. A parte alcuni settori di punta, magari sostenuti economicamente e soprattutto politicamente dallo stato, in generale l’industria francese sta soffrendo molto la concorrenza estera. Anche in Francia da mo’ si de localizza, si importa molto di più di quanto si esporta, insomma si convive con un deficit delle partite correnti ancora non abbastanza pericoloso ma pronto a diventarlo in questi prossimi anni di prospettata irreversibilità dell’Euro.

Vediamo quindi la solita tabella:

A ben guardare la tabella si nota un progressivo incremento dello sbilancio delle partite correnti che, unito a un deficit pubblico annuo di tutto rispetto, per il momento incomprimibile, a una notevole esposizione del proprio sistema bancario verso i paesi insolventi e a un continuo accentuarsi della desertificazione industriale del paese, ne sta minando, in progressione esponenziale, la solidità economico-finanziaria.

Per la Francia e i francesi è difficile da accettare tutto ciò e questo è un loro forte handicap. Preferiscono mostrare i muscoli, atteggiarsi da grandi, minimizzando i problemi ma non è così. Per il momento la Francia sta in una sorta di via di mezzo fra i paesi PIIGS e quelli virtuosi dell’unione monetaria, con però sempre più accentuata tendenza a scivolare verso i primi. Se vogliamo fare una similitudine, stanno come l’Italia nel 2010 quando si diceva che noi non eravamo la Grecia prima, l’Irlanda poi, il Portogallo dopo, evitando di voler vedere l’approssimarsi dei problemi. Esattamente come abbiamo fatto in Italia negli ultimi 3-4 anni.

Insomma anche la Francia dovrà amaramente pentirsi di aver tanto fortemente patrocinato l’avvento della moneta unica così malamente concepita. Per il momento però non c’è traccia di pentimento nei governanti di questo paese e quindi non resta che far loro tanti auguri.

GRAN BRETAGNA

La deindustrializzazione di questo paese è iniziata ben prima che nascesse l’EURO. Drastiche riforme per ridurre il costo del lavoro furono attuate in questo paese e ciò ha evitato la totale desertificazione ma ormai il manifatturiero industriale in Gran Bretagna è ridotto ai minimi termini da tempo.

I tempi del grande impero coloniale sono un ricordo ormai lontano ma di molto importante è rimasto l’ottimo livello di relazioni commerciali che questo paese ha in ogni parte del mondo e il fatto che la lingua inglese è diventata quella degli affari e relazioni internazionali. E’ un valore enorme di cui la Gran Bretagna ha beneficiato e beneficerà ancora a lungo.

E’ noto poi il grande ruolo a livello planetario che la finanza inglese esercita. Inoltre la Gran Bretagna non ha mai voluto saperne di entrare nell’EURO, malgrado le forti sollecitazioni esterne in questo senso e qualche incosciente interno che ha patrocinato questa causa.

Buon per loro che non l’hanno fatto, almeno i guai che la Gran Bretagna ha sono prevalentemente solo i suoi. Avere comunque quel grado di libertà in più che deriva dal detenere una propria moneta sovrana, le permette di gestire meglio la grave crisi economica che sta anche lei soffrendo, a causa delle follie della sua industria finanziaria e soprattutto della scarsa competitività del sistema produttivo inglese.

Infatti, se non fosse per l’elevato valore dei servizi finanziari, che sono una buona parte  di quanto la Gran Bretagna esporta, per questo paese, che ha un colossale deficit commerciale, sarebbe veramente dura tirare avanti. Moltissimo di ciò che vi si consuma come beni acquistati dalle famiglie (alimenti più il resto) è di provenienza estera. E’ una situazione di pericolo potenziale enorme allorquando altre piazze finanziarie, che stanno sorgendo in altre parti del mondo, trascinate dal loro impetuoso sviluppo legato all’economia reale, diventeranno seri concorrenti della CITY. Come tempi credo che non siamo molto lontani, visto a quali ritmi di crescita viaggiano altre economie, quelle del far-east in particolare.

 Dando uno sguardo alla solita tabella:

la situazione parrebbe abbastanza sotto controllo ma non è così. L’apparente accettabile deficit delle partite correnti è tale, come detto, per l’elevato valore dell’export di servizi forniti dall’industria finanziaria della City. Se questa miniera dovesse andare in esaurimento sarebbero guai serissimi. Per preservarla il più a lungo possibile i governanti inglesi pensano che sia meglio stare fuori dall’Euro e bisogna dire che fanno benissimo, almeno finché dura.

Anzi, pensano addirittura di uscire dalla Unione Europea, indicendo un referendum popolare per avere l’avallo del popolo sovrano, visto che in questo caso farebbe comodo.

Gli inglesi potranno così godersi le tragedie europee che verranno prossimamente con quel relativo distacco british che li contraddistingue, con in tasca il loro pound che, come è noto, è una moneta convertibile, accettata negli scambi internazionali ma enormemente sopravvalutata. Se i cinesi, a buon diritto, vista la forza della loro economia, volessero un giorno scalzare la sterlina dal rango di valuta convertibile per subentragli, cosa accadrebbe?

Meglio non pensarci.

Come è meglio non pensare all’immane esposizione del sistema finanziario inglese nel mondo a grave rischio se qualche stato o importante istituzione finanziaria avesse problemi di insolvenza.

Per chiudere con i paesi dell’area europea resta da dire qualcosa della Germania.

GERMANIA

Come per gli altri paesi faccio riferimento ai soliti dati che, anche nel caso della Germania, dicono molte cose e che rappresentano la misura dello successo di questo paese, abitato da un popolo ammirevole che riesce perfino a esprimere governanti mediamente molto capaci e competenti. Caso molto raro nel mondo.

Salta subito all’occhio l’enorme saldo positivo delle partite correnti, oltre che il valore percentuale in rapporto al PIL divenuto tale in questo ultimo decennio. Prima non era così. Come pure salta all’occhio il grande valore dell’import-export di questo paese.

La Germania importa moltissimo dalla Cina ma una buona parte di questo import viene riesportato nell’Unione Europea, magari con un prestigioso marchio tedesco bene in evidenza.

Già, la Germania, che negli anni 90 era stata messa in grosse difficoltà dall’industria manifatturiera italiana, trovò nella delocalizzazione in Cina di parte delle sue produzioni meno tecnologicamente avanzate, la strada per fottere l’Italia. Per chi non lo sapesse la Germania è stata la prima nazione europea ad intraprendere, attraverso le sue imprese, la strada della delocalizzazione produttiva. A parte i problemi occupazionali che la Germania dovette subire in quei tempi, in breve questo paese divenne, attraverso la riesportazione di prodotti Made in China but German Styled,  un paese leader in Europa anche delle produzioni manifatturiere di pertinenza allora dell’Italia, Francia, Spagna e di altri paesi europei ovviamente.

Per quanto riguarda poi l’innovazione la Germania in quegli anni iniziò, maggiormente rispetto a prima, a sponsorizzare e sostenere finanziariamente ogni iniziativa che presentasse progetti di ricerca più o meno validi, volti a sviluppare nuovi prodotti o tecnologie. Chiunque avesse allora o abbia ancor oggi una buona idea, o ritenuta tale, ha ricevuto e riceve tuttora in Germania forte incoraggiamento e soprattutto forte sostegno economico a fondo perduto, mascherato da rimborsi per attività di ricerca e sviluppo.

La Germania, attraverso questo processo, è diventata in Europa il paese innovatore nella maggioranza dei settori manifatturieri. A seguito di ciò si affretta ad emanare continuativamente nuove normative tecniche e ambientali, nuove norme sui requisiti dei prodotti a sua misura che, in breve, attraverso le istituzioni comunitarie vengono estese agli altri paesi europei attraverso le direttive comunitarie. In questo modo la Germania riesce a sfruttare al meglio la sua capacità di creare innovazione. Bravi, non c’è che dire.

La Germania poi, come noto, nei tempi in cui la sua competitività era a rischio sì ma non tantissimo, riuscì attraverso i suoi politici a far digerire ai sindacati tedeschi delle leggi sulla flessibilità del lavoro che hanno consentito di far riacquistare all’industria tedesca e al paese in generale la competitività necessaria a far sì che oggi in questo paese i prezzi dei beni nei negozi e quelli dei servizi siano fra i più bassi d’Europa. In Italia vi è ancora la convinzione che il costo della vita in Germania sia più caro che in Italia. Niente di più falso è vero l’esatto contrario. Chi non ci crede vada a fare la spesa in un supermarket tedesco e se ne renderà conto.

Riguardo poi il sistema di penetrazione delle imprese e dei prodotti tedeschi all’estero il sistema è esemplare. L’assistenza delle istituzioni pubbliche e del sistema finanziario tedesco a supporto delle imprese è quanto di meglio ci possa essere. Quando la situazione di un paese si presenta favorevole per la penetrazione del Made in Germany, il sistema bancario si muove alla svelta come pure le istituzioni e gli organismi pubblici. Il bello è che si muovono in modo coordinato, per cui un’impresa, che vuole relazionare con questo paese o vi si vuole allocare, trova tutta l’assistenza nei vari  problemi che si devono affrontare. Insomma i tedeschi, bisogna riconoscerlo, in questo sono i migliori.

Se poi lasciamo che le regole della guerra economica siano dettate da loro e imposte a tutti non c’è niente da fare, vincono loro. I tedeschi sono battibili economicamente solo adottando una strategia da guerra partigiana, dove inventiva e capacità di adattamento sono le armi vincenti. In questo caso anche loro hanno serie difficoltà.

L’aver imposto l’unione monetaria con le regole tedesche è stato un grande successo politico della Germania. Al tempo pochissimi si accorsero di quale trappola mortale si stava preparando per tutti i paesi che, per varie ragioni, non erano in grado di farle agire o utilizzare in loro favore.

Oggi la Germania è diventato il vero paese leader dell’Unione Europea. Unione che però si sta rivelando sempre più fragile al punto che, essere leader di un insieme di paesi sempre più disallineati dal punto di vista della competitività, diventerà un peso insostenibile proprio per la Germania stessa. Le cure di austerità che la Germania pretende di imporre a tutti sono controproducenti come si sta constatando, anche per gli interessi della Germania stessa. Peccato che essere crucchi impedisce loro, per il momento, di rendersene conto.

Per la III^ Parte appuntamento al prossimo post

 

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Commenti (n° 19)Commenta

  1. Gaolin scusa l’intrusione

    Vierip o chi per lui dove sei? ha bisogno di grafici? sei a corto di long, vuoi un po di short?

    Chiama non esitare non ti tiro le orecchie

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  2. Vincent Vega scrive:

    GAOLIN: Se i cinesi, a buon diritto, vista la forza della loro economia, volessero un giorno scalzare la sterlina dal rango di valuta convertibile per subentragli, cosa accadrebbe?

    puoi dire qualcosa in più su questo aspetto?

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  3. Di nuovo… complimenti.

    Dovresti essere tu ad insegnare le cose, non certi professori idioti che tutti ben conosciamo!

    :evil: :evil: :evil: :evil: :evil: :evil: :evil: :evil: :evil: :evil: :evil:

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  4. Rinnovo anch’io i complimenti.

    A proposito di Francia, proprio oggi mi è capitato di leggere questo articolo che rende onore alla tua analisi:
    I francesi lavorano solo 3 ore al giorno» e gli Usa non comprano più fabbrica di gomme ad Amiens
    http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-02-20/francesi-lavorano-solo-giorno-135332.shtml?uuid=AbFx0KWH
    Incredibile un passaggio che merita una citazione:
    “«I dipendenti francesi guadagnano molto ma lavorano solo tre ore al giorno. Spendono un’ ora per la pausa pranzo, chiacchierano per tre ore e lavorano le restanti tre ore. L’ho detto ai sindacati francesi. Mi hanno risposto che in Francia è così». Punto e basta. Prendere o lasciare.”

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  5. Mi dispiace regà ma con la cessione totale di sovranità, l’europa, la politica estera che come è noto è anche politica economica, ci hanno venduti e oggi si vede al di là di qualsiasi manomissione propagandistica… e hanno in progetto di continuare la svendita coloniale…

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  6. ottofranz scrive:

    Il tempo è tiranno, ma quando passo dalle vostre parti non resto mai deluso. Grazie Gaolin, Grazie Dream

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  7. Visto che siamo in vena di complimenti e smancerie, nella salsa teutonica ci mettiamo anche l’approvazionbe di ieri del two packs, con diritto di riscrivere le finanziarie dei paesi borderline che non vadano bene alla commissione europea…….

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  8. Mi unisco ai complimenti per la bella panoramica.

    E’ un vero peccato che manca il dato del 2012, altrimenti alcune considerazioni per Portogallo, Grecia e Irlanda sul deficit delle partite correnti potrebbe essere visto sotto diverse ottiche.

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  9. Vincent Vega,

    Cerco di darti una breve risposta
    Oggi esistono 4 monete che godono del privilegio della piena convertibilità ovunque, ovvero che, praticamente in tutto il mondo, vengono accettate come moneta di scambio. Queste sono il USD, L’EURO, lo Yen e appunto la Sterlina.
    Queste 4 monete poi fanno parte del paniere che determina il valore dei diritti speciali di prelievo che sono la moneta del Fondo Monetario Internazionale, che è poi è una sorta di banca centrale di tutti i paesi, con la quale però è meglio non avere a che fare.
    In pratica se ho sterline in tasca vado in Messico, Namibia, Cina, Australia e me le scambiano in valuta locale. Questo però è l’aspetto meno importante.
    Più importante invece è che la Bank of England può emettere titoli di debito e trovare collocazione ovunque, permettendole quindi di finanziare molto facilmente, per il momento, il suo deficit delle partite correnti.
    La City inoltre è così importante per la finanza internazionale grazie proprio a questo privilegio che, se venisse a mancare, ridurrebbe la piazza finanziaria di Londra a essere una delle tante di media importanza.
    Con una City fortemente ridimensionata la grande Inghilterra diverrebbe un paese economicamente insignificante.

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  10. schwefelwolf scrive:

    Mi associo ai complimenti: come sempre un ottimo lavoro.

    Per quanto riguarda la Germania vorrei tuttavia aggiungere la mia solita precisazione, relativa al ruolo tedesco nell’Euro, ed un piccolo commento in merito all’efficenza del sistema tedesco.

    Le “regole tedesche” nel sistema Euro – per altro in grandissima parte poi violate dal “fronte anti-tedesco” (clausola di no-baylout, politica della BCE etc.) – non sono nate con intenti egemonici, ma solo ed esclusivamente difensivi, come (vano) tentativo di un minimo di salvaguardia: non sono stati gli altri europei a “cadere in una trappola tedesca” ma semmai, al contrario, i tedeschi a rifiutarsi di infilarsi alla cieca in una trappola francese. Ricordiamoci che la rinuncia al marco non è stata voluta, bensí subita dai tedeschi e le “regole” (per altro logiche e consapevolmente sottoscritte da tutti) sono state necessarie per permettere a Kohl di “vendere” (cioè: imporre) il progetto euro ai suoi cittadini totalmente renitenti. Che poi gli altri (in particolare l’Italia, abituata ad un meccanismo di svalutazioni competitive) abbiano deciso di buttarsi in questa avventura francese è stata una follia di cui si dovrebbe chiedere ragione al professor Prodi (tanto piú ricordando come sia stato lui ad accettare la conversione 1€= 1936,27 Lire = 1,9558 marchi, “congelando” quindi il cambio lira/DM di allora, che era di 990 Lit/DM). Non credo siano stati i tedeschi a costringere Prodi a quel passo – caso mai (eventualmente) i suoi amici parigini.

    Nota al margine: in questi dieci anni di Euro la moneta “unica” ha subíto una perdita di potere d’acquisto (inflazione calcolata sugli “indici armonizzati” dei prezzi al consumo) pari al 19,23% in Germania e al 26,57% in Italia, quindi con uno scarto di oltre 6 punti fra i due Paesi* – una forbice che non mi sembra del tutto indifferente. Come si faccia a parlare dell’irreversibilità della “moneta unica” lo sa solo Draghi… Mi chiedo, al contrario, come si possa ipotizzare che possa restare in piedi a medio-lungo termine.

    Per quanto concerne invece l’efficenza del “sistema” tedesco essa è dovuta (1) alla “sistematicità” della logica tedesca (quindi proprio alla “testa da crucchi” che tu contesti) e poi – come giustamente esponi – (2) alla naturale tendenza a lavorare in gruppo seguendo regole precise e (3) alla (meritata) fiducia nelle strutture (abbastanza efficenti) dello Stato, nei suoi vari organi, livelli ed Enti.

    Non credo invece che la Germania abbia una schiera di politici particolarmente capaci a guidarla: anzi! Penso che l’ultimo politico veramente capace che abbia avuto la Germania sia stato il cancelliere Schmidt. Successivamente si sono susseguiti solo molti personaggi di media caratura. La Germania è – politicamente – il Paese delle “buone mediocrità”, che fanno discretamente il loro lavoro sulla base di una preparazione decente. Il fatto che anche con questa “squadra di serie B” riesca a guadagnarsi accuse di “intenzioni egemoniali” non dimostra tanto – a mio avviso – le “capacità” tedesche, quanto l’incapacità degli altri.

    E un’ultima cosa, che continuo a non capire: si continua a parlare di una Germania (Merkel) che “impone” agli altri austerity, rigore etc.. Mi domando: se qualcuno che vive da 20, 30 o 50 anni a spese altrui (credito), lavorando poco e male – e al quale hai già prestato 20.000 Euro, al quale ne hai poi “condonati” 10.000 perché sai che non potrà mai restituirti tutto ciò che gli hai già prestato e questo qualcuno viene nuovamente a chiederti altri 12.000 (per poterti restituire i 10.000 che ancora ti deve, piú 2.000 di nuovo credito), tu glieli daresti senza porre condizioni? Nessuno costringe la Grecia (Portogallo, Italia o chi che sia) a spendere piú di quanto guadagna (produce) e nessuno la costringe ad indebitarsi. Se lo fa, deve – giustamente – accettarne le condizioni (che non sono “imposizioni”). O sbaglio?

    *) I dati sull’inflazione sono tratti dal sito http://de.global-rates.com/wirtschaftsstatistiken/inflation/verbraucherpreisen/hvpi/hvpi.aspx

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  11. schwefelwolf@finanza,

    Come sai ho una grande stima dei miei amici “crucchi”. Trattasi di un termine per definire bonariamente il carattere dei tedeschi fatto di un mix di rigidità, coerenza e onestà. Doti non certo riprovevoli ma molto diverse dalla flessibilità, furbizia e tolleranza che caratterizza la maggior parte degli italiani.
    Che ci vuoi fare. A seconda dei casi possono essere caratteristiche migliori le une piuttosto che le altre. Il più delle volte però se vanno bene le prime non vanno bene le seconde.
    Per dirla altrimenti le regole dell’EURO se vanno bene a uno non vanno bene all’altro.
    Sciagurato è stato chi irresponsabilmente ha pensato che così potesse non essere.
    Detto fra noi, speriamo invece almeno che non facciano Prodi presidente della repubblica.

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  12. gaolin@finanza,

    Scusa perché l’Italia è una repubblica? o al contrario un oligarchia

    Prodi potrebbe fare peggio di Napolitano? io non credo

    L’italia è rimasta quella delle repubbliche marinare e dei gran ducati, oggi al loro posto ci sono i partiti.

    Tutto ha avuto un inizio e tutto avrà una fine, con buona pace per gli esseri umani.

    Oggi tutto è business, business, business, abbiamo ceduto da tempo la nostra anima a qualcuno che in cambio ci ha dato solo odio ed avidità, ma come al solito è meglio fermarsi QUI, , L’uomo non è il centro dell’UNIVERSO.

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  13. schwefelwolf scrive:

    gaolin@finanza,

    Sottoscrivo sillaba per sillaba! Aggiungerei: sciagurato fu chi commise l’errore, e stramaledetti siano coloro che hanno deciso di immolarci tutti nel “perseverare diabolicum”

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  14. bergasim,

    Lo scopo del post non era quello di affrontare problemi etici o esistenziali sui quali ci sarebbe molto da discutere. Hai ragione quando rilevi che, alla fine, cenere eravamo e cenere ritorneremo.

    Qui però si tratta di capire cosa ci sta capitando e, se possibile, non lasciare il mondo nelle mani di chi è portatore di politiche disastrose per la maggioranza delle persone.
    La domanda è:
    Ma perchè tanti devono accettare di finire in miseria per l’interesse di pochi?

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  15. gaolin@finanza,

    prova a a darti una risposta al di fuori della normale realtà allarga i tuoi orizzonti al di fuori della ragione umana e FORSE troverai una risposta, se al contrario nella tua testa questi dubbi non ti ronzano minimamente, be allora non nessun suggerimento.

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  16. bergasim,

    Caro Bergasim.
    Nella vita cerco di dividermi.
    Quando rifletto vado nei luoghi che aiutano a fare ciò. In chiesa ad esempio.
    Quando lavoro cerco di farlo in modo etico.
    A questo proposito non credo però che essere etici voglia dire aspirare alla miseria come modo di espiazione dei propri e altrui peccati.
    Il progresso e il benessere diffuso non sono di per sè un male.

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  17. Ma perchè tanti devono accettare di finire in miseria per l’interesse di pochi?

    Perché l’uomo si è venduto, se sei credente dovresti sapere chi realmente comanda sulla terra.

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  18. Sono state scelte imposte a livello sovracontinentale sia ai nostri amici “crucchi” che a noi, come ad altri popoli europei. Il termine Amici è reale, non è affatto ironico. Non è un’Europa dei popoli è un’europa sopra i popoli.

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  19. Vincent Vega scrive:

    gaolin@finanza,

    grazie Gaolin :wink:

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