OPEC, il cartello conferma il taglio alla produzione, ma il petrolio crolla

Scritto il alle 09:00 da Danilo DT

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Le reazioni che si possono riscontrare sui mercati finanziari, a volte sorprendono e non poco anche gli operatori più”navigati”:
Quanto è avvenuto ieri per il petrolio, ad esempio, ha incuriosito non pochi investitori.

Altri nove mesi di tagli alla produzione per cercare di dare una chiara svolta al mercato del petrolio, che fino a questo momento non ha dato segnali del tutto convincenti di ripresa. Dalle riunioni di Vienna è arrivato l’accordo tra i rappresentanti dei Paesi produttori riuniti nel cartello dell’Opec, capitanato dall’Arabia Saudita e appoggiato dall’esterno da altri grandi produttori, tra i quali la Russia: il greggio verrà pompato a ritmo ridotto fino al marzo 2018. La riunione si è tenuta a sei mesi di distanza dall’accordo che aveva messo insieme per la prima volta 24 Petrostati (quelli del cartello e altri undici) per tagliare di 1,8 milioni di barili (da 34 milioni iniziali) al giorno la produzione di oro nero, nel tentativo di far risalire il prezzo sottraendo materia prima dal mercato. (Source) 

La notizia di per sè figura come molto positiva per il prezzo dell’oro nero. Un taglio confermato fino a marzo 2018,. un accordo che mette insieme l’intenzione di più paesi facenti parte del cartello dell’Opec e non, con la volontà di fare tutto il possibile per far salire, dal lato dell’offerta, le quotazioni. Una necessità che va ben oltre al semplice intento di guadagnare più soldi. A 50$ al barile solo il Kuwait più pochi altri paesi riescono a reggere mentre per la massa dei paesi produttori, la situazione rischia di diventare insostenibile.
Qual’è stato il risultato? Eccolo…

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Petrolio in caduta libera. Motivi? Secondo molti bisognava fare di più. Secondo altri si tratta delle più classiche prese di profitto a notizia avvenuta. Secondo altri ancora, lo shale oil rappresenta un rischio enorme, complice una tecnologia per l’estrazione che migliora e rende sempre più conveniente questa tecnica innovativa.

Ma è anche vero che nel breve termine a dominare è sempre la speculazione ed a lungo andare le quotazioni sono destinate, secondo il mio parere, a tornare in area 55-60 $ al barile, anche se la stessa EIA, Agenzia internazionale dell’Energia, ha evidenziato segnali di calo di domanda da parte di Paesi precedentemente molto importanti come l’India, gli Usa, la Germania e la Turchia. Torna quindi determinante la questione della crescita globale. Se il mondo frena, il petrolio rischia di essere debole. Ma il cartello dell’OPEC, che rappresenta però solo il 55% della produzione, ha la forza politica, visto un accordo che oltre i paesi aderenti all’OPEC stesso, di poter dirigere il prezzo fino al target previsto. Almeno fino a marzo 2018.

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1 commento Commenta
lucianom
Scritto il 26 maggio 2017 at 17:23

Suvvia, di cosa vi meravigliate, ora che tagliano la produzione il prezzo sta diminuendo, quando anni fa aumentavano la produzione il prezzo saliva, mi ricordo aveva raggiunto 160 dollari e GS aveva previsto sarebbe arrivato a 200.. Niente di nuovo sotto il sole!!!!!!!
Ciao a tutti

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