MONTE dei PASCHI: parte la conversione dei bond, ma OCCHIO alla risoluzione!

Scritto il alle 08:30 da Danilo DT

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La notizia è rimbalzata su tutte le agenzie di stampa ieri sera.
MPS parte con uno di quelli che viene definito come un pilastro per il buon esito della ricapitalizzazione e del risanamento “definitivo” dell’istituto di credito senese.
Si tratta della conversione su base volontaria dei bond subordinati, pari a circa 4.2 milioni, con l’obbligo per gli aderenti di reinvestire il corrispettivo incassato nell’aumento di capitale da 5 miliardi, di cui circa 2,1 miliardi sottoscritti nel 2008 da circa 40 mila clienti.

Oltre a questa cifra si va ad aggiungere un obbligazione definita “Fresh” (tecnicamente non della banca ma convertibile in azioni Mps) per un ulteriore miliardo. I bond “senior” e quindi senza clausola di subordinazione, al momento sono chiamati fuori dall’operazione. Quindi gli obbligazionisti “tradizionali” possono tirare un sospiro di sollievo.
Bene, questa è la teoria. E queste sono le attese del Board di Monte dei Paschi.

(…) Dalla conversione dei bond sono attesi circa 1,5 miliardi di euro. Per convincere i bondholder si farà leva su un premio concesso rispetto agli attuali valori di mercato: per i titoli Tier 1, più rischiosi, la proposta di conversione dovrebbe essere attorno all’85% del nominale, mentre per i bond Tier II, meno rischiosi, la conversione dovrebbe avvenire al 100% del nominale, cioè alla pari. Dovrebbe essere questa la proposta per i bond in mano al retail: in ogni caso sarà «notevole», spiega una fonte a conoscenza del dossier. Oggi si conosceranno tutti i termini. (…) (CdS) 

Bello leggere per l’ennesima volta che si fa il conto senza l’oste. L’utilizzo dei termini “si prevede”. “dovrebbe”, “sono attesi”, rende l’operazione aleatoria e relativa. La domanda da porsi è d’obbligo. La teoria è una gran bella cosa. Ma se poi i fatti non vanno come previsto?

(…) La scommessa di Mps e delle banche d’affari Jp Morgan e Mediobanca è che i bondholder convertiranno almeno una parte dei titoli, perché già esposti al rischio Mps. Di fatto è una sorta di «dilemma del prigioniero»: se non converto i bond, l’aumento non avrà successo e quindi perderò il mio credito se Mps finirà in bail-in; se converto tutti i bond, il mio rischio aumenterà rispetto a quello che ho adesso come creditore (e avvantaggerò chi non convertirà i bond); dunque potrebbe essere conveniente mediare il rischio scambiando solo parte dei bond.(…)

Il “dilemma del prigioniero” che imprigiona per l’ennesima volta l’obbligazionista che si ritrova nel dover accettare un’operazione tutt’altro che ordinaria. Anche perchè c’è una cosa da dire. Se la conversione dei in azioni Mps “non avesse un esito soddisfacente”, le banche del consorzio potrebbero sottrarsi all’impegno di garantire l’eventuale inoptato dell’aumento di capitale, con la conseguenza che Mps “non riuscirebbe verosimilmente” a chiudere la ricapitalizzazione. E se ciò avvenisse, Mps potrebbe essere sottoposta “ad azioni straordinarie da parte delle autorità competenti, che potrebbero includere l’applicazione degli strumenti di risoluzione“. Questo è quanto si legge da una nota ANSA  che suona da minaccia. Quindi siamo ancora molto lontani dal poter dire che si è arrivati a delle soluzioni. La strada è ancora molto lunga.

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Danilo DT

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2 commenti Commenta
nimbro
Scritto il 15 novembre 2016 at 15:42

Penso che, alla fine, la conversione avverrà non proprio su base volontaria.
Ma domando ancora una cosa: sono state vendute obbligazioni subordinate a risparmiatori che, forse, non conoscevano esattamente il rischio che andavano a sopportare e, adesso, verranno invitati ad aderire ad una conversione in strumenti ancora più rischiosi di quelli in loro possesso.
Bella Italia davvero!!!!
Mi piacerebbe sapere se verranno modificati, ad arte, i profili di rischio dei clienti per farli aderire a questo “aumento di capitale”.

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paolo41
Scritto il 15 novembre 2016 at 20:16

nimbro@finanza,

certo, hai perfettamente ragione: il 50% dei possessori dei titoli sono piccoli risparmiatori ai quali, probabilmente hanno appioppato le obbligazioni e, già che c’erano, anche qualche azione MPS. Artifizi come quelli che stanno mettendo in atto è la dimostrazione che la banca è cotta e fallita, ma la tengono su con i fili per evitare che si sfasci il sistema bancario italiano e a ruota quello europeo. Qui siamo vicini ad un’altra Lehman…. naturalmente tutto dopo il referendum….. Voglio vedere come affronteranno il problema i nostri politici specialmente nel caso che prevalga il NO. Più che un problema è una patata bollente pronta…. a scoppiare.

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