Italia e Grecia fanalini di coda per produttività

Scritto il alle 11:05 da Danilo DT

L’indice PMI manifatturiero dell’Eurozona è ancora in contrazione anche se in marginale miglioramento.
nelle slide sottostanti troverete anche il dettaglio dell’andamento dei vari sottoindici nazionali.
Pecore nere? Ahi ahi ahi…Italia e Grecia, ormai in piena recessione.
Occorre intervenire quanto prima su crescita e produttività, sennò finisce male…

STAY TUNED!

DT

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lampo
Scritto il 4 settembre 2012 at 22:59

DT permettimi una provocazione. In Italia è da quando lavoravo “proficuamente” nel settore manifatturiero che sento parlare che bisogna aumentare la produttività.
Poi sono successi tanti avvenimenti tra cui:
– i primi effetti della globalizzazione (oggi evidentissimi e non arrivati ancora al loro massima manifestazione);
– liberalizzazione del mercato del lavoro (intitolando una legge ad una persona che in realtà aveva in mente tutt’altro… ma lasciamo perdere);
– razionalizzazione del costo del lavoro mandando in prepensionamento (o spesso licenziamento volontario a seguito di bonus) i lavoratori della generazione più vecchia (diciamo dai 50 anni in su) che costavano troppo (sulla base dei nuovi canoni) per sostituirli con apprendisti, cococo, cocodé e via dicendo, avendo immediatamente un risparmio (pessima lungimiranza… ma lasciamo perdere);
– i lavoratori oltre i 35-40 anni non li voleva più nessuno;
– aumento estremo della precarizzazione (non credo che serva citare le statistiche attuali), anche dove non c’era la necessità;
– inversione di marcia in alcuni settori, visto che molte aziende (troppo tardi) dopo aver incassato i risparmi ottenuti, si sono improvvisamente accorte di aver perso molto del know-how (e dell’arte di lavorare) dell’azienda che era nelle mani e idee di chi hanno mandato frettolosamente in pensione o volontariamente via… (conseguente nuova ricerca di lavoratori esperti del settore, in alcuni casi pagandoli più profumatamente di quelli mandati via);
– aumento della disoccupazione giovanile (anche perché gli stipendi in entrata, a causa della deformazione nell’uso degli stage, sono così bassi che spesso la paghetta dei genitori è più alta…).
– viavai sempre più frequente di personale all’interno delle aziende, con ovvia conseguenza di una maggiore disorganizzazione del lavoro (se lavoro per tre mesi… perché mi devo rompere le scatole ad ottimizzarmi il posti di lavoro se poi so che non continuerò… magari ancor più scoraggiato anche nel lavorare… visto che è il decimo contratto precario…)

Ovvio che tutto questo ha portato nel corso dell’ultimo decennio sicuramente ad una diminuzione del costo del lavoro (come media) ma contemporaneamente all’effetto di una diminuzione della produttività, organizzazione del lavoro, efficienza, know-how dei processi, voglia di ottimizzare e migliorare il processo produttivo (tramite consigli e dedizione al lavoro, anche perché che si preferisce mantenere segrete le proprie conoscenze… in modo da rendersi “quasi” indispensabili per evitare la perdita del proprio posto di lavoro), maggiore conflittualità, ecc.

Ecco quindi che molte aziende, per risparmiare o per pessima lungimiranza, non si sono rese conto di essersi spogliate da sole di quel quid in più (di know-how, produttività, conoscenza, competitività, ecc.) che gli permetteva di essere concorrenziali e di mantenersi sul mercato.

Permettimi quindi… che alla solita favoletta (spesso citata da una nota associazione di industriali) che bisogna aumentare la produttività non ci credo.

Forse bisogna riformare il mercato del lavoro, effettuare più controlli in modo che i contratti sia idonei alla tipologia di lavoro effettivo e ci siamo meno deformazioni nel loro utilizzo.
Poi fare dei corsi in modo che i datori di lavoro capiscano cosa significa fare l’imprenditore e valorizzare le risorse umane (anche se preferisco il termine adottato da un mio precedente datore di lavoro… che nei colloqui commerciali con le controparti quando queste proferivano il termine “risorse umane”: i miei collaboratori! Provate, se avete occasione di andare all’Ikea, ad andare in bagno e vedere cosa c’è scritto sul cartello che spiega cosa fare se si trova il bagno sporco…)

Ecco quindi che a causa della solita “furbizia all’italiana” e la poca lungimiranza, ci siamo fregati da soli (almeno in parte).

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