ELEZIONI FRANCIA: Mercati Euforici. Ma non basterà una vittoria di Macron

Scritto il alle 08:45 da Danilo DT

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Direi proprio che il mercato ha preso positivamente il ballottaggio francese per le Presidenziali che vedrà protagonisti Macron e la Le Pen. Ovvio, si dà già per scontata la vittoria del volto nuovo della politica francese e, per certi versi, ha fatto tirare un sospiro di sollievo scemando il timore di una possibile Euroframmentazione.
La cosa che sorprende è che…finalmente i sondaggi avevano annunciato dei minimi scostamenti tra i candidati presidenziali e, per una volta, hanno previsto correttamente l’esito elettorale. E per gli elettori d’oltralpe la scelta che si presenta la si può riassumere in questa logica.

Da una parte troviamo un volto nuovo che spinge per rimanere nell’Eurozona e nelle logiche del libero scambio e della globalizzazione, prediligendo fondamentalmente un programma social-liberale. Quindi nulla di particolare rivoluzionario rispetto al mondo attuale.

Dall’altra parte, invece, troviamo l’incognita di una candidata che propone soluzioni molto più estreme , permettetemi, un programma economico discutibile se non addirittura senza logiche e futuro. e un programma economico senza futuro.

Basandosi su queste logiche, i canditati usciti dalle primarie si sono espressi per la maggioranza a favore di Macron ed i mercati, oggi, si aspettano un risultato abbastanza netto al ballotaggio, con quest’ultimo vincente con il 65% delle preferenze.

Non dite gatto se non ce l’hai nel sacco.
Un’altra curiosità su come si è distribuito il voto in Francia.

(…) Nella città più colpita dal terrorismo e con il maggior numero di immigrati, Parigi, Macron è al 35%, Marine Le Pen al 5. A Lione il «candidato del sistema» supera il 30, la «candidata del popolo» non arriva al 9. (…) Marine non sfonda neppure nelle banlieues. (…) Eppure nella maggioranza dei dipartimenti è in testa Marine. Che supera il 30% nel Nord delle miniere e delle fabbriche chiuse, nel Sud dell’idilliaca Valchiusa che ispirò Petrarca, e a Est, in Alsazia e Lorena, sulle rive del Reno e della Mosella, dove si è francesi d’elezione anche per odio al Kaiser che spediva le reclute nella Prussia orientale o in Slesia. (Source) 

La vittoria appare fin troppo scontata e poi mancano ancora due settimane. Inoltre non dimentichiamo gli scarti limitati che separavano i candidati alle primarie. Quindi c’è il rischio che in molti non vadano a votare, oppure molti altri puntino a favore di chi considerano come il “meno peggio”. Sommando le due variabili, eventuali sorprese non si possono mai escludere.

Occhio alle elezioni legislative di giugno!

E poi non dimenticate un altro tassello che i media stanno sottovalutando. Diamo per scontata la vittoria di Macron. Ma poi avremo le elezioni legislative (11 e 18 giugno) che costituiranno un altro momento decisivo, poiché per poter governare in Francia occorre una maggioranza parlamentare.
E la lotta sarà di certo pesante anche perché la Francia non è di certo il paese più sano del’Unione Europea. Un debito e una spesa pubblica da ridurre, il tasso di disoccupazione da limitare, un’economia che resta allo stallo e che non ha saputo approfittare delle mosse BCE per tornare a crescere. Proprio come l’Italia.

Quindi, come potete vedere, diventa abbastanza chiaro che la Francia sta tendendo a diventare una nuova Italia, sempre che non cambi qualcosa e si riesca a mettere un freno a questa fase difficile.

La campagna elettorale per giugno ornerà a snocciolare programmi e promesse. Il primo obiettivo sarà rendere governabile la Francia. E per avere questa pseudo certezza, occorre ancora attendere un paio di mesi.
Quindi…è giustificata tutta questa euforia?

Beh, consideratelo un “sospiro di sollievo”, un modo per dire “l’abbiamo scampata per ora”, ma è presto per cantare vittoria. Intanto è giusto approfittare del “momentum” e salire sul carro imbizzarito che porta verso l’Eden del guadagno. Ma è anche importante, come sempre, essere ben coscienti che stiamo salendo sul…nulla.

Inoltre è evidente che si sono generati ovunque gap a profusione. Eccovene un esempio. Questo è il DAX.

Grafico DAX

grafico-dax-2017-elezioni-macron-gap-aperto

Ma questi gap poi devono essere chiusi? Nel grafico stesso vi do la risposta. Possono anche essere dei gap di fuga. E in tal caso inutile aspettare il pull back. Ora, se devo guardare i due gap tropo tante somiglianze… Quindi anche in questo caso è una fuga? Lo scopriremo solo vivendo. Intanto cinture allacciate e siate pronti. Cavalcare la bolla è sempre bello e remunerativo ma, se ti lasci prendere di sorpresa, diventa un dramma.

STAY TUNED!

Danilo DT

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1 commento Commenta
draziz
Scritto il 26 aprile 2017 at 12:04

Possono passare anche 6 mesi, ma prima o poi il gap viene chiuso, in un senso o nell’altro.
E sul nostrano mi pare di ricordare qualcosa rimasto aperto intorno a 17.800…
Con che fiducia puntare verso l’alto quando sotto è rimasto un buco?
Ovvio, la bisca è sempre aperta…

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