QE: è anche questione di punti di vista

Scritto il alle 10:43 da Danilo DT

varoufakis-padoan

Da una parte la visione critica ma realistica di Varoufakis sul quantitative easing europeo. Dall’altra quella sognatrice e positiva di Padoan. Chi dei due avrà ragione? Intanto la bolla speculativa sugli asset è indiscutibile e diventa difficile capire dove ci potrà portare.

Il workshop Ambrosetti resta sempre un appuntamento molto interessante in quanto mette a confronto punti di vista anche molto divergenti, malgrado la “vicinanza” degli interlocutori.
Nella fattispecie mi riferisco a Varoufakis, Ministro delle Finanze della disastrata Grecia, e Padoan, sempre Ministro delle Finanze della “abbastanza disastrata” Italia.
Entrambi i paesi fanno parte della cosiddetta area dei “Periferici” dell’Eurozona, la parte più estrema, i cosiddetti PIIGS. Quindi un qualche imparentamento tra i due paesi è evidente. Malgrado questo, i due personaggi in questione hanno punti di vista totalmente divergenti sul quantitative easing Europeo.

Varoufakis, come avete letto nel post del week end,  ha proposto un cosiddetto “piano Merkel” che teoricamente non è certo da scartare, ma è imposibile da fare, quantomeno con QUESTA Europa. Per farla breve, secondo l’affascinante ministro Greco questo QE sarà un grande INSUCCESSO:

(…) Il ministro greco debutta pescando una citazione colta del 1971 (“la vigilia del crollo del sistema monetario di Bretton Woods”, ricorda lui). La frase è di Nicholas Kaldor, l’economista keynesiano di Cambridge: “Un’unione monetaria non può precedere l’unione politica”. L’effetto sulla sala è quasi magnetico. Varoufakis ha già preso pieno possesso dell’attenzione di tutti. “Dobbiamo uscire dalla prigione delle false scelte”, osserva, e fra queste mette gli interventi sui mercati della Bce: “Quel tipo di operazione si dimostrerà peggiore e più inefficace in Europa che negli Stati Uniti o in Giappone – dice Varoufakis – perché la Bce interviene in modo frammentato sul debito di 19 Paesi diversi”. Molto meglio, illustra, se la Banca europea degli investimenti emettesse titoli per oltre mille miliardi di euro e Francoforte li comprasse, finanziando così un piano di grandi opere in tutto il continente. (…) (Rep) 

Un’unione monetaria non può precedere un’unione politica. La denuncia di Varoufakis è assolutamente difendibile e mette a nudo una delle tante incongruenze della nostra Unione Europea. In un momento così delicato, bisognerebbe ritrovarsi con un meccanismo oliato e perfettametne funzionante, che quindi permette alla liquidità “generata” dalla BCE, di entrare in circolo nell’economia, investendo soprattutto sulle infrastrutture e creando le basi per una vera ripartenza economica. Ed invece…ci troviamo con un QE che effettivamente non può funzionare. Basta pensarci un attimo: che se ne faranno le banche della liquidità ottenuta vendendo i BTP alla Bce con un tasso di sofferenze bancarie che continua sempre a crescere? Mica inizieranno da prestare soldi anche agli imprenditori in difficoltà, con la consapevolezza che molto probabilmente saranno soldi persi?

sofferenze-italia

Ma di diverso avviso è il nostro ministro Padoan…

E così, mentre gli addetti ai lavori mostrano ottimismo anche sulla ripresa delle assunzioni, il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, e il titolare delle Finanze, Pier Carlo Padoan, hanno tracciato un quadro di rinnovata positività: “C’è un ottimismo nuovo che non c’era fino a poche settimane fa”, ha detto il governatore intervenendo a un seminario di Cernobbio, aggiungendo che “è scoppiato con il Quantitative easing” della Bce, i mille miliardi di acquisti di titoli sul mercato che abbassano il rendimento dei titoli di Stato. Ma non tutto si spiega con le mosse di Draghi: “In realtà c’è qualcosa di più profondo – ha affermato – sul piano qualitativo gli indicatori sono tutti favorevoli. E poi ci sono le aspettative, gli animal spirits, c’è tanta fiducia”. (Rep) 

Ambè,se poi ci sono gli spiriti animali... Siamo d’accordo sul fatto che il QE comprime in modo importante I tassi verso il basso, permettendo agli stati di risparmiare fior di quattrini sugli interessi del debito pubblico. Ma poi…tutto il resto? Siamo certi che sia così positivo per l’economia dell’Eurozona?

Gli effetti che può portare sono legati, secondo me, soprattutto all’effetto “ricchezza” che si viene a generare grazie alla bolla speculativa che porterà plusvalenze ai possessori di asset sui mercati. E poi? Ok, c’è il super Dollaro, finchè dura, che effettivamente è cosa non di poco conto. Su tutto il resto, permettetemelo, continuo ad essere molto dubbioso, vista anche la bolla sugli asset in corso (e siamo solo a marzo 2015).

STAY TUNED!

Danilo DT

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5 commenti Commenta
kry
Scritto il 16 marzo 2015 at 11:39

MI SCUSO IN ANTICIPO. Uno di quelli in foto non era lo stronzo che diceva che il problema dell’europa non era la grecia ma il debito italiano ? La stretta di mano significa che tra merde ci si intende ?

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kry
Scritto il 16 marzo 2015 at 11:44

” che se ne faranno le banche della liquidità ottenuta vendendo i BTP alla Bce ” io mi domanderei quanti utili si fanno per ripianare le perdite nascoste nei bilanci, e concordo sul continuo ad essere molto dubbioso, vista anche la bolla sugli asset in corso. DOMANDO, c’era stato ancora un periodo così breve in cui sia i titoli di stato e le borse salissero in contemporanea in maniera così impetuosa?

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Scritto il 16 marzo 2015 at 13:01

Leggendo l’Analisi di S&P forse qualcosa cambierà anche per le banche italiane…

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Scritto il 16 marzo 2015 at 13:04

HUH, se si punta su quei servizi…. ci sarà da ridere…
Con quale qualità? Ah si…Mifid2 e consulenza fee only…
Il mercato non è sufficentemente maturo per queste cose (parlo di ITALIA)

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paolo41
Scritto il 16 marzo 2015 at 20:47

l’unione europea è stata un’unione “politica” sui generis causata dalla paura che generava il popolo tedesco nuovamente unito dopo la caduta del muro di Berlino. Fu creata (con la spinta degli USA e dell’UK, che furbescamente hanno tenuto la loro moneta) la così detta “fortezza Europa” che aveva lo scopo di contenere eventuali rigurgiti nazionalisti tedeschi.
Come collante i “cretini” di allora usarono l’euro e quelli ancora più cretini falsificarono i numeri per entrare nell’euro. Saranno dieci anni che ripeto che l’euro e la gestione dello stesso da parte dei teutonici equivale ad avere un cappio intorno al collo; oggi la stragrande maggioranza degli europei ne farebbe volentieri a meno (naturalmente esclusi i super pagati burocrati di Bruxelles e Francoforte) e continuo ad augurarmi che il crescente convincimento della nefandezza dell’attuale configurazione EU porti ad una revisione o addirittura all’implosione della stessa.

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