Petrolio ancora positivo. Ma occhio a COT e a produzione prevista in calo.

Scritto il alle 09:15 da Danilo DT

Quotazione petrolio: indicazioni ancora positive per l’oro nero che chiude in area 106 $/bar. Stagionalmente l’estate è sempre un periodo positivo per il petrolio, e anche questa volta non è da meno.
Il grafico però incuriosisce non poco. Come vedete, il Wti è chiuso come all’interno di un box, tra le quotazioni di 103-109 $/bar. Ed è interessante anche vedere il COT in basso. Quando in passato le posizioni di Large Traders e Commercial Hedgers si estremizzavano e si distanziavano in questo modo, successivamente arrivavano le correzioni.

Grafico WTI petrolio con COT

Ma nello stesso tempo questo grafico suggerisce cautela per lo short. La produzione sembra in deciso calo su scala mondiale. Quindi possibili correzioni di breve periodo ma attenzione che la poca materia prima estratta potrebbe influenzare sensibilmente il prezzo (stime MS Research).

STAY TUNED!

DT

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12 commenti Commenta
bergasim
Scritto il 13 agosto 2013 at 09:53

tic toc

http://www.zerohedge.com/news/2013-08-12/inside-chinas-real-estate-bubble

Si sale va tutto bene

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john_ludd
Scritto il 13 agosto 2013 at 15:40

E’ difficile capire se NON si vuole capire. La produzione di petrolio NON è il numero che devi guardare. Devi guardare le ESPORTAZIONI di petrolio dato che, per esempio noi in Europa, non produciamo petrolio. Le esportazioni vengono da una manciata di paesi i quali stanno aumentando rapidamente il consumo e quindi esporteranno sempre MENO e non di più come vorreste credere. Inoltre la stessa IEA che è un organismo sovra-governativo e che “massaggia” le proprie previsioni ripone tutte le proprie residue speranze di aumento del petrolio disponibile nella possibilità che l’Iraq possa nel 2020 produrre 10 milioni/giorno e l’Arabia aumenti la propria a 14. Peccato che la produzione in Iraq sia in calo, scesa per la prima volta sotto i 3 milioni/giorno e che i sauditi non possano salire oltre 12 (sono fermi a 10 e non hanno intenzione di salire dato che sanno di essere l’unico paese con ampie riserve che farà pagare molto di più in futuro a chi se lo potrà permettere). Nessuno sta investendo in Iraq perchè ti ammazzano se lo fai e non esiste nessuna possibilità che il paese possa produrre i 6 milioni previsti per il 2016. Per la Libia, su scala minore vale lo stesso discorso. Petrolio di nuovo economico ? Possibile se elimini fisicamente almeno un paio di miliardi di persone. Il crash del 2008 avvenne quando il petrolio salì a 140 dollari, evento del tutto causale per chi guarda dall’altra parte.

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lampo
Scritto il 13 agosto 2013 at 16:26

john_ludd@finanza,

Chissà come procede con la piantagione di alghe in USA finanziata dal Dipartimento per l’Energia… anche perché in Asia non stanno con le mani in mano (ricerca finanziata dall’India):
http://www.academia.edu/2370032/Energy_Balance_and_Exergy_analysis_of_large_scale_algal_biomass_production
All’apertura del link chiudere la finestra pop-up e potrete leggere l’articolo
E’ un po’ tecnico, ma in pratica fa il conto della serva per riuscire a capire se convenga o meno produrre combustibile dalle alghe.
Molto interessante secondo me (se poi avete pazienza di ricercare anche i nomi delle aziende che ci stanno investendo… l’interesse diventa duplice).

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lampo
Scritto il 13 agosto 2013 at 16:34

Chiedo scusa: ho dato per scontato che molti lettori conoscano il processo di produzione di combustibili dalle alghe.
Qui un articolo ben fatto, che mostra anche i contributi del Dipartimento dell’Energia USA:
https://www.wpi.edu/Pubs/E-project/Available/E-project-101610-134209/unrestricted/AlgaeIQP10-11-2010%5Ball%5D%5Bfinal%5D.pdf

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john_ludd
Scritto il 13 agosto 2013 at 18:05

lampo,

se il 100% della produzione annuale di cereali e zucchero fosse devoluto alla produzione di bio carburanti questa sarebbe in grado di sostituire solo il 20% dei carburanti liquidi fossili consumati in un solo anno. Come al solito noto che non esiste alcuna intenzione di approfondire il tema con dei numeri ma si preferisce cullarsi nell’illusione di turno. Certo che puoi produrre tonnellate di carburanti con le alghe, l’olio di palma e la cacca, ma è fisicamente limitata ora e sempre a una frazione di quanto consumiamo ora. Ci sono delle leggi fisiche che governano la creazione e il rimpiazzo della biomassa la quale per svilupparsi richiede energia solare e nutrienti chimici. Ci sono voluti decine di milioni di anni per produrre gli attuali depositi di combustibili fossili che altro non sono che l’accumulazione in forma chimica di energia solare e gravitazionale prodotta su scala geologica. Stiamo consumando in pochi decenni l’energia che la natura ha immagazzinato in un processo che tecnologicamente è al di sopra delle nostre capacità e che è andato avanti per DECINE DI MILIONI DI ANNI. Ci riesci a comprendere la differenza oppure no ? Sono davvero stanco di scrivere, tutto quello che ottengo sono “alghe”, nessuna osservazione, niente, il vuoto assoluto. Eppure ho pubblicato links a decine. Sconfortante. Non è davvero il caso di insistere oltre. Tutto quello che dovreste sapere è scritto qui:

http://www.amazon.com/Peeking-Peak-Oil-Kjell-Aleklett/dp/1461434238

Ludd è morto.

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lampo
Scritto il 13 agosto 2013 at 19:10

Purtroppo non si è capita l’ironia del mio intervento in particolare per riguarda il Dipartimento di energia Usa.
sappiamo tutti che il picco del petrolio e PASSATO ripeto PASSATO.
La produzione da alghe non può sostituire il fabbisogno del petrolio per i motivi millenari che hai egregiamente spiegato.
Anche perché non si capirebbe come mai è stata fatta questa conferenza:
http://www.eia.gov/conference/2009/session3/Sweetnam.pdf
dove trovi un grafico che ben conosci. :wink:

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lampo
Scritto il 13 agosto 2013 at 19:18

L’aspetto che più deve preoccupare non è tanto il picco passato del petrolio.
Ma la fine di un periodo di diversi decenni di pace, visto che si è generalmente entrati in possesso di riserve energetiche oppure se ne è preso il controllo attraverso guerre.
Almeno così è sempre successo in passato, anche se le motivazioni del conflitto magari parevano altre. Giustificazioni ad uso e consumo dell’ opinione pubblica

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john_ludd
Scritto il 13 agosto 2013 at 21:00

lampo,

caxo ! ma proprio con le alghe che puzzano di pesce, proviamo almeno con il residuo del mosto che almeno prima ci divertiamo ! la vita è breve, meglio un pò brilli che perfettamente tristi e sobri.

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john_ludd
Scritto il 13 agosto 2013 at 21:07

lampo,

la IEA è un organo politico, i dati statistici sul passato sono ok, le previsioni sempre sistematicamente errate (lo fanno apposta). Quello che è utile è seguire come hanno progressivamente ridotto le previsioni… nel 2005 prevedevano 130 milioni di produzione nel 2030, ora sono arrivati a ipotizzare uno scenario di “bassa crescita”(SIC !) e propongono un bel 95 milioni. La prossima edizione ridurranno ancora un pò (effetto Mitridate). Nel 2030 sono certo che prevederanno con assoluta previsione la produzione del 2030. I mercati che sono delle discount machines chissà quani secondi ci metteranno, quando il giorno verrà, a prezzare il valore attuale netto degli asset che ben conoscete una volta che nella formula imbecille del DCF mettono 0% o -1% di crescita annua invece che +5%. Chissà cosa va prima a zero, equity o bond ?

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lampo
Scritto il 13 agosto 2013 at 21:22

john_ludd@finanza,

Sì infatti spesso mi sono divertito a vedere tra un report e l’altro quanto hanno “azzeccato” le previsioni… spesso, come avevo postato tempo fa, lo faccio anche con l’FMI e le sue previsioni sul PIL. :wink:
Forse fra qualche anno non renderanno più consultabili i rapporti precedenti… anche se la gente, oltre ad avere la memoria corta, non credo neanche che sia così interessata a leggerli (investitori compresi).

Chissà cosa va prima a zero, equity o bond ?

A giudicare dalla storia passata… dovrebbero essere la seconda:
http://www.investorsfriend.com/asset_performance.htm

Ma non diciamolo ad alta voce… altrimenti se lo legge Bergasim, poi si incaxxa (anche se lo dovrebbe sapere già), e incomincia a postare link su link che dicono il contrario :wink: [Ovviamente lo dico in maniera affettuosa… :wink: ]

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john_ludd
Scritto il 13 agosto 2013 at 22:00

lampo,

la storia passata non ha alcun valore in presenza di una discontinuità. C’è gente che continua a pretendere di trovare conforto in dati relativi al passato, ma il sistema socio economico dei giorni nostri non è stazionario e neppure ergodico, quindi le statistiche relative al passato valgono per un pò, poi per niente. L’unico studioso accademico che sembra avvicinarsi a questo assunto è Didier Sornette. Nassim Taleb non è un accademico tradizionale e ha fatto fortuna denominando la discontinuità del mondo reale come “cigno nero”

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lampo
Scritto il 13 agosto 2013 at 22:13

john_ludd@finanza,

C’è stato anche un matematico, che però l’ha affrontato da un punto di vista singolare durante gli ultimi decenni della sua vita (in realtà anche prima): Benoit Mandelbrot di cui Taleb è indubbiamente un degno successore (mi dispiace che per certi versi Mandelbrot sia poco conosciuto per le sue ricerche in campo finanziario… probabilmente dopo il prossimo uragano finanziario… qualcuno lo prenderà più seriamente in considerazione).
Non per niente c’è stato un enorme dibattito su Basilea3 e l’utilizzo dei sistemi di misurazione del rischio basati sul VaR.
Ma vado fuori dal contesto del post.

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