Lotta all’evasione fiscale: il fenomeno Cina in Italia

Scritto il alle 17:05 da Danilo DT

GUEST POST: La nostra fetta di Cina (che non paga le tasse)

Vorrei attirare la vostra attenzione su un fatto che pur nella sua tragicità, sta scoperchiando un vaso di Pandora . Mi riferisco ai fatti di Torpignattara. Vi prego di sgombrare il campo da qualsiasi ipotesi xenofoba o razzista perchè non è questa la mia visione. Ho il massimo rispetto dell’operosità della comunità cinese.

Ma in un momento in cui il mio Governo mi impedisce di fare operazioni in contanti oltre i mille euro, e promuove l’operazione Cortina, non posso fare a meno di chiedermi come un baretto di periferia possa produrre 16 mila euro di incasso. Erano troppi anche i primi 3000. E non credo assolutamente alla storia delle rimesse. Perchè basterebbe un indagine minimamente seria con nomi e cognomi e giustificativi commerciali per cominciare a sollevare quel velo sulle operazioni che avrebbero portato a quelle rimesse

A voler affrontare approfonditamente l’argomento ho la netta sensazione che si scoprirebbero cose interessanti . Magari che in un modo o nell’altro quando c’è di mezzo un’attività cinese esiste sempre , dico sempre , in qualsiasi aspetto una fortissima componente di illegalità.

Nell’abbigliamento , la miriade di laboratori che ormai sono endemici in zone franche come Prato, il comasco, parte dell’Emilia e della Toscana arrivando ai territori patria della Camorra, vengono prodotte merci dove la materia prima arriva per la quasi totalità dalla Cina, la produzione sfrutta manodopera con un sistema assolutamente illegale che produce concorrenza sleale e che, partendo da un evasione contributiva e di diritto del lavoro, non può che continuare la sua illegalità con l’evoluzione dell’evasione di IVA e quant’altro.

Tutta questa filera va ad alimentare in altissima, e quando dico altissima immaginatevela altissima, percentuale i mercatini rionali , oltre ad una pletora di scadenti negozietti di serie B e C ( molte volte gestiti anche da Italiani ) Il tutto produce un danno complessivo alla nostra ormai debolissima distribuzione ordinaria che potrebbe costituire quello che in altro ambito viene definito “colpo del coniglio”.

Oggi qualsiasi capo di abbigliamento che vedete comparire nei mercatini rionali , ha una buona possibilità  (molto vicina al 100%) di essere di provenienza cinese nella materia prima e di produzione cinese in Italia. E le possibilità che nei suoi vari step ,comporti evasione fiscale sono del 100%. Naturalmente nessuno ci obbliga ad acquistare, ma sarebbe interessante che mentre vedo passare in Tv lo spot dell’evasore fiscale, passasse anche uno spot dell’acquirente stolto che gira la faccia dall’altra parte. Ricordando che la catena non si chiude comunque con un vantaggio nazionale, anzi il contrario. La comunità cinese ha una fortissima componente autarchica ed è impermeabile alla contaminazione del nostro prodotto nazionale se può farne a meno. Solo i più giovani in alcuni casi ,che possono tranquillamente considerarsi eccezioni, fanno interscambio. Tutta la ricchezza prodotta riprende la via di casa sotto forma di rimesse. Infatti stanno nascendo ormai come funghi anche negozi alimentari dove il gioco si ripete., e dove i controlli servirebbero ancora di più in relazione anche ad un discorso sanitario.

Sarebbe interessante notare , che in un momento di contrazione fortissima di mercato dove operatori italiani sonno costretti a chiudere, operatori cinesi stanno aprendo attività i cui i costi di gestione non sono assolutamente in linea coi fatturati possibili. Esistono cattedrali ormai perfino nelle campagne desolate, che offrono megaspazi con migliaia di prodotti destinati a restare sugli scaffali per mesi, e che anche se ottenessero successo di vendita, a causa del prezzo bassissimo non potrebbero in alcun modo sostenere i costi di gestione.

Non ci si può non chiedere il perchè di questo silenzio, anche se la risposta è scontata. Ma neanche si può far finta di non capire che prima o poi il parassita ucciderà l’ospite. Nel mondo animale quando i parassiti sono troppi, l’animale colpito si tuffa in acqua per liberarsene, perlonemo di una parte. Quasi tutti gli animali…meno l’alce.

Vogliamo fare la fine dell’alce?

Ottofranz

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Lotta all’evasione fiscale: il fenomeno Cina in Italia, 9.5 out of 10 based on 2 ratings
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16 commenti Commenta
paolo41
Scritto il 9 Gennaio 2012 at 17:36

…controlli….rigore e chi bara..torna a casa a sue spese, previa confisca delle attività e, se è condannato alla galera, va a scontare la pena in Cina.
Siamo proprio un paese di fessi che si fanno prendere per il fondello dalla mattina alla sera !!!

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zanella51
Scritto il 9 Gennaio 2012 at 18:18

concordo con paolo41 siamo proprio un paese di coglioni che si fa mettere i piedi in testa da tutti, adesso con la scusa della xenofobia saranno ancora più liberi di fare i comodi loro.

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perplessa
Scritto il 10 Gennaio 2012 at 00:08

a Bologna dove vivo nel ns mercato più grosso, la Piazzola, ormai gli esercenti sono da anni extracomunitari, cinesi, pakistani e via discorrendo.come hai detto non è che siamo obbligati a acquistare i loro prodotti, ma i prodotti made in Italy sono più cari, e la gente non ha più i soldi per comprarli.Nero o bianco: non so se gli ambulanti italiani dichiaravano. Un fatto è certo, l’acquirente ha diritto di esigere la ricevuta fiscale anche nei mercatini, pertanto esigiamola.Se gli ambulanti cinesi, o di altrove, inviano al loro paese quello che guadagnano alle loro famiglie saranno affari a loro, a mio parere, non è che si possano condannare per questo. Tanto più che anche i prodotti di marchi blasonati che compriamo nei negozi sono prodotti altrove, e non è che stiamo a sindacare dove vadano i profitti, sia del negozio, che dell’azienda produttrice. Ho fatto un esempio in altra occasione delle Timberland, ma specifico meglio, ne ho acquistato un paio a 95 dollari e lo stesso modello l’ho visto a Bologna passati 200 euro. Qualcuno ci guadagna un pò troppo, presupponendo che chi vende a 95 dollari non ci rimette.Paese di fessi, in questo caso chi compra a 200 euro un articolo che viene venduto a 95 dollari che al cambio che ho acquistato sarebbero una sessantina di euro.

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lampo
Scritto il 10 Gennaio 2012 at 00:56

Caro Ottofranz, sperando che non ti offendi, ma permettimi di dissentire sul presupposto del tuo post, sebbene la ragione di fondo la capisco e, in questi momenti di difficoltà finanziaria, pare condivisibile.

Provo a spiegare. Che colpa ha un cinese (cito questa nazionalità solo a titolo di esempio, ma funzionerebbe anche per altre) se, con i costi della manodopera e della vita esistenti nella sua nazione, il suo prodotto costa, per esempio, 1 €, a fronte di € 100 di quello italiano (sempre a parità di costo di manodopera e della vita) e quello USA $ 100.

I cinesi, per cultura loro, oltre ad essere curiosi, sono anche degli abili commercianti.
Quindi succede che stando nella loro terra (Cina) a produrre tale prodotto al costo di 1 € per un’azienda tedesca, italiana o la nazionalità che preferite, che poi lo rivende sul mercato nazionale a € 50 (al posto dei € 100 che costerebbe produrla in loco), permetti che se ha l’occasione (ricchezza adeguata oltre a documenti necessari) di espatriare nella nazione di tale azienda, non possa mettere su un’impresa che semplicemente svolge la stessa cosa che faceva l’impresa tedesca, italiana, ecc che citavo prima?

Secondo voi chi è il colpevole? Il cinese, il mercato del lavoro in Cina, la globalizzazione, la differenza di costo della manodopera tra i diversi Paesi e via dicendo?

D’altronde è da molto prima dei tempi di Marco Polo che queste cose succedono (quella volta con la seta o le spezie). Nulla è cambiato, a parte l’avidità degli imprenditori, in termini di percentuale di profitto (seppur dopo riescano a mantenerla per brevi periodi…).

Sulla questione della illegalità non entro… visto che non è che noi sguazziamo nell’oro!

Concludendo voglio porre questa domanda provocatoria.

Chi è più eticamente scorretto (forse ladro è più adatto)?

L’imprenditore che specula sulla manodopera a basso costo, cercando di produrre prodotti di quotidiano uso in mercati a basso costo di manodopera e licenziando i dipendenti locali (se mai ha avuto un’azienda… visto che spesso si tratta di semplici importatori che non sanno neanche cosa sia produrre qualcosa) oppure il cinese (filippino o via dicendo) che, tenta di fare la stessa cosa, però con un margine di guadagno e di costi di esercizio minori (magari facendo anche lavorare qualche connazionale)?

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lampo
Scritto il 10 Gennaio 2012 at 01:07

Aggiungo che quindi fondamentalmente quanto succede è un problema di etica aziendale, professionale e via dicendo oltre che di controlli (del rispetto delle regole di mercato).

Quanti controlli i controllori svolgono nelle aziende per vedere se hanno i requisiti minimi per esercitare, rispettando le nostre disposizioni di legge?
E se il legislatore preferisce liberalizzare, creando termini nuovi come scia (che permette di aprire un’azienda con il controllo dei requisiti a posteriori… se mai viene fatto), ecc. per cercare di migliorare il mercato del commercio, invece di pensare a semplicemente applicare quanto già esiste a livello normativo, specie per i controlli?

Siamo proprio sicuri che in un altro Paese, in cui i controlli sulle attività produttive sono più efficaci… ci sarebbero così tanti piccoli esercizi commerciali gestiti spesso al limite della legalità da titolari di qualsivoglia nazionalità (anche connazionale)?

Non prenderla come una critica (ci mancherebbe!)… è una semplice riflessione che vuole portare altri elementi al tuo post 😉

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paolo41
Scritto il 10 Gennaio 2012 at 08:48

lampo,

mi sembra che dalle tue considerazioni, pur nella intrinseca validità, si debba trarre delle sintesi quali:
1. i prodotti made in Cina e importati (non si sa bene come!!!) sono prodotti caratterizzati, generalmente, da basso valore tecnologico e da un significativo utilizzo di mano d’opera; su tali prodotti viene esercitato un forte dumping che andrebbe contrastato a livello EU.
I post di Gaolin ci hanno dato chiare fotografie della situazione; non possiamo quindi condividere le considerazioni di Gaolin quando vengono postate e poi, in altre occasioni, accettare e quasi giustificare il comportamenro dei cinesi.
2. per quanto riguarda le attività dei cinesi in Italia, solo una minima parte rientra nei limiti della legalità; non rientra nella loro mentalità accettare le regole italiane e, in ogni caso, non sono integrati nel sistema dei consumi del paese e sono forti esportatori di valuta spesso guadagnata illegalmente.
3. se Monti ha veramente intenzione di contrasatre l’evasione, quella dei cinesi è una delle aree dove intensificare i controlli

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ottofranz
Scritto il 10 Gennaio 2012 at 08:49

lampo,

ciao Lampo, figurati, è sempre un piacere scambiarsi idee .

Purtroppo sono un po’ di corsa e devo rispondere telegrafico.Magari dopo approfonisco.

Sto parlando di cinesi in italia che producono merci in italia e che vendono il prodotto in italia.

@ Perplessa . Stai tranquilla, sono tarocche :mrgreen:

e qui occorrerebbe un altro post eh eh eh

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kassad
Scritto il 10 Gennaio 2012 at 11:38

lampo, perche’ le timberland di Perplessa dovrebbero essere tarocche? Tutto cio’ che qui in italia costa centinaia di euro in USA costa decine di $…. ho preso spesso anche ioin usa abbigliamento a poche decine di dolalri che qui da noi costano centinaia di euro. Di tutte le marche.
Siamo noi pollastri…

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ottofranz
Scritto il 10 Gennaio 2012 at 12:20

kassad@finanza,
Non era Lampo ero io e chiedo scusa a Perplessa , ero di corsa ed ho letto male.

Avevo capito 95 euro in Italia.

In realtà il prezzo mi sembra corretto. Se togli l’IVA sei a 165 euro . Considerando i costi di importazione e distribuzione forse è anche poco.

Ma l’errore sta nel voler paragonare la formazione di un costo in Italia con la formazione di un costo in USA E qui non finiremmo più-

Vorrei però accentrare la vostra attenzione su una cosa importante.

L’uso di questa globalizzazione che tutti sembrate utilizzare così disinvoltamente ,porterà i vostri figli e nipoti ad adeguarsi alle condizioni di lavoro che formano il prezzo la dove la merce globalizzata viene prodotta

Giiocoforza occorrerà guardarsi negli occhi e fare delle scelte

L’alibi della “Gente che non ha soldi” non regge, perchè i prodotti globalizzati non sono serviti a risparmiare, ma a consumare più prodotti con gli stessi soldi.

Detto questo il passo successivo mi attirerà sicuramente qualche bordata .

DREAM AIUUTOO … nel caso difendimi perchè questi sono grossi e cattivi.

Guardarsi negli occhi vuol dire capire che intanto dobbiamo smetterla di parlare di questa nosta italietta e dovremo occuparci di questa nostra europeetta.

TUTTI nessuno escluso,. Svizzeri compresi che a breve si accorgeranno che non potranno più fare le verginelle.

E ricordarci della Storia. Se noi abbiamo goduto di un certo benessere è perchè ad un certo punto qualcuno ha adottato la politica delle cannoniere .

Oggi non sono più di moda, ma è solo cambiato l’esplosivo.

Credo sia ormai pacifico che è in atto una guerra valutaria.

Il nostro nemico è il dollaro che ci piaccia o no. Il nemico dollaro come tutti i nemici che fanno una guerra ha le sue quarte e quinte colonne.

Noi abbiamo anche GS in Unicredit ad esempio, ed inoltre abbondanti trattati che ci hanno ingessati e legati grazie agli interventi oculati e ben strategicamente pensati dal nemico.

Direi che la fase uno l’abbiamo persa.

Ora sarebbe il caso di attuare la fase due. La fase due prevede una svalutazione dell’euro e l’adozione di DAZI !!!! Dico DAZI!!!! urlate pure … DREAMMMMMMM !!!!! 🙄

Finita la storia del politically correct e del volemose bene. Specialmente a senso unico. Guardate cosa succede al vino italiano, che razza di dazi si sono inventati in base all’alccol

Occorre dire .. sapete una cosa? Abbiamo cambiato idea , d’ora in poi si fa così…

E quando tutti avranno finito di strepitare sarà una corsa ad investire da noi come è successo in Argentina che tutti minacciavano, ma di fronte ad una crescita dell’8 % annua hanno fatto in fretta a farsela andare bene.

E chiariamo che non sto parlando di ripudio del debito.

Sto dicendo che noi come Europa continuiamo ad essere il mercato numero uno ( se non ci diamo da fare ancora per poco)

Ed ho anche una certa idea anche di dove si muoverebbe immediatamente la speculazione, mollando l’osso.

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ottofranz
Scritto il 10 Gennaio 2012 at 12:41

lampo,

Credo che in effetti tu abbia slegato le due cose . Gli imprenditori che delocalizzano sono a mio avviso altrettanto colpevoli. Ma noi (Stato /Stati) glielo lasciamo fare.

Prova a farlo con la Cina se ci riesci

Il secondo argomento che porti è funzionale al mio. Controllo. Infatti al mia domanda era proprio questa. Perchè se io mi muovo con un furgone vengo fermato almeno una volta ed i furgoni cinesi vanno e vengono senza problemi? Perplessa tu sei di Bologna. Vai al Centergross a Funo di Argelato a verificare .

E poi vuoi ridere ? Io mi servo per le riparazioni da un laboratorietto di cinesi. Gente simpatica operosa e professionalmente molto capace.

Dato che non voglio speculare sulla riparazione e la voglio presentare al Cliente per farmela rimborsare chiedevo la ricevuta

I primi momenti sembravano creare imbarazzo. Poi si è risolto tutto. Solo che mi sono accorto che la ricevuta è in UNICA COPIA !

E tu pensi che una denuncia risolva qualcosa ? Errore ! Questi chiudono e dopo una settimana riaprono con le stesse persone col tutto intestato ad un altro . E non sono neppure perseguibili. La sfangano alla grande !

Siamo alla follia !

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gaolin
Scritto il 10 Gennaio 2012 at 13:14

ottofranz,

Questo post di Ottofranz ma ancor di più i suoi commenti spiegano molte cose.
In buona sostanza la situazione che stiamo vivendo è il risultato di una subdola guerra valutaria in pieno vigore oggi più che mai, anche se non dichiarata ovviamente. I principali attori sono ancora gli USA, la UE e la CINA.
C’è chi utilizza la forza del proprio sistema finanziario, pensando ancora di essere più forte di tutti, per attaccare la controparte che ritiene più debole e chi, più modestamente, di questa guerra se ne frega proprio ma, con tenacia, sistematicità e oculata gestione, attua il più spudorato dumping valutario che mai sia stato fatto. Neppure il Giappone arrivò a tanto.
Il guaio è che i cinesi sono oltre 1.300.000.000 e con il generoso contributo degli occidentali hanno messo in piedi un apparato produttivo che si sta attrezzando per fare quasi tutto per quasi tutto il mondo. E’ un disegno folle e impossibile ma finora la finanza occidentale lo ha molto aiutato, senza rendersi conto che si stava scavando la propria fossa.
I popoli dell’occidente si stanno rendendo conto che qualcosa ormai si è rotto e che dovremo affrontare tempi duri ma quasi tutti pensano o sperano di salvarsi in qualche modo, magari a discapito degli altri.
Non si pensa invece che per risorgere dovremo tirarci veramente su le maniche e riprendere a lavorare sul serio, che vorrà dire mediamente lavorare molto più di oggi per avere di meno.

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lampo
Scritto il 10 Gennaio 2012 at 15:18

paolo41,

Brevemente:
1. Condivido… però non puoi dare la colpa all’altro che le cose vanno male perché è più forte… quando in realtà e soprattutto colpa tua che sei più debole. Mi spiego: la merce arriva principalmente in container via mare (come arriva per i grossi distributori). Il problema è che chi dovrebbe controllare ha personale sufficiente, che se venisse impiegato al massimo per fare tali controlli, riuscirebbe ad aprirne solo il 10%. Quindi… conosci già le conclusioni. Se la merce arriva senza rispettare le regole… non è colpa loro. Con questo non voglio assolutamente difendere nessuno, anzi. Porto solo alcuni dati e considerazioni.
2. Perché rientra nella nostra mentalità accettare le regole italiane? Non possiamo farle rispettare agli altri quando siamo i primi a non rispettarle. Ti ricordo che certi laboratori italiani a Napoli (a titolo di esempio) sono tutt’ora oggi ancora concorrenziali rispetto ai cinesi!
3. Non è il problema di Monti o di qualche altro governo. Il problema è che quando fai le regole, devi creare anche la cultura per rispettarle e prevedere gli opportuni controlli, periodici ed efficaci, che portano alla creazione di una minoranza di persone e attività che non le rispettano (fisiologica a livello economico e difficilmente eliminabile, per questioni di costi in ulteriori controlli che avrebbero un onere maggiore rispetto ai benefici).
Ti pare che in Italia siamo a questo livello fisiologico, con tutti i condoni che ci sono stati… e la depenalizzazione del falso in bilancio, e la “velocissima” macchina della giustizia che abbiamo che fa da deterrente, rendendo certa la pena… spesso quando l’accusato è ormai passato a miglior vita!

ottofranz,
Il nostro nemico siamo noi stessi, che non sappiamo più fare sistema e collaborare fra noi (a causa dell’individualismo creato dal sistema economico consumistico, per massimizzare i profitti).
Le popolazioni che non sono state condizionate da tale sistema (tipo i cinesi) sono più avvantaggiati culturalmente, nella epoca della globalizzazione e del far parte di un gruppo per imporsi sul mercato e per ridurre i costi.
In pratica con l’individualismo si perdono molte più energie produttive rispetto al gruppo che svolge il lavoro facendo sistema e ottimizzando il processo).
Quindi sarà normale e ampiamente prevedibile che continueremo nei prossimi anni a perdere il nostro potere d’acquisto e il lavoro… finché non ritorniamo a riacquistare la mentalità del fare sistema e non del denunciarci l’un l’altro (provate a chiedervi perché abbiamo un così alto numero di avvocati che evidenziavo in un mio precedente post).

kassad@finanza,
Sì, purtroppo siamo noi i pollastri, che non sappiamo riconoscere la qualità ed il valore di un prodotto in base al suo prezzo di mercato. Se ne fossimo capaci… il lato negativo della globalizzazione avrebbe vita difficile!
Non per niente c’è un famoso scrittore che nelle sue storie cita sempre che in futuro i prodotti desiderati e che faranno trend sono quelli senza logo e senza marca!

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lampo
Scritto il 10 Gennaio 2012 at 15:25

ottofranz:
E poi vuoi ridere ? Io mi servo per le riparazioni da un laboratorietto di cinesi. Gente simpatica operosa e professionalmente molto capace.

Dato che non voglio speculare sulla riparazione e la voglio presentare al Cliente per farmela rimborsare chiedevo la ricevuta

I primi momenti sembravano creare imbarazzo. Poi si è risolto tutto. Solo che mi sono accorto che la ricevuta è in UNICA COPIA !

E tu pensi che una denuncia risolva qualcosa ? Errore ! Questi chiudono e dopo una settimana riaprono con le stesse persone col tutto intestato ad un altro . E non sono neppure perseguibili. La sfangano alla grande !

Siamo alla follia !

Perché guarda caso è lo stesso sistema che faceva comodo ai nostri milioni di partite iva e all’economia in nero che circola in Italia.
Quindi la colpa non è solo loro: hanno semplicemente trovato, tra le varie economie occidentali, l’habitat che più confaceva al loro modo di operare 😥

Ripeto: il problema è che non possiamo controllare tutto e tutti. Bisogna creare quella mentalità del rispetto delle regole, che permette che, ad esempio, un 5-10% di controlli permetta di mantenere sotto una soglia fisiologica, quelli che non le rispettano!

Chi ha creato le leggi che li rende non perseguibili? NOI! 👿

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gaolin
Scritto il 10 Gennaio 2012 at 17:30

lampo,

Le tue osservazioni e critiche all’Italia e agli italiani in generale sono appropriate.
E’ vero, fra gli europei siamo il paese più vulnerabile all’assalto dei cinesi, anche per nostri difetti e demeriti. Però i cinesi non sono solo da noi. Sono in ogni dove nel mondo e dappertutto fanno più o meno lo stesso.
Fanno clan, si mescolano poco con gli altri, se ne stanno buoni e tranquilli a lavorare sodo, anzi molto sodo. Per certi aspetti sono da prendere da esempio.
Poi sono poco abituati a rispettare leggi che non fanno comodo, soprattutto quelle che intaccano i loro interessi. Aborriscono proprio il pagamento di imposte, contributi e tasse varie. Non sono abituati al welfare e preferiscono quasi non averlo, finchè fa comodo.
Quando sono in un paese straniero fanno più o meno come tutti, pensano di tornare a casa prima o poi e quindi ogni danaro risparmiato viene inviato in patria per rimpinguare il loro conto in banca.
Il vero problema non sono i cinesi che stanno in Italia, fra i tanti stranieri sono certamente i migliori. Sono operosi, creano ricchezza, pur in una certa illegalità e normalmente non danno fastidio.
Più grave per l’occidente è l’aggressività commerciale della nazione Cina che con colpevole noncuranza non viene contrastata perchè non compresa.
Purtroppo per l’occidente, è da oltrte vent’anni ormai che il dragone si è svegliato mentre, nel frattempo, noi ci siamo sempre più addormentati pervasi dalla presunzione di essere più avanti di loro.
Tragico errore.
Le vicende che stiamo vivendo sono solo le prime avvisaglie di quanto ci incombe sopra.

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perplessa
Scritto il 10 Gennaio 2012 at 23:23

ottofranz,

no non erano tarocche, i marchi sportivi in America costano molto meno. a Miami ho comprato delle magliette Lewis a 15 dollari nel negozio della Lewis, non certo tarocche . anche se uguali non le ho viste in Italia costano quel genere una trentina di euro .il cambio col dollaro non è favorevole solo per i turisti, ma anche per chi importa per vendere. ricaricano molto qua, è indubbio, su qul genere di prodotti, anche senza avere dati statistici precisi. l ‘imposta di consumo anche quella incide. l’IVA è circa 3 volte la loro(l’importo sta negli scontrini a parte). anche i farmaci ho guardato per curiosità nei supermercati ho visto costano pochissimo, senza bisogno di parafarmacia. si dovrebbe copiare dagli usa in merito liberalzzazione farmaci. e copiare l’imposta di consumo?non sarebbe meglio solo sul consumatore finale,come là, così non si rubacchia sulle compensazioni?sarebbe interessante qualcuno che avesse gli strumenti, facesse una stima se l’imposta sul valore aggiunto conviene,rispetto un’imposta solo sul consumo finale. anche considerando i risparmi sui controlli, e tutto il costo i produzione del calcolo dell’imposta nei vari passaggi.

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schwefelwolf
Scritto il 10 Gennaio 2012 at 23:54

gaolin@finanza,

Temo tu abbia, anche questa volta, perfettamente ragione.

Mi fai tornare alla mente cose che ho sentito raccontare in Germania, quando qualcuno mi parlava dei tecnici della AUDI che guardavano divertiti, negli Anni ’70, i loro visitatori giapponesi fotografare tutto ciò che vedevano (oggi, in Audi, le porte sono tappezzate di divieti di fotografare…). E ricordo anche chi mi raccontava di come i tecnici delle celeberrime Zeiss, Rollei o Leica guardassero sprezzanti le prime reflex Nikon, Canon e Olympus che arrivavano in Europa. E poi si sono trovati a chiudere le proprie fabbriche o a trasferire la propria produzione in Giappone, o in Portogallo! Sic transit gloria mundi.

Negli Anni ’70 l’Europa ha drammaticamente sottovalutato i giapponesi, ma ha poi saputo reagire (con contingentamenti, limiti all’importazione, innovazione tecnologica). Da incompetente in materia, ho però una brutta sensazione: e cioè che questa volta, con la Cina, non riusciremo a difenderci – per una ragione fondamentale: mentre l'”invasione” giapponese andava contro il nostro capitale (soprattutto industriale), quella di oggi, cinese, è supportata proprio dal capitale occidentale (industriale ma ancor piú finanziario), che punta sulla globalizzazione, e quindi contro di noi. L’unica cosa che potrebbe salvarci sarebbe una chiusura delle frontiere e un risveglio di consapevolezza “nazionale”, nel vecchio senso del termine. Ma non mi sembra che ce ne siano i presupoposti politici.

In fondo, anche Roma è tramontata quando ha perso la volontà di difendersi.

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