LOCKDOWN 2.0: come evitarlo?

Scritto il alle 07:54 da Danilo DT

Quanto stiamo vivendo è già l’antipasto di quello che potrebbe essere il secondo lockdown totale. Un pericolo devastante per la nostra martoriata economia. Soluzioni?

Sembra banale ma di certo non lo è. Come riuscire a conciliare un mondo che continua in modo (apparentemente) normale e un tasso di contagio da Covid-19 quantomeno sotto controllo?
Se ne sono scritte tante sull’argomento. Io personalmente continuo a ritenere fondamentale limitare al massimo tutte quei veicoli di contaminazione ed assembramento. Permettetemi solo una piccola nota, ovvero quello che secondo me è un autogol pazzesco del governo, se mi permettete. Tu esercente, mettiti a posti, sanifica, metti il plexiglass, fai mantenere le distanze ecc ecc.. Ok, ora che sei perfettamente in regola, GRAZIE per aver partecipato: puoi chiudere serenamente.
Non sono di certo i ristoranti, le palestre e le strutture in regola con la normativa Anti Covid ad essere pericolosi, ma di certo i mezzi di trasporto, le feste e le sagre e tutto quanto produce aggregazione.
E poi le regole di base: mascherina, lavarsi le mani, distanze di sicurezza. Ma visto che l’uomo spesso cade in errore, allora non basta affidarsi a queste regole e bisogna fare di più. Ma cosa, possibilmente evitando un nuovo lockdown.
Tra le tante cose lette vi riporto un articolo tratto da La Voce, scritto da Favero, Ichino e Rustichini. Per voi soon perfetti sconosciuti? Può essere, ma visto che non sono proprio asini, vi consiglio di leggere CHI SONO cliccando QUI.
Ecco la loro idea.

Rischi minori per gli under-50

Fra le strategie per combattere il Covid-19 che vengono suggerite o imposte ai cittadini, ne viene sorprendentemente trascurata una tra le più efficaci, che probabilmente ci salverebbe da un nuovo lockdown: quella di separare i giovani dagli anziani. Il che non vuol dire recludere in isolamento gli ultra-50enni, ma favorire e se possibile rendere obbligatori tutti gli accorgimenti che consentono di evitare che un giovane infetti un anziano.
La giustificazione per questa strategia è evidente nei dati sugli effetti del contagio per fasce d’età. Su oltre 37 mila morti per Covid-19, solo 409 avevano meno di 50 anni e solo 19 meno di 30 (vedi tabella). Non sono purtroppo disponibili dati ufficiali sulla distribuzione per età dei ricoverati in terapia intensiva per Covid-19, ma si può presumere che le persone con meno di 50 anni siano una frazione relativamente trascurabile (meno del 10 per cento stando, per esempio, a un dato fornito dall’assessore Gallera per la Lombardia). I reparti di terapia intensiva rischiano il collasso solo a causa degli ultra-50enni infettati dal virus. Per chi ha un’età inferiore il ricovero è un’eccezione.

Letalità del virus per fasce d’età

Fonte: Istituto Superiore di Sanità; elaborazione del Sole24Ore.

È evidente, alla luce di questi dati, che i giovani non corrono grossi rischi nella pandemia. Affrontano rischi molto maggiori sulle strade italiane dove, nel 2019, sono morti 542 ragazzi con meno di 29 anni (fonte Istat), mentre su base annua i morti per Covid-19 di pari età sono stati meno di 40. Se davvero ci preoccupa la salute dei nostri figli dovremmo proibire loro di andare in motorino più che impedire la movida serale.
Separare i giovani dagli anziani non è facile e non può ovviamente riguardare tutti. Ma un nuovo lockdown non sarebbe certamente meno devastante. Le nostre simulazioni (reperibili qui) indicano che, sfruttando intelligentemente i diversi rischi che il Covid-19 comporta nelle varie fasce d’età, potremmo salvare molte vite umane con danni inferiori per il sistema economico. Se il governo avesse spinto dove possibile per una separazione tra giovani e anziani nel mese di settembre, la seconda ondata di infezioni dovute al Covid-19 avrebbe riguardato prevalentemente i giovani e le unità di terapia intensiva degli ospedali non sarebbero di nuovo vicino al collasso a causa della pandemia.

Come evitare un nuovo lockdown

In particolare, è impensabile chiudere le scuole: i danni per i nostri figli e per il capitale umano del paese sarebbero enormi. Ma per tenere aperte le scuole con rischi inferiori di contagio basterebbe consentire ai docenti anziani di insegnare in modo telematico da casa mentre gli studenti dovrebbero andare in classe assistititi dal personale più giovane (vedi le nostre proposta su queste pagine e sul Corriere della Sera). Così i ragazzi con accesso più difficile a internet da casa non sarebbero danneggiati. E dato che l’aumento dei contagi è largamente legato al sovraffollamento sui mezzi di trasporto, il governo potrebbe imporre corse differenziate per giovani e anziani sui mezzi pubblici. Analogamente, anche gli orari di accesso a supermercati e negozi dovrebbero essere rigidamente separati per chi ha più o meno di 50 anni. La nostra economia non può permettersi di bloccare nuovamente le attività produttive, ma in ogni posto di lavoro si possono certamente trovare accorgimenti per consentire ai giovani di entrare il meno possibile in contatto con gli anziani, che dovrebbero lavorare da casa ogni qual volta sia possibile.
Si dice che il governo non può intromettersi nella vita privata delle famiglie (anche se si potrebbe obiettare che in situazione di gravità pari a quella che stiamo vivendo, forse anche questi interventi dovrebbero essere accettati), ma potrebbe chiedere esplicitamente agli italiani di evitare il tradizionale pranzo domenicale che riunisce le generazioni delle nostre famiglie estese. I pranzi che coinvolgono più di 6 giovani non sono un problema, mentre quelli con meno partecipanti, ma di età mista, aumentano i rischi. Le autorità sanitarie avrebbero dovuto segnalarlo esplicitamente.
Il governo potrebbe anche offrire voucher che consentano ai giovani che vivono insieme agli anziani (ovviamente non ai bambini) di trasferirsi, temporaneamente, nei numerosi alberghi vuoti e mangiare nei ristoranti attualmente senza clienti. In questo modo oltre a ridurre il contagio degli anziani si sovvenzionerebbe il settore turistico, strategico per il nostro paese.
Non sono certamente suggerimenti facili da implementare. Ma un nuovo lockdown sarebbe assai meno sopportabile economicamente e psicologicamente. Chi in questi giorni chiede un nuovo lockdown non può trascurare questi effetti segnalati da molti economisti. Invitiamo quindi il governo a suggerire in modo esplicito la separazione tra giovani e anziani e a renderla obbligatoria quando possibile. Solo così il paese potrà sopravvivere, salvando il tessuto produttivo e al tempo stesso proteggendo l’unica parte della popolazione che davvero corre rischi rilevanti per via del Covid-19: gli ultra-50enni.

SOURCE: LaVoce.info – Separare giovani e anziani per scongiurare il lockdown*

VOI cosa ne pensate?

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STAY TUNED!

Danilo DT

(Clicca qui per ulteriori dettagli)

Questo post non è da considerare come un’offerta o una sollecitazione all’acquisto. Informati presso il tuo consulente di fiducia.
NB: Attenzione! Leggi il disclaimer (a scanso di equivoci!)

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10 commenti Commenta
john_ludd
Scritto il 28 ottobre 2020 at 09:58

Nella città di Kashgar nell’estremo ovest della Cina qualche giorno fa è stata verificata la presenza del virus tra giovani asintomatici. L’intera popolazione, 4 milioni di persone, è stata sottoposta a test in una settimana. Negli stati decaduti dell’occidente nulla di tutto questo appare possibile nel breve, medio e lungo termine. Negli stati limitrofi, storicamente timorosi dell’ingombrate vicino, dunque di certo non amici, hanno fatto anche di meglio. Taiwan, Vietnam, Corea, Thailandia … il virus non circola o circola poco, il tracciamento è capillare, la situazione sanitaria sotto controllo e, guarda un pò, l’economia è frenata ma non piantata e prossima all’implosione come da noi. In occidente, per seguire una visione ideologica, ci si è appesi a un vaccino che difficilmente opererà come desiderato e anzi potrebbe portare una sorta di nuovo e differente caos tra soluzioni differenti, tutte parziali, senza un coordinamento centrale, il cui grado di efficacia viene certificato dalle aziende produttrici, seppur finanziate con soldi pubblici e premiate da una liberatoria assoluta nel caso qualcosa non funzioni, soprattutto nell’impossibilità di determinare cosa e meglio. Nella culla del pensiero liberale, la Gran Bretagna, tutta la campagna di profilassi è stata affidata a privati con gli esisti catastrofici che osserviamo e con costi astronomici. Nel mentre eserciti di umani turbo depressi divisi in tribù digitali che chiamano forum, blog, bla bla bla, si dividono su tutto pur essendo nel complesso simili (cioè subalterni indirizzati a un progressivo degrado) e si dedicano allo sport del giorno, seguire la direzione indicata dal ditone dei loro imbelli burattinai che li incitano a vedere Putin ovunque, essendo il fatto che non si trovano prove l’evidenza che è stato Putin (o i cinesi malvagi fabbricatori di virus in laboratori peraltro finanziati da europei e americani, oppure gli UFO).

Kashgar è un nome che risuona come una magia, ai piedi del Pamir, snodo fondamentale della via della seta. Ora è una metropoli post moderna con soluzioni urbanistiche all’avanguardia e uno tra i più sofisticati sistemi di recupero della rara acqua piovana. E’ pure la capitale dell’etnia Uigura, turcomanni, seguaci di una visione estrema dell’islam, infiltrati da decenni da agenti di altri paesi (arabi per contro terzi, essendo un bianco con le efelidi poco mascherabile) che ora sono sepolti nel deserto. Il metodo utilizzato dai burocrati imperiali di Pechino non è quello che la propaganda ci propina ogni giorno. L’assimilazione è essenzialmente culturale e materiale, concentrata sulle giovani generazioni cui viene fornita un’abitazione nuova di zecca, belle case, dotate di ogni confort, non oscene case popolari stile Palermo anni 60. Computer, smartphone, motocicli (solo elettrici, i motori endotermici sono vietati) tutto incentivato, a prezzo al di sotto del costo o a fondo perduto. In cambio, l’abbraccio della cultura materialista cinese, quella dei 4 milioni di test in una settimana. Devono usare i carri armati per obbligare un tale di 14 anni i cui genitori vivono in un tugurio pascolando pecore in una steppa sabbiosa ? Beh no e in ogni caso per i più anziani e gli irriducibili ci sono campi di lavoro da cui provengono manufatti che vengono acquistati dagli imbelli occidentali, compresa Greta. Data la pendenza del gradiente, credo farò a tempo ad osservare la reazione dei giovani di 14 anni nostrani quando dovranno vivere in un tugurio pascolando pecore mentre i loro genitori hanno dilapidato quanto costruito dalle generazioni precedenti scaricando la loro frustrazione su Putin, i cinesi, oppure gli UFO.

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lobivo
Scritto il 28 ottobre 2020 at 11:43

john_ludd@finanza,

ma che spocchia pestilenziale!!!!Si nota un crudele autocompiacimento nell osservare la distruzione in arrivo…
Trasferisciti a kashgar e illumina le tribu digitali del posto con la tua spropositata saccenza

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john_ludd
Scritto il 28 ottobre 2020 at 14:45

Ho riletto il post della Voce, è rivoltante. Pseudo esperti del giorno dopo che consigliano di rinchiudere la generazione che ha costruito questo paese dentro una gabbia. Il governo italiano ha esibito lo stesso comportamento di quello degli altri, destra o sinistra, le regioni che pure invocano autonomia quando non c’è emergenza e poi la rifiutano quando è rischioso esporsi hanno in media lavorato male e avevano pure le risorse finanziarie. Eppure non sono queste ultime a essere decisive. Senza una strategia non si va da nessuna parte. Per evitare disposizioni a casaccio sperando di prenderci servono informazioni precise, che avremmo potuto avere. I casi registrati in primavera sarebbero stati un database eccellente per costruire con precisione la mappa di dove i contagi effettivamente avvengono, quanti sono legati ai trasporti, alla scuola, alla ristorazione etc… Oggi assistiamo a esperti che non hanno queste informazioni e dunque sparano a caso e non esperti che perdono il lavoro che cercano di auto convincersi che c’è una soluzione semplice. Il problema non è stato gestito e ora risulta eccezionalmente complesso con una diffusione a livello comunitario che punta all’evidenza che il virus è endemico. Non si può gestire una società complessa sperando nella fortuna, seguendo calcoli opportunistici di breve periodo e avendo in posizioni apicali persone prive di qualunque competenza. Le informazioni c’erano, in Italia e altrove, non attrezzarsi per utilizzarle è una responsabilità diffusa dell’intera società che ha semplicemente abdicato. Nessuno nega che è difficile, può essere persino impopolare ma solo se non si è in grado di farsi comprendere e si preferisce trattare i cittadini come bambini di 6 anni per poi atteggiarsi come esseri superiori quando alcuni di questi si comportano effettivamente come bambini di 6 anni e dare in escandescenze solo se uno si permette di farlo notare. Non c’è alcun compiacimento nell’osservare la “distruzione in arrivo”, solo la triste constatazione che siamo già stati qui tante altre volte e sempre, sempre, termina allo stesso modo. Se c’è qualcosa che la storia insegna e che nessuno impara dalla storia.

In Vietnam, paese molto più povero dell’Italia e dei paesi occidentali in genere, al virus non è stato permesso di diffondersi attraverso un sistema di tracciamento rapido e capillare senza l’utilizzo di alcuna tecnologia superiore, poco più che carta e penna. Solo che erano preparati, la catena di comando diretta e lineare, l’esecuzione, che è tutto, ideale. Le istituzioni godono di grande rispetto in quel paese, dopo avere vinto la guerra con i francesi e gli americani sembrano avere vinto anche questa, senza rinchiudere i vecchi in una gabbia. Non c’è libertà senza responsabilità.

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Scritto il 28 ottobre 2020 at 15:06

Focolaio in una fabbrica nello Xinjiang: 137 asintomatici. Testate 2,8 mln di persone in 24 ore

https://www.huffingtonpost.it/entry/focolaio-in-una-fabbrica-nello-xinjiang-in-cina-testate-28-milioni-di-persone-in-24-ore_it_5f9692aec5b69b2ad5ac7fe6

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Scritto il 28 ottobre 2020 at 16:43

john_ludd@finanza,

Infatti volevo chiedere un vs parere su quanto ho riportato “bovinamente” senza commentare proprio perchè una soluzione che secondo me può solo essere provocatoria ed irrealizzabile.

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john_ludd
Scritto il 28 ottobre 2020 at 19:45

Danilo DT,

Uno dei massimi intellettuali di regime, Massimo Cacciari, che, come i suoi pari, passa da un salotto TV a un’intervista a un quotidiano stampato o web, alla domanda di cosa ne pensava del piano Crisanti (400.000 tamponi per identificare gli asintomatici) e cestinato dalle autorità (statali e regionali) dichiarava “e chi li fa 400.000 tamponi in Italia ?”. Questo spiega tutto di questo paese (e degli altri peraltro). Abbiamo alzato bandiera bianca, ci siamo arresi davanti a un virus di serie B. Totalmente incapaci di pensare che si può fare tanto. L’esercito a che serve ? Lo abbiamo usato per trasportare le bare e poi ? I tartari non arrivano e intanto costa. Hanno personale qualificato, lo si usi. Il CNR ha laboratori e personale, lo si usi. Ci sono milioni di giovani disoccupati con una licenza media superiore e molti sono laureati, si dedichi un paio di mesi a un minimo di formazione e li si usi per un programma di tracciamento. Gran parte di loro sa usare dispositivi informatici meglio della media di chi è già impiegato. Il paese ne sarebbe grato e loro sarebbero gratificati da uno stipendio guadagnato per produrre utilità invece che costretti a elemosinare un sussidio. Questo è il punto. La cultura prevalente è ormai assistenziale da una parte e dall’altra. Per il clero dominante è preferibile una massa indistinta di questuanti cui elargire un reddito di cittadinanza piuttosto che persone formate e capaci. Dall’altro una porzione ormai troppo ampia si è abituata a ricevere un sussidio per non fare nulla. Il risultato netto è un irreversibile depauperamento, le menti migliori vanno all’estero, il capitale accumulato viene consumato e la lenta agonia diventa una ora rapida agonia per effetto di un’esternalità per la quale si poteva essere preparati dato che altri hanno dimostrato che si può. Ti sembra una considerazione di “spocchia pestilenziale” ? Se vista dal punto di vista di chi vota il partito che alle ultime elezioni ha ottenuto il 35% dei voti certamente sì. Solamente che questo paese ha costruito la sua ricchezza nel dopoguerra grazie a un’industrializzazione rapidissima fondata sull’imprenditoria diffusa non su deliri di decrescita felice e anti meritocrazia, guidati da personaggi che in precedenza vendevano bibite al San Paolo di Napoli. Gli altri due partiti si detestano a tal punto che pur di non far governare l’altro hanno preferito unirsi a turno con questi disperati azzerando la loro credibilità passata, presente e futura. Qui siamo e dove andiamo è ovvio. Qualcuno un giorno ricostruirà dalle macerie, come la generazione uscita dalla seconda guerra mondiale. Per questa e la prossima lacrime e ancora lacrime.

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john_ludd
Scritto il 28 ottobre 2020 at 20:04

Danilo DT,

… poi tu che mi conosci virtualmente da un bel pò sai che non ho alcuna simpatia per l’impero cinese e che sono abili a gestire le informazioni (come l’altro impero e quelli prima). Solo che io che non sono cinese, dunque cosa combinino i mandarini a casa loro mi interessa in maniera laterale. Abito qui, dunque è qui che riesco a osservare con un minimo di efficacia, ed eventualmente giudicare se posso fare confronti con quanto ottenuto altrove. Inoltre non enfatizzerei più di tanto i dati cinesi per la loro “particolarità”. Ma Taiwan, la Corea del Sud ? Sono democrazie nè più nè meno delle nostre con mille difetti (si veda il capolavoro di Bong Joon-ho “Parasite”), solo che esiste una diffusa meritocrazia che abbiamo sostituito con un diffuso clientelismo. Al posto di politici imbelli e burocrati dediti al paraculismo ci sono tecnici affidabili e procedure collaudate.

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john_ludd
Scritto il 28 ottobre 2020 at 22:23

john_ludd@finanza,

la qualità dell’informazione è veramente irritante. Leggo il titolo di un popolare organo di informazione online “Sommersi e sorpresi, Macron e Merkel chiudono”. Sorpresi ? Davvero ? Allora siamo a zero virgola zero in buon senso. Terminata la precedente fase di prigionia forzata sono stato a spasso in zona Alpi, passando anche in Svizzera e Francia. Il comportamento era quello di chi non aveva mai avuto il benché minimo problema ed era certo che non ne avrebbe mai avuto. Nessuna forma di precauzione. In Italia in genere il comportamento mi era sembrato assai più prudente almeno sino a inizio Agosto. In Svizzera pochi indossavano una mascherina nei supermercati. Sorprendersi della ripresa dell’epidemia in quei paesi (la Svizzera è prima come casi per milione di abitanti) questo è davvero sorprendente. Da noi alcune attività tipicamente estive sono state limitate o del tutto vietate ma poi se le persone vanno in Spagna o in Croazia per un rave party anche in questo caso sorprendersi che un mese dopo iniziano a salire i casi rilevati è davvero sorprendente. I paesi orientali hanno sigillato le frontiere a marzo e non le hanno mai riaperte sacrificando i flussi economici del turismo. Per quei paesi un dramma anche superiore al nostro dato che il turismo interno è ben poca cosa. Eppure lo hanno fatto. Non si protegge l’economia nel modo in cui si è operato in Europa, ennesima cattiva prova di una unione costruita su un’ideologia perdente e ipocrita che non funziona.

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kociss01
Scritto il 30 ottobre 2020 at 09:24

john_ludd@finanza,

questo dimostra che i paesi dove esiste una catena di comando precisa, puntuale eNON CONTESTABILE vogliamo chiamarli col loro vero nome ( “autoritari” ????) si sono dimostrati
molto piu’ flessiibli ed efficaci a contrastare i danni di questa epidemia ed ora sono sulla rampa di lancio per ripartire alla grande.

invece LE VECCHI DEMOCRAZIE, BUROCRATICHE E SCLEROTIZZATEsono scivolate in fondo al burrone (o stanno per andarci) ,dimostrando cosi’ tutta la loro INcapacita’ di gestire
una situazione cosi’ complessa…quando ci sono troppi che comandono (o pretendono di farlo, governatori, sindaci burocrati) contestando le decisioni prese dalle autorita’ (GOVERNO) anche i cittadini si sentono in dovere di contestare e agire a “modo loro” complicnado la situazione e non poco..COSI’ NON SE NE ESCE E SI POTREBBE ANCHE ARRIVARE (DIO NON VOGLIA) AD UNA SITUAZIONE INGOVERNABILE (LEGGE MARZIALE)
CON TANTI SALUTI ALLA BELLA DEMOCRAZIA OBSOLETA E IMPOTENTE.

O chiedo a chi scende nella piazze a contestare (cosa?? non capite la gravita’ della situazione??) volete proprio arrivare li dove ha detto alcune righe sopra??? a chi gioverebbe???

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john_ludd
Scritto il 30 ottobre 2020 at 10:39

kociss01@finanza,

la Nuova Zelanda, peraltro favorita dalla posizione isolata, è una democrazia e ha operato al meglio. L’Australia ha attuato una politica simile su un territorio sterminato con un buon successo. Dividere tra democrazia e non democrazia non è corretto. Dividere tra ciò che ha funzionato e ciò che ha fallito, e quindi analizzarne le ragioni, questo è corretto. Lo sport nazionale è “colpa della sinistra” o “colpa di Salvini”, “sono i terroni” o “guarda la Lombardia che disastro”, “colpa del virus cinese” o “è l’europa” e così via, rantoli di gente depressa che non vede via d’uscita e agendo in questo modo è artefice dell’assenza di vie d’uscita, dividendosi su tutto dall’essenziale al superfluo raggiungendo vertici di ridicolo che, come sempre, il dramma qui si confonde con la farsa.

Esistono grandi cicli storici che non terminano per una sola particolare ragione ma per tante le cui origini si perdono nei decenni precedenti, per questo la fine di un ciclo non è evitabile, al limite modulabile se la si riconoscesse. L’Italia è una periferia, in passato di grande successo in determinate attività, nel contesto dei grandi imperi coloniali europei che a partire dal 500 hanno occupato il resto del mondo. Si sono auto distrutti con la guerra 15-18 dando origine all’ultimo degli imperi di origine europea, quello americano, ora al termine. Tutto questo non è arrestabile. Se siamo all’inizio di un ciclo sinico lo sapremo tra 50 anni, i tempi storici non sono compatibili con la breve durata della vita individuale.

E’ falso individuare la cieca obbedienza del cinesino al brutale potere imperiale come ragione della forza di quel sistema. In nessun modo e mai è accaduto che le popolazioni seguano a lungo direttive che le causano più sofferenza che giovamento. Dunque ribaltiamo la questione. I cinesini seguono le direttive non perché vengono fucilati ma perché il potere imperiale li ha portati in 40 anni dall’essere una nazione agricola misera alla prima potenza economica/industriale/tecnica del mondo moderno con un aumento del potere di acquisto di oltre 20 volte. Poi le culture sono profondamente differenti, solo che coloro che nei secoli precedenti hanno goduto del primato rifiutano di comprendere che esistono modelli differenti con i quali dover confrontarsi e innanzitutto comprendere. Si è preferito un suicida confronto ideologico proprio nel momento in cui il proprio modello stava iniziando a implodere.

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