Gli effetti della guerra sul prezzo del petrolio

Scritto il alle 11:30 da Danilo DT

guerra-prezzo-petrolioWTI e Brent continuano a scendere. Anche se poi la benzina alle pompe non reagisce di conseguenza (qui spiego perché). Intanto però per il 2015 gli analisti vedono ancora rosa a Wall Street, incuranti degli eventuali effetti destabilizzanti della guerra dei prezzi del petrolio. Il parere di Mohamed A. El Erian.

La giornata di ieri a Piazza Affari è stata condita dai timori sul petrolio. In realtà ancora oggi il mercato si sta domandando se il crollo del petrolio sia un bene o un male. Per certi versi è un bene: i consumatori potranno spendere meno alla pompa di benzina. La stessa cosa si può dire per l’Italia? In realtà no. Questo grafico che mi ha fornito l’amico Surfer su twitter (@_s_U_r_f_E_r_) ci fa vedere come è composto il prezzo della benzina alla pompa.

prezzo-benzina-pompa-imposte-costoDetratti i costi di produzione, come vedete il peso delle imposte resta determinante e quindi un crollo del prezzo del petrolio oggi non lo sentiamo sia perché in questo momento, ai distributori, viene ancora erogato carburante che le società avevano in carico a prezzi superiori (e quindi il prezzo scende meno di quanto dovrebbe) e sia perché le imposte hanno un impatto elevatissimo sul prezzo del prodotto finito.
E se il petrolio in diminuzione potrebbe essere un elemento positivo per certi versi, potrebbe esserlo negativo per altri. Infatti molti paesi, come già detto, potrebbero trovarsi in forte difficoltà con questi prezzi, col rischio che diventerebbero addirittura destabilizzanti SE stabili su questi livelli per lungo termine. Ciò che fa paura è che gli Arabi sono ben disposti a ritrovarsi con un petrolio costante a 60 $/bar al fine di tagliare fuori, come detto ieri, nuovi metodi di estrazione.

A questo poposito ho trovato interessante l’articolo scritto da un noto personaggio Ex Pimco e ora  Allianz, ovvero M. A. El Erian, il quale commenta i risvolti positivi e negativi del prezzo del petrolio al ribasso. (from BV)

The good comes from the boost that lower oil prices provide to consumers and manufacturers in oil-importing economies. It is the equivalent of a significant tax cut at an opportune time, especially for Western consumers.

Ovvio. Un abbassamento del prezzo del petrolio è positivo per i consumatori sopratutto dei paesi NON produttori, in quanto è un elemento incentivante per i consumi e diventa simile ad un “tagli odelle imposte”.

There is also a positive distributional effect within these economies, although it is marginal rather than decisive. Because energy spending constitutes a bigger part of the budget for lower-income families, lower oil prices help counter some forces that have worsened the inequality of income, wealth and opportunities.

Effetto sui redditi. Essendo il petrolio una commodity che viene utlizzata da tutti, un abbassamento del prezzo del petrolio può aiutare a rallentare le sperequazioni sociali. Piketty ne sarà sicuramente felice… Quindi petrolio più basso, rallentamento della disuguaglianza di reddito.

Yet it would be foolish to ignore the risks of lower oil prices. For one thing, they lead to immediate cuts in energy companies’ investment budgets, both in the traditional sector and among promising alternative technologies. As a result, longer-term energy potential will be undermined, both overall and in its more environmentally friendly components.

E questo è uno dei rovesci della medaglia. Meno utili nel settore, abbassamento degli investimenti anche a livello ambientale. Difatti diventeranno anche meno interessanti le soluzioni di energia alternativa. E a rimetterci nel lungo termine sarà l’ambiente.

In addition, the lower oil prices, which would normally be seen as producing “good” disinflation in oil-importing countries, could accentuate the general deflationary tendency in Europe — one that could be quite detrimental to the continent’s immediate and longer-term economic well-being. While I believe the favorable income effects help offset this threat, it would be wrong to ignore it given that Europe is already in uncharted economic terrain.

Petrolio in ribasso significa effetto deflazione. Ma non dimentichiamoci mai che l’energia è al difuori dei paniero “core”, anche se un rallentamento del prezzo del petrolio libererà risorse che ptorebbero essere spese altrove.

A third risk relates to certain segments of the financial markets. Look for the plunge in oil prices to be disruptive for the commodities markets as a whole, and for securities issued by energy companies and oil-exporting countries. Given the weight of investments in these securities in certain emerging-market and high-yield indexes, the result could mean generalized pressure to sell in these asset classes.

Eccolo qui, il rischio destabilizzante sui mercati. Quali potrebbero essere gli effetti su tante società petrolifere? Come andranno le previsioni degli utili per il 2015? Come impatteranno tali previsioni sui mercati? E i paesi emergenti, di gran lunga i maggiori esportatori di petrolio, riusciranno a reggere? Venezuela e Nigeria sono praticamente saltati con questi prezzi, la Russia è in difficoltà come anche l’Algeria, più molti altri (vedi Iran). Insomma, c’è un rovescio della medaglia che occorre tenere in considerazione.

[…] Will the additional domestic downturn lead Putin to change course on Ukraine as a way of lifting Western sanctions and alleviating overall pressures on the economy? Or will the internal pressure push him to extend his regional adventures?

Should Putin take the second course, the West may impose more economic sanctions, including on the energy and financial sectors, and Russia would probably follow with counter-sanctions on energy supplies to Europe. This could push Europe into recession — which would negate much of the good impact that lower oil prices have had on the global economy.

Il problema quindi rischia di essere non di poco conto. E noi italiani ne potremmo pagare le conseguenze. La Russia, ad esempio, paese produttore ed esportatore di petrolio e gas, potrebbe rispondere alle sanzioni, tagliando le forniture proprio verso l’Europa, preferendo i canali asiatici. Insomma, il rischio è che si arrivi ad una nuova guerra dell’energia, sia per questioni di prezzi che di forniture. E pensare che tutto questo NOn rischi di essere destabilizzante è secondo me profondamente sbagliato.

Riproduzione riservata

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Danilo DT

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8 commenti Commenta
kry
Scritto il 2 dicembre 2014 at 15:23

E questo è uno dei rovesci della medaglia. Meno utili nel settore, abbassamento degli investimenti anche a livello ambientale. Difatti diventeranno anche meno interessanti le soluzioni di energia alternativa. E a rimetterci nel lungo termine sarà l’ambiente …. e tutti noi quando ci ritoveremo con il petrolio a 200$ con l’euro magari 1 a 1. Forse è proprio quello che vuole draghi così l’inflazione andrà oltre il 2%.

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Scritto il 2 dicembre 2014 at 15:30

#PETROLIO: questi sono quotazioni da budget bilancio via #DB– UAE $81 Saudi Arabia $104 Russia $105 Venezuela $117 Nigeria $123 Bahrain $138— Danilo DT (@intermarketblog) December 2, 2014

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Scritto il 2 dicembre 2014 at 15:32

I dati di cui sopra dovrebbe far capire chiaramente che MOLTI paesi produttori non possono permettersi un petrolio a 60$ senza subire forti conseguenze.

Qui un altro recente articolo sulla materia
http://vitolops.blog.ilsole24ore.com/2014/12/02/perche-il-calo-del-petrolio-mette-a-rischio-la-sostenibilita-di-molti-paesi/

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Scritto il 2 dicembre 2014 at 23:42

Leggendo un pò “ovunque” – nel mentre del cammin; per davvero! -, precisiamo alcune (non tutte, altrimenti non finirò-finirei MAI!) cose importanti -; per Tutti (Amici, Conoscenti, Curiosi, Lettori, “Nemici”):

-1- i Sauditi

-[ CHE SONO E SARANNO SEMPRE CON/PRO U.S.;

S_E_M_P_R_E.

P_U_N_T_O.

.!S_E_M_P_R_E!. ]-

esporta-va-no-eranno SEMPRE di meno – rispetto alla Federazione di Russia; e ciò già ACCADEVA PRIMA della riorganizzazione tra/in Gazprom, Lukoil e Rosneft [la situazione de facto, rimarrà tale – nonostante l’AmbArAdAn attuale (e le quote “C_O_P_E_R_T_E”; dai Sauditi! Coperte = SEGRETO DI STATO, che S_O_L_O gli “A_M_I_C_I” CONOSCONO BENE; per capirCi! B_E_N_E, SOLO)] – per via del

.!Loro ALTISSIMO CONSUMO INTERNO DI “ENERGIA”!.

I Sauditi si “bevono” il petrolio – come gl’Italiani, si bevono il caffè -; i Russi, NO (neanche il caffè, se non sei di “elitè” e di “marca”).

-2- I GROSSI problemi dei Russi sono che

a- a bilancio (CONTABILE) della Federazione, la voce “energia” pesa del BEN 18%

-[ NON IL 40%, DI VITTORIO, GIUSEPPE!

ESAGERATO!!!

L’HAI SPARATA (SCRITTA) DAVVERO PROPRIO GROSSA – COME TI CAPITA SPESSO.

CHI TI HA DATO I DATI? “NON E’ BUONO”!

O DOVE LI HAI PRESI? NON HAI CITATO NEANCHE LA FONTE – SINTOMO (PER CHI SA BENE LE COSE!) CHE E’ nà PALLA (aSSurda); in-SOMMA! ]-

sulla posta “esportazioni” (su un totale del 22% di/delle “materie prime”);

b- dipendono fortemente da Società (made in) U.S. e UK riguardo determinati macchinari d’estrazione (SOPRATTUTTO); costi e manutenzioni ELEVATISSIME – anche superiori a quelli del settore °l°militare-satellitare°l° (si vendono solo a/DA determinate “Società”, POI!) – e per il trasporto dei VARI greggi [hanno costi elevati “su e per Estero” – a differenza degli YankeES: Loro pagano MOLTO di più trasportandoLo negli/dagli Stati Federali (anche offshore!) che dalla Saudi Arabia, per esempio. MOLTO MA MOLTO MENO! Per accordi “coperti” – che per tanti motivi, e non solo geo-politici, NON RIUSCIRANNO MAI A COMPRIMERE. I R_U_S_S_I, NON I YANKEES – I COSTI!].

Per lo shale-gas i Russi, nonostante gli U.S. col fracking siano diventati Leader Mondiali (SOLO) per la Loro disponibilità, hanno con i Francesi ANCORA la SUPREMAZIA TECNOLOGICA: ossia, sono del tutto INDIPENDENTI (e su tutta la “filiera”).

I Francesi – ah. Un’altra storia – e in altri lidi.

-3- l’Iran è messo maluccio, perché aveva deciso di non pompare – e non solo per tenere alto il prezzo. Ma è carico; MOLTO CARICO – nonostante tutto. Non da sottovalutare affatto. PER NULLA PROPRIO. Sono discendenti di Ciro ll (il primo è made in Napoli, sempre!) – TRA L’ALTRO.

-4- [infine] i “serpenti” del Qatar – oltre alle dispute di sangue e di suprema-ZIA/ZIE, in atto nei Paesi limitrofi o prossimi, con i Sauditi e tutto il parentado ALLARGATO – hanno e stanno investendo molto (PIU’ DI TUTTI, IN ASSOLUTO!) nelle rinnovabili.

Qui-ndi, casca a fagiuolo:

“kill two birds with one stone” – il detto, non solo per i piccioni.

サーファー © Surfer [Saluti a Tutti – anche a GIUSEPPE! PS: e gl’Inglesi? Che “fanno” e “dove” sono in questa “storia”?]

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Scritto il 3 dicembre 2014 at 08:07

Ottime precisazioni Surfer.
;-)

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kry
Scritto il 3 dicembre 2014 at 09:52

@finanza,

E gl’inglesi sono sull’isola poggiata sul nulla. Si son (s)venduti l’oro e il petrolio … non resterà loro che esportare un pò di monarchia, gli alleati buoni non mancano, per non regalare i gioielli reali. Son fortunati che a capo della boe è arrivato aiuto dall’estero e non si fa influenzare come riesce bene Abe.

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Scritto il 3 dicembre 2014 at 14:13

Kry (Ciao),

non sotto-valuta-RE MAI gl’Inglesi.

Mai sottovalutar-Li.

Vangelis – “Blude Runner Blues” – 1982

https://www.youtube.com/watch?v=RScZrvTebeA

サーファー © Surfer [Le “luci” sulle “strade” principali nel/PER IL MONDO (o bien “con-dotti”: sono tre) Le hanno messe Loro https://www.youtube.com/watch?v=nx02tM0os7k ]

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kry
Scritto il 3 dicembre 2014 at 20:56

@finanza,

Ciao SURFER sei rimasto indietro …. guardi troppi films …. per via di luci questi sono stati i primi e secondi a nessuno e spesso plagiati…. e riguardo a cose ….. spazilali …. e per far vedere che sei in buona compagnia gustati questo ://www.youtube.com/watch?v=ukNE4lySH9M musicalmente l’inizio preferisco qui https://www.youtube.com/watch?v=Lvk_2XssP0c ( a proposito nell’ultima foto del primo video c’è una bella scia chimica) Ciao.

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