FOCUS: Il Debito delle Nazioni

Scritto il alle 09:55 da Danilo DT

Standard&Poor’s ha messo in discussione il rating AAA del debito americano. Si tratta di evento straordinario, come è potuto succedere? E perché tutte le politiche messe in atto dall’Europa non son bastate a rassicurare i mercati?
Risponde Gianluca Ferretti.

Buongiorno a tutti!
Ennesima puntata della“piccola partnership” (con la quale non si hanno nessuna partnership commerciale, ci tengo a sottolinearlo) con una casa d’investimento (AnimaSgr).
Tengo inoltre a precisare che questo video è dedicato soprattutto agli investitori magari non super professionisti, ma è anche interessante per coloro che sono più “navigati”.

Ovviamente sarò ben lieto di leggere i Vs feedback su questa iniziativa. Vi lascio al video e alla sua trascrizione. Buona visione!

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Standard&Poor’s ha messo in discussione il rating AAA del debito americano.
Come è potuto succedere?

Il 18 aprile scorso, per la prima volta nella storia, l’agenzia di rating Standard&Poor’s ha messo in discussione il rating tripla AAA (che è il voto più alto) del debito pubblico americano. È un fatto senza precedenti che segnala non solo le difficoltà degli Stati Uniti di trovare un percorso credibile di uscita dalla crisi, ma che sottolinea l’ancora irrisolta precarietà della situazione finanziaria internazionale.
Da Bretton Woods in poi la solidità del debito americano non è mai stata messa in discussione: lo status incontrastato di moneta di riserva internazionale del dollaro ha sempre garantito agli Stati Uniti l'”esorbitante privilegio” di poter trasferire i suoi problemi ai paesi creditori. La decisione a sorpresa di S&P è forse un segno della declinante egemonia economica statunitense o forse è soltanto il segnale mandato a Governo e Congresso americani perché trovino rapidamente un accordo sui necessari aggiustamenti di bilancio. Tuttavia l'”esorbitante privilegio” del dollaro perdura. Gli impatti della notizia sono stati infatti pressoché insignificanti sul mercato dei titoli di Stato americani, ma sono rimbalzati con forza su quelli europei. È l’Europa infatti che deve ancora fare i conti con i problemi più spinosi.
Nonostante gli sforzi titanici già messi in campo nell’ultimo anno per correggere gli squilibri
delle loro finanze e delle loro economie, Grecia, Irlanda e Portogallo appaiono camminare
da mesi sull’orlo del baratro. Nel caso della Grecia, i mercati stimano ormai addirittura al 70% la probabilità che in un modo o nell’altro il debito greco debba essere ristrutturato. Del resto, la semplice logica – prima ancora che la teoria economica – suggerisce che quando gli interessi sul debito sono molto alti (10% in Portogallo, 20% in Grecia) e le prospettive di crescita del reddito sono basse o negative, la situazione tende inevitabilmente ad avvitarsi verso l’insostenibilità. In questo quadro, politiche fiscali sempre più severe – anziché risolvere – aggravano la situazione, perché deprimono sempre di più le prospettive di crescita, confermando l’idea che non vi saranno in futuro risorse sufficienti per pagare gli interessi. È un circolo vizioso che i governi europei non sono ancora riusciti a spezzare, nemmeno con l’istituzione di un fondo di salvataggio da 750 mld di euro (EFSF o European Financial Stability Facility).

Perché mai tutto questo non basta?

Il diavolo sta nei dettagli e gli investitori sono molto attenti ai dettagli. E guardando le cose da vicino, si scopre ad esempio che l’ESM, lo European Stability Mechanism, entrerà in vigore nel 2013 e verrà pienamente capitalizzato solo nel 2017. Inoltre, gran parte della dotazione di capitale dell’ESM non verrà versata dagli stati membri, ma solo “garantita” su richiesta. Il che garantisce una cosa sola: il contagio tra stati diversi. Facciamo un esempio: l’Italia per ogni 100 mld di “salvataggio” di un altro stato membro, dovrà versarne 18: cioè ogni 100 mld di “salvataggi” europei l’onere per l’Italia sarà un aumento del proprio debito pari all’1% del suo Pil. L’Italia dovrebbe cioè aumentare il  tuo debito proprio nel momento peggiore (in cui è cioè in atto un attacco speculativo ed i tassi salgono).
Infine, le decisioni di “salvataggio” dell’ESM devono essere prese all’unanimità. Per questo
anche l’esito elettorale di un piccolo paese come la Finlandia, in cui crescono i voti del partito “anti-salvataggi”, diventa un fatto di enorme rilevanza per i mercati. Per capire quando la turbolenza sui debiti sovrani si calmerà non basta quindi guardare alle finanze pubbliche dei singoli paesi, bisogna soprattutto guardare all’efficacia ed alla credibilità dei rimedi che i governi cercano di porre in atto a livello europeo.

STAY TUNED!

DT

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5 commenti Commenta
hironibiki
Scritto il 29 aprile 2011 at 10:37

Mah sarà che magari vedo sempre le cose come un bicchiere mezzo vuoto nell’ambito economico, ma io rimango dell’idea che il default sia sempre “li ri riva al fosso” (ligabue docet).
E questo vale anche per noi :|
Poi magari sbaglio..

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l.b.chase
Scritto il 29 aprile 2011 at 10:58

hironibiki@finanza,

o quanto detto sopra non corrisponde a verità, oppure c’è poco da sbagliarsi…

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lampo
Scritto il 29 aprile 2011 at 11:36

Forse gli investitori sono così pignoli… che guardano più cosa hanno in pancia le banche europee… che hanno molte difficoltà di digestione. Neanche i lassativi (portare a bilancio le perdite) vanno bene… visto che uscirebbe fuori molta della mexxa che hanno mangiato (pardon acquistato)

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daino
Scritto il 29 aprile 2011 at 11:51

sono ot, ma non sapevo dove metterlo.
E’ un ottimo articolo scritto il 26 aprile da Maurizio D’Orlando sulla guerra in Libia:

http://www.asianews.it/notizie-it/La-guerra-di-Libia,-un-altro-Vietnam-21393.html

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m75035
Scritto il 29 aprile 2011 at 12:10

It’s as if 2008 never happened.

Once again the worlds investors are pumping up bubbles that will probably explode in their faces. After the popping of a real estate bubble led to the first global recession since the 1930s, world markets are frothing like shaken Champagne. Pundits claim to have spotted price increases that are unsupported by economic fundamentals in assets ranging from U.S. farmland to Israeli biotech to Australian housing to Chinese cemetery sites. Commodities have soared. Global junk-bond issuance hit a record in the first three months of the year … this is the granddaddy of them all, an almost-encompassing bubble right at the heart of monetary systems. – Peter Coy & Roben Farzad

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