Europa sempre meno unita

Scritto il alle 10:30 da Danilo DT

Ormai sulla crisi Grecia abbiamo detto di tutto e di più. Aumentano le pressioni a livello internazionale per un pronto intervento da parte della Germania a favore del paese ellenico.
E’ necessario un intervento nel breve periodo. Non si può indugiare oltre.
La Grecia, continuo ad esserne convinto, non salerà, perché far fare default alla Grecia, significherebbe mettere la parola fine all’Unione Europea che già adesso è sempre meno unita. Ma ancor peggio significherebbe mettere la parola fine all’Euro. E infine, ma attenzione, da non trascurare, come detto settimane fa, c’è l’esposizione di diverse banche tedesche proprio sul debito greco e sulle stesse banche greche.
Germania quindi con profondi interessi per tenere su la baracca. Ma anche Germania che chiede garanzie e maggiore trasparenza, soprattutto in ambito di attuazione di piano di austerity.
Ma, vedrete, alla fine l’intervento arriverà.
Certo è che la scadenza di maggio dei bond ellenici si avvicina ed è fondamentale trovare una quadra per quella data.

 

Una crisi annunciata e non isolata

Ma come abbiamo già detto fino alla noia, questa crisi non sarà isolata. Le disgrazie non vengono mai sole  come già detto e quindi aspettiamoci l’effetto domino. Salvare la Grecia potrebbe essere l’inizio di una serie di sostegni (forse solo sostegni, si spera) che vedrà protagoniste le già “nominate” Spagna, Portogallo ed Irlanda.
E lo stesso Kenneth Rogoff, personaggio illuminato per realismo e intelligenza, non più tardi di ieri ha detto:

 

«è molto probabile che la Grecia non sia l’ultimo paese ad aver bisogno del salvataggio da parte del Fondo. Non escludo la possibilità di futuri interventi anche su Spagna e Portogallo. Senza poi dimenticare l’Irlanda che è sì migliorata ma resta ancora vulnerabile».

 

Sposiamo la tesi di Kenneth Rogoff come scenario probabilistico ed abbastanza cupo. Il mio realismo non mi lascia altra scelta, anche perchè, come dice poi un altro eccellente personaggio del Financial Times, Wolfgang Munchau, la Grecia è la crisi subprime dell’Europa.
Negli USA c’erano le banche in crisi. Qui invece ci sono gli Stati. E scusate se è poco.

 

Ma il mercato sta facendo le sue scelte

 

Parlando ieri sera con un amico blogger, Stefano Bassi de “il Grande Bluff”  che sta seguendo in modo quasi “maniacale” la vicenda della crisi Grecia, risulta comunque evidente un fatto: il mercato sta facendo le sue scelte. E lo si vede da diversi elementi. Oltre al suo interessantissimo post (visibile cliccando qui), beccatevi questi grafici…
Guardate qui sotto.

 

Borse PIIGS: si apre la forchetta

Dal mese di ottobre è arrivato il più classico del decoupling. Infatti da quella data la performance delle borse europee è cambiato sensibilmente.
Qui nel grafico trovate:

– FTSEMIB – I
– DAX – G
– CAC – F
– IBEX – E
– PSI20 – P
– ASE – GR
– ISEG – IE

Occorrono commenti? Guardate da ottobre che è successo. Ho parametrato il grafico mettendolo a base 100 proprio partendo da ottobre. Il risultato è sicuramente interessante.

 

CDS sempre più impennati

Inutile quasi dirlo. I Credit Default Swap dei paesi PIIGS vanno alle stelle. Il Grafico parla da solo.

 

Rendimenti di bonds PIIGS: speculazione evidente

E se i CDS lievitano, è ovvio che i rendimenti dei bonds dei paesi PIIGS ne risentono, essendo i CDS una forma assicurativa legata al rischio emittente e indirettamente al rendimento.
Però guardate l’anomalia.

La curva del rendimento del bond ellenico in verde rappresenta una vera anomalia. Mentre le altre curve di Portogallo e Spagna sono quantomeno “regolari”, quella greca non lo è. Per farla breve, vi sembra normale che un bond greco a 2 anni renda molto di più, circa il 60% di un bond a 30 anni emesso sempre dalla Grecia. L’emittente non è lo stesso? E se fa default la Grecia,  i bonds non saranno tutti sulla stessa barca?
La risposta è semplice. Evidente e chiara speculazione in atto.
Come sempre queste sono le regole del gioco.
Prendere o lasciare.

Rendimento bond Grecia e quotazione

 

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