ELEZIONI USA 2012: Obama avanti nei sondaggi delle Presidenziali

Scritto il alle 17:00 da Danilo DT

E finalmente ci siamo. La notte più lunga per l’elezione USA 2012.
La chiave di lettura definitiva dovrebbe arrivare dall’esito dei cosiddetti stati chiave, quelli che faranno la differenza.

L’elezione del presidente non è diretta: in ogni stato i cittadini esprimono la preferenza per un ticket (presidente+vice) ma il loro voto va al collegio elettorale dei ‘grandi elettori’ a loro associati. I grandi elettori sono in tutto 538, numero dato dalla somma dei deputati della Camera dei Rappresentanti (435) più il numero dei Senatori (100) a cui si aggiungono tre delegati del Distretto di Columbia (Washington D.C.). I grandi elettori sono distribuiti nei 50 Stati su base demografica. Per questo, visto che l’ultimo censimento è stato realizzato nel 2010, ci sono variazioni coi numeri dei grandi elettori del 2008. Nella maggior parte degli Stati, vince chi ottiene la maggioranza relativa dei voti.

Diventa Presidente degli Stati Uniti chi conquista 270 voti elettorali. I seggi per la Camera dei rappresentanti sono distribuiti su base demografica mentre a ciascuno Stato spettano due seggi al Senato. In questa tornata elettorale verrà rinnovata la Camera dei rappresentanti e un terzo del Senato. In caso di parità 269-269, sarà la Camera dei rappresentanti – a maggioranza repubblicana – a eleggere il Presidente e il Senato – a maggioranza democratica – provvederà al vicepresidente. Col paradosso di un ticket ‘purple’ (ad es. Romney presidente e Biden vice).

I Grandi elettori si riuniscono il lunedì dopo il secondo mercoledì di dicembre per esprimere la preferenza sul ticket e procedere così alla elezione del Presidente e del suo vice. I risultati verranno inviati a Washington e il 6 gennaio il Congresso procede allo scrutinio dei voti. I risultati dell’Election Day di stanotte determinano il nome del presidente degli Stati Uniti anche se i grandi elettori esprimeranno in un momento successivo i loro voti. Tuttavia, essendo collegati a un preciso candidato, si suppone che votino per il ticket a loro associato. La scelta del grande elettore di non votare il candidato o di preferire l’avversario è punita in 24 stati.

L’attenzione è concentrata intorno agli Stati chiave, in cui nessuno dei candidati si è assicurato un numero di sufficiente di voti elettorali. Sono detti anche battleground states o purple states, colore dato dall’incrocio di blu (democratici) e rosso (repubblicani). In questa tornata elettorale, gli Stati in bilico sono: Ohio, Florida, North Carolina, Virginia, Wisconsin, Colorado, Iowa, Nevada e New Hampshire.

Importanti dunque gli orari di chiusura dei seggi negli swing states, dove occorreranno diverse ore per il conteggio delle schede. Ecco gli orari di chiusura negli Stati in bilico (ora italiana):

– Ohio e North Carolina: 1.30 a.m.
– Virginia: 1 a.m.
– Florida e New Hampshire: 2 a.m.
– Colorado e Wisconsin: 3 a.m.
– Iowa e Nevada: 4 a.m.

(Source)

I sondaggi danno la situazione in sostanziale pareggio e il rischio di un testa a testa non è da escludere. Il Sito Realclearpolitics  non riesce a trovare grandi diversità tra i due contendenti. Bloomberg ci prova e, dai suoi sondaggi, il Presidente sarà ancora Obama.
Ovviamente presto per dirlo. Lo scopriremo solo vivendo.

STAY TUNED!

DT

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4 commenti Commenta
vichingo
Scritto il 6 Novembre 2012 at 17:31

Io metto il chip su Obama. Pericolosa una vittoria di Romney, perché se è vero quello che ho letto, il repubblicano punterebbe ad un fallimento dell’area euro, potenzierebbe gli armamenti, taglierebbe di molto lo stato sociale, detasserebbe i ricchi, insomma farebbe ritornare gli USA un paese con molte più disuguaglianze. Non ci scordiamo, poi, che Obama ha vendicato le vittime innocenti delle torri gemelle con l’uccisione di Bin Laden, cosa che al vecchio guerrafondaio repubblicano di Bush non era riuscito ( o non voluto). Con questo non voglio dire che Obama è la panacea, ma ricordiamoci che gli Stai Uniti d’America rappresentano ancora un paese che, nel bene o nel male condiziona tutto il mondo………………

manuel.finanza
Scritto il 6 Novembre 2012 at 17:34

Non mi spiego il perche gli americani fanno sempre le elezioni in un giorno lavorativo e non di domenica
Molti di loro hanno gia votato x posta ma il mio non compredere rimane

Scritto il 6 Novembre 2012 at 22:55

http://elections.nytimes.com/2012/results/president

Da seguire tutta la notte (se ce la fate!) 😛

kassad
Scritto il 8 Novembre 2012 at 09:43

manuel.finanza@finanza,

Il fatto che si vota di martedi’ e non di domenica e’ dovuto al fatto che per andare a votare in passato si dovevano fare grossi spostamenti. La domenica non ci si poteva muovere (dedicato al Signore). Per cui il lunedi si viaggiava e il martedi’ si votava.
ciao

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