Economia di plastica

Scritto il alle 09:16 da Danilo DT

Rich-ManChe frenesia, che emozione, quasi mi tremano le gambe. Mancano circa 30 ore al discorso di Mario Draghi post Meeting BCE… Pensa se ci regala un nuovo quantitative easing ma stavolta europeo! Torna a salire tutto. I BTP anche se ora sono stracari saliranno ancora. E l’equity non potrà che andare su! Inoltre forse taglia i tassi e li porta allo 0.05%. Cioè tasso ZERO. Evviva evviva! E poi comunque arriva il TLTRO.

Per farla breve abbiamo la concreta possibilità che il mondo della finanza, o dell’economia di plastica come mi piace chiamarla, possa continuare la sua gloriosa ascesa verso l’Olimpo del nulla, generando nuovi guadagni artificiosi.

Ma attenzione, oltre a quel mondo patinato che poi, alla fine, non ci appartiene nemmeno troppo, ce n’è un altro. Quello del contadino che il mattino si alza per lavorare nei campi, quello dell’operaio che a stento riesce a tenere il suo posto di lavoro, quello del commerciante che continua a farsi i conti e non sa se tenere duro o se chiudere.

Insomma c’è anche il mondo dell’economia reale, quello che necessita di interventi non tanto della BCE ma soprattutto dei governi, quello che è soffocato dalla pressione fiscale e dalla burocrazia, quello che subisce la deflazione e il crollo degli acquisti. Quello che è sempre stato l’unico vero indicatore dello stato di salute di un sistema economico. Ma oggi non è più così. Sembra che la priorità sia altrove, nell’economia di plastica, appunto.

Badate bene, non voglio criminalizzare nessuno con questo post, anzi. Secondo me la cura corretta deve essere quella guidata da un intervento bipartisan, equilibrato, sia dall’una che dall’altra parte. Però, sia ben chiaro, chi oggi è veramente con l’acqua alla gola non è il mondo della finanza ma quello dell’economia reale. Guardatevi il benchmark più tradizionale per il mondo bancario, ovvero l’Euribor. Signori siamo ad un passo dallo zero. Vi sembra che ci sia pressione di un qualche tipo?

Euribor ed i suoi fratelli

EURR002W Index (ECB Main Refinan 2014-09-03 08-22-59

Quelli di cui occorre preoccuparsi adesso, sono questi dati.

NEGOZI -chiusura“Ancora un semestre molto negativo, da cui il commercio esce con le ossa rotte. Nei primi 6 mesi del 2014, stimiamo che il settore nel suo complesso abbia perduto circa 2,2 miliardi di euro di fatturato. E per le imprese commerciali è sempre più difficile sopravvivere: tanto che, ormai, un’attività del commercio su quattro vive meno di tre anni“. È quanto calcola Confesercenti che commenta così i dati Istat relativi alle vendite al dettaglio di giugno. (…) L’associazione di categoria segnala un altro dato allarmante: molti esercizi chiudono definitivamente approfittando della sosta estiva. Così, in sordina, spariscono soprattutto bar e ristoranti, librerie e negozi di abbigliamento. Tra luglio e agosto, per ogni nuova impresa commerciale che è stata avviata, ben due sono invece, defunte. A giugno 2014 più del 40% delle attività aperte nel 2010 – quasi 27mila imprese – hanno chiuso bruciando investimenti per 2,7 miliardi di euro. (…) “ I saldi estivi si sono rivelati un flop completo: il Codacons stima che le vendite si sono ridotte di un 5-8%. Ogni famiglia italiana ha speso al massimo 65 euro. (Source) 

E poi ancora…

Nel 2014 due famiglie su tre hanno ridotto non solo la quantita’ della spesa alimentare, comperando sempre meno, ma anche la qualita’, rinunciando alle marche e dirottando gli acquisti su beni piu’ economici. Lo afferma il Codacons, che lancia l’allarme in merito all’alimentazione dei cittadini.  (Source)

Questa è l’economia che conta. Non quella di plastica. E credetemi, 1000 giorni sono un eternità per chi ha bisogno di aiuto entro…ieri…

Chiudo con quello che deve diventare il leitmotiv…

STAY TUNED!

Danilo DT

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12 commenti Commenta
christiancm
Scritto il 3 settembre 2014 at 10:09

Perchè Danilo DT cancella tutti i miei commenti…
Non sono nè offensivi né incontestuali…
Se aggiungo un link di approfondimento-confronto non dovrebbe dare fastidio… per chi ha una mente aperta e disponibile al confronto…

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    Scritto il 3 settembre 2014 at 10:14

    Eh? Ma io non cncello un bel niente!
    E poi dire che io non sono aperto al confronto mi sembra veramente eccessivo!
    Non è che magari nei commenti mettevi dei link e quindi l’antispam ti leggeva come “spammatore” e te li mangiava direttamente?

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Scritto il 3 settembre 2014 at 10:17

Sono andato a vedere nell’antispam. Vedo che ogni tuo commento era con allegato un link probabilmente ad un tuo sito. Ed è per questo che il sistema, vedendo SEMPRE citato lo stesso sito, ti legge come spam.
Ma scusa, se ti fa piacere il confronto (che è fondamentale) perchè non replichi cosa pensi direttamente nei commenti così evitiamo questo fastidio?

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massimo84
Scritto il 3 settembre 2014 at 11:07

il capitalismo crea
il capitalismo distrugge

aspettiamo che anche i diritti acquisiti e i privilegi vengano abbattuti

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idleproc
Scritto il 3 settembre 2014 at 11:40

…se si volesse permettere all’economia reale di ristrutturarsi e ripartire i soldi della “stampa” dovrebbero essere dati direttamente nelle tasche di piccola e media impresa e lavoro che farebbero da un lato le loro scelte di investimento e dall’altro tirerebbero il fiato e lo farebbero tirare al commercio parterndo dai beni di prima necessità.
Sarebbe una redistribuzione dei capitali e dei redditi all’inverso di quella fatta finora ma srebbe un’eresia.
Con questa classe politica e dirigente, invece, se si allargheranno i cordoni della borsa, il grano andrà alle solite clientele per comprarsi il voto e halle lobby delle grandi opere etc. che non sono affatto ristrutturazioni e investimenti per l’efficienza sistemica ma alle solite…

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jesselivermore
Scritto il 3 settembre 2014 at 11:57

TASSI DI INTERTESSE A ZERO = EUFORIA A BREVE TERMINE E RIALZO A BREVE TERMINE MA è = DISASTRO FINANZIARIO INEVITABILE.

Ribadisco, LE BANCHE CENTRALI tenendo i tassi a zero artificiosamente, stanno gettando le basi per il prossimo disastro finanziario che sarà tanto più disastroso quanto più a lungo i tassi saranno mantenuti a zero. VORREI CHE TUTTI leggessero bene quanto scritto sotto…

” …..E” cruciale studiare se e come il sistema bancario e le banche centrali agiscono sul tasso monetario, che svolge un ruolo guida, ‘di segnale’, per la definizione delle preferenze temporali degli individui: spesa vs. risparmio per i risparmiatori e beni di consumo vs. beni di investimento per gli imprenditori. In un certo qual modo, possiamo dire che per l’azione delle autorità monetarie gli attori non sono liberi di scoprire liberamente quale sarebbe il tasso naturale, perché sono orientati a guardare ciò che è definito dalle banche centrali.

La politica monetaria è neutrale se «non fa altro che fungere da intermediaria tra risparmiatori e investitori. Se la politica è neutrale, variazioni nell’offerta del credito sono guidate da variazioni nell’offerta del risparmio programmato»[10]. Il che vale a dire che una crescita dei prestiti per investimenti può generare un boom sostenibile solo se essa sarà fondata sull’aumento di risparmio, cioè su maggiori risorse realmente disponibili per gli investitori, capitale reale e non virtuale. Infatti, una situazione di tal sorta corrisponderebbe ad un mutamento della struttura delle preferenze temporali.

L’effetto diretto di una diminuzione delle preferenze temporali è una diminuzione del tasso di interesse sui prestiti e un aumento della quantità dei prestiti offerti. Questo risultato richiede solo che le forze correttive del mercato prevalgano nel mercato dei prestiti. […] Il cambiamento delle preferenze temporali sta semplicemente a significare che l’imprenditore sta svolgendo il suo compito in presenza di un tasso di interesse più basso e di una maggiore disponibilità di credito. Tutto ciò che va detto a questo punto sulla capacità degli imprenditori di adattarsi con successo a queste mutate condizioni del credito è che le forze auto-correttive sono al lavoro: quegli imprenditori che realmente si adattano con successo tenderanno a fare profitti e quindi gestiranno una maggiore quantità di risorse, mentre coloro che non lo faranno tenderanno a subire perdite e quindi perderanno il controllo delle risorse[11].

Al contrario, se il credito viene aumentato in modo artificioso, si creano le premesse per un’espansione malsana, fondata su investimenti errati degli imprenditori, che mettono in atto investimenti sbagliati (malinvestimenti) perché guidati da un prezzo, un tasso, che non riflette la struttura delle preferenze temporali. Il boom malsano sarà seguito necessariamente da una recessione. E, proprio come accade nella fase attuale, «i cicli degli investimenti generalmente finiscono in una crisi creditizia con una simultanea e improvvisa “crisi” finanziaria per molte imprese»[12].

In che modo una siffatta sproporzione tra tasso naturale e tasso monetario può generarsi? In due modi. O il tasso monetario viene spinto da qualcuno al di sotto di quello naturale oppure quest’ultimo si innalza al di sopra del primo. La prima situazione è forse la più facile da immaginare ed è quella normalmente presa in esame da Mises; la banca centrale gioca con il tasso di interesse, credendo nell’automatismo secondo il quale un basso tasso, favorendo gli investimenti, può stimolare un’economia stagnante; in questo l’autorità monetaria è sostenuta di solito da una disinvolta politica del credito da parte degli istituti bancari, che spingono sull’acceleratore creando immensi pacchetti di prestiti-spazzatura, che poi mettono sul mercato, cartolarizzano, cercando di incamerare lauti guadagni e di uscire dal gioco prima che sia troppo tardi. È vero che una tale azione combinata può creare crescita economica, ma virtuale, cui seguirà una recessione violenta, proprio come sta succedendo oggi. È il tipico errore che si manifesta nella teoria economica monetarista.

Vi è però una seconda possibilità, che può presentarsi da sola o combinata a quanto appena visto. Il tasso naturale si spinge al di sopra di quello monetario; è la novità teorica introdotta da Hayek[13]. La situazione è generata da positive aspettative di profitto. Se gli imprenditori, la cui dinamica psicologica è fondamentale in ogni processo economico, sono pervasi da un sentiment positivo, cioè sono convinti di poter iniziare progetti industriali profittevoli, hanno ottime aspettative di profitto, saranno spinti a chiedere maggiore denaro a credito per poter iniziare processi produttivi più lunghi. Hanno dunque mutato le loro preferenze temporali perché essi sono divenuti più future-oriented. Il tasso naturale sale, nel tentativo del processo di mercato di attirare nuovo risparmio per riequilibrare il mutamento delle preferenze temporali, per ora intervenuto solo dal lato degli imprenditori, mentre l’offerta di risparmio non è mutata. In questo caso le banche centrali dovrebbero immediatamente alzare il tasso ufficiale, per allinearlo con la modifica unilaterale della preferenza temporale (sono solo gli imprenditori a domandare più credito, mentre non è cresciuta l’offerta, il risparmio). Così facendo, l’altra parte del mercato, i consumatori, saranno indotti a risparmiare di più, apportando sul mercato le risorse monetarie aggiuntive in grado di incontrare l’accresciuta domanda degli imprenditori e quindi permettendo la partenza di un ciclo di investimenti sanamente fondato. Ciò permette di vedere come un ciclo espansivo possa essere innescato anche a tassi crescenti e non solo in presenza di un basso saggio di interesse. Se invece il riallineamento del tasso monetario rispetto a quello naturale non avviene, cioè ancora il tasso monetario è tenuto artificialmente basso, anche in questo caso si aprirà un ciclo espansivo cui seguirà una depressione. “

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christiancm
Scritto il 3 settembre 2014 at 14:10

Grazie della risposta… riportare commentoni lunghi rischia di essere futile… allora riporto il sito che già esprime il pensiero… qualche domanda nel tempo però l’ho anche posta…
Icebergfinanza non banna al più non considera…. è anche un modo per condividere dati e opinioni…
Credimi prevale il desiderio di scambiare idee a quello di pubblicizzare un po’ un sito sul quale non guadagno nulla e che vive per il piacere di scriverci sopra…

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Lukas
Scritto il 3 settembre 2014 at 15:17

jesselivermore@finanza,

Caro amico i tassi sono tenuti artificialmente bassi per evitare la bancarotta di molti ” STATI “…in primis l’ITALIA…….che già oggi paga 80 miliardi di euro annui di interessi sulla mole di 2160 miliardi di debito…..immagina se i tassi dovessero tornare ai livelli naturali di ” MERCATO “…..la spesa per interessi quantomeno raddoppierebbe…..e sarebbe la BANCAROTTA.

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filipposense1
Scritto il 3 settembre 2014 at 16:40

jesselivermore@finanza,

Ricorda che l'”imprenditore” che hai citato nel testo corrisponde a quello schumpeteriano, cioè colui che utilizza il credito bancario per investire in innovazione e tecnologie innovative mettendosi in prima persona di fronte al rischio imprenditoriale. Oggi il credito è usato dagli imprenditori per galleggiare o per pagare i debiti verso i fornitori. Gli utili aziendali dovrebbero essere funzionali agli approvvigionamenti, permettendo un’autonomia aziendale che pochissimi possiedono.
E poi ci sono imprenditori improvvisati che hanno approfittato del boom del credito degli anni passati, lamentando adesso il fatto che le banche non li finanziano più. Come fanno a finanziarti se hai bilanci in perdita da cinque anni e continui a utilizzare il credito per ripianare i tuoi debiti pregressi? Il fallimento di tipo anglosassone sarebbe molto più logico.
A volte bisognerebbe dare la patente di imprenditore.

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kry
Scritto il 3 settembre 2014 at 20:55

Danilo DT,

” I BTP anche se ora sono stracari saliranno ancora “, mentre i bund dei tedeschi sono scontati a tasso 0, gli OAT in liquidazione mentre i BONOS sono in offerta al 3X2. Per farla breve abbiamo la concreta possibilità che il mondo della finanza, o dell’economia di plastica come mi piace chiamarla, possa continuare la sua gloriosa ascesa verso l’Olimpo del nulla, generando nuovi guadagni artificiosi. Bhe dai Danilo con il silicone non è che sia diverso, illusioni illusioni illusioni. Ciao.

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idleproc
Scritto il 3 settembre 2014 at 23:27

filipposense1@finanza,

“Il fallimento di tipo anglosassone sarebbe molto più logico.

A volte bisognerebbe dare la patente di imprenditore.”

…anche quella di bankiere…

Se il mercato esiste, il mercato esiste per tutti anche per i TBTF… ma non gira così.
Sarebbero falliti tutti a catena e forse ne saremmo già fuori e con una visione del mondo più realistica.

Il mio punto di vista è “classico”, prima o poi col mercato si fanno sempre i conti, se il mercato dovesse essere stato abolito o “gestibile” nei punti di crisi con cicli sincronizzati, sarebbe una novità sostanziale assoluta teorica e pratica.
Quello attualmente in atto è solo un trasferimento colossale di redditi e capitali verso i big players che anno scommesso su di un futuro non realistico e che hanno barato.
Il tutto in attesa dell’arrivo del “mercato”.
Per il momento è come vivere sull’avamposto del “deserto dei tartari” ma con qualche diversivo in più sia pirotecnico che slasher movie legato all’attività sul terreno della redistribuzione di risorse, redditi e capitali.

stamo tutti qua ad aspettà e speramo che ce la cavamo.

occhio a non dormire quandi si è di guardia… pensando che “tanto questa volta è diverso”.

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idleproc
Scritto il 4 settembre 2014 at 08:15

…una osservazione aggiuntiva.

Facciamo tutti parte del sistema, con ruoli differenziati ma siamo “il sistema”, si chiama così per questo e nessuno se ne può chiamare fuori.
Se io mi compro un I-Bidone, l’ultimo mega video che mi permette di vedere la spazzatura e la telepropaganda in 3D, ‘amachina superfiga co’ stereo 800 watte che te schianto l’artri a un killometro ché altrimenti nò trombo e lo faccio a debito, faccio una scommessa sul futuro che altri sono felicissimi di finanziarmi (o lo sono stati) perché ci guadagnano sopra e nell’ipotesi che vada male ci fanno un’assicurazione che poi gira circolarmente.
Tutti contenti.
Ovviamente, su questo, esiste un aspetto “culturale” sempre sistemico, indotto.
Esisono però anche le persone “serie” o che non hanno potuto per condizione sociale al limite partecipare all’abbuffata vera e che sono la massa.
Come scrisse un banchiere in tempi non sospetti ma ove il problema era già chiaro per gli addetti, saranno e sono proprio questi a pagare il conto.
La cosa “infastidisce”, è anche fuori dalle regole di “mercato” ove chi fa cattivi investimenti viene punito.

C’è qualcosa che non va nel “sistema” di “libero mercato” e alcuni hanno questo sospetto da un bel pò.

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