Ecofin: soluzioni salva Euro non aleatorie

Scritto il alle 12:26 da Danilo DT

Peccato solo che è lunedi altrimenti si farebbe l’en plein. Ecofin a Bruxelles. Un Ecofin come tanti altri? Molto probabilmente no. Innanzitutto per la curiosa sequenza di numeri 17. Infatti oggi, lunedì 17, i 17 ministri delle finanze dei paesi facenti parte dell’Euro, si incontreranno alle ore 17. Che sia una strana coincidenza oppure un curioso e voluto giochino superstizioso questo non lo so. Resta però il fatto che l’Ecofin di oggi potrebbe rivelarsi assolutamente determinante per il futuro dell’Euro.

Target numero uno: trovare la soluzione ideale per rattoppare la situazione e per rifare ripartire l’economia salvando il salvabile
Target numero due: inchiodare le speculazione
Target numero tre: trovare delle soluzioni credibili e non il solito fumo che annebbia la vista e che non porta a nulla. Il mercato ha bisogno oggi più che mai di certezze e non di parole.
Target numero quattro: frenare i focolai dell’inflazione. E’ una situazione anomala. Presa nel sul complesso l’Unione Europea si ritrova con un tasso inflattivo in evidente crescita, complice la ripresa soprattutto tedesca e il rally delle commodity, ma non si tratta di una situazione promiscua. In molte aree dell’Unione Europea la stagnazione economica continua a regnare (vedi Italia tanto per non fare nomi) e di inflazione “buona” (ovvero inflazione controllata e generata da una sana crescita economica) proprio non se ne vede ombra.

Aumento dei tassi?

Nel week end ho letto alcuni pareri secondo i quali potrebbero tornare a salire nel breve termine. Trichet quindi si troverebbe “costretto” ad una manovra restrittiva per frenare l’inflazione. Situazione che considero assolutamente difficile. A costo di “manomettere” i dati, la BCE farà il possibile per non alzare i tassi, per lo meno fino al 2012. Altrimenti si otterrebbe un’ulteriore “spaccatura” tra i paesi virtuosi e quelli in difficoltà. Rischio che non si può correre. Infatti se si frena la già bassa crescita economia dei paesi Euro “periferici” e comunque più deboli (quei paesi che hanno dei problemi in ambito debito pubblico/PIL e deficit/PIL) si andrebbe a segare inderogabilmente la possibilità di una ripresa, in quanto il rialzo dei tassi inchioderebbe il rilancio economico ed industriale di questi paesi e quindi, indirettamente, il denominatore dei ratio prima menzionati (PIL) non solo non crescerebbe ma si andrebbe a contribuire ad un incremento del numeratore. Scenario deleterio. Un esempio? Un istituto tedesco ha calcolato che il Portogallo, per onorare il suo debito emesso la tasso del 6% dovrà avere una crescita almeno del 3.3%. Auguri… Intanto posto una tabella sintetica ma molto ricca di dati. Il mercato sta dando fiducia, scendono i CDS, si abbassano i rendimenti. Ma come potete vedere, sia i ratio che i tassi sono ancora fuori i parametri e non sono sostenibili.

Soluzioni: tra tre opzioni un super EFSF è l’unica strada

Morale: si metteranno (se tutto va bene) le basi su una nuova Unione Europea. La soluzione che credo più probabile è quella all’americana. Infatti, testimoni della buona riuscita del TARP Made in USA, Trichet &Co spingeranno per un incremento dimensionale dell’ EFSF, magari con più autonomia e dinamicità, proprio in stile TARP.
Ritengo molto difficile l’accettazione del progetto “E-bonds” (Che punirebbe i paesi più virtuosi a scapito dei più deboli, la Germania e la Francia non lo accetteranno mai) come molto difficile, a partire da oggi, un progetto di ristrutturazione dei bonds.
Certo, molti di voi storceranno il naso. Sottoscritto compreso, in quanto tutto questo, come sempre, rattoppa e non risolve e porterà, comunque nel tempo, ad una ristrutturazione. Vedi il caso Grecia, dove il mercato la sconta già ampiamente. E lo stesso EFSF non può essere considerato la “cura per tutti i mali”. Come dice il sempre ottimo Luigi Zingales,  l’EFSF resta una specie di enorme CDO, un fondo veicolo che compra materiale tossico pagandola come merce sana.

L’Europa sta seguendo un percorso simile. Il veicolo Efsf, creato per assistere i paesi in situazioni d'”illiquidità”, è realizzato esattamente come un Cdo. L’Efsf acquista i bond dei paesi che hanno difficoltà nel reperire fondi sui mercati (ad esempio, l’Irlanda) ed emette bond con rating AAA. Com’è possibile tale alchimia? Ancora una volta, la parola magica è overcollateralization: ci si affida a un’ipotesi sulla distribuzione condivisa di possibili risultati e all’inevitabile sigillo di approvazione delle tre maggiori agenzie di rating.
Con il veicolo Efsf, la overcollateralization assume la forma delle garanzie da parte di altri paesi dell’Eurozona. Tra i principali paesi, tuttavia, solo la Francia e la Germania hanno un rating di tipo AAA. Come può un bond, garantito in larga parte da paesi come Italia e Spagna (probabili candidate per una crisi fiscale), fornire un rating AAA ai bond irlandesi? Secondo Standard and Poor’s, ad esempio,«il rating sul veicolo Efsf riflette la nostra visione secondo cui le garanzie dei debiti sovrani con rating AAA e le riserve di liquidità liberamente disponibili investite in titoli con rating AAA copriranno, insieme, tutte le passività dell’Efsf».

Però, diciamo così, oggi bisogna innanzitutto dare credibilità, creare soluzione e soprattutto inibire la speculazione. Il tutto nell’Ecofin dei 17 membri alle 17 del giorno 17. Tanto per far capire che non sarà una questione di fortuna.

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22 commenti Commenta
paolo41
Scritto il 17 gennaio 2011 at 13:01

Dream,
non possiamo che augurarci che il 17 porti fortuna al meeting…
Molti sono scettici, come il sottoscritto, e, al di là delle solite dichiarazioni, il rischio che, anche stavolta, si produca solo fumo è elevato.
La Germania continua a dominare la danza e, politicamente, la Merkel non potrà esporsi più di quel tanto se pensiamo che, solo quest’anno, dovrà affrontare ben cinque passaggi elettorali.
E’ noto a tutti che sta facendo carte false per mettere un suo uomo al posto di Trichet, a cui scade il mandato, e sappiamo bene come la pensano all’interno della Bundesbank.
Peraltro i segni di un aumento dell’inflazione si cominciano a sentire anche in Germania e se c’è una cosa che i tedeschi non “sopportano” è proprio l’inflazione….
Infine molti commentatori sono ormai sempre più convinti che qualsiasi intervento sia solo dispendioso e serva solo a rimandare la “soluzione”….
Ancora una volta spero di sbagliarmi.

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Scritto il 17 gennaio 2011 at 13:05

paolo41,

Sono d’accordo che si continua solo a spostare le grane e a posticiparle. leggevo ieri su un’importante testata economica la logica di un giornalista che di per se evidenzia in modo lampante l’ignoranza di certe persone.
Diceva che l’EFSF deve diventare come il TARp in quanto così facendo comprerà bonds a prezzi di sconto e poi così li rivenderà con forti utili. E lo diceva come se fosse una questione di matematica. Fosse facile così…caro ragazzo..

:roll:

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Scritto il 17 gennaio 2011 at 13:06

:D Dai ragazzi, cliccate qui sotto e votate per gli ultimi 3 post di I&M.
E portiamo questo blog ai vertici nazionali dell’informazione indipendente!
:wink:
http://www.wikio.it/sources/intermarketandmore.finanza.com-Gz7L7/contents

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Scritto il 17 gennaio 2011 at 13:25

Dream Theater,

Done!
btw, Ieri ho sentito una parente e tra i solito convenevoli la signora ottuogenaria mia ha chiesto:” Mario se hai soldi toglili dalle banche” al mio scontato:”perche’?” mi ha risposto:” l’altra volta (prima della WWII) eravamo proprio in questo clima….”

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paolo41
Scritto il 17 gennaio 2011 at 14:11

Dream Theater,

nel week -end facevo alcune considerazioni a “mente libera” (stavo sistemando l’orto “invernale”, che, ti assicuro, dà quasi più soddisfazioni di quello della bella stagione) e cercavo di ripercorrere i danni che ha fatto l’EU e l’euro al nostro paese…
Sono tornato indietro alla acciaierie, alla pesca, all’agricoltura, alla produzione di latte e casearia, a quella di prosciutti e insaccati, al turismo, al tessile, al calzaturificio e alla pelleria , all’auto, ai sistemi di telecomunicazione, etc
settori dove anche i managers aziendali hanno, senz’altro, contribuito con alcuni errori e dove una grossa mano a “distruggere” (vendendo ad aziende straniere e/o accettando imposizioni dall’EU ) l’hanno data alcuni soloni politici e para- politici che hanno il coraggio di continuare, ancora oggi, a pontificare.
Mi sono domandato: ma come facciamo a tornare indietro ?????
….ho preferito concentrarmi sul mio orto “invernale”…

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Scritto il 17 gennaio 2011 at 14:25

Attenzione all’ultimo articolo di Weiss:
L’ho gia postato sul mio blog
http://mariogregorio.wordpress.com/

New Debt Crisis Striking RIGHT NOW!

L’indirizzo solo per l’articolo:
http://mariogregorio.wordpress.com/2011/01/17/new-debt-crisis-striking-right-now/

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l.b.chase
Scritto il 17 gennaio 2011 at 14:56

Come posso fare per trovare info sullo stato di salute della norvegia???

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gremlin
Scritto il 17 gennaio 2011 at 15:00

l.b.chase@finanzaonline,

https://www.cia.gov/library/publications/the-world-factbook/geos/no.html

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gremlin
Scritto il 17 gennaio 2011 at 15:14

Plosser (presidente fed Filadefia, membro Fomc, uno dei pochi contrarian) poco fa ha ribadito tra l’altro che la FED è pronta a valutare un rialzo dei tassi quando verrà il momento anche se per ora è prematuro e che il QE2 fra 5 mesi massimo è esaurito, probabile prima.
Si comincia a ventilare l’idea del rialzo e non a caso si comincia con Plosser, quello che fa meno presa sui mercati.
Si stanno gettando le basi per lo storno equity.

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hironibiki
Scritto il 17 gennaio 2011 at 15:38

Wow attendo con impazienza l’esito di questo 17-17-17 alla Oronzo Canà :mrgreen:
Nel mentre riflettevo sulla Fiat… Intanto ancora un anno di cassaintegrazione, poi inizieranno a costruire i Suv dopo la vittoria dei si.
Mi son chiesto.. I Suv?? Siamo in recessione e costruiscono i Suv? Il prezzo della benza è a 1.50 e la Fiat produce i Suv?? E perchè non gli hummer? Magari di quelli tosti che fanno 1Km con un litro “peggio” dei carri armati..
Io non credo che l’economia ripartirà tra un anno. Anzi!. Dei 280.00 suv prodotti, quanti ne saranno venduti? Solo il tempo darà la risposta.

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daino
Scritto il 17 gennaio 2011 at 15:58

gremlin,

Certo che con tutti quei problemi sull’immobiliare un rialzo dei tassi non sarebbe molto indicato. E’ anche vero che i prezzi delle materie prime così alti non vanno bene a nessuno e quindi almeno qualche cartuccia a salve (tipo trichet l’altro giorno) potrebbero anche spararla :arrow: (ma a cosa serve questo smile?)

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Scritto il 17 gennaio 2011 at 16:24

l.b.chase@finanzaonline,

Di salute la Norvegia sta BENISSIMO. Punto.

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andrea.mensa
Scritto il 17 gennaio 2011 at 17:06

paolo41,

purtroppo stai facendo una gran confusione….. mi sembri il ricercatore della storiella della pulce.
non sempre, e questa volta è una di quelle, due eventi che accadono contemporaneamente , sono legati da causa ed effetto.
dimentichi quanto tutto il mondo sia cambiato con la globalizzazione, processo ch eè avvenuto in contemporanea con l’introduzione dell’euro, o almeno , nello stesso periodo, ha avuto una forte accelerazione.
le delocalizzazioni, con l’euro hannoavuto poco a che fare, mentre molto sono causa dell’affacciarsi al contesto internazionale di nazioni con lavoro sottopagato.
la enorme produzione di merci cinesi a basso costo, sarebbero state a basso costo anche con la lira, pertanto anche per questo aspetto, l’euro c’entra poco.
il fatto è che noi italiani in particolare, ci siamo attaccati agli effimeri vantaggi portatici dall’euro (tassi bassi, soprattutto sul debito pubblico) che è stato sfruttato da una classe politica completamente incapace di guidare la nazione verso un competizione globale ( e se colpe hanno avuto le maggioranze, non dimentichiamo le minoranze ch enon ne hanno avute tante meno non offrendo una credibile alternativa). prova a confrontare il percorso tedesco rispetto a quello italiano degli ultimi 15 anni, e poi capirai perchè noi siamo nella palude e loro no.

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andrea.mensa
Scritto il 17 gennaio 2011 at 17:12

paolo41,

ps. se non la sai, la storiella la ripeto.
un ricercatore addestra una pulce a saltare a comando, poi procede con l’esperimento e annota sul diario.
detto a pulce “salta” e lei saltato. tolta una zampa.
detto a pulce “salta” e lei saltato . tolta altra zampa
…………..
detto a pulce “salta” e lei saltato. tolta ultima zampa.
detto a pulce “salta” e lei niente. detto di nuovo “salta” ancora niente. senza zampe pulce diventa sorda !!

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paolo41
Scritto il 17 gennaio 2011 at 17:40

andrea.mensa@finanza,

non so se sei anche la persona che posta con il nome Amensa in questo blog (dal nome sembrerebbe …); purtroppo credo che la pulce sia diventato il nostro paese…è sordo e non salta più….ed è sempre più piccolo.
Bando agli scherzi e a qualsiasi polemica, credo di essere stato fra i primi, insieme a Dream a postare il tema della globalizzazione e delle delocalizzazioni (se ben ricordo, si parla di metà 2008), come nemesi storica, perchè il processo era già in fase di avanzata maturazione.
La domanda che dobbiamo porci è se l’entrata nell’euro e la perdita di indipendenza economica ha amplificato o meno il processo e, se la risposta è positiva, a vantaggio di chi??
Prova a ragionarci, prova a identificare quali sono le nazioni europee che non hanno posto il minimo ostacolo all’avanzata delle merci cinesi e continuano a non farlo perchè traggono vantaggio da questa situazione; cerca di dare una calendarizzazione agli eventi che hanno caratterizzato l’evoluzione economica dell’ultimo ventennio e, probabilmente, ti renderai conto che non sono stato incongruente.

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andrea.mensa
Scritto il 17 gennaio 2011 at 18:20

paolo41,

mi scuso se hai interpretato le mie parole come un’accusa di incongruenza. mi sono decisamente espresso male.
volevo dire che abbiamo affrontato il problema globalizzazione, nel peggior modo possibile, oltretutto non usando i vantaggi ch el’euro ha portato, almeno inizialmente.
l’esempio degli osanna per la vendita dei telai ai cinesi, esaltata per circa due anni, si è spenta come hanno cominciato ad arrivare in Italia i tessuti cinesi, cosa che mi pare fosse non solo prevedibile, ma da dar per scontata, visto il loro costo della mano d’opera.
invece di puntare a produzioni specializzate, ad alta tecnologia, verso lo sfruttamento di energia pulita, ecc… le nostre aziende hanno cercato di far concorrenza ai cinesi e similari, sul le vecchie produzioni, puntando quasi esclusivamente sull’abbassamento del costo del lavoro.
questa è, ed è stata la grande differenza tra noi e i tedeschi.
d’altronde cosa esaltavamo della nostra organizzazione “paese” ?”piccolo è bello”, ovvero tutta quella pletora di mini e micro imprese, che poi non hanno retto il confronto con le altre nazioni.
la mancanza di una strategia, di una vocazione produttiva chiara, credo sia stato il nostro errore fatale.
tutto qui.

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amensa
Scritto il 17 gennaio 2011 at 18:28

paolo41,

ecco rimesso a posto il nome.

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bergasim
Scritto il 17 gennaio 2011 at 18:29

il nostro errore fatale è un altro, il paese è in mano ed è stato in mano ad un branco di incompetenti legiferanti corrotti fino al midollo e di un popolo che oggi festeggia il 150 anno di un unità sulla carta, ma che nella realtà non esiste, preoccupato più dei destini della ferrari e della nazionale, che dei problemi che attanagliano l’italica repubblica, un popolo senza cultura se non calicistica, che ha da tempo smarrito la sua identita, della italica cultura, creatività e tutto quello di postivo che ci contraddistingue ne sono rimaste poche tracce, :evil: tutelate dall’unesco.

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amensa
Scritto il 17 gennaio 2011 at 18:50

piccolo OT, con coda di commento
Baltic Dry index scende ancora a 1439.
ho fatto notare l’incongruenza a Phastidio.net che indicava le tension sulle materie prime come in crescita, mentre i trasporti erano in calo.
la sua risposta è stata che sono aumentate le navi, pertanto calano le tariffe.
vi quadra ?

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paolo41
Scritto il 17 gennaio 2011 at 19:13

amensa@finanza,

bergasim,

..su questi ultimi vostri commenti sono del tutto d’accordo…..

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smsj
Scritto il 17 gennaio 2011 at 22:54

amensa@finanza,

Si, c’era un articolo a questo proposito sul solo24ore.
Si dice che i noli siamo in calo proprio per il motivo detto da Phastidio, inoltre si afferma che il BAltic non sarebbe più un indicatore valido delle dinamiche commerciali.

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Scritto il 17 gennaio 2011 at 23:34

smsj@finanza,

http://intermarketandmore.finanza.com/link-finanziari-baltic-dry-index-euro-e-molto-altro-22676.html
ne avevo parlato qui riprendendo un altro post

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