Dossier ITALIA: ecco perché ce la possiamo fare

Scritto il alle 14:42 da Danilo DT

Esposizione banche italiane al debito pubblico, ai Titoli di Stato dell’Area Euro, i possessori del debito e una valutazione fiscale

In queste giornate, dove l’attenzione degli operatori è puntata soprattutto sul sistema finanziario italiano, quindi debito pubblico, deficit, banche, risparmio e così via, credo sia importante capire qual è la situazione reale del nostro Bel Paese.

Vedrò in questo post di fare poche parole e lasciare parlare le slides.

Slide 1 – Esposizione banche italiane ai Bond Area Euro

Slide 2 – Esposizione Banche italiane alla duration del debito pubblico

Slide 3 – Possessori del nostro debito pubblico



Slide 4 – Esposizione al debito sovrano proprio per paesi Euro

Slide 5 – Partite Correnti e bilancio fiscale paesi Euro

Rapide conclusioni

Ovvia la sovraesposizione al debito Italiano. Marginale l’esposizione su Irlanda e Portogallo, un po’ peggio per la Grecia soprattutto per Intesa SanPaolo. Una crisi della Spagna potrebbe invece dimostrarsi pesante per il sistema bancario italiano.
In ambito di Duration, è sicuramente UBI la banca che si dovrà subire la maggiore volatilità di questi giorni di altalenante tendenza dei BTp, anche se guardando la slide sembra si stia attuando una strategia che si chiama Barbell , anche se poi con le coperture le duration lunghe possono essere neutralizzate.
In ambito di possessori del nostro debito pubblico, possiamo vedere che gli italiani residenti ne posseggono solo il 14%, fetta ben più ampia è in mano alle banche italiane. Comunque sia, il debito pubblico italiano è in mano agli italiani per una percentuale pari al 58%. E non è poco. Infatti solo la Spagna ci batte (con circa un 62% di possesso del debito locale).
Infine l’ultima slide.

M siamo sicuri che l’Italia sia proprio la peggio messa? Ci vuole in questo momento, per abbattere il debito e tranquillizzare i mercati, un programma di privatizzazioni, di tagli alla spesa (e l’esempio deve venire dall’alto, dicasi politica) e soprattutto di investimenti per lo sviluppo. E da queste slides risulta evidente che, per una serie di motivi, l’Italia ce la può fare, ce la deve fare. Ma occorre un cambio di marcia. Finora la politica poteva permettersi la pacca sulla spalla, il discorso fumoso e poco concreto, ora occorrono i fatti. Sennò, molto semplicemente, si rischia di affondare con una nave che, però, ha tutti gli strumenti per potersi rimettere sulla giusta rotta.

Charts by Citigroup

STAY TUNED!

DT

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13 commenti Commenta
paktrade
Scritto il 4 agosto 2011 at 14:56

Dt, grazie mille! Richiesta esaudita!
Beh, insomma, sembra che per il 58% il nostro debito sia in nostre mani, non è poco!
Per quel che conta, le nostre palline sono ancora nelle nostre mani…
Ma è buona cosa? Non lo so più! :oops:

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vichingo
Scritto il 4 agosto 2011 at 14:57

Sicuramente ce la possiamo fare. Auspico che la magistratura, sia italiana che quella degli altri paesi indaghi e metta sotto stretta osservazione quella banda di farabutti e delinquenti che sono a capo delle agenzie di rating. Voglio essere un po’ più cinico, auguro che quei signori, che stanno mettendo in ginocchio la nostra economia, vengano arrestati e chiusi in prigione. Questa reazione dei mercati è troppo esagerata e bisogna che qualcuno intervenga, prima che scoppi una guerra civile………………. 8O

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dot.com
Scritto il 4 agosto 2011 at 15:20

Default impensabile cosi’ come ristrutturazione, solite voci messe in giro dai gregari della speculazione. L’Italia al contrario della Spagna ha risparmio privato che puo’ ricomprarsi tranquillamente il debito x volte.

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mumble
Scritto il 4 agosto 2011 at 15:25

dot.com@finanzaonline,

Da come siamo messi, con x patrimoniali resteremo senza risparmio privato e con lo stesso debito pubblico

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anonimocds
Scritto il 4 agosto 2011 at 15:37

il parere di 4 economisti

MARCO ONADO

L’esecutivo di

don Abbondio

LA CRISI che colpisce in

questi giorni l’Italia non è

scoppiata all’improvviso, ma

aveva manifestato segni

premonitori almeno dalla

scorsa primavera. Era quindi

fin troppo facile prevedere

che la manovra approvata in

giugno non sarebbe stata

sufficiente. Al di là degli

eccessi speculativi, oggi il

mercato esprime un sonoro

voto di sfiducia nella capacità

di questo governo di varare

manovre di risanamento

credibili e soprattutto di

rimettere l’economia italiana

sul sentiero di una crescita

robusta e duratura, la prima

regola per rendere

sostenibile il debito,

pubblico o privato che sia. Di

fronte alla crisi drammatica

di questi giorni, Berlusconi

non ha saputo far altro che

ripercorrere i pochi risultati

concreti e le molte

promesse: proprio ciò che

era stato ritenuto inadeguato

rispetto a una situazione

assai meno grave di quella di

oggi. Chi si aspettava uno

scatto di iniziativa per ridare

credibilità a un’azione di

governo sempre più debole,

è andato deluso.

Il fatto è che la credibilità nei

confronti dei mercati internazionali,

è come il coraggio per

don Abbondio: se non ce

l’hai, non te lo puoi dare,

neanche in condizioni di

emergenza come quelle di oggi.

Soprattutto se si considera

quello che non c’era nel discorso

di Berlusconi di ieri:

neanche una parola sulla necessità

di nominare immediatamente

il successore di Mario

Draghi al vertice della Banca

d’Italia. Che autorevolezza

ha un governo che lascia scoperta

la carica di vertice dell’istituzione

in prima linea in

una tempesta finanziaria?

MICHELE BOLDRIN

Sono in ritardo

e rischiano il banco

DALLA PRIMA

dichiarazione di Sergio

Marchionne posso dire che

l’amministratore delegato

della Fiat è più intelligente

dell’ufficio stampa che poi ha

smentito che nelle parole

dette all’Ansa si riferisse a

Berlusconi. Bisogna chiarire

una cosa: quelli che il premier

chiama “i mercati” altro non

sono che i nostri concittadini.

Ed è a loro, agli italiani, che

Berlusconi ha detto nell’aula

di Montecitorio: “Voi non

avete capito niente”. Poi ha

promesso di rilanciare la

crescita con i sette miliardi da

investire al Sud, mentre ha

adombrato una manovra

correttiva sbagliata perché

tardiva. I conti pubblici

andavano aggiustati tre anni fa:

è impensabile farlo per il

2011, con 4-5 mesi a

disposizione. La via obbligata

costringerebbe il governo a

tagliare dal giorno alla notte gli

acquisti della spesa pubblica,

finendo per innescare una

recessione automatica. La

verità è che queste persone

hanno perso credibilità agli

occhi degli italiani, ed è questo

il problema che abbiamo

davanti. Su questo tema è stato

molto istruttivo sentire i

capigruppo di Pdl e Lega dire

che loro sono il partito

contrario alle tasse: ma se le

tasse le hanno appena messe?

Ma che credono che i cittadini

siano proprio stupidi? Hanno

messo una tassa gigantesca

sugli italiani che detengono

titoli, hanno ritoccato le accise

sulla benzina, hanno rimesso i

ticket sulla sanità. Il pericolo

che abbiamo di fronte è che a

settembre saranno costretti a

una manovra correttiva “alla

d i s p e ra t a ”. Per riparare al

ritardo con cui si sono mossi,

rischieranno di ammazzare

il cavallo.

SANDRO TRENTO

Il punto non sono

solo i conti pubblici

L’ITALIA è in declino e si

sta impoverendo da anni. Se

va bene quest’anno il nostro

Pil crescerà dell’1 per cento.

Berlusconi ha invece

pronunciato parole adatte a

un paese che cresce, che è

prospero, che non ha

problemi particolari. Serviva

un colpo d’ala: l’annuncio di

una svolta nell’azione del

governo e invece abbiamo

ascoltato il solito ritornello

che l’Italia è in salute, che il

governo ha già fatto tutto il

necessario e che basta

aspettare perché tutto andrà

a posto tra breve. Sarebbero i

mercati che sbagliano e che

non sanno valutare la

condizione reale della nostra

economia. Questo ha detto

Berlusconi. Il suo deludente

discorso è la conferma,

invece, che i mercati hanno

ragione. I tre anni di questa

legislatura, del resto,

avrebbero potuto essere

utilizzati per realizzare le

riforme necessarie per

modificare i comportamenti,

per accrescere la

produttività della Pubblica

amministrazione, per

costruire un nuovo sistema

di protezione sociale, per

combattere l’evasione e

l’economia in nero, per dare

al Paese la banda larga e così

via. L’Italia è da settimane

esposta agli attacchi

speculativi proprio perché

gli investitori si sono resi

conto che è un paese privo

di una guida politica

credibile, capace di parlare

in maniera adulta agli italiani

e di indicare cosa si deve

cambiare del nostro modello

economico per tornare su un

sentiero di sviluppo. Non è

solo questione di conti

pubblici. Se fosse così allora

la situazione sarebbe davvero

meno preoccupante.

FABIO SCACCIAVILLANI

Andiamo verso

il Portogallo

QUI C’È UN problema di

tassi sul debito. Non è

sostenibile un tasso del

5-6% con un Pil che non

cresce a un ritmo almeno

simile. La nostra somiglia

alla deriva che ha

interessato il Portogallo: a

un certo punto le banche

non possono più sostenere

l’acquisto dei titoli di debito

e il sistema si rompe, con la

differenza che i portoghesi

avevano una rete: quella

costituita dal Fondo

Monetario Internazionale e

dell’Ue.

In questo contesto generale

il discorso di Berlusconi non

sposta nulla. Il premier ha

raccontato la solita storiella

sul fatto che il governo è saldo,

che le banche hanno superato

gli stress test, che l’economia

tiene. Il fatto è che i

mercati non sono un bambino

di 11 anni poco intelligente

e queste cose già le sapevano.

Anzi, è proprio a queste

condizioni che si sta verificando

il problema del debito.

Per questo i mercati avevano

sperato in uno scarto, che

non c’è stato, una “discont

i nu i t à ” per dirla con un termine

politico. Berlusconi doveva

arrivare a Montecitorio

con una risposta nuova, che

fosse economica, ma anche

politica. Poteva annunciare

un diverso approccio alla politica

economica del Paese o

anche dire che avrebbe fatto

fare un passo indietro a Giulio

Tremonti, suo ministro

dell’Economia. Non ha fatto

niente di tutto questo. Il suo

discorso non ha spostato nulla.

E adesso arriva agosto,

che è da sempre un mese difficile

per i mercati perché girano

pochi liquidi e gli investitori

tendono a chiudere le

posizioni pericolose.

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Scritto il 4 agosto 2011 at 15:43

anonimocds,

Molto interessante Anonimocds. Ho giocato d’anticipo e ho scritto del Tricheco…

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maurobs
Scritto il 4 agosto 2011 at 16:06

Non so se sia un ragionamento contorto, ma provo a esplicarlo:
visto che dici che se succedesse qualcosa sul debito spagnolo le nostre banche soffrirebbero, non è che il fine ultimo di tutto ciò sia effettivamente di fare lo sgambetto alla spagna e per cui si portano avanti scaricando già le nostre banche dai portafogli, salvo poi accanirsi sulla spagna e questi tornano a comprare le banche italiane perchè poi ci sarà un qualcosa di certo?(ovviamente dopo tagli e ristrutturazione del debito spagnolo) :roll: :roll:

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ivegotaces
Scritto il 4 agosto 2011 at 17:01

dot.com@finanzaonline: Default impensabile cosi’ come ristrutturazione, solite voci messe in giro dai gregari della speculazione. L’Italia al contrario della Spagna ha risparmio privato che puo’ ricomprarsi tranquillamente il debito x volte.  

… di questo passo lo scopriremo presto.

@DT
Tu dici: M siamo sicuri che l’Italia sia proprio la peggio messa?
A mio avviso il problema nasce solo se si valuta la situazione così come è oggi oppure se la si guarda in prospettiva, perché io mi porrei il quesito: ma siamo sicuri che l’Italia sarà la peggio messa? Oggi non è così, ma domani?

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paolo41
Scritto il 4 agosto 2011 at 17:30

Dream Theater,

…bel post…. chiarisce molto bene la situazione dell’esposizione delle banche sui titoli..
purtroppo non ci dice quanti sono gli assets incagliati messi a riserva e quanti quelli critici, nel senso che mai come in questo momento c’è una disperata ricerca di liquidità da parte del sistema bancario. Questo è dovuto, sia al fatto che le aziende hanno difficoltà a creare cash-flow sia, in misura minore ma sempre abbastanza significativa, al fatto che la gente comincia ad essere presa dal panico e ritira i depositi e vende sia titoli di stato che azionari (la finanziaria ha avuto una grossa influenza su quest’ultimo aspetto).
Mentre quanto sopra sconta la difficile situazione economico-finanziaria del contesto occidentale che, con costanza, abbiamo sempre descritta in questo blog, la situazione dei periferici è indubbiamente ancora più critica e, per quanto riguarda il nostro paese, aggravata da un contesto politico litigioso (a tutti i livelli) al punto tale che, pensando solo a litigare, ha perso per strada la coerenza e la lucidità e la capacità a prendere decisioni utili per il paese.
Quando personaggi come Marchionne o G.A. Guidi o economisti come Sapelli esprimono il loro scetticismo su una possibilità di ripresa, personalmente tendo ad associarmi a tale pensiero… anche se rimane nel fondo sempre la speranza che, prima o dopo, qualcuno riesca a raddrizzare la situazione; purtroppo, onestamente, non vedo in giro personaggi che abbiano le palle e la professionalità per farlo.

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filipposense1
Scritto il 4 agosto 2011 at 19:15

Visto che l’Italia è sottoposta ad attacchi speculativi sul debito anche se non ne dovrebbe soffrire, non viene in mente a qualcuno che governa che, forse, il problema non sta sui numeri o sulle potenzialità del nostro paese ma sulle carenze amministrative che si sono, ahimè, palesate negli ultimi mesi. Manovre assurde che sono state corrette perché erano nate ancora più assurde! E’ possibile che in Italia, paese di indiscussa genialità storica, non vi sia l’ombra di dirigenti capaci di attuare riforme intelligenti e sostenibili?! La fuga dei cervelli ha svuotato completamente le nostre riserve di neuroni più importanti?
Paolo, hai scritto la stramaledetta verità e cioè che “non esistono personaggi italiani (ancora residenti in Italia) che abbiano le PALLE per raddrizzare la situazione. Purtroppo ai mercati non possiamo raccontare solo barzellette, altrimenti li faremo “solo” ridere.

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giandino
Scritto il 4 agosto 2011 at 20:11

Pil= (Consumi privati + Consumi pubblici) + (Investimenti privati + Investimenti pubblici) + (Esportazioni-Importazioni)
Se le cedole dei titoli di Stato sono pagate a “stranieri” che le spendono nelle loro nazioni, mentre prima erano pagate ad italiani che le spendevano in Italia, il risultato di ciò è una riduzione del Pil italiano: calano i Consumi privati italiani ed aumentano quelli dei paesi dove quelle cedole sono percepite.
Se volete abitare a Montecarlo o a Lugano o in qualunque altro posto di quel genere, vi impongono di risiedervi almeno sei mesi l’anno. Non vi fanno pagare tasse, ma vogliono almeno sei mesi dei vostri “Consumi”…
Prima del 1992, lo Stato italiano pagava una “montagna” di interessi sul debito pubblico: erano tempi di inflazione a due cifre e, quindi, in certi anni il tasso di interesse era superiore al 15%… quelle cedole, tuttavia, si tramutavano in “Consumi” ed “Investimenti” privati e, per quella strada aumentavano il Pil nazionale…
ciò che ricevono i “privati”, esce dal “pubblico”… per pagare quegli interessi lo Stato deve ridurre le sue spese (Consumi o Investimenti) e ciò pareggia il conto con l’aumento dei Consumi ed Investimenti privati.
Anche se lo Stato non riducesse le sue spese, la questione sarebbe comunque neutra: per pagare quelle cedole, (lo Stato) deve aumentare le tasse e, quindi, prima toglie e poi dà… e, alla fine, la somma totale è zero.
A meno che…??Le cedole siano pagate in deficit: senza ridurre le spese e senza aumentare le tasse… ma facendo “buffi”…
Questo è quanto è successo negli anni di Craxi e soci… il debito pubblico (i “buffi” di cui sopra) è aumentato dal 60% al 120% e, parte di quella differenza, è andata in cedole ai privati, i quali hanno consumato e investito di più e, quindi, hanno fatto “correre” il Pil…
Era (vi ricordate?) il tempo della Milano da bere quando Craxi, gongolante e compiaciuto, ci diceva “… e la nave và…”.
E’ durata poco più di 10 anni e… stiamo ancora pagandone i guasti: se aumenti i tuoi consumi a debito, fai la bella vita per un po, ma prima o poi ti tocca pagarli (i “buffi”) e, allora, sono cazzi…

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giandino
Scritto il 4 agosto 2011 at 20:20

Riepilogando:

Se lo Stato paga le cedole in deficit, e quelle arrivano solo a residenti (in Italia), l’effetto è espansivo nell’immediato, ma disastroso nel lungo termine;
Se il pagamento delle cedole è in pareggio di Bilancio (aumentando le tasse o riducendo le altre spese) e quelle cedole arrivano ancora a residenti (in Italia), l’effetto è neutro;
Se il pagamento delle cedole è in pareggio di Bilancio (aumentando le tasse o riducendo le altre spese) e quelle cedole arrivano a residenti all’estero, l’effetto è recessivo (il Pil diminuisce).

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perplessa
Scritto il 4 agosto 2011 at 22:29

vichingo,

perchè scoppi una guerra civile bisogna che la massa delle persone sia consapevole di quello che sta succedendo. la massa non sa neanche cosa siano le agenzie di rating,tantomeno del loro influsso sul mercato. infatti l’intervento del premier è indirizzato alla massa dei creduloni che guardano le sue televisioni, con l ‘unico scopo di far rimanere attaccati alla sedia, lui e la combriccola dei nominati alle sedie. ma se la gente manco si è accorta che la pensione gli verrà corrisposta un anno dopo aver conseguito il diritto? se non ha ancora capito che ha perso la detrazione irpef per la prima casa (forse lo capirà l’anno prossimo quando farà la dichiarazione dei redditi, ma non è detto) ,come si può pensare che ipotizzi che alcune oligarchie della finanza stiano massacrando i mercati, e che tutto questo costerà una restrizione dei redditi e una diminuizione del welfare per noi tutti?non credo ci sarà essuna rivolta, almeno adesso

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