Crisi PIGS: come arrivare a delle soluzioni efficaci

Scritto il alle 09:13 da Danilo DT

In queste settimane su tutti i giornali non si fa altro che parlare di Euro, di PIGS e di crisi del debito. La teoria è una gran bella cosa, ma la pratica ahimè è veramente di difficile soluzione. Troppi gli interessi e i rovesci della medaglia. Sembra chiara e necessaria la ristrutturazione del debito greco, per esempio, ma cosa comporta oggi una ristrutturazione del genere, soprattutto per le banche. In primis quelle tedesche.
E non più tardi di ieri, ecco cosa si diceva delle banche teutoniche..

May 16 (Bloomberg) — Niall Ferguson, a professor of history at Harvard University in the U.S., said Lehman Brothers Holdings Inc. seems like a “well-run bank” compared with the debt on some German lenders’ balance sheets, Swiss television show ECO reported, citing an interview. A restructuring of Greek debt is “unavoidable,” Ferguson was quoted as saying on the TV station’s website. The future of the euro zone largely depends on Germany, he said.

Quindi che fare? Tra le tante voci, diamo oggi spazio a Dr Doom, il grande protagonista della fase ante-subprime, uno dei primi soggetti a parlare della grande crisi che ancora oggi ci tiene compagnia.
Recentemente Dr Doom, al secolo Nouriel Roubini, assieme a Stephen Mihm, ha scritto un libro, “Crisis Economics: A Crash Course in the Future of Finance”. Una nuova opera predittiva? Lo vedremo.

Intanto ecco quali sono le soluzioni secondo Roubini e Mihm alla proglematca dei PIGS, del debito e della crisi Greca.

NEW YORK – I paesi noti come PIIGS – Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna – sono sempre più schiacciati dal peso insostenibile del debito pubblico e privato. Non avendo più accesso al mercato, i paesi maggiormente colpiti – Portogallo, Irlanda e Grecia – hanno fatto ricorso ai piani di salvataggio finanziati dall’Unione europea e dal Fondo monetario internazionale, ma ciononostante nelle ultime settimane i loro costi di indebitamento sono schizzati a livelli record. E lo stesso vale ora per la Spagna.
La Grecia è ovviamente insolvente. Nonostante il rigoroso pacchetto di austerità, pari al 10% del Pil, il suo debito pubblico è salito al 160% del Pil. Il Portogallo registra una crescita stagnante da un decennio e ora vive un disastro fiscale che sta lentamente consumando il paese e che lo porterà dritto a un’insolvenza del settore pubblico. L’Irlanda e la Spagna, che stanno trasferendo le ingenti perdite dal sistema bancario al bilancio del governo – alle prese con un debito pubblico in escalation – alla fine incorreranno in un’insolvenza sovrana.
L’intervento ufficiale, il Piano A, è stato quello di fingere che il problema di queste economie fosse una carenza di liquidità e non una crisi di solvibilità, e che la prospettiva dei prestiti di salvataggio, a braccetto con l’austerità fiscale e le riforme strutturali, potesse ripristinare la sostenibilità debitoria e l’accesso al mercato. Questo approccio del tipo “concedere e fingere” o “prestare e pregare” è destinato a fallire, perché sfortunatamente gran parte delle opzioni utilizzate in passato dai paesi indebitati per districarsi dall’eccessivo debito non è realizzabile.
La tradizionale soluzione di stampare moneta e scampare al debito ricorrendo all’inflazione, ad esempio, non è praticabile per i PIIGS, intrappolati nella camicia di forza dell’Eurozona. L’unica istituzione che è in grado di mettere in moto la macchina per stampare moneta, la Banca centrale europea, non farà mai ricorso alla monetizzazione dei deficit fiscali.
Non possiamo nemmeno aspettarci che a salvare questi paesi sia una rapida crescita del Pil. Il peso debitorio dei PIIGS è talmente elevato da rendere quasi impossibile una robusta performance economica. Per di più, qualsiasi crescita economica venga mai registrata nei paesi in questione è vincolata all’attuazione di riforme politicamente impopolari che funzioneranno solo a lungo andare – causando una certa sofferenza nell’immediato futuro.
Per rilanciare la crescita, questi paesi devono riguadagnare competitività attuando un reale deprezzamento delle loro valute, trasformando i deficit commerciali in surplus. Un euro in salita – spinto in alto dalla prematura stretta monetaria della Bce – implica al contrario un maggiore apprezzamento, che andrebbe a minare ulteriormente la competitività.
La soluzione tedesca a questo enigma – mantenere l’incremento dei salari al di sotto della crescita di produttività, riducendo i costi del lavoro per unità – ha atteso oltre un decennio prima di vedere dei risultati. Se i PIIGS iniziassero oggi questo processo, i benefici arriverebbero troppo tardi per poter ripristinare competitività e crescita.
L’ultima opzione, che prevede la deflazione di salari e prezzi per ridurre i costi, ottenere una reale svalutazione della moneta e rilanciare la competitività, porterebbe ad una recessione sempre più grave. La svalutazione necessaria per ripristinare il saldo con l’estero farebbe salire vertiginosamente il reale valore dei debiti europei, rendendoli ancor più insostenibili.
Abbassare i consumi privati e pubblici per incentivare i risparmi privati, e mettere in atto l’austerità fiscale per ridurre i debiti privati e pubblici non sono opzioni contemplate. Il settore privato può spendere meno e risparmiare di più, ma ciò implicherebbe un costo immediato, noto come il paradosso della parsimonia di Keynes: una produzione economica in calo e un aumento del debito rispetto al Pil. Secondo studi recenti, condotti dal Fmi e da altri enti, l’aumento delle tasse, i tagli ai sussidi e la riduzione della spesa governativa (anche della spesa inefficiente) soffocherebbero la crescita nel breve periodo, esacerbando il problema debitorio.
Se i PIIGS non riusciranno a sfruttare l’inflazione, a crescere, a svalutare la propria moneta o a risparmiare per trovare una via di uscita ai propri problemi, il Piano A fallirà miseramente. L’unica alternativa è quella di passare rapidamente al Piano B, che prevede una sistematica ristrutturazione e riduzione dei debiti relativi ai governi, alle famiglie e alle banche di questi paesi.
Sono diverse le strade percorribili a tal scopo. Si potrebbe effettuare una riprogrammazione metodica dei debiti pubblici dei PIIGS senza ridurre effettivamente la somma di capitale dovuto. Ciò implica una proroga delle date di scadenza dei debiti e una riduzione del tasso di interesse sul nuovo debito a livelli nettamente inferiori rispetto agli odierni tassi di mercato che sono insostenibili. Tale situazione limita il rischio di contagio e le perdite potenziali in cui potrebbero incorrere gli istituti finanziari a fronte di una riduzione del valore corrispondente al capitale debitorio.
I policymaker dovrebbero altresì tenere conto delle manovre innovative utilizzate negli anni 80 e 90 per sostenere i paesi in via di sviluppo schiacciati dai debiti. I possessori di bond, ad esempio, potrebbero essere incoraggiati a convertire i bond esistenti con bond legati al Pil, che offrono pagamenti ancorati alla futura crescita economica. In effetti, questi strumenti trasformano i creditori in azionisti del sistema economico di un paese, concedendo loro il diritto a una porzione dei profitti futuri di questo paese, riducendone al contempo il peso debitorio.
Ridurre il valore nominale dei mutui e, nel caso di un eventuale aumento dei prezzi delle case nel lungo periodo, concedere un po’ di sollievo alle banche creditrici rappresenta un altro modo di convertire parte del debito ipotecario in azioni. Le obbligazioni bancarie potrebbero essere ridotte e convertite in titoli azionari, per eludere un’acquisizione pubblica degli istituti di credito ed evitare che la socializzazione delle perdite bancarie provochi una crisi del debito sovrano.
L’Europa non può permettersi di buttare via altri soldi nella risoluzione di questi problemi e continuare a pregare affinché la crescita e il tempo portino salvezza. Nessuno discenderà dai cieli, deus ex machina, per salvare il Fmi o l’Ue. I creditori e i possessori di bond che sono prestatori di prima istanza devono sostenere la propria quota di peso debitorio, per il bene dei PIIGS, dell’Ue e per il proprio tornaconto personale.


Nouriel Roubini e Stephen Mihm sono co-autori di Crisis Economics: A Crash Course in the Future of Finance, recentemente pubblicato in edizione economica negli Usa e nel Regno Unito.

(Source: Project Syndacate)

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DT

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15 commenti Commenta
Scritto il 17 maggio 2011 at 10:00

L’Europa non può permettersi di buttare via altri soldi nella risoluzione di questi problemi e continuare a pregare affinché la crescita e il tempo portino salvezza. Nessuno discenderà dai cieli, deus ex machina, per salvare il Fmi o l’Ue. I creditori e i possessori di bond che sono prestatori di prima istanza devono sostenere la propria quota di peso debitorio, per il bene dei PIIGS, dell’Ue e per il proprio tornaconto personale.

Direi molto in linea con la view che portiamo avanti da mesi… Come dargli torto? :roll:

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mattacchiuz
Scritto il 17 maggio 2011 at 10:30

andrà tutto benissimo.
l’importante è che banche e multinazionali si salvino, poi grazie alle privatizzazioni, mettiamo i CEO a fare anche i capi di stato.
allora si che avremo un mondo efficiente, equo, privo di sperequazioni, in cui ciascuno di noi potrà esprimere al meglio la propria umanità. e pure l’aria che resperiremo, pagandola, sarà più pulita.

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daino
Scritto il 17 maggio 2011 at 10:33

l’aria vedremo, l’acqua tra poco.
Cmq concordo con rubini

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Scritto il 17 maggio 2011 at 11:11

Bill Gros di Pimco…. Ricordate? Quello che aveva annunciato in anteprima la vendita dei T Bond sul suo fondo Total Return…

Bill Gross, who runs the world’s biggest bond fund at Pacific Investment Management Co., said Greece is the world’s biggest candidate for default.

“We suggest that Greece is insolvent and that at some point the can cannot be kicked down the road any further,” said Gross in an “InBusiness with Margaret Brennan ” interview on Bloomberg Television. “Ultimately debt holders will have to bear some of the burden as well.”

European finance ministers stepped up pressure today on Greece to sell assets and deepen spending cuts to win an increase of its 110 billion-euro ($156 billion) aid package and more time to repay the loans. Europe’s rich countries tied extra money to pledges by Greece to reap more revenue at home and considered whether to make bondholders share the pain.

“Greece is the No. 1 candidate for default,” Gross said.

“Greece, even with the stringent fiscal measures, can’t get above the line in terms of real growth. It becomes a question of solvency, as opposed to liquidity.”

The Mediterranean nation’s bonds have fallen as the euro region’s economic powerhouses put up hurdles to an expanded aid package, with public discontent simmering in northern Europe over the costs of propping up high-deficit countries on the continent’s periphery.

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paolo41
Scritto il 17 maggio 2011 at 11:28

Dream Theater,

sai come la penso: non è sufficiente ristrutturare il debito… non ci sono le premesse per un ritorno ad un avanzo primario positivo…. occorre uscire dall’euro e poter gestire la propria moneta fuori dalle grinfie di Germania e company.
C’era un bellissimo articolo su 24ore di sabato al riguardo, dove dimostrava che chi rischierebbe di più da tale soluzione sarebbero proprio la Germania ( e le sue banche insieme a quelle francesi e inglesi) e gli altri paesi che hanno una bilancia commerciale positiva verso i Piigs…..

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paolo41
Scritto il 17 maggio 2011 at 11:30

Dream Theater,

certo, l’articolo sosteneva, occorreranno 4 o 5 anni di sacrifici…. ma alcuni risultati sarebbero quasi immediati…

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Scritto il 17 maggio 2011 at 12:18

Ciao Paolo,
sul fatto che sarà proprio la germania la più danneggiata da una ristrutturazione, lo diciamo da tantissimo tempo.
il fatto però è che bisogna trovare soluzioni. Non si può continuare “a comprare tempo” rimandando le decisioni e aumentando solo il volume del debito senza risolvere nulla.

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mattacchiuz
Scritto il 17 maggio 2011 at 12:18

Bruxelles – Occorre una ristrutturazione ‘soft’ del debito della Grecia, ormai “a livelli del tutto insostenibili”. Lo ha dichiarato il presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker.

vedrete, fa poco le aerolinee dichiareranno cose del tipo: “dopo aver giocato a nascondino per 30 minuti visto che non lo si vedeva sui radar, è leggermente precipitato l’aereo…!”
o la tepco : ” il nocciolo sta reagendo bene dal punto di vista nucleare…”

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m75035
Scritto il 17 maggio 2011 at 14:38

A questi prezzi mi pare interessante comprare un poco di volatilità, voi che dite?

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m75035
Scritto il 17 maggio 2011 at 14:46

Dream Theater,

etn vstoxx, etf vix oppure derivato nudo e crudo?
cmq io la vedo come un’assicurazione… tanto prima o poi qualcuno qualche danno lo combina e quadruplicare l’investimento non potrebbe essere un’utopia

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Scritto il 17 maggio 2011 at 15:15

m75035@finanza,

Assolutamente d’accordo, è una forma di copertura iperaggressiva (che potrei anche chiudere nell’intraday, tanto per capirci…)

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m75035
Scritto il 17 maggio 2011 at 15:37

Dream Theater,

meglio etn vstoxx quotato a francoforte o vxx?

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andrea.mensa
Scritto il 17 maggio 2011 at 15:50

accidenti….. sempre la solita storia……
si parla del debito e mai dei creditori.
e se anche i creditori sono banche, saranno pur di qualcuno, no ?

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lampo
Scritto il 17 maggio 2011 at 22:33

Adesso, siccome so’ ‘gnurant, ho capito perché, con la riforma fiscale, vogliono tassare i consumi… per fare pagare le tasse… a chi non spende i suoi risparmi :mrgreen: :mrgreen:

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