Crisi Europea: l’arte nel “tirare avanti” e nel comprare tempo

Scritto il alle 11:54 da Danilo DT

Pizzicati tra fiscal compact e Scudo anti spread.

Come ho già scritto mille volte, la strategia dei governanti europei è ormai da anni indirizzata alla tecnica del “comprare tempo” e trascinare i problemi in avanti, nella speranza che qualche forza superiore provveda ed intervenga per grazia ricevuta.

In realtà il problema sta nel fatto che non esistendo vera Unione Europea, ogni decisione importante deve essere accettata da tutti e scatena sempre una serie di problematiche inenarrabili. Quindi, per evitare discussioni che alla fine portano all’ennesimo “nulla di fatto”, si preferisce passare al compromesso. Una soluzione che alla fine non risolve il problema alla radice ma lo “sposta in avanti”.
Peccato che l’effetto trascinamento non è proprio senza effetti collaterali. I problemi non solo sono sempre lì, ma si amplificano in modo geometrico. Ed è così che oggi siamo arrivati al punto che voi tutti conoscete, ad un passo dal collasso. Grazie al mancato interventismo, con un progetto tanto rivoluzionario quanto drammaticamente fallimentare, oggi ci troviamo TUTTI con l’acqua alla gola. Ma dove finiremo di questo passo?

Vi propongo l’interessante lettura di un parere scritto da Janis A. Emmanouilidis,  Senior Policy Analyst presso il Centro di politica europea a Bruxelles.
La tematica è esattamente questa, ovvero l’arte di tirare a campare nella speranza che cambi qualcosa.

BRUXELLES – A seguito dell’intensificarsi della crisi dell’euro e delle decisioni prese all’ultimo vertice dell’UE, in particolar modo dell’impegno dei leader europei a intraprendere la strada “verso un’unione monetaria ed economica vera,”, è giunto il momento di chiedersi cosa succederà adesso. Indipendentemente dal risultato finale, l’attuale crisi delineerà infatti il futuro dell’integrazione europea.
Nello scenario peggiore, la crisi del debito sovrano potrebbe provocare un’implosione dell’eurozona con effetti negativi immediati sulla stessa UE. Fortunatamente, questo scenario continua a rimanere improbabile vista la volontà da parte dei paesi UE, sia all’interno che all’esterno dell’eurozona, di evitare un enorme collasso economico, finanziario, politico e sociale che un simile contesto implicherebbe. Tuttavia, il pericolo di una disintegrazione è aumentato nel tempo, ed oggi un simile contesto non può più essere del tutto escluso.

Allo stesso tempo, sembra improbabile che gli stati membri siano pronti e in grado di fare un salto enorme verso un’ “unione di stati dell’Europa”, ovvero un vera e propria entità federale in cui i paesi dell’UE accettino di rinunciare alla propria sovranità nazionale su una scala senza precedenti.
I dati registrati sin dal 2010 suggeriscono che l’approccio del “tirare avanti” rimarrà la prassi dominante dell’UE nel futuro immediato. Ma, contrariamente al passato, le pressioni sempre più forti sull’esistenza della valuta unica e lo scrutinio costante da parte dei mercati e dei cittadini richiederà delle risposte coraggiose sul fronte delle politiche che vadano al di là del più basso comune denominatore.
Ma in fin dei conti, l’ambizioso approccio del “tirare avanti” porterà, molto probabilmente, ad un livello più alto di integrazione fiscale ed economica sui generis (in particolar modo nei paesi dell’eurozona), con una sincronizzazione vincolante dei budget nazionali, un maggior coordinamento economico e, nel tempo, anche un forma limitata di mutualizzazione del debito. In altre parole, la risoluzione della crisi richiederà “più Europa”, sebbene sia impossibile prevedere il risultato finale in quanto derivante da un processo complesso mirato a conciliare posizioni divergenti e opposte sia all’interno dell’UE che tra i paesi dell’eurozona.

I leader dell’UE hanno chiesto ad Herman Van Rompuy, presidente del Consiglio europeo, di sviluppare, in collaborazione con i presidenti della Commissione europea, l’Eurogruppo e la Banca Centrale Europea, una road map per ottenere un’ “unione monetaria ed economica vera”. Il rapporto finale, previsto per dicembre 2012, dovrebbe individuare i nuovi passi da intraprendere sulla base dei trattati UE e le misure che richiedono invece eventuali modifiche ai trattati.

Vista l’urgenza della crisi, alcuni dei passi più immediati verso un livello più elevato di integrazione fiscale ed economica, non attuabili sulla base dei trattati UE attualmente in vigore, potrebbero richiedere ulteriori disposizioni intergovernative al di fuori del quadro normativo dei trattati UE. Un simile approccio non dovrebbe essere un obiettivo in sé, ma potrebbe essere un male necessario per evitare il pericolo di un’implosione dell’euro.
Ma al fine di recuperare la coerenza istituzionale, la certezza legale e la responsabilità democratica, gli elementi chiave del “fiscal compact” e qualsiasi altro accordo futuro tra UE e governi dovrebbero essere incorporati quanto prima nell’insieme delle leggi fondamentali dell’UE. Il passaggio ad un’unione monetaria ed economica vera richiederà anche nuove essenziali riforme istituzionali. Questo processo non potrà limitarsi ai governi, ma dovrà coinvolgere anche il Parlamento europeo ed i parlamenti nazionali all’interno di una nuova Convenzione europea.

Un livello più elevato di integrazione economica, fiscale e politica comporterà forzatamente una modifica alle costituzioni nazionali. La ratifica di un nuovo trattato europeo e l’adattamento delle costituzioni nazionali implicheranno inevitabilmente un referendum in diversi paesi. Ma visto il rifiuto da parte degli elettori olandesi e francesi del Trattato Costituzionale dell’UE nel 2005, e la crescente frustrazione dei cittadini europei nei confronti dell’Unione e della gestione della sua crisi, il risultato sarebbe alquanto incerto. Si tratta comunque di un rischio che bisogna correre. In effetti, il pericolo di un’implosione dell’euro o di una potenziale uscita dalla valuta unica potrebbe essere un’argomentazione sufficientemente forte da “persuadere” la maggior parte degli europei a votare sì.

L’approccio ambizioso del “tirare avanti” sarà lungo, accidentato e a volte rischioso e finirà, probabilmente, per arrivare ad un punto molto diverso rispetto alle aspettative attuali. Ma prima che l’UE si imbarchi in un viaggio inevitabile ed incerto, le sue istituzioni ed i suoi stati membri (sostenuti attivamente dalla BCE!) dovrebbero tessere una rete di sicurezza in grado di proteggere l’euro e l’Unione stessa da eventuali cadute nei momenti più difficili negli anni a venire.
Dopotutto, la crisi del debito continuerà molto probabilmente a creare delle pressioni immediate a livello economico, fiscale e di mercato. Inoltre, l’UE ed i suoi membri dovranno anche sempre più gestire il danno collaterale provocato dalla crisi e le sue conseguenze non intenzionali e inaspettate a livello europeo e nazionale.

Questo danno potrebbe implicare un aumento del nazionalismo e del populismo anti-euro e anti-UE, sfide sociali sempre più grandi in diversi stati membri, un crescente “deficit democratico” sia a livello nazionale che europeo, un’atmosfera malsana tra stati membri e la mancanza di una coalizione tra leader proattiva, stabile che spinga nella stessa direzione. Tutti questi elementi potrebbero portare ad un punto morto che, nell’attuale contesto, sarebbe equivalente ad una regressione che metterebbe a rischio non solo le prospettive future di integrazione europea, ma anche i risultati del passato.
In queste circostanze, l’approccio ambizioso del “tirare avanti” è lo scenario più probabile e più promettente. Non sarà facile e non ci sarà tempo per la compiacenza dato che l’UE rimarrà molto probabilmente ancora a lungo in una situazione di crisi. Ma è in ogni caso l’unico modo, probabilmente, per continuare a far progredire l’Europa. (Source)

STAY TUNED!

DT

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9 commenti Commenta
paktrade
Scritto il 25 luglio 2012 at 12:09

A me sembra che l’atteggiamento di trovare “workaround” ai problemi senza risolverli sia generale, non solo tipico della questione europa ed euro. Gli USA fecero altrettanto pochi anni fa e ora che l’attenzione è spostata sull’europa nessuno ne parla più, ma i problemi restano e si incancreniscono.
Stesso atteggiamento sulle questioni ambientali, chi ne parla più? Eppure l’inquinamento, il buco nell’ozono, il surriscaldamento globale è sempre lì, i protocolli di Kyoto non si sa che fino hanno fatto… Solo che per adesso non preoccupa più nessuno…
Ora c’è la crisi dell’euro, e tutti DEVONO parlare di quello…

Quindi è chiara l’intenzione di trovare sempre nuovi “nemici” e nuove crisi per spostare l’attenzione da un problema ad un altro, senza risolvere alcunchè e sperando che arrivino gli alieni a salvarci.

Un tempo a Napoli si faceva “ammuina” sulle navi, ecco, a me sembra tanto che questo processo sia portato agli estremi in svariati settori per lasciare tutti i problemi lì e farli risolvere alle future generazioni… se ancora ci saranno… e a meno di guerre totali che tolgano almeno metà della popolazione mondiale…

Scusate lo sfogo OT, ma la situazione mi sembra veramente drammatica, stiamo ipotecando troppo futuro, se avessimo un futuro… Non lo so più, ultimamente…

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maurobs
Scritto il 25 luglio 2012 at 12:35

A me invece sembra che oggi scoprano l’acqua calda e quelli che lo dicono sembrano degli dei in terra…quando qs. sito insieme a pochi altri gia mettevano in guardia su queste tematiche nel 2010 quando il trionfalismo imperava…..
Certo che è avvilente per chi legge, ma soprattutto per chi scrive :mrgreen: :mrgreen: sapere che ci sono figuri che prendono qualche decina di migliaia di euro/mese per essere sempre dietro la curva……..perchè i casi sono solo 2:
-o questi personaggi sapevano anche prima e hanno fatto NULLA
-o non sapevano per cui che ci stanno a fare li?

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idleproc
Scritto il 25 luglio 2012 at 13:32

Ci si può girare intorno quanto si vuole e far finta che non ci sia. Il mercato è il fondamento del sistema capitalistico. E’ stato totalmente falsato, pilotato e gonfiato, non si formano più correttamente i prezzi e non si allocano più correttamente le risorse. E’ una sequenza di schemi Ponzi più o meno fantasiosi quella che vediamo. Il reset ci sarà. Monti&C, Draghi&C, Ben&C stanno solo operando una redistribuzione dei redditi e dei capitali a livello geo-strategico globale in previsione proprio del reset o nella falsa speranza di ridurne l’impatto sulle realtà che difendono. Ovviamente il trasferimento viene fatto dai deboli verso i forti. Niente di nuovo sotto il sole. La questione sono solo i tempi.
Ci sarebbero altri modi per uscirne ma sono loro a guidare il gioco.

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nervifrank
Scritto il 25 luglio 2012 at 14:02

maurobs@finanzaonline,

Dream addirittura metteva in guardia contro l’eccesso di trionfalismo già dal 2007.
Beccandosi anche degli insulti dai soliti iper-ottimisti.
Me lo ricordo bene.
Poi gli iper-ottimisti sono spariti uno ad uno.
Chissà perché…

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maurobs
Scritto il 25 luglio 2012 at 14:34

nervifrank,

Chiedo venia Dream rettifico in 2007 :D:D

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Scritto il 25 luglio 2012 at 19:22

maurobs@finanzaonline,

Ti perdono figliolo, ti perdono!!! :mrgreen:

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max cohen
Scritto il 25 luglio 2012 at 21:55

ma…solo io ho notato che ogni volta che salvano la baracca l’efficacia marginale sull’andamento di mercato diminuisce? Quanto ancora pensano di andare avanti? i 100 mld di aiuti alla Spagna non hanno sortito alcun effetto. Piu’ continuano a tirare avanti meno fiducia avranno a ogni provvedimento.

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rulloclash
Scritto il 26 luglio 2012 at 10:04

Se lo spread BTP/Bund persiste per altre 2 settimane sopra 500, è probabile un intervento dei commissari della Troika in Italia? E tutto ciò cosa comporta? Chiedo a DT se può sviluppare questo tema. Grazie.

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    Scritto il 26 luglio 2012 at 12:11

    Confermo… non escludo intervento troika in Italia se la sitauzione dovesse degenerare…

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