Cina vs Occidente, abbraccio mortale (Guest Post)

Scritto il alle 14:15 da Danilo DT

Un altro eccellente post scritto dal nostro amico Gaolin, esperto di economia cinese e non solo, che scrive dalla lontana Cina, un paese che limita enormemente la libertà di informazione e che ancora oggi gli impedisce di poter vedere “in diretta” il nostro blog (censurato come tanti alti siti internet).

In attesa di un suo ritorno (che avverrà ad ore…) leggetevi la sua nuova interessantissima testimonianza, con le valutazioni di un Occidentale che vive e lavora da tempo in quel paese che diventerà probabilmente la potenza economica più importante al mondo.

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Sollecitato dalla visita del primo ministro cinese Wen Jabao in Europa, avvenuta la scorsa settimana e da quel poco che ho letto e ascoltato in merito attraverso i media, mi sono messo a scrivere questo post a cui ho dato un titolo decisamente forte.

Non credo di aver esagerato però.

Per spiegare questo titolo, tenterò di fare un’analisi, secondo una visione occidentale-cinese, di alcuni accadimenti, già avvenuti in questi ultimi 20 anni e di quelli che si stanno susseguendo attualmente nell’economia globalizzata. Credo che, se i nostri governanti europei-occidentali non faranno alla svelta lo sforzo di capire chi hanno di fronte, la nostra decadenza economica sarà profonda e irreversibile per lungo tempo.

Mi riferirò all’economia reale, altrimenti detta Main-Street, che è quella dove credo di avere un po’ di esperienze. Le ripercussioni su Wall Street e sul mondo della Finanza in generale le lascio volentieri a quanti sono competenti in merito.

Mi scuso con i frequentatori di I&M, se negli ultimi miei post pubblicati non ho partecipato
ai commenti. Gli impegni di lavoro mi portano in certi periodi a essere in giro per il mondo
dove, caso della Cina, I&M non è visibile.

Qualche premessa

Per partire nei ragionamenti è utile anche andare brevemente indietro nel tempo, un po’ più dei 20 anni citati sopra. Due decenni che hanno profondamente sconvolto lo scenario produttivo globalizzato, in maniera talmente rapida che perfino fra gli addetti ai lavori vi sono non poche difficoltà a comprendere cosa è realmente avvenuto e sta succedendo. Questa difficoltà è sostanzialmente dovuta al fatto che il nuovo ma non più tanto, interlocutore che abbiamo di fronte, ovvero la Cina e i cinesi, hanno connotazioni difficili da comprendere per chi non si rapporta con loro con continuità e per periodi lunghi. Dunque, cominciamo a dire qualcosa degli asiatici in generale.

Gli asiatici hanno una caratteristica comune singolare, che li differenzia da noi occidentali come siamo ora. Sono ancora più che disposti a vivere al di sotto delle loro possibilità.
L’esatto contrario degli americani. Per i discorsi che ci interessano, si può dire che gli asiatici sono dei gran lavoratori, il loro stile di vita tende alla sobrietà, hanno la smania di far denaro e di risparmiarlo, sono innovativi, hanno tutti un forte sentimento/orgoglio nazionale e/o nazionalista, hanno innato il senso del rispetto dell’autorità e della gerarchia. Sono tendenzialmente diffidenti verso le culture diverse, hanno tutta la pazienza che serve a seconda delle necessità o situazione, i propri interessi economici stanno sopra ogni cosa e sono il faro che guida il loro comportamento e le loro azioni. Tendono a fare clan, ovvero a muoversi in gruppo favorendosi reciprocamente contro gli altri.

A loro modo, considerano la competizione economica come un rapporto che deve essere win-win per le controparti ma tendenzialmente sempre più a loro vantaggio man mano che questo rapporto dura. Insomma un mix di caratteristiche che li rende in economia dei competitor temibili.

L’ascesa delle economie asiatiche

Comunque, fino a che le comunicazioni, i trasporti, il passaggio delle informazioni erano difficili e l’organizzazione politica e sociale di questi paesi asiatici li chiudeva in loro stessi, queste formidabili caratteristiche poco hanno potuto esprimersi. Quando invece si sono aperti al mondo e hanno cominciato a capire dagli occidentali che gli scambi commerciali con gli altri paesi avrebbero consentito loro di raggiungere un maggior benessere economico per Totti, anzi per tutti , si sono buttati a capofitto.

La chiave però per intraprendere e attuare un progresso economico rapido è alla fine, prima di tutto il resto, il tasso di cambio. Se alle spalle di un’economia produttiva c’è un’autorità che gestisce questo rapporto fra le monete secondo gli interessi della produzione di beni industriali, ecco che le caratteristiche sopra elencate possono esprimersi in tutta la loro formidabile potenzialità. Avendo semplificato un po’, credo che quanto sopra spieghi come Giappone e le tigri asiatiche abbiano potuto, a partire dagli anni 60 in poi, affermarsi come delle ormai riconosciute vere e invidiabili potenze economiche.



Ascesa della CINA

Poi, 20 anni fa circa è arrivata la Cina. Allora misero paese, ancora del tutto ininfluente nello scenario economico globale, dalle potenzialità enormi fino al momento del tutto inespresse.

Nel lontano 1985 ebbi modi di recarmi a Taiwan e mi colpì non poco vedere tutti questi cinesi che, dappertutto, al coperto e all’aperto e a tutte le ore lavoravano, producendo di tutto e anche beni di più che discreta qualità per il mercato USA, a dei prezzi circa 1/4 dei nostri italiani, al cambio di allora. Però localmente tutto costava, rispetto a noi, pressappoco 1/3 (alberghi, ristoranti, articoli venduti nei negozi, ecc..) .Fu un vero shock che mi fece subito pensare alla grande Cina, poco distante. Ma non mi preoccupai tanto. Al tempo la Cina era ritenuta un’enclave chiusa in sé stessa, condannatasi all’isolamento verso tutti e quindi non pericolosa.

Venendo quindi alla Cina, c’è un aspetto dello sviluppo economico di questa nazione che si differenza completamente da quello degli altri paesi asiatici, precedentemente citati e che si sono sviluppati prima. E’ quello degli apporti di capitale per la costituzione e l’avviamento delle imprese. Giappone e Korea soprattutto ma in parte anche Taiwan e le altre tigri minori si sono sviluppate con risorse economiche prevalentemente proprie, cioè asiatiche. Poi, capitalizzando gli enormi utili che le imprese realizzavano con le vendite all’estero, hanno iniziato a sviluppare la ricerca in tutti i campi, verso prodotti e tecnologie sempre più evolute e poi all’avanguardia. I risultati sono sotto gli occhi di tutti.

La Cina di 20 anni fa era un paese privo di risorse finanziarie e di tutto il resto per avere un rapido sviluppo, per cui la dirigenza cinese di allora, preso atto della situazione, ebbe la geniale intuizione di dare avvio all’ industrializzazione del proprio immenso paese direttamente con capitali, tecnologie e know-how di noi sconsiderati occidentali, americani in testa.

Visto che in un precedente post avevo fatto un elenco dei fattori che sono stati alla base di quello che è stato e sta continuando a essere nella storia umana, il più straordinario caso di sviluppo economico “Ad Alta Velocità°, ripropongo pari pari quelli che, secondo il mio parere, sono stati i presupposti, le constatazioni, i fattori, gli obiettivi, che gli illuminati governanti cinesi hanno considerato 20 anni fa circa, per avviare e realizzare quel miracolo economico cinese al cui confronto, il pur valido miracolo italiano, ormai purtroppo di lontana memoria, impallidisce:

1. La Cina diventerà il paese più importante del mondo.

2. La Cina è il paese più popolato del mondo, composto da oltre 1.300.000.000 individui disciplinati e disposti a lavorare sodo, come ormai in occidente pochi sanno cosa voglia dire.

3. Per dar loro sufficiente lavoro devo avere a disposizione un mercato molto grande, cioè il mondo/terra intero. Inizialmente mi concentro su quelli più ricchi dell’occidente capitalista.

4. Per penetrare nei mercati dei consumatori di questi paesi prendo esempio da come hanno fatto quelli che hanno iniziato questo processo prima di noi, cioè Giappone, Korea e Taiwan. Anzi noi cinesi vogliamo e saremo capaci di fare meglio.

5. Per avere a disposizione i capitali e le tecnologie produttive che la Cina non ha ma che sono necessari per un rapido sviluppo, non faccio come i paesi sopra che mi hanno preceduto ma concedo ai capitali stranieri libero accesso in Cina ma solo per investimenti produttivi, finalizzati soprattutto all’export o alla fabbricazione di prodotti tecnologicamente sempre più evoluti;

6. Per convincere gli investitori stranieri a venire in Cina garantisco loro manodopera a buon mercato, con pochissime tutele del lavoro e agevolazioni fiscali interessanti.

7. Siccome come governo cinese voglio mantenere il potere a casa mia esercito un rigido controllo sui capitali e su questi investimenti produttivi stranieri, attraverso il “sistema cinese” che, nel tempo, tende ad espropriare di fatto lo straniero occidentale della gestione dell’impresa.

8. Concedo un praticamente libero acceso all’immigrazione per lavoro in Cina ma solo di stranieri aventi qualifica professionale elevata, ovvero tecnici e manager;

9. Piano piano, anzi più alla svelta possibile, migliorerò lo standard qualitativo dei prodotti cinesi, grazie all’aiuto degli occidentali che sono pieni di pretese sul fronte della qualità e che hanno tanta voglia di insegnarci tutto su come si fa, fino a farne di migliori.

10. Per garantire un costo del lavoro basso mantengo a tutti i costi un rapporto di cambio estremamente favorevole agli esportatori, attraverso un quotidiano controllo della parità monetaria della valuta cinese, tale da non temere alcuna concorrenza da parte di paesi potenziali rivali.

11. Per avere disponibili le materie prime faccio degli accordi commerciali con i paesi che le detengono. In cambio do loro i beni che la Cina produce a prezzi imbattibili.

12. Se nessuno se ne accorge bene in tempo di come andrà a finire, la Cina si sarà creata una posizione economica dominante talmente forte che nessun altro paese potrà scalfirla per un lunghissimo tempo, né USA, né Germania, né Japan, né tantomeno tutti gli altri paesi manifatturieri, ridotti al ruolo di miseri comprimari.

Come è andata finora è sotto gli occhi di tutti quelli che vogliono prendersi la briga di
constatare la realtà.

Qual’è la comune percezione di questa realtà

Qui siamo messi veramente male. Ci sono, chissà perché, ancora forti resistenze a voler capire cosa è successo. Ci sono ancora, specie fra i nostri governanti locali ed europei, ancora troppi che credono di avere a che fare con dei bonaccioni sempre sorridenti, disponibili a seguire i loro consigli anche se contrari all’interesse dei cinesi. Ci sono quelli che credono di essere più astuti di loro e di poterli convincere con le buone a venire incontro alle richieste dell’occidente, magari spiegando loro quello che già sanno, ovvero che la politica economica del governo cinese, sta distruggendo quella occidentale. Ci sono quelli che sono convinti che il sistema economico cinese imploderà, che in Cina succederà chissà quale rivoluzione contro il governo centrale. Ci sono tantissimi che rifiutano di capire con che interlocutore l’occidente ha a che fare, di capire la loro cultura, di conoscerli meglio per poter relazionare con loro, almeno un po’ meglio di come scelleratamente si è fatto finora, visto anche che ciò è possibile e quasi gradito dai cinesi.

Insomma, se i dirigenti europei si incazzano, perché secondo loro i cinesi non hanno mantenuto la parola data, ovvero di avviare una seria rivalutazione del CNY anche se graduale, dovrebbero imparare almeno un concetto fondamentale, ovvero che un “si” cinese di solito vuol dire “sì, ho capito quello che mi chiedi”, non certo che faccio quello che mi chiedi.

Quale è invece la realtà

Gli americani si stanno rendendo conto di essere ormai nelle mani della Cina. Ne sono grandi debitori in denaro e soprattutto ne sono totalmente dipendenti per moltissimi beni di consumo di ogni tipo e varietà. Negli USA ormai si fa ben poco, il sistema produttivo manifatturiero è quasi completamente sparito o in corso di smantellamento. Ricostituirlo richiederà tempi lunghi, se mai ci fosse un’idea in proposito. Non sembra che sia così per il momento, visto che, per risparmiare sui costi GM, FORD, CHRYSLER e le industrie collegate, hanno ben pensato di andare in Cina a fare shopping di componentistica a buon mercato o di dislocare in Messico ciò che è rimasto delle fabbriche del settore automotive. Se si voleva aumentare ancora il deficit commerciale degli USA, bisogna dire che siamo sulla strada giusta. Insomma gli USA si stanno sempre più ingessando.

Gli Europei stanno dando una mano alla Cina in tutti i modi per incrementare il deficit commerciale, anno dopo anno sempre più preoccupante. Gli svedesi devono difendere gli interessi di IKEA. Gli inglesi quelli delle loro banche ex(?) fallite e delle loro catene commerciali. I tedeschi e assimilabili, che importano a man bassa prodotti cinesi con marchio nazionale per rivenderli agli altri paesi europei, che in questo momento vendono
ancora bene dappertutto e anche in Cina i loro prodotti di qualità e tecnologicamente molto evoluti, se ne fregano dei loro associati nell’UE. I PIGS sono ben impegnati a cercare di curare gli interessi delle loro oligarchie, specie quelle finanziarie. I francesi che, pur avendo problemi molto simili ai nostri, preferiscono tenersi alti nella gerarchia europea e assecondare i tedeschi, ben più bravi e capaci di loro. Infine gli italiani poco informati delle cause delle loro disgrazie avvenute e incombenti sono molto disorientati e, imbelli, assistono al succedersi degli eventi, lasciando alla governance di Bruxelles e della BCE il proprio destino.

Peccato perché l’Europa avrebbe, al contrario degli USA, ancora la possibilità di evitare un futuro come l’americano. In fondo l’industria europea non è stata ancora smantellata. I suoi prodotti sono di qualità e avrebbe ancora tutte le tecnologie per andare avanti da sola, senza comprare più di tanto in Cina.

Considerazioni finali

Il problema è che, con le parità monetarie attuali, competere con la Cina è impossibile. Ormai la Cina è in grado di fare quasi tutto, grazie al nuovo “ventennio” di forsennato trasferimento tecnologico da occidente verso oriente.

Certo che non siamo sulla buona strada se accogliamo come grazia di Dio l’acquisto da parte della Cina dei Bond Greci per salvare (?) questo splendido paese. Se li invitiamo a darci una mano a salvare (?) anche gli altri PIGS o PIIGS. Se accogliamo l’invito di Wen Jabao agli industriali europei a continuare, anzi ad aumentare, gli investimenti in Cina portando lì le loro tecnologie e il loro know-how di cui i cinesi sono avidi ma non dico il perché.

Anzi lo dico.

Una caratteristica peculiare degli investimenti stranieri in Cina è che questi hanno, specie per le Joint Venture con i cinesi, quasi sempre, un solo destino. Dopo un certo periodo, la gestione di queste aziende passa nelle mani dei cinesi. Infatti i manager stranieri, che all’inizio vengono numerosi in Cina per avviare le produzioni e per insegnare a fare le cose bene, un poco alla volta rientrano in patria. Di solito resta un manager capo straniero, a rappresentare la proprietà, circondato da collaboratori,ovviamente cinesi, che un po’ alla volta, alla cinese, creano attorno a questo manager una pratica situazione di esautoramento o impossibilità a prendere decisioni che non siano quelle già da loro prese. Dopo ancora un po’ la ditta non guadagna, perché nel frattempo aziende simili, interamente cinesi, nascono nelle vicinanze. Alla fine l’azienda straniera chiude o viene ceduta a qualche cinese. Insomma la Cina in modo gratuito prima si industrializza e poi si appropria di tutto.

Questa semplice modalità di agire, profondamente radicata in ogni cinese, anche se con metodi diversi, viene applicata anche a livello internazionale, con i paesi deboli, vedi Africa ma anche con quelli che credono di essere forti, vedi USA e UE. Il risultato è l’abbraccio mortale di cui al titolo del post.

C’è qualche modo per evitare questo destino?

Certo che c’è ma sarebbe contro gli interessi delle oligarchie economiche e soprattutto finanziarie a cui i paesi occidentali sono ormai sostanzialmente asserviti. Anche questo i dirigenti cinesi lo sanno e quindi dormono sonni tranquilli.

Gaolin

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36 commenti Commenta
Scritto il 12 Ottobre 2010 at 14:45

caposci@finanza,

OFF TOPICS direi…
🙄

Cmq sia.. che il MACD è long è normale… essendo un indicatore di trend.
Che il VIX sia Long è sempre normale, con questo trend non potrebbe essere diversamente.
Sul fatto di mettersi SHORT ora lo trovo non corretto, perchè tendenza sempre forte e ben definita.
Si parla del brevissimo, of course.

Scritto il 12 Ottobre 2010 at 15:18

Torniamo al post, l’articolo di Gaolin lo ritengo prezioso, perchè ci dà la possibilità di vedere le cose da unìangolatura diversa, l’occhio dell’europeo che vive in diretta la Cina e che può confrontare le diveriità tra il nostro mondo ed il loro mondo.
Ringrazio ancora Gaolin per il suo prezioso contributo.

😀

hironibiki
Scritto il 12 Ottobre 2010 at 15:49

😀 Bellissimo l’articolo! Complimenti a tutti!!
Quindi ci conviene strizzare gli occhi a mandorla e imparare gli ideogrammi perchè mi sa che tra poco ci toccherà lavorare così 😥
Veramente un peccato però che l’Eruropa si lasci andare in questo modo 😥

spybat
Scritto il 12 Ottobre 2010 at 16:06

che articolo!! complimenti a Gaolin! ha un solo difetto…. non è minimamente contestabile…:(

ho lavorato per una multinazionale giapponese nei primi anni ’90 quando questa trasferiva fabbriche in Cina e Corea… il processo di “scippaggio” del knowhow e della proprietà descritto nel post è assolutamente reale….

dobbiamo essere realisti… se domattina i cinesi smettono di acquistare bond americani andiamo tutti a picco in pochi mesi… ma lo sanno anche loro e quindi diminuisocno le loro riserve in dollari gradualmente, usandoli per acquistare miniere e stabilimenti per l’estrazione di materie prime, unitamente a oro fisico…. l’occidente attuale non ha scampo… o accetta la sudamericanizzazione (o forse sarebbe meglio dire cinesizzazione) oppure aspettiamoci grandi conflitti sociali…

spybat
Scritto il 12 Ottobre 2010 at 16:14

hironibiki@finanza,

per non lasciarsi andare servirebbe un’europa (politicamente) unita… ma purtroppo non è il nostro caso:?

come ha detto un noto monologhista qualche tempo fa “spero che l’unica opportunità per i miei figli non sia quella di lavorare in un hotel in romagna di proprietà dello stato cinese”:roll:

hironibiki
Scritto il 12 Ottobre 2010 at 16:25

spybat@finanza: hironibiki@finanza, per non lasciarsi andare servirebbe un’europa (politicamente) unita… ma purtroppo non è il nostro caso:?

Già, assisteremo allo sfacelo lentamente ma inesorabilmente però con l’HD del calcio di mediaset premium e con il carosello politico. Forse l’unica è che l’Italia esca dall’Europa, si svaluti per benino la nuova moneta nazionale (poi poco importa se si chiamerà ancora Lira o altro nome) e faccia un pò come l’Argentina riprendendosi le industrie dello stato vendute per un tozzo di pane e facendo dazi seri a Fiat, Cina, ecc.
Vuoi vendere in Italia e sei la Fiat? Produci qui oppure la tua bella pandina la vendi a 60.000 euro. Vediamo chi la compra! E questo vale per tutti i prodotti. Meglio sarebbe farlo a livello Europeo. E se qualcuno ci ricatta tagliandoci le materie prime, li bombardiamo con aerei di carta a pernacchia atomica 😛
Però tanto non lo faranno mai, come si dice sempre l’avidità guida l’economia.

hironibiki
Scritto il 12 Ottobre 2010 at 16:28

Aggiungo che se la pernacchia atomica non dovesse bastare a spaventarli, li minacciamo con il carosello e le puntate di “Carramba che sorpresa” con la prospettiva di girare nuove puntate con la Raffa (e magari in duo con Pippo) a casa loro.. :mrgreen: :mrgreen:

hironibiki
Scritto il 12 Ottobre 2010 at 16:44

DT scusa, perchè oltre a “quota” e “replica” non aggiugi modifica al forum? Così si può evitare di fare tanti post..

Notizia fresca l’Opec a rivisto al rialzo la domanda di petrolio dell’1,3% ora siamo a 85,59 Mln di barili al giorno richiesti nel mondo. Ma se dicono che abbiamo “piccato” perchè il prezzo non schizza alle stelle?? Questo ancora non lo capisco… C’è sempre un sali e scendi (come se fosse inesauribile) al posto di un costante rialzo continuo.

lorfed
Scritto il 12 Ottobre 2010 at 17:28

articolo sinceramene molto interessante. Ma voi credete che Stati Uniti resterà a guardare?, stiamo vedendo che non è cosi, tutto sommato è l’ Europa che no da risposta a questa problematica, forse perché a la Germania li va bene, ma non e cosi per gli altri paesi de la zona euro.

bergasim
Scritto il 12 Ottobre 2010 at 17:30

Vorrei capire una cosa, nei due precedenti post di gaolin sono andato giù pesante, ed oggi dice in parte le stesse cose che ho detto io, basta riguardarsi i commenti,
La cina di oggi nasce garzie ad un losco manipolo si avventurieri senza scrupoli, uniti dal dio denario che ha dato il via al processo di globalizzazione, i quali non sono per nulla DANNEGGIATI dalla crescita vertiginosa della nuova cina, anzi con essa fanno e faranno affari d’oro, chi è danneggiato sono i milioni di consumatori americani ed europei, in…..ti da politici conviventi che sapevano come e come sarebbe andata a finire, ma ancora oggi c’è qualcuno che sostiene come sia bella la globalizzazione, ma per favore non postiamo post chilometrici per dice che la neve al sole si scioglie, i cinesi sono come delle locuste, o ancora megliuo come alien, si insuano come parassiti nel corpo ospitante e si nutrono di esso, questo per dare un quadro di come funziona la loro economia, arrivisti senza scrupoli spalleggiati dai loro simili europei e americani, un bella comitiva di onesti ba…..di.
Sul fatto poi che la cina poi non possa implodere internamente ci andrei con le molle:

1 la cina è ancora troppo dipendente da amarica ed europa, una forte ricaduta economica in queste aree potrebbe rallentare molto la crescita della cina,
2 le mirabolanti azioni di sostegno all’economia, attuata attraverso l’inondazione del mercato attraverso prestiti a cani e porci e un settore immoliare cresciuto a dismisura, potrebbero finire fuori controllo e portare a nuove bolle ( daltronde una bolla è tale qunado scoppia, prima in alcuni casi è invisibile, vedasi dinamica immobilare usa )
3 inflazione dovuta alle pressioni salariali accompaganta da una non voluta rivalutazione della moneta.
Occhio l’impero romano è durato secoli quello di alessandro il grande anni, quinidi attenzione a cantare vittoria in anticipo.

amensa
Scritto il 12 Ottobre 2010 at 17:43

hironibiki@finanza,

“Questo ancora non lo capisco… C’è sempre un sali e scendi (come se fosse inesauribile) al posto di un costante rialzo continuo. ”

hai dimenticato quanto petrolio produce l’irak ? e hai dimenticato chi se ne sta appropriando con la scusa di ripagarsi dei danni di guerra ?
armi di distruzione di massa non ce n’erano ma petrolio si!

riguardo al bellissimo articolo, io sono profondamente pessimista.
la nostra irresponsabilità, l’abitudine di cercare sempre il più distante possibile un capro espiatorio ai nostri mali, non ci permetterà di capire, e tantomeno prendere azioni risolutive a nostro favore, fino al collasso definitivo.
poi sentiremo dire che siamo sfortunati !
un’unica cosa, penso, l’articolo non considera.
l’invecchiamento della popolazione cinese dovuto alla dissennata politica del figlio unico, utile forse per avere tante braccia e poche bocche da sfamare, ma distruttiva sul lungo periodo.
già oggi, a cosa gho letto in proposito, per un uomo non è così facile trovare moglie (proprio perchè per l’abitudine ancestrale a volere il maschio che li mantenesse, le femmine venivano abortite, per cui oggi ci sono ben più maschi che femmine in età post adolescenziale), ma forse questo fattore rappresenterà solo un rallentamento.
chissà se sapremo approfittare almeno di quello !!
per cosa riguarda il dollaro, siamo sulla buona strada per realizzare quanto descritto nell’articolo.
complimenti gaolin.

hironibiki
Scritto il 12 Ottobre 2010 at 17:48

Ci “sentiamo” domani 😀
Buona serata a tutti ora chiudo e vado a casetta 😀

lampo
Scritto il 12 Ottobre 2010 at 19:30

le Joint Venture con i cinesi, quasi sempre, un solo destino. Dopo un certo periodo, la gestione di queste aziende passa nelle mani dei cinesi

Complimenti Gaolin per la bellissima analisi… in particolare per avere avuto il coraggio di spiegare il passaggio che ho quotato e che è di fondamentale importanza!

Bergasim …
1 la cina è ancora troppo dipendente da amarica ed europa, una forte ricaduta economica in queste aree potrebbe rallentare molto la crescita della cina,
2 le mirabolanti azioni di sostegno all’economia, attuata attraverso l’inondazione del mercato attraverso prestiti a cani e porci e un settore immoliare cresciuto a dismisura, potrebbero finire fuori controllo e portare a nuove bolle ( daltronde una bolla è tale qunado scoppia, prima in alcuni casi è invisibile, vedasi dinamica immobilare usa )

Bergasim colgo l’occasione per aggiungere alcune riflessioni ai tuoi due punti:
1) Costituisce “il tallone di achille” della Cina. Infatti la locomotiva economica cinese, che oramai corre a tutta birra, dipende ancora enormemente dal “carbone” extra-Cina, cioè dai nostri consumatori che, impoveriti dalle politiche dei governi centrali e dalla delocalizzazione, perdono potere d’acquisto e per cercare di “mantenerlo”, comprano prodotti cinesi o comunque di paesi con basso costo di manodopera. Insomma i nostri governi in questa sfida hanno ancora qualche coltello dalla parte del manico… e potrebbero, con una oculata politica, cercare di mantenere dei settori produttivi in loco con le relative filiere, applicando dei piccoli dazi o norme restrittive sul quantitativo da importare…(peccato però che non abbiano molta lungimiranza… e questo i cinesi lo sanno bene!)… in modo che quando da noi le cose si metteranno male (cioè quando la massa, non ascoltando più le sirene dei mass-media, governi locali, ecc., si renderà conto della reale situazione di mexxa in cui sono!) possano “mantenere” la tenuta sociale, incentivando questi settori che creeranno così nuova occupazione, dando il contentino alla massa di disoccupati…e non solo.
E’ ovvio però che quando la Cina avrà un mercato interno abbastanza sviluppato, tenuto conto della domanda dei Paesi limitrofi, … non avrà più bisogno di importare capitali, né di esportare a bassi costi verso di noi… e allora sì che ne vedremo delle belle. Non per niente in quella zona avevano in progetto la creazione di una moneta unica…progetto che sicuramente si avvererà prima che il mercato interno cinese sia autosufficiente… per tutelarsi dai sicuri boicottaggi monetari e politiche disincentivanti (specie all’esportazione di capitali privati in Cina.. perché i nostri ricconi… non avendo più aziende valide in cui investire… dove pensate che porteranno i loro soldini per continuare a trarre profitto?) che i nostri governi attueranno quando oramai sarà troppo tardi… cioè quando i cinesi saranno autosufficienti o quasi dal punto di vista economico.
2. Qui permettimi di contraddirti, non perché non sia valido il discorso delle bolle, ma perché la tua affermazione è ragionata con la mentalità nostra! Mi spiego: pensi che un cinese, che negli ultimi vent’anni ha vissuto non sapendo neanche cosa era la proprietà privata… ed è stato sottoposto alle più mirabolanti e svariate privazioni…. quando scoppierà la bolla… non sia disposto ad accettarne a testa bassa le conseguenze?! Quindi quando tali bolle scoppieranno (con tanti se… visto che il governo centrale farà di tutto per non farlo sapere…a suon di statistiche fasulle…peggio di noi!) saranno assorbite dalla loro capacità di risparmio e mentalità di sopportazione…per cui non avranno gli effetti dello scoppio delle nostre bolle. Chi ci rimetterà di più saranno gli investitori occidentali che, lasciandosi prendere dall’euforia e non capendo la mentalità cinese, hanno puntato su tali settori o mercati in cui rimarranno intrappolati i loro investimenti!

tikalmat
Scritto il 12 Ottobre 2010 at 19:31

caspita gaolin, ha fatto una analisi ottima, io ho postato prima esattamente un sunto, senza analizzare le cose a fondo, perchè non ne ho le competenze e temevo di dire cose imprecise e anche sbagliate, di quello che pensavo e tu lo hai confermatoin maniera “analitica”.

la mia famiglia ha frequentato dei pittori cinesi che erano scappati quando in cina non vi era “libertà”, e col tempo ho imparato a conoscerli, proprio come dici tu e credo anche io il cinese ti ascolta ti sorride dice si, ma poi fa quello che crede giusto!!!!:)

in fin dei conti il loro diventare “padroni del mondo” è come se fosse una guerra all’arma bianca, non uccidono esseri umani , ma mercati interi.

e se i politici avessero guardato meglio l’oriente 20 anni fa, avrbbreo capito subito che forza hanno i cinesi!

nervifrank
Scritto il 12 Ottobre 2010 at 19:32

Altro articolo da frigo.

Scritto il 12 Ottobre 2010 at 20:20

hironibiki@finanza,

‘sera!

caposci@finanza,

MI spiace, te l’ho detto un sacco di volte anche all’inizio del post. questi commenti qui sono FUORI LUOGO. Ho dovuto cancellare dei commenti, d’accordo con Gaolin, che non erano coerenti con il post.

50 cent
Scritto il 12 Ottobre 2010 at 20:58

OT
Hey dream, mi sono dimenticato di complimentarmi per il tuo intervento TV che ho visto in replica.
In diretta hai la voce meno flautata che in trends, sei più rock.
Purtroppo non c’è più l’emoticon con il pollice all’insù.
Un caro saluto dalla tua croce Fifty.

gaolin
Scritto il 13 Ottobre 2010 at 08:41

bergasim,
Ciao Bergasim
Nei tuoi commenti vai giù proprio duro. Non credo però che questa tattica possa funzionare con i cinesi. Non dimentichiamo mai che sono in 1,3 miliardi e che hanno un insieme di caratteristiche e virtù che li rende forti come nessun altro popolo in questa epoca.
Poi hanno anche loro tanti difetti e punti deboli. Molti, che sono anche molto rilevanti, sono stati individuati dai lettori di I&M.
Lo scopo del mio post e degli altri vorrebbe essere quello di evidenziare cosa ci fa, noi occidentali, tanto diversi da loro e di far percepire che per trattare con i cinesi richiede un approccio molto diverso da quello a cui siamo abituati.
Se riuscissimo a fare questo passo diventeremmo subito più forti rispetto ai cinesi e non di poco.
Questo purtroppo è molto difficile per un occidentale, che normalmente ha senpre fretta di concludere e arrivare al dunque. Con i cinesi non funziona, loro hanno tanta pazienza, quando serve e con loro bisogna averne di altrettanta, alla cinese, se si vuole combatterli veramente. Altrimenti questa loro pazienza diventa la loro migliore arma.
Difficile da capire vero?
Gaolin

gaolin
Scritto il 13 Ottobre 2010 at 09:21

lampo,

Riguardo le bolle cinesi ce n’è una che è colossale e definirla tale è dir poco. Cioè quella immobiliare:
decine di migliaia di grattacieli nuovi, costruiti in questi ultmi 5-6 anni e ancora in gran parte vuoti, nella prospettiva che le migrazioni interne dei contadini verso i poli industriali li avrebbero riempiti. Ho letto che in tutta la Cina ci sono 65 Milioni di unità abitative non occupate. Il bello è che se ne costruiscono ancora dappertutto. Capire che senso ha tutto questo è un vero mistero. Si dice che si tratta di investimenti di cinesi danarosi, che destinano una buona parte del loro patrimonio nel mattone. Che anche da quelle parti è ritenuto un investimento sicuro, nonostante il possesso di queste abitazioni sia limitato nel tempo. Infatti dopo 75 anni dovrebbe tornare tutto allo stato.
Poi c’è la bolla delle esportazioni. Il valore di queste è circa il 40% del PIL cinese. Una percentuale mai raggiunta nella storia. Il risultato lo si può ben vedere nella mappa contenuta nel post di ieri “Tutti contro tutti!” http://intermarketandmore.finanza.com/tutti-contro-tutti-17950.html .
Ciò rende la Cina molto vulnerabile nel caso di una modifica sostanziale del tasso di cambio.
Parlare di questo tema indispettisce non poco i governanti cinesi perchè sanno che basterebbe un 30-40% di rivalutazione del loro Renmimbi per cambiare moltissimo la situazione della competizione internazionale.
Ci vorrebbe una buona dose di pazienza alla cinese unita a tanta determinazione.
Ma quanto gliene frega all’elite finanziaria e ai politicanti ignoranti e a questa asserviti di questi problemi?
Bella domanda.
Gaolin

hironibiki
Scritto il 13 Ottobre 2010 at 09:48

Secondo voi quanti anni ancora la Cina ha bisogno prima di diventare “economicamente autonoma” slegandosi quindi dall’export con Europa, Usa e resto del mondo?

tikalmat
Scritto il 13 Ottobre 2010 at 10:24

il problema della pazienza è “relativo”….nel senso che oramai se si pazienta il tempo a disposizione per la ripresa tende a zero…..quindi il gioco sarà in mano ai cinesi….

o i paesi occidentali mettono dei dazi traumatizzanti ai prodotti che arrivano dalla cina, o loro si prenderanno il potere.

poi, quando inizierà l’onda negativa per loro….e non so quanto possa durare un ciclo, allora usa e europa riprenderanno un po di “potere”.

magari la crisi in cina ci sarà per colpa dell’inquinamento, visto che sono dei gran distruttori dell’ambiente, guadano solo al lucro delle loro attività e il protocollo di tokio manco sanno cosa sia o meglio….lo sanno, hanno detto si , come dice gaolin, ma fanno lo stesso quello che vogliono:)

credo che i cinesi non saranno mai autonomi , poichè la loro forza sta proprio nel produrre quantità di merci sproporzionate per il loro consumo, inoltre usano prodotti scadenti….

pensate che differenza enorme tra cinesi e jap….
i jap hanno spesso “copiato” prodotti europei ed americani, quali moto, auto , macchine fotografiche…. le hanno migliorate con l’elettronica, usando materiali buoni e non vendendo prodotti scadenti.
i cinesi invece hanno sempre prodotto cose con materiali scadenti , offrendo sul mercato copie anche ben fatte dei nostri prodotti….
oviamente non contano le aziende europee che producono la sotto la supervisione attenta dell’investitore, cosa che forse li aiuterà a crescere.

vien quasi da pensare che il cinese sia “furbo”, sa che l’unica forza che ha è proporre prodotti che costano poco, sa che c’è sempre qualcuno che vuole pagare poco, e non hanno una grande capacità innovativa, cosa in cui i giapponesi sono dei maestri, nonostante vivano con un culto per la tradizione, molto forte.

hironibiki
Scritto il 13 Ottobre 2010 at 10:54

Chi conosce Benetazzo? Sul suo sito ha fatto inserito un nuovo post molto carino 😀
http://www.eugeniobenetazzo.com/good_time.htm

lampo
Scritto il 13 Ottobre 2010 at 16:19

Gaolin ha scritto:

Lo scopo del mio post e degli altri vorrebbe essere quello di evidenziare cosa ci fa, noi occidentali, tanto diversi da loro e di far percepire che per trattare con i cinesi richiede un approccio molto diverso da quello a cui siamo abituati.
Se riuscissimo a fare questo passo diventeremmo subito più forti rispetto ai cinesi e non di poco.
Questo purtroppo è molto difficile per un occidentale, che normalmente ha senpre fretta di concludere e arrivare al dunque. Con i cinesi non funziona, loro hanno tanta pazienza, quando serve e con loro bisogna averne di altrettanta, alla cinese, se si vuole combatterli veramente. Altrimenti questa loro pazienza diventa la loro migliore arma.
Difficile da capire vero?

Questo è uno degli aspetti che ho imparato durante la mia breve permanenza in Cina e che ho difficilmente digerito, ma adesso lo “uso” abitualmente tutti i giorni anche nel mondo del lavoro… ed effettivamente è una grossa arma… oltre a permetterci di assaporare meglio la vita che conduciamo frettolosamente.

Tikalmat ha scritto:

pensate che differenza enorme tra cinesi e jap….
i jap hanno spesso “copiato” prodotti europei ed americani, quali moto, auto , macchine fotografiche…. le hanno migliorate con l’elettronica, usando materiali buoni e non vendendo prodotti scadenti.
i cinesi invece hanno sempre prodotto cose con materiali scadenti , offrendo sul mercato copie anche ben fatte dei nostri prodotti….
oviamente non contano le aziende europee che producono la sotto la supervisione attenta dell’investitore, cosa che forse li aiuterà a crescere.

vien quasi da pensare che il cinese sia “furbo”, sa che l’unica forza che ha è proporre prodotti che costano poco, sa che c’è sempre qualcuno che vuole pagare poco, e non hanno una grande capacità innovativa, cosa in cui i giapponesi sono dei maestri, nonostante vivano con un culto per la tradizione, molto forte.

Questo è uno stereotipo che abbiamo dei cinesi che risale ad almeno una decina di anni fa… ma tenendo conto che, con lo sviluppo attuale, dieci anni per la cina sono praticamente cinquanta di quello nostro che abbiamo avuto noi dal dopoguerra, oramai è un concetto che è stato più che superato (ovviamente non dappertutto… visto che la Cina è grande).
Alcuni fatti:
a) pensate alla Foxconn … ora produce per Apple, Nokia, Sony, Nintendo, Dell, Hewlett-Packard oltre ad avere fatto compere di centri di sviluppo in Giappone e USA;
b) Toyota… sempre restia a produrre la Prius al di fuori del Giappone (visto che ne vuole tenere alta l’affidabilità che effettivamente è la migliore come modello di auto) eppure ha deciso di aprire uno stabilimento in Cina…(FAW-Toyota presso Changchun dal 2005! anche se ultimamente stanno ridiscutendo tale joint venture… forse per i motivi espressi da Gaolin?)
…potrei continuare a lungo.

Poi credo che pochi sanno delle particolari ricchezze minerarie della Cina:
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-10-12/cina-pugno-terre-rare-085109.shtml?uuid=AYePOBZC

Insomma la partita a scacchi è ancora lunga e noi occidentali abbiamo perso già molti pezzi oltre ad avere fretta nel fare la prossima mossa… mentre il nostro avversario, la Cina, ha tutto il tempo e la pazienza per riflettere e prenderci qualche altro pezzo…

marco
Scritto il 13 Ottobre 2010 at 16:26

Complimenti.
Senza dubbio uno tra i più illluminanti articoli che ho letto negli ultimi anni.

gaolin
Scritto il 13 Ottobre 2010 at 16:56

lampo,

Fa piacere constatare che almeno ogni tanto qualcuno dimostra di conoscere abbastanza la realtà cinese. In effetti è una rarità, perchè bisogna trascorrere un lungo periodo da quelle parti, per entrare nel loro modo di ragionare.
Chi a questo ci è arrivato normalmente è un manager o un tecnico, che ha accettato di stare in questo interessantissimo paese ma così poco ospitale per noi occidentali.
Vivere in Cina è dura, se non si conosce la loro difficile lingua e scrittura ma qualcuno ce la fa.
Quanto alla qualità dei prodotti cinesi bisogna tener conto che a questo fattore i cinesi sono ormai molto sensibili. Per dirla tutta, non è raro il caso in cui si può dire che oggi è più facile fare buona qualità in Cina che altrove, grazie ai preziosi insegnamenti di noi occidentali che loro diligentemente seguono.
Insomma cerchiamo di non ragionare per stereotipi, soprattutto perchè in Cina, come ben dice lampo, i progressi sono rapidissimi, ovvero ciò che poteva valere solo 5 anni fa oggi può essere completamente sovvertito.
Gaolin

lampo
Scritto il 13 Ottobre 2010 at 18:36

Grazie Gaolin, infatti io ero un tecnico, che per motivi di lavoro, ha passato 6 mesi continuativi in Cina (Tang Shan) e che, per gli stessi motivi, ha dovuto per forza capire la loro mentalità per portare avanti uno dei primi cantieri della ditta per cui lavoravo…ed effettivamente a pensarci oggi è stata dura ma non impossibile.
Quello che mi ha aiutato è stata la mia curiosità e… soprattutto il fatto che volevo che mia moglie mi raggiungesse… ma ovviamente nel ’95, per lei era possibile ottenere solo un visto turistico di 15 gg.
Ma, giocando bene la mia partita a scacchi (!), dopo un mese, entrando in confidenza con i cinesi proprietari del cantiere (cioè riuscendo a capire la loro mentalità e quindi allo stesso tempo far parte del loro gruppo!) sono riuscito a ottenere un visto lavorativo (non chiedetemi come… però ci sono riuscito… e senza corruzione o altro metodo non convenzionale), e poi anche a rinnovarlo per altri tre mesi senza uscire dal Paese!
Voglio raccontare anche un altro fatto per aiutare a capire meglio i cinesi. Mentre mi recavo in un ufficio assieme all’interprete per motivi di lavoro, mi è capitato di usare la carta di credito e andando via, di accidentalmente perderla nel corridoio di uscita del palazzo (in realtà non me n’ero neanche accorto ma mi hanno raccontato dove l’hanno trovata). Il giorno dopo sorridendo un altro interprete che avevamo mi chiede se il giorno prima mi ero accorto di aver perso qualcosa. Ovviamente gli risposi di no (visto che non mi ero ancora accorto) e allora lui gentilmente mi fece vedere la mia carta di credito e me la restituì senza chiedere nulla in cambio…e raccontandomi che alcune persone dell’ufficio l’avevano trovato e con il passaparola avevano pensato a tutti gli stranieri che potevano essere passati quel giorno (pochi a quel tempo per fortuna mia) e a contattare per vie traverse i cinesi che li avevano accompagnati, tra cui l’interprete con cui ero andato. Ovviamente da noi sarebbe successo lo stesso :mrgreen: :mrgreen:
Per questo dico che, se si ha la pazienza di capire un’altra cultura, spesso si aprono degli scenari (e quindi occasioni) che, senza apertura mentale, non saremmo mai riusciti ad intravedere!
Dirò di più: sono riuscito anche ad entrare in cucina dell’hotel dove stavo… e a riuscire ad insegnare al cuoco a fare la pizza, senza una parola di cinese o inglese!
Insomma se due persone vogliono comunicare e capirsi… non sempre serve parlare la stessa lingua!
Buona permanenza.

Scritto il 13 Ottobre 2010 at 18:55

Complimenti a tutti ! 🙂

redbull
Scritto il 13 Ottobre 2010 at 19:18

😀 Gran bell’articolo! Lo voglio rileggere con calma, domani, da riposato!
Buona serata a tutti, cari Amici del Blog! 🙂

sleep2000
Scritto il 13 Ottobre 2010 at 23:29

Scusatemi, ma ho letto il titolo in prima pagina di un articolo sul sole 24 ore dove si diceva che gli usa hanno in pugno la cina… qualcosa mi sfugge? cmq non ho avuto tempo di leggere tutto l’articolo, mi sapete dire qualcosa di più?

Scritto il 13 Ottobre 2010 at 23:59

sleep2000@finanza,

Teoria che si basa su una logica secondo la quale gli USA, la FED e il Dollaro sono troppo potenti per uscire perdenti da questa “guerra valutaria”. Parola di Martin Wolf se non erro.
Se riesco ne parlerò presto.

tikalmat
Scritto il 14 Ottobre 2010 at 10:34

lampo,

concordo assolutamente sul fatto che i cinesi abbiano tempi di crescita molto rapidi, sono in pieno boom economico.
però se non ci fosse stato l’intervento di grandi aziende estere che hanno investito su mano d’opera a prezzi stracciati e che effettuano controlli qualitativi sui prodotti costruiti (fornendo loro la materia prima), non so se il prodotto puramente cinese si sarebbe evoluto così in fretta.

anzi approfitto per chiedere a voi che avete lavorato la per del tempo….
un prodotto al 100% cinese ha una qualità equivalente allo stesso prodotto fatto in italia, per esempio?
mi riferisco sopratutto alla scelta della materia prima utilizzata, più che alla logica di assemblaggio…e poi non li disprezzo certo, i cinesi …sia chiaro:)
anzi sono un grande amante della loro cucina e a milano conosco una trattoria in paolo sarpi….:D

tikalmat
Scritto il 14 Ottobre 2010 at 10:35

concordo assolutamente sul fatto che i cinesi abbiano tempi di crescita molto rapidi, sono in pieno boom economico.
però se non ci fosse stato l’intervento di grandi aziende estere che hanno investito su mano d’opera a prezzi stracciati e che effettuano controlli qualitativi sui prodotti costruiti (fornendo loro la materia prima), non so se il prodotto puramente cinese si sarebbe evoluto così in fretta.

anzi approfitto per chiedere a voi che avete lavorato la per del tempo….
un prodotto al 100% cinese ha una qualità equivalente allo stesso prodotto fatto in italia, per esempio?
mi riferisco sopratutto alla scelta della materia prima utilizzata, più che alla logica di assemblaggio…e poi non li disprezzo certo, i cinesi …sia chiaro:)
anzi sono un grande amante della loro cucina e a milano conosco una trattoria in paolo sarpi….:D

tikalmat
Scritto il 14 Ottobre 2010 at 10:36

ops…..partito due volte, per errore, non so come rimuovere il secondo post! sorry 😕

gaolin
Scritto il 14 Ottobre 2010 at 13:01

tikalmat@finanza,

Brevemente
La geniale intuizione dei dirigenti cinesi è stata proprio quella di far sì che gli stranieri venissero in Cina a investire portandovi capitali, tecnologie, know-how e mercati. Poi, con il tempo, di tutto questo la Cina diverrà proprietaria più o meno nel modo indicato.
Certamente, se avessero dovuto fare tutto da soli mai e poi mai sarebbero arrivati dove ora sono.
Ancora oggi hanno parecchia difficoltà a fare da soli le cose bene, ovvero con i livelli di qualità che noi occidentali chiediamo. Se poi parliamo di design estetico, è ancora necessario che ci sia una guida straniera per produrre manufatti a noi graditi.
Ma non è un problema, basta pagare bene e lo straniero si trova.
Abbiamo agito come dei cretini?, Siamo stati scellerati? Ci stiamo facendo fregare tutto?
La mia opinione è sì, andando avanti così.
Gaolin

lampo
Scritto il 14 Ottobre 2010 at 20:07

tikalmat@finanza,

Mi permetto di aggiungere alla risposa di Gaolin (che condivido pienamente) alcune considerazioni.
1) Oramai i cinesi in molti settori, grazie agli impianti produttivi che varie aziende dei paesi occidentali (e non solo) hanno venduto “profumatamente”, hanno la capacità e know how per produrre prodotti al nostro pari livello e anche a quello dei giapponesi (vedi esempi Foxconn e Toyota che ho citato). Aggiungo che la furbizia dei cinesi in tali contratti di fornitura degli impianti è stata quella di produrre parzialmente in locale parti dell’impianto, chiedendo ed imparando così le specifiche (disegni e macchinari) per produrli con la qualità e tolleranze richieste. Qui mi sovviene un episodio che spiega bene il concetto: nel mio lavoro mi è capitato che in macchinario che dovevo posizionare avesse dei problemi dal punto di vista degli ingombri dovuti ad un errore tra disegno tecnico (del macchinario) e disegno civile (della sede su cui doveva essere posizionato) andando a creare un’interferenza (scontro tra macchinario e fondamenta) in corso di utilizzo (visto che doveva fare un movimento rotatorio di 90°. Ebbene, riscontrato l’inghippo (tra l’altro fatto presente dal cliente cinese) ho contattato l’ufficio tecnico della mia ditta per vedere di trovare una soluzione ottimale (modificare l’ingombro del macchinario oppure rompere le fondamenta per modificarle nel modo opportuno). Mentre aspettavo la soluzione… il cliente stesso l’ha fornita prima della mia ditta consegnandomi (via fax) un disegno (della ditta per cui lavoravo) con le modifiche di ingombro da apportare con tanto di commenti in cinese per l’esecuzione. Questo perché lo stesso errore si era presentato in un altro cantiere e i cinesi avevano fatto tesoro della risoluzione. Due giorni dopo mi è arrivato lo stesso disegno dall’ufficio tecnico (senza commenti in cinese).
Questo è il loro punto di forza: anche se si trattava di aziende cinesi diverse con interessi diversi hanno condiviso le conoscenze pur di trovare la soluzione ad un problema comune! Questa capacità e lungimiranza le nostre aziende l’hanno persa…
2) Dove non hanno ancora raggiunto tali conoscenze o non dispongono della capacità di realizzare un prodotto, ci pensa lo stato cinese che finanzia il settore o gruppi di aziende in modo che possano fare acquisizioni all’estero (leggi comprare know how), oppure creano joint venture apposite (sempre con l’aiuto di capitali statali). Esempi di ciò sono rispettivamente l’acquisto della Volvo per la creazione di motori e generatori diesel, e la Faw-Toyota che citavo per la creazione di auto ibride.
3) Quando non hanno la possibilità offerta dai due punti precedenti, semplicemente comprano il prodotto, lo smantellano e lo copiano alla bene meglio. Per chi ha dubbi sulla capacità di copia, mi ricordi qualche anno fa di aver letto un interessante articolo (che purtroppo non trovo più) di una causa intentata da noto marchio di moda italiano contro una grossa ditta cinese. Ebbene il perito nominato per il riconoscimento dell’originale dalla copia… aveva avuto non poche difficoltà a riconoscerle, prima dell’analisi dei materiali e delle cuciture!
Poi, siccome i cinesi non hanno la nostra concezione di rispetto dei contratti (i contratti costituiscono una base che si può sempre cambiare in meglio o peggio a seconda dei risultati del rapporto commerciale…!), tali cause non giovano neanche alle aziende stesse che le intentano, visto che poi oltre a perdere la possibilità di entrare nel mercato cinese, poco dopo c’è una nuova azienda cinese, magari con lo stesso proprietario precedente, che riproduce lo stesso prodotto per cui la causa era stata persa!
Un esempio è questo:
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2005/11/04/alla-sbarra-in-cina-il-mercato-dei.html

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