Bolletta energetica: consumiamo meno, ma ci costa di più

Scritto il alle 11:35 da Danilo DT

Quotazione petrolio in ascesa, malgrado crollo dei consumi. L’anomalo caso italiano nella globalizzazione.

Sembra estremamente banale, ma in realtà io lo considero un grosso controsenso che si ritorce contro di noi. Che l’Italia si a in recessione è un dato di fatto, che l’economia non dia nessun segnale di ripresa, questo è evidente.
E come è giusto che sia, quando c’è una fase recessiva, la domanda energetica tende a calare.

MILANO – Una domanda energetica in crollo fino ai livelli di vent’anni fa, ma una bolletta che raggiunge il picco storico. (…) “Nel 2012 la bolletta energetica ha superato i 64 miliardi di euro, la più alta di sempre, complice un euro debole, è scesa al 53% rispetto al 90% del 1980”. Sul fronte della domanda, però, quest’ultima “in Italia è tornata indietro di 20 anni. (Source)

WTI: il petrolio a NYC

In questo caso (ecco l’anomalia) però non c’è “efficienza” tra domanda ed offerta. Infatti, malgrado una domanda interna di raffinati drammaticamente inferiore (e che comproterà sicuramente ad uno snellimento del settore) ci ritroviamo NON con un prezzo del petrolio che dovrebbe essere collassato, bensì un WTi e di un Brent a livelli di prezzo ben superiori ad un paio di mesi fa (malgrado la pur violenta correzione di ieri).
Se poi andiamo anche ad aggiungerci il possibile inasprimento fiscale, con l’aumento dell’IVA, capite benissimo che il petrolio diventa uno onere pesantissimo per la nostra già indebolita economia.
Ma non ci possiamo fare nulla. La domanda di petrolio a livello globale è sempre bella tonica, sostenuta dai paesi emergenti, ed il prezzo non lo si decide nazione per nazione, ma fondamentalmente su due piazze: New York (WTI) e Londra (Brent). E la cosa curiosa è che comunque, malgrado l’inasprimento fiscale, lo Stato incasserà dimeno a causa del calo dei consumi.
Inefficenze della globalizzazione che, alla fine, vengono scaricate come sempre sull’anello più debole. Nella fattispecie coloro che consumano meno ma che si trovano prezzi in aumento. E per l’Italia l’aumento della bolletta energetica non è certo di aiuto per un ipotetico rilancio dell’economia.

STAY TUNED!

DT

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17 commenti Commenta
john_ludd
Scritto il 21 giugno 2013 at 12:22

Chiunque abbia una infarinatura di economia sa cosa sia il costo marginale e perchè è così importante. Uno studio di Bernstein Research condotto analizzando i bilanci e altri dati di 50 principali società petrolifere dimostra che il costo marginale di produzione del petrolio è aumentato 4 volte dalla fine degli anni 90 e cresce attorno al 10-15% l’anno. Produrre nuovo petrolio costa e costerà sempre di più. Questo è il picco del petrolio, non la fine del petrolio in quanto tale ma la fine del petrolio economico. E’ fondamentale riuscire a produrre utilizzando meno energia, l’alternativa è produrre meno, vivere con meno con tutto quello ne consegue di decrescita infelice etc… La Danimarca c’è riuscita, non tutti i paesi sono in grado di replicare quei risultati, in Italia non ci stiamo neppure provando. Siamo in una nuova era fatta di deflazione salariale e risorse limitate, l’incidenza dei costi energetici costa dal 10% al 30% della retribuzione media. La stagflazione è il nuovo paradigma. Dove speriamo di andare senza un colossale ripensamento e investimenti nel settore delle rinnovabili e ancora di più dell’efficienza energetica ?

Bernstein Research – Energy Era of Cheap Oil Over

Non ho il link, non credo sia possibile trovarlo in rete ma magari qualche buontempone ne ha avuto una copia e l’ha postata da qualche parte. Google rules !

Ci sarebbe tanto da scrivere sul ruolo perverso della finanza nel meccanismo di formazione di prezzi, del perché viene permesso, chi se ne avvantaggia e di come stia di fatto bloccando gli investimenti per il passaggio al post fossile. Sarà per un’altra volta.

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    Scritto il 21 giugno 2013 at 12:50

    (ovviamente questo post ti stava aspettando!) :-)

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Scritto il 21 giugno 2013 at 12:52

john_ludd@finanza:
… Ci sarebbe tanto da scrivere sul ruolo perverso della finanza nel meccanismo di formazione di prezzi, del perché viene permesso, chi se ne avvantaggia e di come stia di fatto bloccando gli investimenti per il passaggio al post fossile. Sarà per un’altra volta.

Se ti va, ti ospito volentieri come guest post. chi meglio di te può trattare questo argomento?

:-)

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gainhunter
Scritto il 21 giugno 2013 at 13:54

john_ludd@finanza: E’ fondamentale riuscire a produrre utilizzando meno energia, … La Danimarca c’è riuscita

Ci dai qualche informazione in più, o link in merito?
Grazie

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pinco14
Scritto il 21 giugno 2013 at 14:40

Dream Theater,

gainhunter,

Caldeggio anch’io un post di John sull’argomento, sarebbe veramente interessante

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draziz
Scritto il 21 giugno 2013 at 14:54

C’è qualcuno che ha sentito parlare di libero mercato dell’energia in Italia ed effetivamente ha provato che funziona, che è veramente libero?
O magari qualcun altro che è in grado di leggere una bolletta dell’energia elettrica ed in grado di capire al volo o calcolare immediatamente, senza l’ausilio del Cray di una webfarm, quanto paga unitariamente il kilowatt/h?
Io no… :lol: 8O :evil:

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john_ludd
Scritto il 21 giugno 2013 at 16:42

draziz@finanza,

a volte è meglio non capire e continuare a essere truffati e derubati; è un pò la differenza che esiste tra uno che è ignorante (non è colpa sua) e uno che non lo è, apre la finestra, urla “governo ladro, Enel bastarda !” e poi va al bar.

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john_ludd
Scritto il 21 giugno 2013 at 16:56

pinco14@finanza,

Scrivere un commento mi viene di getto, ci impiego 30 secondi, 1 minuto, per un post molto di più e siccome sono al contempo mr. precisino e molto pigro mi ci vorrebbe un bello sforzo, e un post solo non basterebbe. Un lavoro di sintesi su una materia sterminata richiede un sacco di tempo, altrimenti rischierei di scrivere mezze sciocchezze. Comunque vedremo, se non avete fretta…

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lampo
Scritto il 21 giugno 2013 at 17:16

Se permetti John, visto che ero curioso, rispondo io fornendo il link del documento da te menzionato:
http://xa.yimg.com/kq/groups/18821650/766363617/name/Bernstein+Energy-+Era+of+Cheap+Oil+Over+As+Secular+Growth+in++Upstream+Cost+Inflation+Underpins+Triple+Digit+Oil+Prices_87626.p

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john_ludd
Scritto il 21 giugno 2013 at 18:02

lampo,

ah ah ah !!!
google rules !

Pensa che lo ha girato un amico dicendomi di non metterlo in giro. Che ingenuo, si vede che è poco avvezzo a internet, di riservato ormai ci sono solo i documenti dei servizi segreti… anzi neppure quelli grazie a personaggi davvero cazzuti come Edward Snowden !

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lampo
Scritto il 21 giugno 2013 at 18:13

john_ludd@finanza,

Dovresti sapere che il computer più sicuro… è quello chiuso in una cassaforte, SPENTO (con tutti i cavi staccati)!

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draziz
Scritto il 21 giugno 2013 at 20:22

john_ludd@finanza,

è proprio quello su cui contano i vari truffatori di Stato e di aziende che dovrebbero garantire trasparenza ai clienti, vuoi per deontologia (vendo, non rubo), vuoi per consentire un’effettiva possibilità di comparazione di tariffe e costi reali, di cui oggi occorre essere informati pena lo svuotamento del conto corrente oltre misura.
Sono un convinto assertore del fatto che se la nazione in cui viviamo ha raggiunto tali livelli, ahimé: non in alto ma di molto sotto il livello delle fogne, è perchè la noncuranza, più che l’ignoranza, qui da noi l’ha fatta da padrone.
Giustamente dici che è inutile urlare “al ladro!” e poi andarsene al bar sottoponendosi in seguito alla medesima cura della fregatura, ma questo è sintomo di una coscienza civile che è rimasta a lungo sopita o proprio è mancata in moltissimi compatrioti.
Resta fortissimo il dubbio che siano in molti a non voler aprire gli occhi per la fatica che costa accettare le proprie lacune e soprattutto la fatica da spendere per colmarle, nel senso di una maggior istruzione anche in campo economico, ben al di là di “Pierino ha 3 Euro e vuole comprare 4 mele…”
Ho imparato fin da piccolo che il primo cazzotto che ho tirato in faccia ad uno dei bulletti della scuola lo ha convinto a girare un po’ più al largo e a considerarmi meno “bestia” degli altri.
Essere in grado di discernere tra un prodotto o un servizio scadente e quello che invece viene propinato o reclamizzato come eccellente o veramente imperdibile, ma che non lo è, fa parte delle possibilità di chi sceglie di essere libero.
Se ti vendono la m… che fai? Non reagisci? Mangi e stai zitto?
E’ ora di cominciare a cambiare menù o anche ristorante… :evil: :evil: :evil:

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lucianom
Scritto il 21 giugno 2013 at 22:24

Una domanda che mi sono sempre fatto, chi controlla che il sovraprezzo che io pago per la seconda casa vada alle fasce deboli?Se queste società ora tutte private incassano di più dalle seconde case di quello che spendono per le fasce deboli dove va a finire questo denaro? Qualcuno ha mai trovato qualcosa su questo argomento?Una volta essendo pubblica andavano a finire nel calderone ma ora come viene gestita questa cosa?

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lucianom
Scritto il 21 giugno 2013 at 22:26

Naturalmente questo vale anche per le società telefoniche, qualcuno sa rispondermi?

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idleproc
Scritto il 21 giugno 2013 at 22:50

Non ti devi preoccupare. Il giro è sempre lo stesso. Che passi dal pubblico o dal privato…
Hai mai visto qualche Grande Opera finita in un tempo ragionevole e che avesse un significato di efficenza sistemica? Per spartirsi e suddividersi la torta si stimolavano anche i movimenti di contestazione… stabilite le suddivisioni… finivano i movimenti.
E’ la baracca che non funziona più.

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ihavenodream
Scritto il 24 giugno 2013 at 09:13

lucianom,

Che intendi dire con sovraprezzo che pago per la seconda casa? fasce deboli? L’Enel è una società privata e quotata gestita dai partiti (così come Eni), poichè il pacchetto di maggioranza è dello Stato…non hanno nessun vincolo solidaristico o di pubblica utilità nei confronti di nessuno…non devono occuparsi di fasce deboli o di fasce forti, ma dei propri azionisti…pero’ c’è lo stato che si mette in mezzo come detto e distorce il mercato…come accade col sovraprezzo che tutti noi paghiamo in bolletta per consentire ai nuovi palazzinari (produttori di energie rinnovabili) di vivere alle spalle della comunità…per le società telefoniche la storia è diversa, immagino parli di telecom…telecom è ora una azienda totalmente privata ( nel senso che lo stato, cioè i partiti non la gestiscono piu’)…i partiti han fatto già il loro bravo danno alla comunità, svendendo la dorsale telefonica ai loro amici, dopo qualche anno han tentato di intavolare trattative per ricomprarsela, ovviamente l’azienda fa orecchie da mercante, se mai arriverà un giorno a rivendersi la rete lo farà per un prezzo astronomico…è tutto

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ihavenodream
Scritto il 24 giugno 2013 at 09:46

Quello ke scrivi dipende da un fattore chiaro: l’Italia sta vivendo una fase lunga di decrescita, frutto di 40 anni di strategie e scelte sbagliate e di mentalità fallimentare…il che vuol dire che il reddito disponibile delle persone che vivono in Italia diminuisce, la domanda di merci pure, ma il prezzo di queste ultime no, perchè a livello globale la domanda non cala allo stesso modo…non è una distorsione, è una cosa naturale: si chiama impoverimento…quando la recessione è stata ciclica 3-4 anni fa, cioè tutto il mondo ha diminuito la propria domanda, il petrolio è calato sotto i 40$ al barile…vorrei ricordarlo soprattutto a chi parla ancora di picco del petrolio, petrolio caro e altre amenità del genere…il picco di produzione del petrolio non lo si puo’ stimare correttamente, perchè non si possono stimare correttamente le riserve…se analizziamo il prezzo del petrolio in termini reali negli ultimi 150 anni (il grafico lo potete trovare facilmente), non notiamo niente che ci possa far pensare ad un problema di esaurimento scorte…poi se uno dice che una merce non rinnovabile e disponibile in quantità non infinita è soggetta, se continuamente utilizzata, ad esaurimento questa è una banalità da bambini dell’asilo, non c’è bisogno di studi scientifici…il punto pero’ è: mi sai dire con un margine di incertezza ragionevole quando si esaurirà? se no che senso ha parlarne?Se nessuno mi sa dire con precisione se il picco ci sarà tra 10 anni, 50 o 300?poi quale sarebbe la soluzione? consumare meno energia? è un buon consiglio ma a livello individuale, senza imposizioni e distorsioni, che poi finisce come i certificati di efficienza energetica per le abitazioni in Italia, un altra tangente da pagare….cercare di utilizzare e sviluppare forme d’energia alternative?E’ un altro buon consiglio, sempre a livello individuale, se ci si mette lo stato ad aumentare a tutti la bolletta o le tasse per permettere ad un settore di sopravvivere questa cosa non è nè saggia nè lungimirante…

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