BITCOIN: la fiscalità per criptovalute e piattaforme Peer to Peer lending

Scritto il alle 13:50 da Danilo DT

Ormai le criptovalute sono diventate un qualcosa di noto ormai per tutti. Visto l’atteggiamento di molte banche commerciali e persino di alcune banche centrali, è chiaro che il futuro per Bitcoin e similari è garantito. Faranno parte dell’evoluzione del sistema monetario e finanziario. Intanto però già oggi sono un’importante e indiscutibile realtà. Tanti risparmiatori si sono avvicinati a Bitcoin, criptovalute e wallet. E proprio queste persone si domandano come gestire anche in ottica di Agenzia delle Entrate.
Già in passato molti lettori mi avevano chiesto informazioni su come gestire la fiscalità del Bitcoin.
Finalmente anche dal punto di vista dell’Erario abbiamo delle risposte che possono aiutarci a meglio gestire la questione.

Le criptovalute vanno in dichiarazione dei redditi (quadro RW)

(…) Le criptovalute (e gli altri cripto-asset) vanno indicate nel quadro RW in ragione della loro assimilazione a valute estere. Tale adempimento è confermato dall’agenzia delle Entrate in un interpello non pubblicato e nelle istruzioni del modello di dichiarazione dei redditi per persone fisiche, e avallato dal Tar del Lazio con la sentenza n. 1077/2020. Ai fini Ivafe, invece, le criptovalute non sono soggette a tassazione in quanto l’imposta si applica solo su prodotti finanziari, conti correnti bancari e libretti di risparmio, e né le cripto né gli “electronic wallet” (su cui sono depositate) lo sono.(…)

Direi che questa comunicazione dell’Agenzia delle Entrate fuga ogni dubbio.

(…) Ai fini della compilazione del quadro RW, le istruzioni precisano che l’investimento in criptovalute va monitorato indicando come codice di individuazione del bene il codice 14 «altre attività estere di natura finanziaria e valute virtuali», mentre il campo 4 («Stato Estero») può non essere compilato. Quanto all’importo da indicare, occorre inserire il controvalore in euro al 31 dicembre (o alla data di vendita) fornito dal sito utilizzato per l’acquisto della valuta virtuale.(…)

La prosecuzione della comunicazione dell’Agenzia delle Entrate è molto chiara anche su come compilare il quadro RW. Quindi occhio ad omettere di avere un “wallet”… Ma se avete fatto degli investimenti tramite piattaforme P-to-P lending? (QUI potrete trovare un elenco delle stesse).

(…) Gli investimenti effettuati tramite un piattaforma di peer-to-peer lending estera vanno sempre monitorati nel quadro RW utilizzando il codice 14 «altre attività estere di natura finanziaria e valute virtuali». (…) [Source

E se succede che omettete qualcosa? Ecco le sanzioni.

(…) Si ricorda che le violazioni inerenti all’omessa o irregolare compilazione del quadro RW sono soggette a sanzione compresa dal 3% al 15% dell’ammontare non dichiarato. Tale sanzione è raddoppiata qualora l’investimento è detenuto in uno Stato considerato paradiso fiscale. (…) Per quanto riguarda l’Ivie e l’Ivafe, a rigore, la sanzione è quella propria della dichiarazione omessa se il contribuente omette la liquazione dell’imposta nel quadro RW (sanzione va 120% al 240%); diversamente, nei casi di indicazione parziale degli investimenti, si applica la sanzione da dichiarazione infedele (dal 90% al 180%). Salvo nei casi di omessa dichiarazione, il contribuente può sanare la posizione tramite ravvedimento operoso, che permette la riduzione del carico sanzionatorio in proporzione ai tempi in cui ci si ravvede. (…)

Mi sembrava giusto scrivere due parole sull’argomento visto che, sicuramente, non interessa solo più pochi pionieri…

STAY TUNED!

Danilo DT

(Clicca qui per ulteriori dettagli)

Questo post non è da considerare come un’offerta o una sollecitazione all’acquisto. Informati presso il tuo consulente di fiducia.
NB: Attenzione! Leggi il disclaimer (a scanso di equivoci!)

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1 commento Commenta
bat
Scritto il 2 ottobre 2020 at 09:42

Per i non addetti ai lavori, come il sottoscritto, l’argomento è “nebuloso” ma, più che innovativo, estremamanete rivoluzionario (e anche questo termine gli sta stretto). Ovviamente osteggiate dalle autorità centrali soprattutto finanziarie (almeno fino a oggi, anche se, come pubblicato sul blog, sembra che la Cina si stia muovendo diversamente), proprio per questo risulta intrigante, affascinante e, quindi, potenzialmente pericoloso. Riporto solo una porzione di quanto pubblicato su Wikipedia in merito alle criptovalute:

Bitcoin comporta molti rischi, tra i quali: assenza di forme di tutela o garanzie delle somme depositate, rischi di perdità della valuta a causa di malfunzionamenti, attacchi informatici, smarrimenti della chiave d’accesso al sistema e per finire accettazione su base volontaria; volatilità elevata. Nei confronti delle cripto-attività sono in astratto possibili quattro modelli regolamentari: ignorare il fenomeno; applicare le stesse regole che valgono per servizi finanziari simili; inventare nuove norme; vietarle. Sia Bitcoin sia altre cripto-attività possono essere usate per attività illegali: per contrastarle, molti paesi avanzati hanno introdotto misure ad hoc. La scelta di vietare le cripto-attività cozza con i principi di società che si definiscono liberali. Le autorità di supervisione hanno messo in guardia sui rischi che si corrono: ogni cittadino dovrebbe impiegare in Bitcoin solo somme che può permettersi di perdere. [6]

L’autorità finanziaria elvetica, la FINMA, ha stabilito il principio per cui le criptovalute che pretendono di incorporare diritti dei detentori e doveri dell’emittente dovrebbero essere regolate di conseguenza. Tuttavia gran parte delle criptovalute non generano alcuna obbligazione a carico dell’emittente, ossia non lo impegnano in alcun modo. Chi le emette sul mercato potrebbe anche “scappare con la cassa”. Chi le compra non fa un investimento, ma una speculazione (ed è bene che lo faccia soltanto con denaro che è disposto a perdere). Dietro a un investimento c’è sempre un’attività produttiva, mentre una speculazione è sorretta unicamente dall’aspettativa di guadagno. Come per qualunque investimento, ogni reale successo dipende in ultima istanza dal prevalere dell’impresa produttiva sulla sterile speculazione. Ed è difficile immaginare che ciò avvenga senza un’adeguata regolamentazione che sappia arginare il gioco d’azzardo e incoraggiare lo spirito d’intrapresa (Fantacci, 2018c). Invece, l’idea diffusa fra molti fautori delle criptovalute è che la competizione fra una molteplicità di monete digitali si incaricherà di far emergere quelle maggiormente capaci di assicurare ai loro utenti un potere d’acquisto ragionevolmente costante. La stabilità è vista come esito auspicato e possibile della concorrenza monetaria, secondo la tesi propugnata da Von Hayek, in particolare nel saggio sulla Denazionalizzazione della moneta.Tuttavia, vi sono almeno due buoni motivi per ritenere che la competizione fra criptovalute non porti affatto alla loro stabilizzazione.[50]

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