BANCHE: Piccolo è bello. Ma oramai questo è un luogo comune.

Scritto il alle 09:01 da Danilo DT

banche-salvate-italia

I miei post sul salvataggio delle quattro banche e quindi anche quelli sulla procedura di bail-in hanno sicuramente portato molta curiosità ma anche molta preoccupazione. In particolar modo hanno incuriosito le mie frasi poco positive NON sui quattro istituti, ormai con un destino segnato e poi nemmeno troppo negativo (conseguenze di azionisti ed obbligazionisti subordinati a parte) ma soprattutto i miei dubbi su chi invece resta ancora in difficoltà, senza una soluzione definitiva.
Perfetto, quattro ce le siamo tolte.
Come sapete, sono Carichieti, Popolare Etruria, Banca Marche e CariFerrara. Quattro banche non grandissime ma nemmeno poi così piccole. Delle realtà quantomeno regionali, quindi con un peso specifico già importante. E difatti la cifra che il sistema ha dovuto investire per il salvataggio è già stata importante: 3.6 miliardi di Euro non cono certo spiccioli. (MORE INFO click HERE from BANKITALIA) 

La verità, come vi ho spiegato ieri, è che il sistema bancario proprio solidissimo non è, e che le lacune normative non solo a livello italiano, bensi europeo, continuano ad essere importanti.
Ci vorrebbe una regia comunitaria nel gestire le crisi. Ma come sempre, in UE si fanno solo le cose a metà e, in linea di massima, a convenienza.

Quello che preoccupa nel sistema bancario italiano è proprio tutto quello che ha fatto “saltare” queste quattro realtà recentemente salvate. Che cosa? Fondamentalmente il problema sta nelle logiche della concessione del credito negli anni addietro (ed oggi tocca pagare il conto).
Quali sono stati i requisiti richiesti? Fondamentalmente, una buona raccomandazione faceva più di una ipoteca su un immobile.

In questo modo i finanziamenti sono stati concessi senza dei veri criteri, se non con delle logiche clientelari, politiche e di certo NON qualitativi.
Ieri vi parlavo di sofferenze per 200 miliardi di Euro. Vero, i dati ufficiali ci dicono questo. Ma è altrettanto vero che questo numero rappresenta solo la punta dell’iceberg. Infatti “sott’acqua” continua ad esserci molto marcio che, per motivi di convenienza e di bilancio, viene tenuto nascosto fintanto che sarà possibile. E difatti le stime sul REALE stato delle insolvenze sono ben diverse. Si parla quantomeno di 350 miliardi di Euro, una cifra quindi pari a circa il DOPPIO di quanto è stato invece dichiarato da Bankitalia.
A preoccupare la stessa banca centrale italiana sono proprio le realtà medio piccole, quelle dove il clientelismo, e il perfin eccessivo “attaccamento al territorio “ in certi casi, ha portato la banca locale ad essere vista come “la mucca da mungere”, una sorta di bancomat da spremere senza criterio, magari con dei CdA non all’altezza e voluti fortemente dalla classe politica dominante. Cose che ahime ho “toccato con mano”, avendo in passato lavorato anche per istituzioni creditizie di piccole dimensioni. Una delle tante realtà dove il “fare banca” era quasi una banalità, quando le condizioni di mercato ti permettevano certi tipi di comportamento. Oggi non è più così. La banca deve essere innanzitutto IMPRESA e il modello molto vicino a logiche PUBBLICHE è destinato a soccombere. A spese anche dei risparmiatori.

Un gruppo di “Yes men” che si beccavano il gettone di presenza, senza una dovuta preparazione e cultura bancaria, che magari neanche sapevano cos’è il Core Tier, ma che facevano tanto comodo perché davano sempre ragione a chi di dovere.
Ricetta perfetta per mandare a ramengo una banca quando il sistema va in crisi.
Il grafico qui sotto fotografa perfettamente in peggioramento del sistema

banche-sistema-peggioramento-concessione-credito

(fonte: Citywire)

Ma come vi ho detto, non sono le quattro banche a doverci preoccupare. In molti mi hanno chiesto quali sono gli altri istituti che oggi UFFICIALMENTE sono in difficoltà (più tutti quelli che lo diventeranno). Sono le banche che si candidano al famoso “bail in” che diventerà operativo dal 1° gennaio 2016. E questo elenco, per evitare errori, lo peschiamo proprio dal sito di Bankitalia.

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(fonte) 

E a queste realtà andiamo ad aggiungere le nuove arrivate, ovvero…

banche-italiane-insolvenza

(fonte) 

Sono tutte banche locali o al massimo di dimensioni medio/piccole. E questo un po’ fa pensare, non vi pare?
La politica in MPS ha fatto disastri. Ma anche nel piccolo non si è scherzato…

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Danilo DT

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3 commenti Commenta
atomictonto
Scritto il 25 Novembre 2015 at 10:25

Continuo a non capire perchè in Italia non si possono lasciar semplicemente fallire queste piccole banche.
Il clientelismo bancario-politico è uno dei peggiori problemi Italiani, il famoso “a me che ho idee e capacità non danno 10mila euro mentre ai soliti con ditte decotte e piene di debiti fino al collo continuano a dare milioni”, non si risolverà mai se si continuano a salvare ste banchette di truffatori.

Scritto il 25 Novembre 2015 at 12:58

^Un gruppo di “Yes men” che si beccavano il gettone di presenza, senza una dovuta preparazione e cultura bancaria, che magari neanche sapevano cos’è il Core Tier, ma che facevano tanto comodo perché davano sempre ragione a chi di dovere^.

_Banca Popolare di Vicenza (BPVi)_

l- nel 2008 Luigi Amore, ex Ispettore della Vigilanza, diventò responsabile dell’Audit interno (Accounting) – giunto a Vicenza dopo un’esperienza al Credito Emiliano (Credem);

l- nel 2013 il past-Presidente Gianni Zonin – dimessosi tre giorni fa – ingaggiò Giannandrea Falchi, ex capo della Segreteria particolare della Banca d’Italia (con tale qualifica per anni a fianco dell’ex Governatore Mario Draghi – attuale Presidente della Banca Centrale Europea);

l- nel 2014, l’ex Procuratore della Repubblica a Vicenza, Antonio Fojadelli (dal 1997 al 2003, precisamente) – tralascio/ando gli ALTRI/ALTI IN_carichi che ha/avuto [“sedie”, dixit – dal 1992 al 1997 è stato il responsabile della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Venezia, per citarne/ricordarne solo un’altro] – entrò nel “cerchio/perimetro” della BPVi diventando amministratore nella controllata Nordest sgr.

Nel Cda attuale siede – ancora – Andrea Monorchio [diciassettesimo Ragioniere Generale dello Stato (dal 1º settembre 1989 al 30 giugno 2002: ossia, 12 anni e 9 mesi circa) e Professore ordinario di Contabilità di Stato presso l’Università di Siena – tralascio/ando gli ALTRI/ALTI IN_carichi che ha/avuto (“sedie”, dixit)]: cooptato in Consiglio e nominato Vice Presidente, il 18 ottobre 2011.

サーファー © Surfer [DA MESI ho SCRITTO-ri-scritto-scritto-RISCRITTO – COME UN OSSESSO-COGLIONE (per Alcuni!) – di farVi le cosiddette “ANALISI DEL SANGUE” (I DENARI GUADAGNATI COL SUDORE E LEGALMENTE, SONO IL VOSTRO SANGUE!): ossia, di VEDERE ATTENTAMENTE cosa AVETE NEI VOSTRI PORTAFOGLI; PER DAVVERO l-l PAROLE SPRECATE, come sempre, quando sono gratuite!]

massimo84
Scritto il 25 Novembre 2015 at 13:03

ato­mic­ton­to@fi­nan­za,

il socialismo finisce

lo status quo si preserva anche così
non solo dando 80 euro a casaccio e preservando i diritti acquisiti dei più vecchi.
anche le banche con la loro malgestione hanno garantito diritti a parecchi amici: amici che votavano ovviamente.

prima o poi finisce il “sistema”
quando finiscono i soldi degli altri
poi, come in qualsiasi campo di battaglia, anche qualche generale ci lascia le penne…

p.s.
non sottovaluterei anche il discorso prezzi
lo schema ponzi generazionale si vede anche lì
spendere tanto per guadagnare poco o nulla non è il massimo della vita: ecco poi perchè si devono avere tante garanzie alle spalle.

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