DERIVATI: come montare la truffa al Comune

Scritto il alle 18:58 da Danilo DT

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Tempo fa, parlo di mesi, si era discusso spesso sulle pagine di questo blog, della truffa affibiata all’amministrazione pubblica, da parte di alcuni gruppi Bancari (ed operatori, ovviamente) che, pur di fare utili pazzeschi, erano disposti a creare e strutturare delle vere e proprie truffe senza precedenti.
Continuo a ritenere, comunque, una certa gravità nel fatto che questi contratti sono stati, si, creati e proposti dal grosse banche, ma l’amministrazione pubblica, prima di accettare certe condizioni, avrebbe dovuto indagare in modo efficiente su quali erano le vere caratteristiche dell’operazioni, compresi i vantaggi (pochi) e i pericoli (moltissimi). Operazioni pericolose e complesse, come solo i “collar” possono essere.
Nel post che leggerete cliccando QUI scoprirete anche cosa sono i “collar”.

Riuscire a collocare queste operazioni significava commissioni paurose per gli intermediari. Tutto chiaramente intrinseco all’operazione, quindi invisibile agli occhi del cliente pubblico, ma molto chiaro nella rendicontazione dei budget e dei bilanci degli emittenti.
L’articolo di cui vi parlo è tratto dal quotidiano “La Repubblica”

Ve lo trascrivo in versione originale, con tanto di firma dell’autore, Walter Galbiati.

Cari amici, leggete e…inorridite… Protagonista di questo episodio, non il Comune sperduto in mezzo ai campi, gestito da onesti cristiani con una preparazione bassa e limitata, persone che dedicano parte del loro tempo all’amministrazione pubblica (con tutto il rispetto parlando!).
Signori, la truffa descritta è stata fScandalo derivati, ecco le telefonate
dell’inganno al Comune di Milanoatta niente poco di meno che al Comune di Milano.

Scandalo derivati, ecco le telefonate dell’inganno al Comune di Milano

I golden boys di Unicredit: “Siamo grandi, 2 milioni di utili”
E intanto la città perdeva poco meno di cento milioni di euro Scandalo derivati, ecco le telefonate dell’inganno al Comune di Milano

di WALTER GALBIATI

MILANO – Mentre il Comune di Milano si incamerava una perdita di circa 100 milioni di euro sui derivati, i manager di Unicredit festeggiavano per aver incassato un profitto di 2 milioni e 40 mila euro in poche ore. “Grandi ragazzi, bisogna che facciamo un aperitivo o una cena per sta cosa qua”, “due milioni e quarantamila, ah cazzo, buttali via, si lavora una settimana…”. È una nuova pagina che emerge da una telefonata depositata al Tribunale del Riesame nell’ambito dell’inchiesta sul buco creato nelle casse comunali dai derivati legati alla ristrutturazione del debito di Palazzo Marino. Un’operazione, “curata” da Jp Morgan, Ubs, Deutsche Bank e Depfa, e finita sotto la lente del pm Alfredo Robledo che ha già provveduto a sequestrare 400 milioni di euro di presunti profitti, per riottenere i quali le banche hanno fatto ricorso al Riesame.

Questi i fatti. Il Comune, nel 2005, decide di chiudere i vecchi prestiti con la Cassa Depositi Prestiti attraverso una maxi emissione obbligazionaria da 1,6 miliardi, la più grande in Europa di un ente locale. Per farlo la legge impone che le condizioni del nuovo prestito siano più favorevoli del vecchio. E, secondo la Procura, lo sarebbero state se le banche non avessero nascosto un derivato stipulato con Unicredit e da chiudere contestualmente alla nuova emissione perché legato ai vecchi prestiti. A settembre di quell’anno, il Comune perdeva su quel derivato circa 100 milioni di euro. Palazzo Marino se ne accolla subito 20, altri 48 vengono rinegoziati con le quattro banche estere, mentre Unicredit ne ristruttura 28. Da quella ristrutturazione, le banche estere incassano 12 milioni di euro di profitti e Unicredit ben due milioni rubricati nel conto economico della banca.

“Abbiamo chiuso”, dice l’8 settembre 2005, Andrea Gavazzoni di Unicredit a un collega, un certo Marino, non ben identificato dalla Procura. “Grandissimi”, risponde Marino, le cui parole vengono registrate, in quanto le telefonate delle sale operative delle banche d’affari lo devono essere per legge. Andrea: “Abbiamo fatto tre basis point di sconto al Comune e abbiamo fatto due milioni di euro di utili”. Marino: “Come due milioni? Dai non scherzare che son soldi, ragazzi, non scherzate! Come hai fatto a fare due milioni di euro di utile?” Andrea: “Vabbé, tu basta che ti rivolgi alle persone giuste e vedrai che sarai sempre soddisfatto”. Marino: “Ma quanto gli avete caricato?” Andrea: “Il mercato ci è andato a favore, gli abbiamo fatto un piccolo sconticino, però, diciamo mercanteggiando un po’ tra range e tutto, alla fine questo utile è venuto fuori”.

Perdite per il Comune e utili per la banca sui quali i capi della divisione derivati di Unicredit calibravano i loro bonus. Nel 2005, Davide Mereghetti e Luca Fornoni, i capi dei “negoziatori” di derivati con Palazzo Marino, hanno percepito un reddito di 3,4 milioni di euro a testa.

PS: leggere anche il commento nr. 3 a scanso di equivoci….

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