SPECIAL REPORT: Il disastroso successo dell’EURO (III)

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Ecco perchè l’Italia è finita in un inferno da cui non potrà più uscire

All’indirizzo EURO I ed EURO II i lettori di I&M possono leggere la prima e la seconda parte di questa serie di post.

Dopo aver esposto nella prime due parti, seppur sommariamente, l’evoluzione nel decennio trascorso della situazione economica dei primi 4, fra i 5 paesi PIIGS e poi quella dei paesi della Unione Europea più importanti, dedico questa terza parte a quelli che, nel contesto dell’economia internazionale, sono i più importanti per le relazioni che intercorrono fra questi e l’Europa, ovvero USA, Giappone e Cina. In aggiunta qualche accenno sulla Corea, quale degno rappresentante delle altre economie asiatiche in grande sviluppo.

USA

Questo paese, a seguito dell’esito della II^ guerra mondiale,  si è conquistato una leadership economica, finanziaria, politica e militare largamente riconosciuta dal resto del mondo, volenti o nolenti.

Quanto ciò sia un bene per il resto del mondo non è lo scopo di questo post che intende concentrare l’analisi sullo stato della sua economia reale basato, come per tutti gli altri, sulla competitività del proprio  sistema industriale manifatturiero e del sistema paese nel suo complesso.

Se è vero che quanto a servizi gli USA sono certamente ancora il paese leader assoluto non altrettanto si può dire del suo sistema industriale in generale e manifatturiero in particolare.

Gli USA sono stati il primo paese che ha intrapreso la strada della delocalizzazione produttiva. Prima di ciò vi è stata, verso gli anni 70 e 80, la fase in cui la forza della sua moneta (USD) ha reso il costo del lavoro in particolare e del sistema paese in generale talmente elevato che ogni altro paese che produceva in competizione manufatti adeguati agli standard americani potesse avere vita facile nel penetrare questo mercato.

In un numero relativamente ridotto di anni, i negozi americani sono stati invasi da prodotti provenienti da ogni dove, in particolare Europa prima e Giappone subito dopo. Le aziende locali in difficoltà cominciarono a chiudere l’attività produttiva e progressivamente a specializzarsi sempre più in attività di trading e sviluppo di prodotti da realizzare altrove ma non in USA.

Fu questo l’inizio della delocalizzazione produttiva che ha, praticamente in un trentennio, desertificato questa nazione, quanto ad attività manifatturiere di prodotti destinati al consumo e all’investimento delle famiglie.

Con quali effetti?

Vediamoli analizzando i dati della solita tabella.

I dati sono limitati agli ultimi 8 anni ma se andassimo di altri 8 indietro, o di più, la situazione sarebbe la stessa.

Si nota che da un bel po’ gli USA convivono con un saldo delle partite correnti enorme. Per loro fortuna pagano tutto in US$ che, come è noto, è la moneta di riferimento per gli scambi economici e finanziari internazionali e ancora accettata da tutti quasi, dico quasi, fosse oro.

Insomma da anni gli USA importano merci e danno in cambio carta.

L’evoluzione della situazione ha fatto sì che il paese che dovrebbe avere una solidità finanziaria a prova di bomba, in quanto detentore della valuta di riferimento,  è invece quello che ha e sta accumulando un debito verso l’estero enorme tale da averlo reso ormai un paese tecnicamente insolvente. Poi sappiamo che non è proprio così per tante altre ragioni.

Gli effetti di tutto ciò è che il popolo americano, nel suo complesso, è diventato sempre meno capace di produrre beni, sta dimenticando cosa sia il lavoro con annesso un po’ di sudore della fronte, sta perdendo la capacità di intraprendere attività tradizionali ma necessarie, sta perdendo la capacità di far da sé e si sta rendendo sempre più dipendente dalla involontaria generosità altrui.

Gli Usa sono diventati un popolo di affamati consumatori di prodotti realizzati altrove e, per il momento ancora, tutto ciò non li turba. Continuano a consumare energia al di là di ogni minima razionalità nell’uso della stessa, ad alimentarsi tutt’ora con esagerazione, a essere sempre più sedentari e, come risultato di tutto ciò, a essere sempre più rammolliti.

D’altra parte l’abitudine a fare i mantenuti dagli altri ha reso gli americani arroganti e dispotici. Si sono assunti il ruolo di guardiani con la forza dei loro interessi in tutto il mondo fino a causare guerre, quando lo ritengono funzionale all’interesse americano e soprattutto delle loro lobby militari, economiche e finanziarie, al punto che in buona parte del mondo gli USA sono visti con diffidenza, se non con ostilità e spesso con vero odio.

Insomma, nonostante non tutti la pensino così, gli USA sono una nazione già bene avanti sulla via del declino economico.  La loro attuale supremazia politica, militare  e finanziaria per il momento maschera le magagne di questo paese ma sarebbe il caso che cominciasse a preoccuparsi maggiormente del suo futuro, visto che qualcuno non fa mistero di voler insidiarne la supremazia ed è conscio della possibilità di poterlo fare (La Cina ovviamente).

In questi ultimi 5 anni negli USA  sono state attuate politiche di stimolo dell’economia mai immaginate prima. Il debito pubblico è cresciuto di oltre il 50% in questi ultimi anni, con risultati praticamente nulli per la maggioranza della popolazione. In compenso è stata generata una situazione esplosiva, quanto a precarietà della situazione finanziaria del paese e, di conseguenza, per l’intero sistema planetario, visto il ruolo che svolge.

Come si evolverà la situazione?

Difficile fare previsioni per il breve termine. Per il medio lungo invece si può pronosticarne un declino a velocità sempre maggiore. Personalmente non vedo come gli USA possano sganciarsi dalla dipendenza cinese per un parte cospicua dei loro consumi interni se non con un drastico abbassamento del tenore di vita generalizzato a tutti i livelli. Nel futuro non avranno più la possibilità di mantenere la supremazia nei confronti della CINA che, quanto a popolazione li supera di 4 volte circa e che continuerà ad avere tassi di sviluppo dell’economia reale 4-5 volte superiori, maturando nel contempo attivi commerciali e non debiti, come gli americani.

Non si può pensare che l’espansione della finanza possa supplire in eterno al declino dell’economia reale e alla perdita di know-how, fatto di tecnologie e risorse umane qualificate. Quando i prodotti cinesi costeranno il giusto e gli americani dovranno comprarli comunque, perché non sono più in grado di produrli, che ne sarà dei loro consumi, motore della loro economia? Per il momento si va avanti a suon di Q1, Q2, Q3, ….. ben sapendo che così facendo si va verso il suicidio economico.

GIAPPONE

Che dire di questo paese e dei suoi abitanti.

I giapponesi sono un popolo che ama vivere sobriamente. Appare veramente strano come, tutto sommato, il tenore di vita dei giapponesi non sia per nulla paragonabile a quello americano e neppure a quello europeo, pur essendo sulla carta un  paese ricco.

Le loro case sono piccole, modeste. L’orografia del Giappone li costringe a vivere in spazi ristretti qualsiasi sia l’attività che vi si svolge. Hanno raffinato una mirabile attitudine a fare tanto, con efficienza e molto bene in poco spazio. Bisogna riconoscere che in questo i giapponesi sono i maestri, al punto che hanno costretto un po’ tutti a imparare da loro. Le moderne tecniche di organizzazione della produzione e della qualità derivano in buona parte dai loro insegnamenti.

Oggi tutti riconoscono nella qualità del prodotto giapponese un riferimento assoluto. Non vi è prodotto Made in Japan che non sia al massimo livello di qualità in ogni settore, compresi quelli tradizionali o magari considerati maturi.

Detto ciò come si spiega allora che il Giappone da quasi 2 decenni patisce una profonda e strutturale crisi economica?

Be’. Qui bisogna andare un po’ indietro con gli anni a quando il Giappone era una vera e propria tigre che, attraverso il suo sistema industriale manifatturiero, uccideva le aziende degli altri paesi, in primis quelle dei paesi che avevano aperto i loro mercati al prodotto Made in Japan, cominciando dagli USA, per poi andare negli altri paesi occidentali e poi in tutti gli altri.

Ma perché era così facile allora per le industrie giapponesi penetrare nei mercati ricchi degli altri paesi? Probabilmente molti come risposta hanno che la loro qualità faceva da pass par tout. Costoro non sanno o hanno dimenticato che, prima di arrivare agli odierni primati nella qualità, i giapponesi per molti anni sono stati i cinesi di oggi. Costo dei loro prodotti molto basso e qualità scarsa ma in costante miglioramento.

Per chi non lo sapesse il basso il costo dei prodotti realizzati in un paese è strettamente correlato al tasso di cambio della propria moneta rispetto agli altri. Una variazione di questo rende immediatamente più o meno competitivo il paese in questione. Il Giappone per sviluppare la propria economia ha puntato a suo tempo fortemente sull’export, fino a diventarne fortemente dipendente. Condizione per mantenere questa situazione era di riuscire a tenere molto debole il cambio YEN/USD, azione svolta con tenacia dalla BOJ per tantissimi anni.

Inoltre la dedizione e l’impegno nel lavoro dei giapponesi è sempre stata veramente ammirevole. Ciò, nel progredire del tempo, ha reso il sistema produttivo giapponese in grado di invadere il mondo con prodotti tecnologicamente sempre più avanzati, fino a essere considerato troppo invadente e degno di una drastica punizione, puntualmente arrivata quando gli USA imposero ai giapponesi una violenta rivalutazione dello YEN.

Da allora la situazione economica del Giappone ha cominciato a manifestare le sue crepe. Le aziende giapponesi che con l’export facevano elevati guadagni si sono viste da subito contrarre gli utili, l’enorme liquidità giacente nelle banche, che aveva alimentato l’immane, per chi se lo ricorda, bolla immobiliare e finanziaria giapponese di allora, venne man  mano a ridursi fino a costringere lo stato, attraverso la Bank of Japan a continue iniezioni di liquidità nell’economia attraverso lo stato, che cominciò da allora ad accumulare un debito pubblico in crescita costante fino ai topici livelli attuali.

Nel mentre, le imprese giapponesi, divenute forti, hanno iniziato a creare stabilimenti produttivi in tutto il mondo, essendo questa diventata l’unica via per aumentare la loro penetrazione nei mercati delle aree geografiche economicamente ricche (USA ed Europa).

Questo processo si è però interrotto a causa di un altro paese che li ha scalzati dal ruolo di invasori dei mercati altrui e che lascio ai lettori indovinare chi sia.

Comunque, per il momento, i numeri del Giappone che abbiamo analizzato finora anche per gli altri paesi appaiono buoni. Vediamoli:

Dalla tabella risaltano 2 considerazioni.

Una è l’elevato attivo del saldo delle partite correnti che è un dato strutturale ormai da decenni e che dipende da quanto detto sopra.

La seconda è che il Giappone in definitiva ha bassi valori percentuali di Export e Import. Il basso valore dell’import è sempre stato così. I giapponesi sono fortemente autarchici e patrioti. Fargli comprare un prodotto straniero, che sono in grado di produrre anche loro, è una vera e propria impresa destinata al fallimento. Per quanto riguarda l’export invece, i prodotti Made in Japan 100% e che sono destinati all’export riguardano ormai il settore automobilistico e alcuni prodotti o componenti ad altissima tecnologia, frutto di ricerche e know-how che i giapponesi tentano di mantenere ancora in casa, nonostante l’elevato costo del lavoro interno, divenuto tale per le continue rivalutazioni dello YEN, avvenute fino poco tempo fa.

Rivalutazioni che hanno fatto sì che nel tempo, su ciò che le aziende giapponesi faticosamente esportano, i margini di guadagno sono diventati molto bassi e spesso non ci sono proprio o addirittura sono negativi. Insomma, se una nazione ha una moneta troppo forte va a finire che il suo sistema produttivo va in crisi, anche se realizza prodotti di qualità o tecnologicamente evoluti.

Insomma ancora, anche essere i più bravi di tutti non basta a far fronte a un tasso di cambio troppo sfavorevole. 

Il tentativo attuale del governo giapponese, da poco insediato, di uscire da questa situazione di gravissima difficoltà del suo sistema produttivo industriale dipende da questi motivi. Infatti, la svalutazione dello YEN, che il governo giapponese sta tentando di imporre ai mercati, ha come obiettivo di ridare competitività e margini di guadagno alle imprese e conseguentemente riavviare la crescita interna attraverso l’export, da cui il Giappone è da oltre mezzo secolo troppo dipendente.

Obiettivo che però sarà contrastato in tutti i modi dai suoi acerrimi nemici, Cina e Korea in primis, che anche loro intendono continuare a fare altrettanto utilizzando, come hanno sempre fatto, l’arma della moneta debole per garantire lo sviluppo economico dei loro paesi.

Purtroppo gli orientali in genere sono popoli sobri quanto a tenore di vita. Non hanno l’abitudine mentale consumistica all’americana per intenderci ma neppure europea. Nel loro complesso hanno tutti una vocazione innata all’accumulo di denaro da destinare al risparmio, anche perché il loro welfare è ancora ben lontano dal livello a cui ci siamo abituati in occidente. In occidente si pensa che il welfare, ovvero gli altri, devono garantire il benessere di tutti, anche di coloro che nella vita se la prendono comoda e lasciano volentieri che a lavorare sia il prossimo. Nei paesi orientali invece vale di massima la regola che se non lavori non mangi e non trovi facilmente chi provvede a te, se non nell’ambito della tua famiglia o delle tue amicizie dove invece, al contrario che dalle nostre parti, la solidarietà ai massimi livelli è dovere di ognuno.

KOREA del Sud

La storia recente di questa nazione assomiglia molto a quella vissuta due decenni prima dal Giappone, diventato, oggi un suo acerrimo competitor nel commercio mondiale, soprattutto per il fatto che la forza della sua economia è basata sull’export, come lo fu a suo tempo per il Giappone.

Di sostanzialmente diverso c’è che la Corea ha un sistema finanziario più aperto e collegato a quello occidentale di cui ne subisce le vicende e le malefatte ma non troppo, come vedremo.

Anche i coreani hanno abitudini di vita morigerate e severe. Se sono comandati da un regime forte sopportano tutte le angherie e tirannie immaginabili oggi, come incredibilmente accade nel Nord Korea, abitato dalla stessa gente.

I Coreani inoltre, come molti altri popoli asiatici, sono dei lavoratori infaticabili e ciò, unito alla capacità di mantenere una propria moneta debole, rende questo paese un competitor economico formidabile.

A parte queste considerazioni in questo post interessa fare la solita analisi sommaria basata sui soliti dati economici riferiti alla Corea. In aggiunta per comprendere meglio le cose, sono riportati anche i numeri riguardanti l’andamento del PIL di questo, paese espresso nella valuta locale, il WON Coreano, che alla fine è ciò che interessa il popolo, ovvero la gente comune :

A parte l’anomalo dato sul PIL Koreano del 2008 che, espresso in USD ne subisce numericamente la forte svalutazione del WON intervenuta allora, i dati esposti consentono di fare le seguenti considerazioni:

La Korea è un paese che ha un’economia fortemente dipendente dall’andamento del commercio internazionale e basato su un’economia molto competitiva per tre ragioni. L’operosità del suo popolo, la sua valuta mantenuta debole e in aggiunta un ottimo livello di qualità dei prodotti, raggiunta recentemente.

La Korea ha un saldo delle partite correnti costantemente attivo e rilevante per effetto di quanto sopra detto.

La crescita del PIL coreano, espresso in WON, è stata costante, quasi da fare invidia ai cinesi. Il calcolo lo si può fare facilmente, rapportando il PIL del 2011 con quello del 2004. Il risultato è un +72% che, depurato dall’inflazione del periodo, pari al 33%, dà un incremento netto del PIL pari al 39%.

Tanto per fare un paragone l’Italia, con il suo prezioso EURO in tasca, è cresciuta nello stesso periodo del 33% che, analogamente depurato dall’inflazione del periodo pari al 27%, porta a un misero più 6%.

Per la Germania, nazione dell’unione monetaria più invidiata e baciata dal per lei basso valore dell’EURO, gli stessi conti portano a un più 23%.

Nell’anno della grande crisi 2008 il WON Coreano subì per un breve periodo una forte svalutazione. La Corea è morta per questo, l’inflazione è esplosa, l’economia si è fermata? Nulla di tutto ciò. I Coreani hanno continuato a sviluppare il loro PIL, a lavorare sodo perché l’export è addirittura esploso, la loro industria si è ulteriormente rafforzata nella competizione globale e oggi la Corea è più forte che mai. Di questo ce ne stiamo accorgendo un po’ tutti, visto che molto di coreano ci accompagna in ogni dove.

Che dire. Meglio avere una valuta forte, che non si può neppure gestire, o una valuta debole?

A tutti lascio l’ardua risposta.

Coreani e Cinesi non hanno dubbi.

Quindi, per concludere questa carrellata sui dati, analizziamo la Cina.

CINA

Parlare della Cina brevemente è fare un gran torto a questo paese.

Cosa è accaduto in Cina a livello di sviluppo economico e modernizzazione del paese ha dell’incredibile. Dall’essere uno dei paesi più arretrati e poveri di 20 anni fa circa, si è passati all’essere un paese dove la modernità, nel bene e nel male, è presente in ampie zone della Cina, il benessere si è diffuso come a noi europei è impossibile immaginare. Però le contraddizioni e le differenze fra le varie aree del paese sono ancora grandissime, come pure le sperequazioni fra le classi sociali. Il livello di benessere varia moltissimo fra regione e regione e così via.

Insomma della Cina si può dire tutto il bene e il male possibile, si possono fare tante critiche ma resta il fatto che questo paese ha avuto e vuole continuare ad avere una crescita come mai è stato sperimentato nella storia. Per fare ciò ha usato l’arma migliore che una nazione possa adottare per ottenere questo risultato:

UN TASSO DI CAMBIO DELLA PROPRIA MONETA IL PIU’ BASSO POSSIBILE. 

Politica messa in atto, come già più volte detto da molti altri paesi, per primo dal Giappone nel dopoguerra, proseguito poi dalle altre tigri asiatiche e adottato con la massima efficienza fino ad oggi dalla Cina.

In merito ho scritto molto in miei precedenti post su I&M. Uno, abbastanza profetico, scritto circa 2 anni fa è questo: http://intermarketandmore.finanza.com/ogni-tanto-si-parla-di-cina-anche-alla-radio-27422.html

Un secondo, ugualmente attuale, è il seguente: http://intermarketandmore.finanza.com/il-micidiale-dumping-valutario-della-cina-22217.html

Se poi uno ci prende gusto può leggersi questo: http://intermarketandmore.finanza.com/la-delocalizzazione-in-cina-e-il-suicidio-industriale-dell-occidente-21284.html e questo: http://intermarketandmore.finanza.com/cina-vs-occidente-abbraccio-mortale-17907.html

Per chi invece vuole in breve farsi un’idea della Cina con i numeri già analizzati per gli altri paesi eccoli:

L’inflazione del periodo è stata del 30% circa, calcolata con sistemi simili a quelli occidentali, ovvero con paniere di prodotti e incidenza delle varie voci penalizzanti nei confronti dei beni di prima necessità ma sostanzialmente veritiera.

Il valore del PIL medio pro capite appare comunque molto basso ma se lo rapportiamo al loro costo della vita, che mediamente è 3-4 volte inferiore a quello europeo, appare in tutt’altra dimensione. Se poi ancora consideriamo la grande disparità che ancora c’è fra le varie zone della Cina, sviluppate e non, accade che in alcune il tenore di vita sia paragonabile a un paese occidentale benestante.

Comunque i cinesi in 8 anni hanno:

incrementato il loro PIL in USD, depurato dall’inflazione, del 300%;

Incrementato le loro esportazioni, in gran parte verso i paesi occidentali, del 350% in valore;

Accumulato un saldo delle partite correnti nello stesso periodo di quasi 2.000 Miliardi di USD. 

Insomma numeri incredibili che, a quanto pare però non preoccupano abbastanza i paesi occidentali che, beatamente si godono gli ultimi anni di supremazia economica e politica, aumentando i loro debito verso i paesi del Far-East in generale e Cina in particolare.

I cinesi, con la pazienza che li contraddistingue, aspettano che i fatti, ovvero i numeri, dimostrino quale sarà il futuro paese leader del mondo. Nel frattempo fanno la voce grossa o lo gnorri quando si chiede loro di rivedere la politica monetaria del Renmimbi debole, ben sapendo che se ascoltassero questi inviti sarebbe la loro rovina.

La Cina non intende per il momento cambiare radicalmente la propria politica economica se non timidamente, incentivando i consumi interni con moderazione. Lo fa dettando alle imprese la politica salariale che prevede una graduale crescita della paga minima degli operai. Mediamente negli 8 anni trascorsi, presi a riferimento, i salari degli operai sono aumentati di 2,5 volte circa. Ora in molte zone raggiungono i 250-300 circa netti/mese . Importo che è per esempio ben superiore, quanto a potere d’acquisto, rispetto a quello di un analogo salariato di un paese est europeo low-cost. Insomma la CINA, se non vogliamo prendere provvedimenti contro, continuerà a svilupparsi basando la propria competitività sulla moneta debole che, fino ad oggi, per l’occidente ha significato delocalizzazione di imprese, trasferimento di produzioni di ogni genere, con annessa perdita continua di know-how  e di ricchezza.  Il tempo dirà chi, fra i competitor del mondo, è stato più lungimirante/furbo o dissennato/scemo.

Personalmente non ho dubbi da quale parte stanno Italia e Cina.

Con questa considerazione invito alla lettura del prossimo post (IV^ Parte), dedicato all’ITALIA.

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Commenti (n° 30)Commenta

  1. dfumagalli scrive:

    Sarà bello vedere la Cina crescere ed imporre la propria ideologia ovunque compresa l’Italia, dove all’epoca staremo ancora a discutere di Olgettine e calciatori.

  2. Per quanto possa valere il mio giudizio… rinnovo i complimenti!

    Sarebbe il caso che qualcuno si svegliasse, ma forse è pretendere troppo, temo!
    :evil: :evil: :evil: :evil: :evil: :evil: :evil:

  3. andrea4891 scrive:

    QUOTO:

    gli orientali in genere sono popoli sobri quanto a tenore di vita. Non hanno l’abitudine mentale consumistica all’americana per intenderci ma neppure europea. Nel loro complesso hanno tutti una vocazione innata all’accumulo di denaro da destinare al risparmio, anche perché il loro welfare è ancora ben lontano dal livello a cui ci siamo abituati in occidente. In occidente si pensa che il welfare, ovvero gli altri, devono garantire il benessere di tutti, anche di coloro che nella vita se la prendono comoda e lasciano volentieri che a lavorare sia il prossimo. Nei paesi orientali invece vale di massima la regola che se non lavori non mangi e non trovi facilmente chi provvede a te, se non nell’ambito della tua famiglia o delle tue amicizie dove invece, al contrario che dalle nostre parti, la solidarietà ai massimi livelli è dovere di ognuno

    MEDITATE, GENTE ……… MEDITATE !!!!

  4. Malgrado la discesa dell’ azionario di questi due giorni non vedo per ora segnali per una duratura inversione.

  5. schwefelwolf scrive:

    Mi preoccupa la tua osservazione:

    “Personalmente non vedo come gli USA possano sganciarsi dalla dipendenza cinese per un parte cospicua dei loro consumi interni se non con un drastico abbassamento del tenore di vita generalizzato a tutti i livelli. ”

    Ogni volta, infatti, che i nostri grandi “maestri di democrazia” si sono trovati, nei loro 230 anni di Storia, di fronte a situazioni difficili, nelle quali avrebbero dovuto scalare di marcia e rimboccarsi le maniche, c’è stato infatti qualcuno che ha dovuto pagare il loro conto, alla fine di qualche guerra o – non me ne vogliano i cultori dell’”unicità dell’olocausto” – di un vero e proprio, autentico genocidio.

    Molti, a suo tempo, hanno rimproverato ai politici occidentali di non aver letto il “Mein Kampf”, una lettura che avrebbe evitato (probabilmente) molti errori (e forse persino la guerra). Oggi sarebbe altrettanto importante – a mio avviso – andare a studiare bene, in profondità, le vere costanti della politica/storia USA, per capire con chi abbiamo a che fare (e che è molto diverso dal volto sorridente ostentato nelle belle commediole di Hollywood).

    Gli “yenkees” sono pericolosi, veramente pericolosi – e non accetteranno MAI di rinunciare al loro “diritto divino” (quello che loro hanno eufemisticamente battezzato “manifest destiny”), cioè – di fatto – il diritto di prendersi comunque e sempre ciò che vogliono, dovunque esso sia e a chiunque appartenga: perché loro sono, per definizione, i “buoni”. E’ il loro “Credo” puritano, quello dei “pellegrini”, che gli ha assegnato, dall’Alto dei Cieli, la superiorità morale incorporata e quindi questo diritto-dovere divino: guai a chi dovesse tentare di negarglielo.

    Fino ad ora la reazione USA ad ogni rifiuto altrui è sempre stata – a breve o medio termine – una guerra dei “buoni” (americani) contro i “cattivi” (cioè contro coloro che di volta in volta si opponevano agli interessi dei “buoni”). Non per nulla la buona America pacifista ha avuto molti piú generali, come presidenti, di quanti non ne abbia avuti (come cancellieri) la cattiva Germania prussian-militarista, la Spagna, l’Inghilterra o il Giappone.

    Ma gli Stati Uniti, si sa, sono i difensori della pace (ovviamente non della pace in senso lato ma solo del modello noto come “pax americana”): non attaccano mai – si difendono solo, rispondono agli attacchi altrui… Come l’ultima volta, per scongiurare l’aggressione atomica – o era batteriologica? – di Saddam Hussein… (che oltre a meditare ipotetici attacchi atomici – anche senza bombe atomiche – sembrava anche essere disposto ad accettare l’euro come alternativa al dollaro per il prezzo del petrolio – o ricordo male?).

    Sarà quindi interessante seguire gli sviluppi che tu tratteggi: un passo indietro americano sarebbe piú rivoluzionario delle dimissioni di Ratzinger. E sarebbe, probabilmente, l’inizio della fine dell’egemonia mondiale USA. Stiamo a vedere…

  6. Rinnovo i complimenti a Gaolin. L’aspetto che hai elencato della sobrietà e della solidarietà è quello che più mi ha affascinato e da cui ho veramente imparato molto, oltre ovviamente dalla filosofia giapponese del miglioramento continuo (e della partecipazione al miglioramento).

  7. Gaolin, bellissimo ed essenziale. Ancora complimenti!!!!!

  8. schwefelwolf@finanza,

    Ciao….nonchè, oserei aggiungere, con Comandanti in capo con nobel per la pace incorporato!

    E chissà poi perchè…

  9. schwefelwolf scrive:

    sturmer@finanza,

    ma è chiaro! Non sono loro i “buoni”?

  10. ferrariferrari scrive:

    quando usciamo dall’euro e cominciamo a svalutare?

  11. ferrariferrari@finanza:
    quando usciamo dall’euro e cominciamo a svalutare?

    Non prima di aver esportato all’estero i nostri euro, affossato l’economia … :mrgreen:
    Poi affameremo pensionati e lavoratori a reddito fisso con una bella svalutazione :evil:
    Mi pare un buon programma … o no?

  12. zanella51 scrive:

    Anch’io mi associo ai complimenti degli altri lettori.
    Bravo Gaolin veramente un lavoro eccezionale, sarebbe il caso farlo leggere ai nostri politicanti da strapazzo ma cosa vuoi i somari sono sempre chiusi ad ogni verità non per niente hanno i paraocchi.
    Non vedo l’ora di leggere ciò che scriverai sull’italia

  13. ferrariferrari scrive:

    tommy271@finanza: Non prima di aver esportato all’estero i nostri euro, affossato l’economia …
    Poi affameremo pensionati e lavoratori a reddito fisso con una bella svalutazione
    Mi pare un buon programma … o no?

    l’economia la sta affosando l’euro così come sta riducendo alla fame intere popolazioni.
    guarda il video del link http://www.youtube.com/watch?v=fhzwE1oNA30

  14. ferrariferrari@finanza: l’economia la sta affosando l’euro così come sta riducendo alla fame intere popolazioni.
    guarda il video del link http://www.youtube.com/watch?v=fhzwE1oNA30

    Non mi risulta.
    Anzi, aggiungerei i dati del 2012 sulle partite correnti … in modo inequivocabile si vede lo sforzo di correzione dei “mediterranei”, grazie proprio alle sollecitazioni giunte dall’Eurozona.

    Come non mai è in atto un riequilibrio, grazie all’Euro … e ricordiamoci che una nazione è veramente indipendente quando c’è il segno “+”.

  15. john_ludd scrive:

    Ero curioso a vedere come andava a finire la saga in più puntate di Gaolin. Era iniziata bene, le parole spese sugli squilibri dell’area Euro erano fondamentalmente corrette, poi ZAC ! Ecco il luogo comunismo sul mitico oriente operoso e sulla Cina che tiene a galla gli americani. Eppure Gaolin afferma di esserci stato, di averci persino lavorato. Sarà sicuramente vero ma di sicuro gli mancano tanti elementi. Innanzitutto se una nazione sceglie un modello mercantilista (come la Germania e i paesi asiatici menzionati) viene a dipendere da fatto che qualcuno da qualche parte i loro prodotti li deve comprare. E come glieli paga ? Nella valuta del paese compratore, perché altrimenti non avrebbe i soldi x comprare. Nel caso della Germania e del suo euro, ecco che i graziosi tedeschi prestano agli altri paesi i soldini con cui comprare i suoi prodotti salvo poi inveire perché i debitori vanno in crisi. Gli asiatici vendono agli americani i quali pagano in dollari. Quella montagna di dollari che arrivano in Cina, il governo se li prende tutti x legge e li converte a un cambio predefinito in moneta locale. A quel punto dove li mette tutti quei dollari ? Nell’unico mercato liquido abbastanza capiente, i titoli di stato americani. Quindi non è per niente vero che i cinesi finanziano gli americani, se vogliono esportare in america questo è l’unico modo possibile. Il problema per gli USA (o meglio x i cittadini americani) e per gli altri paesi è che se importi lo fai perché è più economico, ovvero ti conviene pagare un cinese piuttosto che un operaio americano o italiano, etc… I cinesi hanno quindi almeno per ora bisogno dei pervertiti consumatori americani almeno tanto quanto gli americani hanno bisogno dei cinesi. Stesso discorso x tutti gli altri paesi orientali. Alla fine abbiamo meno lavoro in occidente ed economie precarie completamente sbilanciate nella loro dipendenza dall’estero in oriente. Cosa è meno peggio ? Tuttavia da qualche parte qualcuno vince e non sono gli stati, nè qui nè là. Sono le grandi società e il sistema finanziario internazionale che come un avvoltoio sbrana un paese x volta. Il capitale vince una partita dopo l’altra, distrugge una nazione x volta e si muove da un’altra parte. Ah, già che ci sono… il mito della moneta cinese debole. I cinesi sono dei maghi nel falsificare i dati: oltre ai dati sul PIL fabbricati dal ministero della verità, le loro industrie specchiate e governate da mafiosi sovra fatturano le importazioni e sotto fatturano le esportazioni creando giganteschi flussi in nero di capitale IN USCITA e falsificano il dato della bilancia commerciale che ancora più sbilanciata di quello che appare. Perché questi cinesi preferiscono avere dollari, euro, franchi svizzeri, australiani, canadesi etc… e non yuan, la moneta del futuro così sotto valutata. Già perchè ? Ci sarebbero tante ma tante altre cose da dire ma temo che non interessi a nessuno. Molto più consolante trovare un colpevole da qualche parte. Tirem Innanz !!!

  16. john_ludd@finanza,

    Perchè la Cina ha 1,2 miliardi di persone e 1,2 milioni di problemi. Pure io se fossi un cinese non terrei yuan ma valuta estera un pò come facevano gli italiani prima dell’euro o come stanno facendo ora con il bund. A proposito bentornato mi fa molto piacere leggere le tue opinioni e sul giappone con la sua svalutazione cosa pensi.

  17. john_ludd scrive:

    kry@finanza,

    Di quale svalutazione stai parlando ? Lo Yen è a 123, è stato a 160 e stabilmente sopra 125/130 sino a quando è iniziata la grande paura sulla fine dell’euro. Se la gente la piantasse di vivere giorno x giorno e si ricordasse non dico degli antichi romani ma di ieri e l’altro ieri vivrebbe certamente meglio. Lo Yen a 100 era anomalo non lo Yen al valore di oggi.

  18. john_ludd@finanza,

    Condivido molto di quanto riportato nel tuo ricco commento. Le varei considerazioni sull’interdipendenza delle economie esportatrici e importatrici sono correttissime e, per quanto riguarda la Cina, le ho spesso riportate in modo analogo in tanti miei precedenti post.

    Personalmente non imputo alla Cina la causa dei mali dell’occidente e dell’Italia in particolare.
    La Cina fa semplicemente i suoi interessi, trovando i suoi migliori complici proprio in occidente nelle nostre oligarchie finanziarie che anche tu citi.
    I governanti cinesi hanno individuato nell’ipermercantilismo il sistema per riprendersi in fretta dall’arretratezza in cui erano precipitati a causa di 40 anni di maoismo.
    Mantenendo, attraverso la People Bank of China, un cambio CNY/USD esageratamente basso e del tutto avulso rispetto alla sua capacità d’acquisto interna, i governanti cinesi sono riusciti a:
    - attrarre enormi capitali occidentali da investire in attività produttive in Cina
    - acquisire,attraverso questi investimenti, know-how a gratis in quasi ogni settore merceologico
    - a invadere di prodotti low-cost ogni anfratto della terra attraverso le grandi catene commerciali di distribuzione occidentali, garantendo a queste enormi utili
    e così via.
    Tutto ciò ha però determinato contemporaneamente lo smantellamento di tantissime aziende industriali manifatturiere occidentali, uccise da una concorrenza sui prezzi impossibile da sostenere.
    Il grande pericolo per l’occidente è che la Cina è un paese da 1.350.000.000 abitanti e quindi, vista questa sua enorma dimensione, in grado di produrre tutto per tutto il mondo, ovvero di potenzialmente diventare l’unica fabbrica del mondo.

    I governanti occidentali sono poco propensi a comprendere la mentalità e le astuzie degli omologhi cinesi, hanno la tendenza a snobbarli e a trattarli con sufficienza, quasi fossero degli ingenui. Errore fatale che costerà molto caro quando i numeri cambieranno apicalmente la gerarchia delle potenze economiche mondiali.

    I cinesi per il momento non fanno valere più di tanto la loro forza. Sanno che dovranno ancora dipendere per un po’ dai mercati occidentali ma si stanno preparando per sbattere il pugno sul tavolo al momento opportuno che loro decideranno.

    Se pensiamo che la la forza del DEBITORE sia uguale a quella del CREDITORE e quindi di poter avere in pugno comunque la Cina sbagliamo di grosso.

    Questo non vuol dire incolpare i cinesi dei nostri mali, piuttosto vuol dire che siamo noi occidentali che ci stiamo scavando la fossa da soli.

    Se non lo capiamo viene a proposito riportare la frase appena appena sentita alla TV satellitare:
    “che Dio ci aiuti”

  19. ottofranz scrive:

    ho un solo commento da fare.Devo vincere la mia pigrizia e rifarmi la Postepay perduta tempo fa. Questi lavori meritano …complimenti più concreti.

    Ragzazzi abbiate fede, prima o poi arrivo :oops:

  20. Uhhh…. ma chi si rivede…
    Un ben tornato a John Ludd e a ottofranz. E come sempre compliemtni a tutti per i brillanti commenti. In primis ovviamente a Gaolin, autore di questa saga che oggi pomeriggio vedrà le sua ultima puntata.

  21. john_ludd scrive:

    gaolin@finanza,

    Gaolin, è evidente che metti passione in quello che scrivi e sei un imprenditore o simile (come mi sembra dalle tue note) e non un dirigente di una multi nazionale. Meriti quindi tutta la stima per chi se ne sta in prima linea invece che a baloccarsi sui blog. La ragione del mio intervento è solo che diventa irresistibile per me non rispondere a una persona intelligente quando tocca il tema dell’oriente e della Cina in particolare sul quale ho idee assai diverse e ancora di più (ma non nel tuo caso) dell’energia e delle ragioni di fondo x cui questa crisi non può essere risolta solo riformando il sistema finanziario (condizione necessaria ma largamente non sufficiente). Il modello cinese ha smesso di funzionare e o i cinesi riescono a realizzare la transizione da un modello con investimenti oltre il 50% del PIL e consumi sotto il 40% a uno con proporzioni inverse entro i prossimi 5 – 7 anni oppure vedremo al madre di tutte le bolle esplodere con la moneta cinese a metà del valore di oggi e una crisi deflattiva che neppure immaginiamo. Temo non ci riusciranno perché ad oggi non si stanno muovendo in quella direzione. Sul tema energetico inutile parlare, la gente vive nel diniego.

  22. john_ludd@finanza,

    john sei nella neve della city bolognese?

  23. john_ludd scrive:

    bergasim,

    vivo in collina a 30 km e ci sono 30 cm in cortile, oggi si spala !

  24. john_ludd@finanza,

    Vedo che cominciamo a capirci.
    Se spostiamo il discorso sulle sorti future del nostro globo, sulla questione energetica, sullo stato della finanza globalizzata, sulle profonde contraddizioni dello sviluppo economico cinese profondamente sbilanciato, sull’influenza di questo sviluppo sul resto del mondo, allora le problematiche sono ben più rilevanti del disastro EURO che per noi europei è sì importantissimo ma che passerebbe in second’ordine rispetto a quelli a cui tu fai accenno.
    Lo scopo di questa serie di post è diverso e limitato a uno dei tanti problemi dell’economia globalizzata, sintetizzato nel termine EURO, che però interessa l’Italia in questo momento più di tutti gli altri.

  25. john_ludd scrive:

    gaolin@finanza,

    Sono in tanti a scrivere della insostenibilità della struttura attuale dell’euro zona e quindi è del tutto inutile che ne parli io, cosa mai avrei da aggiungere ? Ogni tanto (3 o 4 mesi) mi piace scrivere su argomenti che si preferisce non toccare, sia perché se ne sa poco sia perché sono terribilmente seri e fonte di preoccupazione per la stessa sopravvivenza della civiltà civile. Mi basta quindi toccarli qua e là e se un lettore ogni 100 se ne interessa un pò ho già ottenuto il massimo. Avendo l’età che ho coltivo qualche speranza di essere morto prima che il collasso avvenga, ipotesi che ritengo la più probabile data la totale reticenza ad affrontare il tema a livello governativo provato dal fatto che non si riesce a riformare neppure il sistema finanziario, un morto che cammina, e compito di facilità irrisoria rispetto il resto.

  26. john_ludd scrive:

    paolo41,

    Paolo41 se hai la curiosità intellettuale di verificare se quanto affermo sia fondato o se sia il delirio di un pazzo puoi iniziare a leggere questo eccellente ricerca pubblicata di recente da Tim Morgan capo economista di una rilevante istituzione britannica e molto ben rispettato nell’ambiente. Morgan costruisce il proprio ragionamento in 84 pagine dense di numeri, tabelle e riferimenti a ricerche di altri. Come sempre, una tesi scientifica si presta a critiche ma non per sentimento, perchè “non ci piace quello che racconta” ma perché si è in grado di produrre una tesi che meglio sembra descrivere la natura del reale. Ma agli uomini, siano essi semplici uomini della strada o condottieri e capi di stato, piace illudersi e così si privano della possibilità di dirigere il futuro verso direzioni differenti. Buona lettura:

    Tim Morgan
    Energy, finance and the end of growth

    “The economy as we know it is facing a lethal confluence of four critical factors – the fall-out
    from the biggest debt bubble in history; a disastrous experiment with globalisation; the
    massaging of data to the point where economic trends are obscured; and, most important of
    all, the approach of an energy-returns cliff-edge…”

    http://www.tullettprebon.com/Documents/strategyinsights/TPSI_009_Perfect_Storm_009.pdf

    Se lo leggi x intero avrò avuto successo nell’interessare almeno 1 persona.

  27. john_ludd@finanza,

    No Ludd, hai avuto successo nell’interessare almeno “2″ persone.
    :D

    ho letto con interesse tutto quanto sopra, ed ho scaricato il documento da te segnalato.
    GRAZIE

    PS:
    per la cronaca, anche sul colli berici è nevicato parecchio

  28. schwefelwolf scrive:

    john_ludd@finanza,

    Agli interessati mi aggiungo volentieri anch’io – quindi siamo almeno in tre.
    E comunque, per quello che possono valere, le mie congratulazioni…

  29. john_ludd scrive:

    schwefelwolf@finanza,

    congratulazione x cosa ? non ho mai avuto un pensiero originale in vita mia, qualcuno ci aveva riflettuto prima e ho assorbito pensieri altrui. Semmai a qualcuno per un solo istante possa sembrare che io dica cosa sensate, beh non è roba mia quindi ringrazia l’autore originale. Rileggi Seneca per esempio, aveva capito tutto 2000 anni fa. I mediocri come me è meglio se ne stiano sulle spalle dei giganti che ci hanno preceduto. Nello specifico, se riterrai interessante il documento, ringrazia l’autore e la sua azienda che ne permettono la distribuzione gratis. Qui da noi sono a pagamento anche i cessi. Quanta ricerca socio economica made in Italy vedi in giro ? Gratis poi ! Non siamo falliti finanziariamente perché chi ci ha preceduto ha prodotto ricchezza x 3 generazioni, ma su tutto il resto abbiamo fallito alla grande. Ciao.