ITALIA: Sommersi dal debito, inquietati dal deleveraging, impoveriti da stipendi e salari inadeguati.

Scritto il alle 09:20 da Danilo DT

Quale futuro per il consumatore italiano? Come possiamo venirne fuori? Mai come oggi è fondamentale focalizzarci sulla crescita economica, da cui far ripartire la ruota dell’economia.

L’Italia è un paese fondamentalmente ricco. L’italiano medio ha qualche risparmio da parte, una casa di proprietà. Insomma, è messo molto meglio di tanti altri cittadini europei. Questo anche grazie alla politica “spendacciona” degli ultimi decenni che ha creato valore alla media dei cittadini, affogando dall’altra parte il paese dal debito.
Con questo non sto difendendo la vecchia politica. Tutt’altro. Occorre però dire che la matematica non è un opinione. Se la gente si è messa qualcosa da parte è anche perché il paese ha dato molto, forse troppo e il debito pubblico andava a compensare questa ricchezza.
I tempi però stanno cambiando.
E’ giunta l’era del deleveraging. In Italia il deleveraging deve essere essenzialmente sul debito pubblico. In altri paesi invece, il deleveraging dovrà essere sul debito privato. E sempre di debito si parla.
La ricchezza degli italiani è stata stimata da un recente studio pari all’800% del PIL. Una cifra abnorme. Che però pian piano ci stiamo erodendo. E soprattutto sono le classi più deboli, quello che insomma hanno già meno da parte rispetto ad altri, che a causa della crisi si stanno erodendo quel piccolo tesoretto che permetteva loro di andare avanti.
Ma c’è di peggio.
Su tutti i giornali di oggi si parla solo di una cosa: la perdita del potere d’acquisto degli stipendi medi. Segno indiscutibile della perdita di potere del consumatore medio, che diventa così sempre più povero.

MILANO – Divario retribuzioni-prezzi ai massimi da 17 anni e stipendi ai minimi degli ultimi 12. Lo rileva l’Istat nei dati dicembre . A dicembre la forbice tra l’aumento delle retribuzioni contrattuali orarie (+1,4%) e il livello d’inflazione (+3,3%), su base annua, ha toccato una differenza pari a 1,9 punti percentuali: si tratta del divario più alto dall’agosto del 1995. Le retribuzioni contrattuali orarie a dicembre restano ferme su novembre mentre aumentano dell’1,4% su base annua, dice ancora l’Istat aggiungendo che il valore tendenziale è il più basso dal marzo del 1999. (Corsera

ROMA: Frenano i salari, crescono i prezzi, e l’Italia sembra essere tornata a metà degli anni ’90, agli albori della seconda repubblica, quando l’euro non era ancora moneta e si spendevano le lire. La crescita dei salari – rivela infatti l’Istat – ha toccato i livelli più bassi da dodici anni e il divario con il costo della vita si è allargato sempre di più, portando il Paese indietro di ben sedici anni. (La Stampa

Nel 2011 l’indice delle retribuzioni contrattuali orarie è cresciuto dell’1,8% rispetto all’anno precedente. Lo rende noto l’Istat. A dicembre l’indice ha registrato una variazione nulla rispetto a novembre e un incremento dell’1,4% rispetto a dicembre 2010.
Con riferimento ai principali macrosettori, rileva Istat, a dicembre leretribuzioni orarie contrattuali registrano un incremento tendenziale del 2% per i dipendenti del settore privato e una variazione nulla per quelli della pubblica amministrazione. I settori che a dicembre presentano gli incrementi tendenziali maggiori sono: gomma, plastica e lavorazioni minerali non metalliferi e attività dei vigili del fuoco (per entrambi +3,1%). (il Sole24ore)

E potrei continuare per ore. Ma il messaggio è chiaro. L’italiano si sta impoverendo sempre di più, e la conseguenza diretta del deterioramento dei guadagni e del rincaro del costo della vita è la perdita del potere d’acquisto, ed è proprio per questa strada che avanza la povertà.


Ma non è solo l’ISTAT a certificare questi dati. Altrettanto ha fatto la Banca d’Italia. Quindi sono dati che definirei molto certi. E se chiedo a voi, lettori, credo che confermerete.
La crisi ha frenato la produzione, l’economia e indirettamente ha portato a un raffreddamento dell’attività contrattuale che ha impedito molti rinnovi, congelando le buste paga in un momento in cui l’inflazione ha ripreso a galoppare, spinta dal rincaro del prodotti energetici e dell’incremento della pressione fiscale (NOTA BENE, parliamo quindi di un’inflazione NON core).

Dai consumatori arrivano commenti preoccupati: secondo l’Osservatorio di Federconsumatori, per una famiglia media monoreddito che percepisce 1.500 euro al mese il calo del potere di acquisto è pari a 342 euro l’anno. Sulla stessa linea il Codacons, che lamenta come «i salari non siano stati salvaguardati dai rincari». Ai dati dell’Istat reagiscono anche i sindacati, con il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, che per far ripartire le buste paga propone «un patto sociale per la crescita, il lavoro e l’equità». In allarme anche l’Ugl: per il segretario generale Giovanni Centrella «L’Italia senza ceto medio non ce la può fare». (La Stampa)

Tutto drammaticamente vero.
Crisi, rallentamento economico. A cui però va a sommarsi il clima di austerity e di deleveraging di cui parlavo prima. Un deleveraging che sarebbe teoricamente inopportuno in un momento di crisi, ma che ci è imposto dall’Unione Europea.

Se poi aggiungiamo che il deleveraging dovrà essere devastante per l’Italia (5% di recupero del ratio Debito pubblico/PIL all’anno per 20 anni, al fine di riportare la percentuale al livello target del 60%) capite perché l’Italia punta tutto su un’alleggerimento di questi obblighi. Altrimenti, molto semplicemente saremo soffocati.

Soffocati da deleveraging, crisi e crollo del potere d’acquisto e stipendi sempre più bassi. Un circolo vizioso che rischia di diventare devastante, senza via d’uscita.

Eccovi il grafico che spiega rapidamente il crollo delle retribuzioni orarie. E’ dal 1995 che il divario tra stipendi ed aumento prezzi non diventava così grande.

Alla fine di dicembre 2011 i contratti collettivi nazionali di lavoro in vigore per la parte economica corrispondono al 68,6% degli occupati dipendenti e al 63,1% del monte retributivo osservato.
Nel mese di dicembre l’indice delle retribuzioni contrattuali orarie registra una variazione nulla rispetto al mese precedente e un incremento dell’1,4% rispetto a dicembre 2010. Nella media del 2011 la retribuzione è cresciuta dell’1,8% rispetto all’anno precedente.
Con riferimento ai principali macrosettori, a dicembre le retribuzioni orarie contrattuali registrano un incremento tendenziale del 2,0% per i dipendenti del settore privato e una variazione nulla per quelli della pubblica amministrazione.
I settori che a dicembre presentano gli incrementi tendenziali maggiori sono: gomma, plastica e lavorazioni minerali non metalliferi e attività dei vigili del fuoco (per entrambi +3,1%). Per tutti i comparti della pubblica amministrazione, a eccezione dei vigili del fuoco, come pure per quello del credito e assicurazione si registrano, invece, variazioni nulle.
Nel mese di dicembre, per l’insieme dei contratti monitorati dall’indagine, non è stato ratificato alcun accordo.
Alla fine di dicembre la quota dei dipendenti in attesa di rinnovo è del 31,4% nel totale dell’economia e del 10,7% nel settore privato. L’attesa del rinnovo per i lavoratori con il contratto scaduto è, in media, di 24,9 mesi nel totale e di 27,6 mesi nell’insieme dei settori privati. (ISTAT

La domanda è solo una. Tenuto conto che la crescita, ora ancor di più, è la vera grande priorità, ma riusciremo mai a venirne fuori?

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STAY TUNED!

DT

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33 commenti Commenta
gainhunter
Scritto il 27 gennaio 2012 at 09:50

“Questo anche grazie alla politica “spendacciona” degli ultimi decenni che ha creato valore al cittadino medio, affogando dall’altra parte il paese dal debito.”
Permettimi di correggerti:
Cittadino medio media dei cittadini: sappiamo benissimo tutti che la media dei cittadini, in presenza di un divario crescente tra la parte più ricca della popolazione e quella più povera, è cosa ben diversa dal cittadino medio. A fronte di pochi, spesso furbi, che si sono arricchiti a scapito del debito pubblico, ce ne sono molti che si sono impoveriti.

Prendere la scusa dello sbilanciamento tra debito pubblico e ricchezza privata per applicare misure di austerity volte a trasferire questa ricchezza dal privato al pubblico è sbagliato e suicida, soprattutto quando si va a colpire la ricchezza di quei cittadini che non hanno sfruttato lo stato e che costituiscono la benzina per la ripresa economica.
L’austerity la deve fare lo stato, non i cittadini. Fin quando non lo si capisce le prospettive sono solo verso un peggioramento.

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gainhunter
Scritto il 27 gennaio 2012 at 09:51

Correggo: “Cittadino medio” è diverso da “media dei cittadini”

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luigiza
Scritto il 27 gennaio 2012 at 10:34

La domanda è solo una. Tenuto conto che la crescita, ora ancor di più, è la vera grande priorità, ma riusciremo mai a venirne fuori?

Anche la risposta é una sola:

Andare con la Germania, andare con Putin
Da lui avremo mercato quindi sbocco per le ns. merci, avremo energia per far girare i ns. macchinari, avremo quindi lavoro per le ns. genti ed avremo copertura militare per dare un calcio in culo a quei fottuti americani che per dirla col Putin stesso:

They ( gli USA) want to control everything…sometimes I have the impression that the United States does not need allies, that it needs vassals,” the prime minister said.

“They are not prepared to cooperate on real terms either with Europe or us. Cooperation on equal terms means determining threats together and working out a system of response to them together.. ( Articolo completo

Cambiamo alleanza o moriremo.
Cacciato Sarkozy quest’anno e se come spero la LePen potrà condizionare il nuovo governo francese, Francie e Germania si rivolgerannoa ad Est
Dobbiamo anche noi essere della partita.

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flavio_5
Scritto il 27 gennaio 2012 at 10:41

:| l’Italia è in declino inesorabile. Il punto del non ritorno è stato superato. La maggior parte degli italiani crede ancora a babbo natale e danno la colpa a Monti per l’attuale situazione. E sapete perchè? Voi leggete questo blog e vi informate ma la massa è ignorante. Il giornale piu’ letto dagli italiani è la gazzetta dello sport…
Un paese così è senza speranza!!

PS ho espresso solo la mia opinione, poi magari babbo natale esiste per davvero :mrgreen:

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Scritto il 27 gennaio 2012 at 10:42

gainhunter: Correggo: “Cittadino medio” è diverso da “media dei cittadini”

Ok, era ovvio cmq cosa intendevo dire.
Anzi, nel dubbio correggo l’articolo.

;_)

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Scritto il 27 gennaio 2012 at 10:50

Mamma mia… ho il mappamondo qui a destra che sempbra impazzito. Prima segnava 700 persone on line…

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Scritto il 27 gennaio 2012 at 10:52

Arrticolo al top di Google News… WOW!

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paolo41
Scritto il 27 gennaio 2012 at 10:53

immodestamente con Gainhunter avevamo proposto una serie di possibili interventi per rilanciare l’economia reale che essenzialmente si basava:
1. sull’eliminazione degli sperperi e delle spese statali improduttive
2. sulla riduzione del costo del lavoro per le aziende e degli altri fattori di costo aziendali per i quali era determinante l’intervento dello Stato
3. sulla revisione delle quote fiscali per i salari più bassi e naturalmente un appropriato incremeno per quelli più alti, con un’automatica revisione delle procedure fiscali per le aziende che spostano le sedi legali in Olanda o altri paradisi fiscali.
4. sulla ripresa degli investimenti sia in infrastrutture sia nel sud-Italia
5. su un attento e mirato coordinamento della R&S con relativa detassazione per le aziende
6. su una attenta revisione delle catene di produzione e di distribuzione per eliminare gli abusi e i paletti e contenere i costi
7. vendere tutti gli assets statali, regionali e comunali inutili o che servono solo a dare lo stipendio ai vari trombati politici dei vari partiti, ambienti dove la corruzione è spesso all’ordine del giorno.
8. staccare un progetto specifico sulla riduzione degli abusi sui costi della sanità
9. eliminare tutti i privilegi delle regioni autonome
10. e chi ne ha più ne metta !!!!!

Cosa è stato fatto finora ????? al 95% tasse, tasse, e ancora tasse!!!!!
Personalmente parto dal presupposto che quando un manager entra in un’azienda la prima cosa che fà è quella di eliminare i costi inutili, togliere le inefficienze e aumentare la produttività nel contingente, mentre si prepara una visione di quelli che saranno gli interventi a medio lungo termine.
In miei precedenti commenti ho sempre espresso commenti positivi e pieni di speranza sul governo Monti. Ad oggi consuntivo che i “professori” siano bravini (ma neanche troppo) a imporre tasse (che equivale a ridurre gli stipendi degli addetti dell’azienda di cui sopra), ma devono ancora dimostrare che sono capaci di favorire lo sviluppo….. e non sono le liberizzazioni che risolvono il probema.

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luigiza
Scritto il 27 gennaio 2012 at 10:57

flavio_5,

Flavio_5 non é solo l’italia in declino inesorabile ma anche gran parte dell’Europa latina_levantina.

Come si legge in un articolo di Phastidio di oggi:

E’ innegabile che i mercati abbiano espresso un inequivocabile voto di sfiducia verso la governance europea e la totale assenza di mutualità che una cosa chiamata “unione” dovrebbe avere. Al momento, nulla e nessuno ci garantiscono che, dopo l’approvazione del fiscal compact, i tedeschi metteranno mano a meccanismi di tutela dei paesi con i maggiori costi di funding, come richiesto dallo stesso Mario Monti. Allo stadio della crisi in cui ci troviamo, peraltro, neppure la Germania potrebbe disporre di risorse sufficienti per garantire il resto d’Europa. Il bubbone è stato fatto lievitare, con una incredibile serie di errori strategici. 8enfasi mia)
Ed allora perchè ma sopratutto come la Merkel dovrebbe/potrebbe fare Babbo Natale
Ma prendiamo atto della realtà e cominciamo a muovere il ns. santo culo assieme a Befana Merkel

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luigiza
Scritto il 27 gennaio 2012 at 11:03

paolo41,

Cosa è stato fatto finora ????? al 95% tasse, tasse, e ancora tasse!!!!!
Personalmente parto dal presupposto che quando un manager entra in un’azienda la prima cosa che fà è quella di eliminare i costi inutili, togliere le inefficienze e aumentare la produttività nel contingente, mentre si prepara una visione di quelli che saranno gli interventi a medio lungo termine.

E dici bene, ti sei solo dimenticato una cosetta ed é questa:
quando un manager entra in un’azienda la prima cosa che NON fà è quella di pretendere un vitalizio per gli (al momento) ipotetici risultati che la sua governance potrebbe ottenere.

Bene avete notato cari lettori quale é stata la prima cosa che il Professore ha preteso prima di assumere l’incarico?
Come dite? Che la nomina a senatore a vita gli è stata donata
Sì cero, certo come io sono il Buon Samaritano<br
Bastava quello per capire chi veramente é mr. Monti

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john_ludd
Scritto il 27 gennaio 2012 at 11:07

Proviamo a chiederci perché è accaduto che a partire dagli anni 80 il reddito disponibile per il lavoratore medio, specie il dipendente privato, è andato riducendosi in termini di potere d’acquisto:

1) l’aumento del debito pubblico, determinato per servire clientele elettorali e non per creare servizi utili, ha sempre più spostato reddito per il servizio del debito stesso invece che favorire politiche di sviluppo economiche sane.
2) sempre sullo stesso tema, sebbene in assoluto la spesa per la pubblica amministrazione sia in linea con la media europea, la qualità del servizio è mediamente bassa, con punte di assoluta vergogna in tutto il meridione. Si è preferito in sostanza “pagare” una fetta rilevante degli italiani perché se ne stessero tranquilli e con la pancia piena. Pace sociale e voti a chi governa in cambio di soldi oggi (cioè ieri) e al futuro ci penseremo (cioè noi ora).
3) progressivo smantellamento di monopoli pubblici spesso parassitari e inefficienti ma con punte di eccellenza e reale capacità di investimento e loro sostituzione con monopoli privati rapaci totalmente dediti alla massimizzazione del guadagno a breve, senza investimenti, senza niente. La politica demenziale delle privatizzazioni che ha messo nelle mani dei privati tesori inestimabili pagati dai cittadini italiani con il lavoro di decenni come la rete di telecomunicazione fissa, quella elettrica e del gas.
4) asservimento di politiche di interesse nazione a interessi privati. Per esempio i trasporti; un paese con 6000 km di coste e tutto il trasporto su gomma, solo per favorire la FIAT che ora se ne sta andando dal paese e i suoi dirigenti fanno pure la “morale”. Roba da pazzi. Questi ci costa decine di miliardi di euro OGNI ANNO.
5) crescita smisurata del sistema bancario come unico finanziatore del sistema industriale, assenza di un sistema di capitali sensato. Un sistema che in questi decenni ha brillato per la capacità di NON vedere 10 cm oltre la punta del naso e per il livello di corruttela da basso impero (Cirio, Bond Argentini, Parmalat, Zunino, Carlo Tassara, Gnutti, Tronchetti Provera, Furbetti del Quartierino e 1000 altri casi di finanza malavitosa)

E si potrebbe continuare a lungo ma preferisco scrivere due parole su una causa dell’aumento dei prezzi che non nasce sul suolo nazionale.

Se il sistema finanziario nazionale è fatto di cacca, quello internazionale è peggio. A partire dagli anni 90 una serie di “geniali innovazioni finanziarie” ha portato alla finanziarizzazione di ogni bene fisico del pianeta ovvero alla sostituzione di un mercato retto dall’offerta e domanda di beni reali con un uno virtuale costruito sullo scambio di contratti, futures e altre vaccate che hanno determinato un progressivo aumento dei prezzi in quanto le banche di investimento che hanno inventato questo gioco realizzano guadagni solo su un mercato di scambi di beni virtuali che viene fatto crescere all’infinito mentre i beni fisici sono per definizione “finiti”. Per il mercato più grande di tutti, quello petrolifero, un patto faustiano tra produttori (paesi corrotti e violenti) che necessitano di cassa per tenere calma la popolazione e banche di investimento ha creato una trappola dei prezzi che si scarica sul cittadino medio e quindi l’economia reale. Poi, sicuramente, anche l’ingresso di nuovi consumatori come i BRIC etc… ma il ruolo della finanza nell’inflazione dei prezzi al dettaglio dei beni di prima necessità come combustibili e alimentari è DECISIVO e allo stesso tempo NEGATO. La gente non deve sapere.

Un post di ieri parlava di delocalizzazione etc… tema complesso nel quale non sono voluto entrare ma anche lì viene omesso o considerato come accessorio il ruolo della finanza internazionale. Follia. Lo sviluppo di TUTTI i nuovi mercati è stato fatto con i crediti dell’occidente, la Cina era un paese agricolo, come l’India e il Brasile, per 20 anni questi paesi si sono sviluppati con i soldi dell’ovest. Il risultato sono stati guadagni mostruosi, inimmaginabili, per lo 0,1% o meno che ha gestito questa operazione e rovinosi per i restanti.

Quindi, nessuna, zero, nada, nil, possibilità di tornare a uno sviluppo armonico senza la fine di questo sistema finanziario corrotto e criminale e la fine del sistema monopolistico (non RIFORMA che è il termine preferito dai padroni del vapore, la fine e la sua sostituzione con qualcosa di PROFONDAMENTE diverso) .

Poi se vogliamo comprare titoli in borsa ok facciamolo pure, sapendo che in questo modo si è parte del club.

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luigiza
Scritto il 27 gennaio 2012 at 11:30

john_ludd@finanza,

Lo sviluppo di TUTTI i nuovi mercati è stato fatto con i crediti dell’occidente, la Cina era un paese agricolo, come l’India e il Brasile, per 20 anni questi paesi si sono sviluppati con i soldi dell’ovest. Il risultato sono stati guadagni mostruosi, inimmaginabili, per lo 0,1% o meno che ha gestito questa operazione e rovinosi per i restanti.

Verissimo, abbiamo permesso che qualcuno dei nostri sparasse sui ns. piedi per arricchirsi solo lui ed i suoi amici.
Gran bell’affare….per lui, i suoi pochi amici, i Cinesi, gli Indiani ecc. ecc.
Se poi penso a quel guitto vestito di bianco che andava in giro per il mondo a chiedere scusa per quello che avevamo fatto…… beh meglio che mi fermi qui. In compenso abbiamo guadagnato un posto alla destra del PadreSì certo ed anche sotto il culo del Nonno.

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john_ludd
Scritto il 27 gennaio 2012 at 11:33

luigiza@finanza,

“…Andare con la Germania, andare con Putin…”

non ci si salva passando da un fascismo economico all’altro.

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john_ludd
Scritto il 27 gennaio 2012 at 11:39

luigiza@finanza,

Non fraintendiamo… quei paesi dovevano svilupparsi e tanti altri che non lo sono devono svilupparsi. Ma come ? Oggi tutti quei paesi replicano il modello economico occidentale, cosa che riesce loro facile non essendo democrazie ma dittature o oligarchie da sempre, mentre noi abbiamo prima dovuto smettere di esserlo, svendendo l’anima a un pugni di interessi privati in cambio di schermi LCD, automobili da 1 tonnellata che procedono a 10 km/ora nel traffico urbano e un sacco di promesse non mantenibili.

Ci sono risorse sufficienti per tutti 7 miliardi di esser umani in questo pianeta ma vanno redistribuite meglio a cominciare dal nostro paese.

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Scritto il 27 gennaio 2012 at 11:54

Interventi sempre puntuali, efficaci, costruttivi, eccellenti. Complimenti vivissimi ai lettori!

DT

:D

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luigiza
Scritto il 27 gennaio 2012 at 12:19

john_ludd@finanza,

So benissimo che per i ns. standard Putin é un mezzo dittatore ma é innegabile che quell’individuo ha garantito l’unità dell’unione russa e la pace mondiale.
Si é dimostarto politico accorto e contario all’avventurismo militare
Si è mosso e con grande determinazione solo quando gli interessi del suo paese sono stati minacciati. Cosa che ritengo più che legittima.
Non abbiamo divisioni russe sparse per il pianeta a fare non si capisced bene cosa oltre che disintegrare qualunque straccio di convivenza civile. E per quale obiettivo poi. Io non l’ho ancora capito.
Il sig. Putin ha inghittito rospi giganteschi con le recenti vicende in Nord Africa
Non avrà certamente il premio Nobel per la pace, ma a casa sua l’ha garantita.

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luigiza
Scritto il 27 gennaio 2012 at 12:22

luigiza@finanza,

Nell’ultima frase si é persa una parola. Intendevo dire:
ma a casa sua la pace e la convivenza civile l’ha garantita.

Personalmente preferisco essere governato da un decisionista piuttosto che da dei dementi casinisti che mi portano dritto dritto alla tomba.

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paolo41
Scritto il 27 gennaio 2012 at 12:56

….cala a fagiolo…..

http://www.investireoggi.it/estero/le-tendenze-delloccupazione-globale-nel-2012-come-prevenire-un-peggioramento/

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john_ludd
Scritto il 27 gennaio 2012 at 13:54

luigiza@finanza,

Non è mia intenzione innescare polemiche, noto solo che lo stile di Putin è la Cecenia, 50.000 morti in gran parte civili. Se con la scusa della difesa della patria si giustifica la morte si arriva in territori che non intendo frequentare. Preferisco Gino Strada.

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lampo
Scritto il 27 gennaio 2012 at 14:05

john_ludd@finanza,

Condivido (come spesso accade :wink: ) pienamente la tua analisi.

Chi in Italia ha perso di più effettivamente… è colui che, permettetemi il termine, “si è fatto il culo” per riuscire a migliorare la propria condizione di vita e quella della propria famiglia. Come? Rispettando le regole grazie alla propria competenza (faticosamente acquisita), tenacia e voglia di fare (lavorare), non cadendo nel nero o in facili compromessi/accordi (che si trasformano in ricatti).

D’altronde quanto sopra è semplicemente il riflesso allo specchio delle migliaia di giovani, educati al rispetto delle regole e con una buona dote di conoscenze e competenze, che non trovano lavoro in questo paese… e vanno all’estero in cerca di fortuna.

Giusto per precisare, vista l’attualità del tema,… si tratta di molti laureati che hanno completato gli studi prima dei 28 anni (per merito).

Ogni volta che mi capita di sentire qualche conoscente/collega o amico che mi racconta che lui stesso o suo figlio/a è dovuta andare all’estero per un lavoro… perché qui non aveva sufficienti conoscenze (parentele) o perché, in base al suo curriculum vitae, era “troppo qualificato” (quante volte me lo sono sentito dire…)… mi arrabbio e rattristo contemporaneamente! :oops:

Per quanto riguarda il capitalismo e l’acquisto di titoli… in qualche maniera chi ha messo via qualcosa dei suoi risparmi… gli rimane solo questa opportunità (con probabilità a sfavore) per mantenere il suo grado di benessere e potere d’acquisto.
In questi casi… non la considero una colpa!

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john_ludd
Scritto il 27 gennaio 2012 at 15:25

lampo,

JL – “…Poi se vogliamo comprare titoli in borsa ok facciamolo pure, sapendo che in questo modo si è parte del club.”

Lampo – “Per quanto riguarda il capitalismo e l’acquisto di titoli… in qualche maniera chi ha messo via qualcosa dei suoi risparmi… gli rimane solo questa opportunità (con probabilità a sfavore) per mantenere il suo grado di benessere e potere d’acquisto.
In questi casi… non la considero una colpa!”

talvolta vado sopra le righe, sono e resto un moralista perdente perché poi anche io gioco qualche fichè al grande tavolo truccato.

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schwefelwolf
Scritto il 27 gennaio 2012 at 16:03

john_ludd@finanza,

Tutto giusto. Condivido pienamente la diagnosi.

Vorrei però solo chiederti come si possa immaginare (come terapia) la riforma del sistema finanziario internazionale – che mi sembra essere, nella tua analisi, l’unica via d’uscita dalla crisi – senza un ritorno a metodi che tu definiresti “fascisti” (Putin o altri).

Pensi veramente che la “democrazia” (sia quella “ufficiale”, di governo, che quella “di base”, dei movimenti civici, piú o meno ‘indignati’) siano in grado di riformare la struttura finanziaria internazionale?

Non ritieni, invece, che la finanza internazionale abbia ormai, di fatto, il controllo del mondo (globalizzazione dilagante, avanzata e irreversibile sostituzione dell’economia reale con quella finanziaria-virtuale, libera gestione della generazione di moneta virtuale, con totale abbandono di qualsiasi parametro/vincolo di convertibilità in beni reali)?

Francamente, ho la sensazione che persino il “liberal” Obama non abbia (ne abbia avuto) la forza (o la volontà) di reintrodurre una nuova variante del Glass-Steagall-Act o qualche altro provvedimento di analoga efficacia. Non penso che l’anonimo, forse anche occulto ma comunque oggettivamente reale, “governo finanziario” del mondo abbia intenzione di lasciarsi togliere l'”osso”di bocca da tanti bravi cittadini indignati, o dai loro rappresentanti parlamentari (da un tanto al chilo). Pensi veramente che accettino di “autoriformarsi”?

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john_ludd
Scritto il 27 gennaio 2012 at 16:42

schwefelwolf@finanza,

Non credo ad alcuna auto riforma. Non ho la capacità di prevedere il futuro ma il passato un pochino l’ho studiato. Un sistema predatorio e vampiresco campa finché c’è qualcosa da succhiare. La grande finanza e le multinazionali dopo avere spolpato fino in fondo Joe Smith si sono trasferite in Asia. Gli utili di WS e quindi la borsa e quindi il cartello sta in piedi nell’illusione della crescita perenne dell’Asia e nella propria capacità di canalizzarne gli utili nelle proprie casseforti. Il mercato prezza male tante cose ma un calo degli EM e un calo delle materie prime non li prezza neppure un pò. Neppure prezza la possibilità che nuovi politici populisti vadano al governo in massa in occidente con all’ordine del giorno politiche restrittive alla circolazione dei capitali e favorevoli a barriere doganali. Prezza un limitato rallentamento dell’economia all’ovest, compensato dalla crescita altrove, prezza la capacità di mantenere in vita la bolla del credito in eterno… prezza che la gente è e resta prona a subire e a barattare meno sanità e scuola con un iPad nuovo fiammante… ma è solo questione di tempo… e Obama non è certo un liberal.

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gainhunter
Scritto il 27 gennaio 2012 at 16:43

Dream Theater,

Scusa la pignoleria :wink:
Sai, dopo aver perso potere di acquisto, sentirci dire che ci siamo arricchiti alle spalle dello stato potrebbe suonare come una presa in giro. :P

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schwefelwolf
Scritto il 27 gennaio 2012 at 19:21

john_ludd@finanza,

Sarà banale, o tardo-romantico, ma io credo che finanza e realtà si muovano ormai in spazi dimensionali (in senso fisico-matematico) totalmente diversi: e il mondo virtuale della finanza si sta mangiando quello reale. Penso tuttavia che Toro Seduto avesse profondamente ragione, quando ricordava che – alla fine – il denaro non si mangia. Non mi sembra, però, che chi guida oggi i cosiddetti “destini del mondo” sia consapevole di questa realtà – al contrario: il “sistema” pensa – come giustamente dici tu – che l’espansione possa essere tenuta in vita in eterno. A qualsiasi costo (pagato, ovviamente, da altri).

Riprendendo il tuo spunto sullo “studio del passato” vorrei osservare che – a mio avviso (ma forse sono prevenuto) – questo capitalismo razziatore è nato proprio dal seme dei pellegrini della Mayflower, da un popolo che – da allora – si è costantemente espanso divorando tutto ciò che di volta in volta lo circondava ( a cominciare, appunto, dagli indiani, per continuare poi con messicani, spagnoli, filippini e cosí via). Il guaio è che la nostra vita è ormai sempre piú determinata da queste “cavallette”, costantemente alla ricerca di nuove praterie da divorare. Francamente non vedo tanti modi “pacifici” o “democratici” per fermarle. La storia ci insegna che queste “cavallette” non amano gli ostacoli.

Non credo (ma solo per pessimismo) alla concreta possibilità di una vera reazione “populista” (nel senso positivo di: sostenuta dal popolo reale): ne mancano (purtroppo) i presupposti, cioè la capacità e la volontà politica di reagire. Mancano gli uomini, le personalità. A mio avviso sarebbe però (qualora fosse possibile) l’unica via d’uscita da questa dinamica autodistruttiva: appunto con una drastica riaffermazione della realtà reale, fatta di lavoro vero, di produzione non-virtuale, di rapporti umani e sociali normali – e, quindi, sottraendo questa realtà reale alla devastante azione di quella “virtuale” che la tiene in ostaggio. Indipendentemente da ciò che ne può pensare, o meno, “il mercato”.

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ottawino
Scritto il 27 gennaio 2012 at 20:37

Ciao, vi segnalo il lungo articolo di JOHN MAULDIN

http://itforum.it/newsletter/2011-83/fissando-l-abisso-dell-eurozona.html?&idfrom=ITFNEWS

Buona lettura – in attesa della prossima puntata sulla situazione USA

8O

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lampo
Scritto il 27 gennaio 2012 at 20:43

gainhunter,

Francamente sono d’accordo con DT, e anche se quanto dici può sembrare a prima vista un azzardo… purtroppo è proprio così.

Certo… la maggior parte degli italiani si è “arricchita” inconsapevolmente… solo perché era nelle carrozze dello stesso del treno creato ad hoc da chi voleva volutamente arricchirsi.

Attualmente, la carrozza di quest’ultime persone… si è sganciata silenziosamente e messa in sicurezza su un’altra linea ferroviaria.

Noi invece stiamo continuando a viaggiare nello stesso scompartimento con l’identica inconsapevolezza di prima, osservando dal finestrino lo stesso paesaggio…

Peccato che fra poco la linea ferroviaria si interrompe… e il burrone è in agguato. :roll:

P.S.
Stasera sono ispirato… oppure ho inspirato qualcosa che non dovevo :mrgreen:

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john_ludd
Scritto il 27 gennaio 2012 at 21:27

ottawino,

John Mauldin è un furbacchione, grande venditore di se stesso. Quello che dice è all’80% corretto ma mente spudoratamente sul rimanente. E’ il classico commentatore mono polare anglo sassone. Due esempi, nona caso due punti chiave del fallace ragionamento di Mauldin:

———–

“… Il vero problema in Europa sono i forti squilibri commerciali tra i paesi periferici e i cosiddetti paesi centrali. Senza la possibilità di riequilibrare le proprie valute, questi squilibri commerciali renderanno discutibile qualsiasi possibile soluzione del debito, in quanto un paese non può effettuare il pareggio il bilancio mentre cerca di riequilibrare il deficit commerciale e i suoi cittadini e le imprese devono anche ridurre la leva finanziaria. Ho scritto su questo problema aritmetico in numerose occasioni. Ci deve essere un equilibrio o ci deve essere un meccanismo per raggiungere l’equilibrio….”

Se nel trattato di Maastricht si fosse stabilito invece di stupide regole sul deficit disattese da tedeschi e francesi prima degli altri la seguente regola: NESSUN STATO COMUNITARIO PUO’ POSSEDERE TITOLI DI DEBITO PUBBLICO DI ALTRI PAESI COMUNITARI non si avrebbe nessuno di questi problemi. Il disavanzo commerciale di cui parla Mauldin e tanti altri sarebbe di gran lunga inferiore. MA sarebbe stato inferiore il guadagno delle banche e assai minore l’export tedesco. I tedeschi con l’euro hanno messo in piedi un gigantesco “vendor financing scheme” di cui vogliono godere i grandi vantaggi senza i rischi. Con questa semplice regola, l’inter dipendenza sarebbe solo a livello di debiti privati, una belle differenza !

———-

“…Ma se non prestano i soldi e c’è un incontrollato default, allora loro andranno ad ispezionare l’Abisso molto più da vicino di quanto vorrebbero. Questo vorrà dire centinaia di miliardi di euro di perdite per le loro banche, che dovranno poi essere eventualmente salvate dai contribuenti…”

Questo è il ragionamento viziato e immorale tipico di questa gente, al soldo del sistema finanziario. No caro Mauldin, una banca può venire nazionalizzata e le perdite coperte portando a capitale prima le obbligazioni junior poi le senior poi solo alla fine interviene lo stato con soldi propri. I vecchi azionisti spazzati via e gli obbligazionisti con il dente avvelenato nuovi proprietari della banca insieme allo stato. Poi dopo qualche anno e tanta pulizia si rivende la banca sul mercato.

Soluzione adottata in Svezia con PIENO SUCCESSO. Alla fine il contribuente svedese non ha perso una sola corona !!!

CARO MAULDIN, BASTA CON QUESTA SPAZZATURA SPACCIATA PER ALTA FINANZA !

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gainhunter
Scritto il 27 gennaio 2012 at 22:30

lampo,

Se ci fermiamo agli anni 90 potrei anche essere d’accordo, ma da allora i vincoli di Maastricht hanno costretto lo stato a cambiare rotta, e il numero di persone che ha potuto beneficiare di uno stato spendaccione sono andate via via diminuendo. Oggi rimangono corrotti, evasori, appartenenti a caste.
Ma anche prima di Maastricht non è che l’aumento del debito pubblico sia andato tutto a favore della maggior parte degli italiani, una parte è finita nelle mani di pochi italiani (come dimenticare gli interminabili appalti pubblici degli anni 80?)

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lampo
Scritto il 27 gennaio 2012 at 22:45

gainhunter,

Certo… gli anni che hai riportato sono lo spartiacque… forse anche qualcuno prima.
Da quella volta…. la decadenza è sempre aumentata… anche se mascherata fino a l’altro ieri.
D’altronde qualcuno tanto tempo fa fece quest’affermazione: “Gli italiani sono gli americani d’Europa”.

Non me la dimenticherò mai… forse per questo non amo la politica. Ho una memoria sulle cose dette… che mi fa subito constatare l’incoerenza e soprattutto l’ipocrisia.
E il mio più grande difetto!

Tale affermazione era rivolta agli investitori stranieri… per invogliarli a portare i loro capitali in Italia.

Sappiamo com’è andata a finire… anche se ripeto… il treno è ancora in corsa… su un binario morto.

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paolo41
Scritto il 28 gennaio 2012 at 15:03

john_ludd@finanza,

….guarda che Mauldin, che seguo da molto tempo, è arrivato gradualmente a centrare le varie problematiche !!!! Continuare a dilazionare le necessarie decisioni per salvare una Unità Europea che si basa sulle decisione sbagliate prese al momento dell’unificazione, significa non solo non risolvere il problema, ma addirittura aumentarne le difficoltà di soluzione.
Prima di dare del “fallace” e “immorale” a uno come Mauldin ci penserei due volte !!!

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paolo41
Scritto il 28 gennaio 2012 at 18:15

Dream Theater,

“stipendi e salari inadeguati” !!!!! un altro caso di INDECENZA: ho appena finito di leggere che la TV di Stato pagherà 300.000 euro a serata fino ad un massimo di 750.000 euro la presenza di Adriano Celentano al Festival di Sanremo. La TV di Stato!!!!! quella con i bilanci in perdita, quella che appartiene a quello Stato che sta disperatamente cercando di sanare i l bilancio, quella che pretende un canone annuale di 112 euro!!!!
Personalmente mi sento oltraggiato e credo che altri milioni di cittadini italiani, che hanno accettato per onestà e senso di appartenenza e solidarietà gli effetti delle manovre del governo Monti, la pensino come il sottoscritto.
Se Celentano ci legge (dubito…) abbia, se non altro, il buon senso di partecipare gratuitamente o di donare quanto percepisce a chi ne ha veramente bisogno…..

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john_ludd
Scritto il 28 gennaio 2012 at 21:33

paolo41,

Mauldin è una delle tante voci che ascolto da anni. Ribadisco che x me è corretto al 80% e sbaglia sul resto. Inoltre non ha ancora compreso la differenza tra currency owner e currency user che x uno che si spaccia per guru è grave. Il bello di questo pazzo mondo della finanza è che scrivere pareri è gratis (ma Mauldin si fa pagare altri servizi e fa pubblicità ad alcuni suoi amici hedge fund). Alla fine sai chi ha ragione ? Quello che non perde soldi, che sia solo fortunato o sia bravo è irrilevante, ma di sicuro chi ha seguito il consiglio di Mauldin di andare corto euro su dollaro con target price 1:1 oggi è pronto a impiccarsi in bagno con un cartello al collo con scritto “sono stato un coglione”.

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