FED: Crescita USA più tonica. Ma dove? Il mercato NON ci crede.

Scritto il alle 11:59 da Danilo DT

crescita-economica-usa

Come vi ho scritto in un precedente post, la Yellen ha “azzardato” un rialzo dei tassi di interesse, mantenendo fede ad un copione già scritto, anche se in realtà i presupposti per un rialzo stavano venendo meno causa un rallentamento dell’economia, visto proprio nei dati pubblicati nella giornata di ieri.
Riprendete il post per capire meglio di cosa sto parlando.

Quindi, possiamo definirlo un atto di fede della FED e della Yellen? Di certo Janet cerca di propagare fiducia, di alimentare positività, visto che poi se ne esce con un ritocchino al rialzo del PIL USA.

La Federal Reserve, inoltre, ha rivisto leggermente al rialzo le previsioni di crescita degli Usa del 2017. Il Pil americano dovrebbe crescere del 2,2% anno su anno nel quarto trimestre del 2017, 0,1 punti percentuali in più delle previsioni di marzo, secondo le nuove proiezioni del Fomc. (Source

Questo è quanto ci dice la FED. E ovviamente la FED può dirci quello che vuole o che vuol farci crescere. Le sue previsioni sono fatte per essere smentite. La cosa interessante è COME il mercato vede le cose. Lasciamo perdere la borsa e quello che può fare, torniamo a concentrarci sul mercato che diventa il più importante, anche in ottica di exit strategy, ovvero quello obbligazionario.

Curva dei tassi USA: oggi vs 12 mesi fa

curva tassi usa oggi contro 12 mesi fa

Quantomeno strano. La FED mi alza i tassi di interesse e promette di alzarli ancora, e che succede ai tassi? In verde la curva dei tassi attuale, in giallo quella di 12 mesi fa. Sotto la differenza tra le due curva. A rigor di logica ci dovremmo trovare davanti ad uno steepening. Ed invece no. La curva si appiattisce, tanto che il differenziale di rendimento tra le due curve, si comprime sempre di più aumentando la duration. Che significa? Che il mercato NON crede nella crescita economica USA.

Quindi, anche per le borse, non resta che l’appiglio delle banche centrali e della liquidità presente sul mercato. Certo, finchè dura, ma risulta chiaro che progressivamente stanno crollando delle certezze su cui poggiava tutta la struttura del mercato. Questo, ovviamente, secondo il mio punto di vista.

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Danilo DT

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6 commenti Commenta
luigiza
Scritto il 15 giugno 2017 at 18:47

>> Di certo Janet cerca di propagare fiducia, di alimentare positività….

Non le converrebbe assoldare la Wanna Marchi: madre e Stefania Nobile figlia col col mago Do Nascimento in fatto di comabattere le ‘negatività’ erano delle maestre. Ah, ah!

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paolo41
Scritto il 15 giugno 2017 at 19:36

è un altro segnale di alert …… è un mercato, ormai è arcinoto, sostenuto dalle banche centrali e dalla enorme liquidità …… però non si intravedono segnali negativi di un certo rilievo ….. il trend è ondeggiante…. a meno che non arrivi il “cigno nero” !!!!!! (Trump??????)

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Lukas
Scritto il 15 giugno 2017 at 22:29

Io ritengo molto probabile che gli Usa entrino in recessione nel corso del 2018…….i rialzi dei tassi di oggi servono a precostituirsi una spazio di manovra……per l’anno prossimo !!! Altrimenti come la combatteranno ?……..e non escluderei nemmeno un nuovo QE.

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aorlansky60
Scritto il 16 giugno 2017 at 09:24

La FED deve forzatamente fornire segnali opportuni all’opinione pubblica e ai mercati finanziari(soprattutto), affinchè TUTTI QUESTI non perdano FIDUCIA nella FED stessa, che è vista e considerata come un autentico faro;

se mai accadesse il contrario (PERDITA PROGRESSIVA di FIDUCIA NEL SISTEMA di cui FED e amministrazione governativa USA sono i riferimenti assoluti) potrebbe davvero essere l’inizio della fine, anche perchè i dati macroeconomici americani non sono affatto così positivi e incoraggianti a dispetto di quello che la FED si sforza di voler far credere ogni volta che ne ha occasione;

il rialzo dei tassi [programmati] rientra nella strategia di infusione di FIDUCIA : alzarli di 0,25 punti base non è una tragedia, serve per mantenere e rafforzare la CREDIBILITÀ [di chi ne opera scelte strategiche vale a dire la FED stessa] :

dopo tutti i proclami fatti dalla FED nel 2016 “alzeremo i tassi alzeremo i tassi alzeremo i tassi alzeremo i tassi alzeremo i tassi alzeremo i tassi” se non lo effettuasse nei tempi programmati lasciando trascorrere un LUNGO periodo di tempo SENZA FARLO, fornirebbe una PESSIMA idea di se ai mercati, che non sono stupidi ma molto rapidi nell’interpretare i fatti (da leggere come = “ma allora la situazione generale non è propriamente come la nonna e il board vogliono farci credere…”).

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john_ludd
Scritto il 16 giugno 2017 at 16:04

ai mercati di oggi della crescita economica non importa un fico secco, anche l’1% andrebbe benissimo, quello cui guarda è se le CB bel loro complesso FED+BCE+BOJ+BOE riducono la liquidità ai mercati, quando e di quanto. Solo questo. Per il resto il P/E può salire anche a 50. L’unica cosa che cambia tutto ma proprio tutto sarebbe l’inflazione. Ora l’inflazione endogena non è neppure all’orizzonte, l’inflazione esogena può nascere solo da una guerra o da una crisi energetica che direttamente o indirettamente riduce sensibilmente il flusso di idrocarburi con conseguenze a catena su tutto il resto, specie il food. Ma anche questo colpirebbe gli USA molto meno che gli altri essendo gli USA auto sufficienti non fosse per il 35% di petrolio circa che importano prevalentemente da Canada e Angola. Il problema è quindi degli altri. Una crisi energetica per esempio rompe le ossa all’Europa e all’Asia ben più che agli Usa.

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john_ludd
Scritto il 16 giugno 2017 at 16:07

Lukas,

se entrano in recessione gli USA la cui economia dipende dall’export per il 10% circa cosa accade alle altre la cui economia dipende dall’export per 3 volte tanto ? Io sono fuori dall’azionario perché non sono un trend follower, mi piace avere tanta liquidità se si presenta l’occasione giusta, in fondo il cash è un opzione senza scadenza che costa circa l’1% annuo.

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