Criptovalute : prospettive future e possibili utilizzi.

Scritto il alle 08:32 da Marco Dal Prà

Oggi vi propongo una riflessione di carattere generale sulle criptovalute, perché trovo corretto ricordare che si tratta pur sempre di software e che un software spesso è uno strumento che può essere usato per una enorme gamma di applicazioni.

Benché il sottoscritto sia dell’opinione che Bitcoin possa essere un ottimo sistema per risolvere il problema del debito (spero di riparlarne in un prossimo articolo), ritengo che le criptovalute in genere, con relativa blockchain, rappresentino delle buone piattaforme sulle quali sviluppare applicazioni con un target aziendale ed industriale.

Le possibilità e le opportunità in questo ambito sono enormi : dalla tracciatura dei prodotti all’anticontraffazione, dai passaggi di proprietà alle assicurazioni, dai biglietti omaggio ai controlli di qualità, dalla condivisione di Hard Disk ai giochi online. Ma sono solo alcuni esempi.

E non sto parlando di ipotesi future, ma di realtà correnti, di oggi:

il 24 Gennaio tra DNV GL, l’ente di certificazione presente in 100 paesi del mondo, e la fondazione VECHAIN, criptovaluta che si trova alla posizione 25 della classifica mondiale, in quanto a capitalizzazione, è stato firmato un accordo di collaborazione per aumentare la trasparenza nel percorso dei prodotti dalla fabbrica al consumatore, ed aumentare significativamente l’efficienza della Supply Chain [Link qui alla notizia]..

Certo, i “puristi” diranno che VEChain non è una criptovaluta decentrata al 100%, visto che i nodi sono selezionati ed approvati dalla fondazione che sviluppa il software, ma, diversamente da altri, si sono dati degli obbiettivi precisi: hanno un piano che mira ai servizi da offrire al mondo delle aziende, e sembrerebbero esserci riusciti, visto che hanno convinto una multinazionale come DNV.

Se certi team hanno spinto i loro sforzi verso determinate direzioni, è anche naturale che certe criptovalute siano più idonee per l’erogazione di specifici servizi. Nel panorama globale, direi che ci sta.

 

Bitcoin

Come ho detto all’inzio e come hanno prospettato alcuni specialisti del settore finanziario, credo che Bitcoin possa avere un ruolo determinante per risolvere la questione del debito, ormai globalizzata, ma ritengo che con il grado di sviluppo raggiunto fino ad oggi, non ci siano gli spazi nè la tecnologia per delegare a Bitcoin tutti i compiti possibili e immaginabili, come sostengono alcuni massimalisti.

Tra l’altro, trovo questa idea anche eccessiva.

Sarebbe come ritenere che le Ferrari saranno le auto che risolveranno tutti i problemi di trasporto su strada del mondo. Compresi autobus, autotreni, scavatrici e trattori. Sarebbe come smentire la divisione del lavoro teorizzata da Adam Smith.

Bitcoin ha già una importante missione da compiere, quella monetaria; non è necessario caricarlo di tutti i problemi del pianeta. Anzi, è mia opionione che gli sviluppatori dovrebbero restare concentrati sulla sua funzione monetaria. Se si vogliono fare troppe cose, alla fine si fanno tutte male. Meglio farne una e farla bene.

Certo, un giorno potrei anche cambiare idea, ma attualmente questi sono i fatti.

 

Le altre criptovalute

Facendo un ragionamento quantitativo, è comunque vero che difficilmenente in un futuro di piena adozione saranno necessarie tutte le 846 ciptovalute che in questo istante sono quotate su Coinmarketcap. Personalmente ritengo che per l’esclusivo uso monetario ne resteranno ben poche, forse una ventina, (escluse le stablecoin peggate al dollaro o ad altre valute fiat, che fanno storia a sè).

Inoltre devo ricordare che su tutto il settore “incombe”  Bitcoin Lightning Network, l’implementazione di Bitcoin che spiazzerebbe tutte gli altri sistemi, perché promette pagamenti istantanei ed anonimi. In questo modo la regina delle criptovalute sarebbe in grado di offrire sia pagamenti di grandi importi, internazionali, tracciabili e sicuri su blockchain, che pagamenti rapidi ed anonimi come per i contanti che usiamo al bar per pagare il caffè.

Restano in ogni caso moltissimi spazi per le altcoin (le criptovalute alternative a Bitcoin), sia in senso geografico, perché alcune potrebbero consolidarsi in certe aree (vedi Dash in questi giorni in Venezuela), sia per i settori di utilizzo.

Menzione d’onore, a questo proposito, per il sito Messari, che ha fatto una attenta classificazione delle critpvalute suddividendole in Settori applicativi, che è davvero molto vasta (la trovate qui).

Direi quindi che, come c’è spazio per tutti per l’imprenditorialità, ci sarà spazio anche per le altcoin che sapranno offrire dei servizi efficienti e con prezzi competitivi, mettendo sempre in prima linea la sicurezza e l’inalterabilità dei dati.

 

ICO e Token

Ultimo accenno anche alla situazione dei token, che in passato erano emessi quasi esclusivamente tramite la piattaforma Ethereum, ma che ora si stanno presentando anche tramite altre blockchain.

In primo luogo per fare delle considerazioni è opportuno fare una suddivisione dei token in due gruppi, una suddivisione non tecnica, ma basata sulla regolamentazione.

Il primo gruppo quindi è quello dei token pre regolamentazione, emessi soprattutto nel 2017 in occasione di determinate Initial Coin Offering (ICO), operazioni che sono un misto tra il Crowdfunding e le OPA.

Purtroppo ad oggi i casi in cui questi token si siano trasformati in strumenti utilizzabili per accedere a veri servizi, a quasi 2 anni dalla emissione, sono pochissimi.

Non ho potuto seguire l’evolversi delle centinaia di token immessi sul mercato (oggi di quotati ce ne sono circa 1200), ma al momento me ne vengono in mente veramente pochissimi che sono utilizzabili per far muovere il progetto sottostante.

Tra l’altro moltissimi di questi progetti si sono dimostrati delle vere e proprie truffe, con i team scappati all’estero (con il malloppo raccolto) e con gli investitori abbandonati, ai quali oltre al danno si profila la beffa di vedere i siti ancora pullulanti di roadmap, ovviamente disattese (qui un esempio).

Discorso diverso per i token post regolamentazione che partono nel 2019 o comunque sono partiti nel 2018 in una situazione di regolamentazione ben circoscritta, valida sia per quelli con impieghi pseudo finanziari (Crowdfunding) sia per quelli con utilizzi pratici per la vita di tutti i giorni.

Questi ultimi token, in particolare, potrebbero davvero sostituire strumenti esistenti offrendo maggiore efficienza, praticità e minore impatto ambientale; tanto per fare un esempio potrebbero con il cellulare e dei token si potrebbero sostituire i buoni sconto cartacei dei supermercati o i gettoni metallici dell’autolavaggio. Ma le applicazioni hanno come limite solo quello della fantasia.

 

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