Magie all’ITALIANA: dal bail in al bail out (passando dal burden sharing)

Scritto il alle 12:05 da Danilo DT

bail-in-banche-italia

Come spesso accadrà, sarà il week end a decidere tutto. A mercati chiusi, in caldi pomeriggi estivi, lontani dalla volatilità intraday dei mercati finanziari.

E’ nota l’offerta di Intesa Sanpaolo sulle due banche venete, Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza. Ma è altrettanto noto il fatto che intesa accetta l’acquisto ma alle SUE condizioni. Ovvero quelle di estremo favore, come è naturale che sia. Altrimenti perchè ISP dovrebbe caricarsi un problema così grande sulle spalle senza volerlo?
Riprendetevi questo post per vedere COSA vuole ISP.

Ma non solo. Occorre ancora capire Bruxelles cosa dice e quantificare l’importo che lo Stato Italiano (e quindi NOI cittadini) dovremo sborsare per salvare il salvabile.
Siamo onesti.
La proposta di ISP è semplicemente folle e dò ragione all’ex ministro Zanetti quando dice:

“Da cittadino un’offerta di questo tipo mi farebbe inorridire. Voglio sperare che il governo la giudichi irricevibile”. (…) “Non voglio neanche pensare che il governo possa vagliare un’offerta di questo genere” (…) “se fossi un azionista di Intesa stringerei la mano all’ad perché si porta a casa solo la parte buona delle banche, gli attivi, avrebbe le garanzie su alcuni crediti intermedi e i finanziamenti del fondo esuberi senza caricarsi le sofferenze ma da cittadino italiano se mai il Tesoro avallasse questa proposta sarebbe una pazzia. Ma sono convinto che non succederà”. (ADN) 

Credo che in questa frase ci sia un po’ tutta l’operazione di acquisizione. Il problema però è un altro. Fare in fretta, salvare il salvabile con nessuna alternativa a ISP. E la “cacca” finisce tutta allo Stato, dopo aver polverizzato le obbligazioni subordinate che però, guarda caso, in parte saranno proprio rimborsate dallo stesso Stato quando si certificherà un cattivo processo di vendita al retail. Non c’è che dire… Prima Atlante, poi Atlante 2 e poi le banche venete… Un successone!!!

Signori, dal Bail in, passando dal burden sharing, si arriva al bail out. La fantasia italiana è riuscita ancora una volta a dominare ed a portare una soluzione che deve però ancora ricevere, come detto, la benedizione finale da Bruxelles.

banche a confronto

Inoltre, permettetemi un’ultima nota: quanto sta accadendo non è da vedere come la “soluzione” di tutti i problemi ma la punta di un iceberg che in molti, erroneamente, credevano sotto controllo. Ed invece il settore bancario italiano è ancora in forte difficoltà. E proprio come con le due venete, si fa fatica a capire quali saranno i costi per la collettività per una vera e seria ristrutturazione di settore che si preannuncia molto più complessa di quanto si possa immaginare. Infatti, c’è ancora tanto da sistemare.
Qualche nome? MPS su tutti, e poi CariCesena, Cassa di Rimini, la Cassa di San miniato (forse interessano al Credit Agricole) più tanto altro marcio che deve ancora venire a galla e che nessuno sa, nella realtà, quantificare.
In bocca al lupo…

(PS: dovrò allontanarmi dal posto di lavoro per una settimana. Spero di poter mantenere sempre attivo il blog, nella speranza di rendere un servizio valido ai tanti lettori che continuano, malgrado tutto, a seguire I&M. viaggiamo sempre sulle 6000-7000 pagine viste al giorno. Con tutta la concorrenza che c’è, non è un brutto dato.)

Riproduzione riservata

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Danilo DT

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Questo post non è da considerare come un’offerta o una sollecitazione all’acquisto. Informati presso il tuo consulente di fiducia. NB: Attenzione! Leggi il disclaimer (a scanso di equivoci!)

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9 commenti Commenta
john_ludd
Scritto il 24 giugno 2017 at 15:14

l’ex ministro deve tacere. Se lo stato (con la minuscola) avesse attuato una capitalizzazione precauzionale 12 mesi fa il tutto sarebbe costato al contribuente 3-4 miliardi al massimo in quanto si sarebbe portata in casa anche l’attivo buono della banca senza che il sentimento di fiducia degradasse sino al punto odierno. Così si porta in casa solo la parte marcia della procedura fallimentare. Secondo, salvare i correntisti è i depositi è sacrosanto ma gli obbligazionisti senior, se non basta consolidare le subordinate si prendono la loro tosata come accade in OGNI PAESE DECENTE del mondo e non ha niente a che fare con il bail-in ma è la consueta procedura che si attua a ogni azienda di qualsiasi settore in dissesto. Qui non ci sono giustificazioni al comportamento degradante, dilettantesco e vergognoso del governo e di tutto ciò che vi gravita attorno. E’ nauseante. Banca Intesa fa un’offerta “irricevibile” in quanto è già stata costretta dal governo a gettare miliardi in Atlante, una sorta di messaggio chiaro che di più non si può. I correntisti di Intesa pagano per quella ennesima sciagurata idea del cazzo, commissioni assurde che hanno portato molto clienti di Intesa a valutare se restare fedeli alla banca oppure no. Siamo ormai all’assurdo che è più economicamente (oltre che più 1000 volte più sicuro) detenere soldi in un conto di risparmio svizzero (zero costi) pagando lo 0,2 x mille di patrimoniale. Avanti così verso il suicidio.

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john_ludd
Scritto il 24 giugno 2017 at 15:22

Inoltre in questo modo Intesa avrebbe un attivo ancora maggiore aumentando la sua sistemicità. Sia Unicredit che Intesa hanno attivi attorno al 50% del PIL quando JPM la più grande banca americana è attorno al 10%. Questa follia è tipica europea e non italica anzi in Francia, UK, Germania è peggio ma sarebbe comunque un altro passo nella direzione più sbagliata che c’è: aumentare ancora la dimensione della banche maggiori, da Too Big To Fail a Really Really Too Big To Fail. Massa di stronzi. E la gente porta i soldi in Germania, idioti, spostateli a 11.000 km da qui.

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aorlansky60
Scritto il 26 giugno 2017 at 09:01

beh, è un mondo davvero bellissimo quello in cui stiamo vivendo, ed è un paese -l’Italia- altrettanto bellissimo quello di cui ci onoriamo di far parte; Alice sarebbe certamente molto invidiosa pensando alle limitazioni del suo Paese delle Meraviglie rispetto alle possibilità illimitate offerte da questo sistema,

dove una banca privata riesce a farsi concedere un aumento di capitale da 5,2 miliardi di €uro, NON tramite capitali privati (come buona regola usava) ma di contributi pubblici dallo Stato, che per bocca del suo ministro delle finanze afferma che “non ci sarà alcun esborso di capitali pubblici per l’operazione di salvataggio delle due banche venete ” !!

beh fantastico no? La conferenza stampa di ieri (alla quale ho assistito in diretta televisiva) con uno zombie che rispondeva alle domande scontate di altri zombies era più divertente del migliore dei film comici.

alla fine mi rimane solo un dubbio : i soldi -5,2 miliardi, che potrebbero diventare 12 miliardi o perfino 17 miliardi se si concretizzeranno le peggiori probabilità-

CHI ce li mette ?

Alice ??… il cappellaio matto forse ??

A questo punto mi chiedo a che cosa serva e cosa ci stia a fare l’UE : dopo tonnellate di carta emessa sulla regolamentazione bancaria Europea, con tanto di BRRD, Bail-in, burder sharing,

dal caso in oggetto si comprende benissimo che in caso di occorrenza estrema, uno Stato può richiedere sacrifici ai propri cittadini ricorrendo a capitali pubblici per salvare istituti bancari sistemici,

OK va bene nessun problema,

ma ce l’avessero detto prima, senza inscenare tutte quelle regole e tutti quei cavilli (che però fanno comodo a un sacco di gente che di questo vive)

noi comuni mortali avremmo fatto a meno di arrovellarci il cervello.

Ultima cosa [certa] che questa vicenda mi ha apportato : non esistono più regole. Amen.

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nimbro
Scritto il 26 giugno 2017 at 10:57

Non c’è limite al peggio: Banca Intesa, penso, ha fatto l’affare della vita mentre, tutta la comunità italiota, si porta a casa il petardo.
Ma se non ricordo male la comunità europea ci bacchettava, fino a qualche settimana or sono sulla maovra da 3,4 miliardi che mancavano all’appello?
Oggi i miliardi sembrano uscire dal cappello personaggio di Alice nel Paese delle Meraviglie con notevole abbondanza.
Ma ci siamo dimenticati dell’altro grande malato: MPS Che fine ha fatto?
A mio parere, ma è una semplice riflessione personale, il sistema ha una paura blu del baill in e cerca in tutti i modi di evitare questa ipotesi.
Il FITD “delle meraviglie” ha una disponiblità di 64 milioni (sole 24 ore del 20 maggio 2017) e dovrebbe garantire depositi per 550 miliardi circa. Forse non ci siamo ed è meglio evitare problemi.
SAluti.

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luigiza
Scritto il 26 giugno 2017 at 11:01

aorlansky60,

>> alla fine mi rimane solo un dubbio : i soldi -5,2 miliardi, che potrebbero diventare 12 miliardi o perfino 17 miliardi se si concretizzeranno le peggiori probabilità-
CHI ce li mette ?
Alice ??… il cappellaio matto forse ??

Ma ce li mette la Madona che è la nostra mama.

Sabato scorso a Radio24 nella trasmissione “I Conti della Belva” ho sentito il Seminerio dire sulla questione del salvataggio(?) delle banche venete, anzi predire, che noi italiami saremmo riusciti a chiuderci in un fortino in cemento armato per poi farci esplodere.
Temo sia stato profeta.

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gainhunter
Scritto il 26 giugno 2017 at 13:39

john_ludd@finanza: E la gente porta i soldi in Germania, idioti, spostateli a 11.000 km da qui.

Singapore?

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john_ludd
Scritto il 26 giugno 2017 at 20:41

gainhunter,

troie, vino e un pò di beneficenza per salvarsi l’anima (LUI sa essere comprensivo, al massimo un pò di purgatorio)

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john_ludd
Scritto il 26 giugno 2017 at 20:44

Il libro choc del giudice che voleva far luce su popolare Vicenza. Cecilia Carreri nel 2002 (DUEMILA E DUE !!!) chiese di processare l’ex presidente, ma venne fermata.

http://www.pressreader.com/italy/corriere-di-verona/20170621/281861528502494

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conrad-johnson
Scritto il 27 giugno 2017 at 07:56

Allora, articoloni su tutti i giornaletti e servizi in tutti i tgserva, sentito nessuno nessuno che, giustissimamente, utilizzasse la parola NAZIONALIZZAZIONI! Il salvataggio lo paga lo stato? Allora le banche sono nostre, queste MPS e le merdine tosco-romagnole. SONO NOSTRE non di ISP UBI o chi cazz’altro ci metta 1 €! Cassa Depositi e Prestiti cosa ci sta a fare? Le fondeva tutte dentro Poste itagliane.

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