WALL STREET: mercati sempre più complessi da interpretare

Scritto il alle 15:45 da Lukas

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Passate le tensioni per la Grecia, il mercato si ritrova a fare i conti con la realtà, i dati societari ed i dati macroeconomici. Senza poi dimenticare una crisi del 2008 che, forse, non è mai stata veramente debellata. Analisi del COT report del CFTC. [Guest Post]

Cari amici, dopo mesi dominati dalla saga greca, nella settimana appena trascorsa, i mercati finanziari internazionali hanno dovuto, giocoforza, tornare ad occuparsi di problematiche ben più serie, ossia delle prospettive di crescita dell’economia globale che, nonostante gli sforzi degli ultimi anni, stentano ancora a manifestarsi.

Lo scenario intermarket ha, infatti registrato, una leggero indebolimento dello 0,6 % delle quotazioni del dollar index, che nell’ultimo anno si è comunque rivalutato di un ingente 20 %. All’inarrestabile rally del dollaro ha fatto da contraltare, per l’intero anno, uno storno massiccio delle quotazioni delle commodities pari al 27,8 %, che proprio nell’ultima ottava ha raggiunto il suo apice, stornando del 5 % in sole 5 sedute. Coerentemente anche i rendimenti sui titoli obbligazionari, che avevano recentemente manifestato incoraggianti segnali di ripresa, registrano un nuovo preoccupante arretramento, sino a quota 2,27 % per i bond decennali Usa, e sino a quota 0,69 % per gli omologhi titoli decennali tedeschi. L’amico Danilo, in un suo recente post, analizza i pessimi dati dell’economia Usa ed ipotizza che “ la recessione è pronta a venire “.

A mio avviso, invece, i dati sono pessimi, perché nonostante gli sforzi di politica monetaria degli ultimi anni, non si è di fatto ancora usciti dalla catastrofica recessione del 2008. In qualche frangente ci si illude che si è finalmente sull’uscio della crisi, ma poi arrivano settimane come quest’ultima, che ci riportano nuovamente alla triste realtà. Ed in Europa la situazione è ancor più grave, come testimoniano platealmente gli inverosimili rendimenti del bund.

In pratica in 7 anni si è passati dalla fase 1 del modello di Martin Pring, alla fase 2, ove l’unica differenza è data dagli ingenti rialzi dei mercati azionari, indotti dalle iper espansive politiche monetarie, che dimostrano tuttavia di non avere apprezzabili effetti sull’economia reale. In tale contesto, il minacciato aumento dei tassi ad opera della FED non trova, a mio avviso, alcuna apprezzabile giustificazione, se non quella di cercare di frenare l’esuberanza forse irrazionale dei mercati azionari.

Dopo tale premessa, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 14.437

Large Traders : + 10.384

Small Traders : + 4.053

future+chart+spx

Come avevamo previsto, dopo sole 2 settimane, la configurazione generale del mercato dei derivati azionari Usa ritorna nuovamente all’assetto dei mesi precedenti la crisi Greca. In quest’ultima settimana, registriamo, infatti movimentazioni pari 15.695 contratti, che ribaltano definitivamente il precedente assetto. In particolare, i Commercial Traders, dopo l’ennesimo intervento a sostegno del mercato, cedono un ulteriore intero lotto dei 15.695 contratti long, e ritornano alla loro abituale posizione di copertura Net Short. I Large Traders, invece, passata la bufera greca, sembrano trovare nuovamente fiducia, riacquistano ben 13.912 contratti long, e ritornano in posizione Net Long. Gli Small Traders, infine, riacquistano anch’essi 1.783 contratti long, ed allontanano l’ipotesi davvero eccezionale di vederli passare in posizione Net Short. Le significative movimentazioni di quest’ultima ottava, unite al tonfo settimanale dello scenario intermarket, mi fanno ritenere che siamo in presenza di un bottom periodico per i mercati azionari Usa e mondiali, dal quale si risalirà lentamente nei prossimi mesi sino a raggiungere il mio target personale di fine anno per l’S&P 500, che riconfermo a quota 2.178 punti.

Prospettive azionarie, pertanto, non proprio semplici da interpretare, migliori comunque per l’Europa, e per l’Italia in particolare, che cercherò di tradare con il mio originale trading system che si propone di valorizzare l’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, individuato nelle pregevoli ricerche condotte dai professori Jegadeesh e Titman, ed i cui presupposti scientifici sono illustrati nel mio sito http://longtermmomentum.wordpress.com/. In questi ultimi difficili mesi di borsa, il mio portafoglio “ Azioni Italia – LTM “, ha molto sofferto l’erratico ed altamente emotivo andamento laterale, sicchè oggi registra una performance annua pari al + 18,34 %, inferiore di ben 6,51 punti percentuali rispetto a quella conseguita dal nostro benchmark nazionale, rappresentato dal Ftse All Share, pari nel contempo al + 24,94 %. che pone comunque la borsa italiana tra le migliori a livello mondiale. Per ricevere maggiori informazioni sul mio trading system e sulla composizione del portafoglio “ Azioni Italia – LTM “ gli eventuali interessati possono, se lo desiderano, consultare direttamente il mio sito.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI gli amici di Intermarketandmore buon trading.

Lukas

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