SORRY Mr. Draghi, così non va

Scritto il alle 10:30 da Danilo DT

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In merito all’inefficienza del QE3 ho già detto molto. E credo ci sia poco da aggiungere. Quello che poteva succedere era solo un’ammissione della BCE stessa che, ovviamente, non può parlate di “inefficacia” ma di un momento macroeconomico particolarmente sfavorevole, che però deve essere “accompagnato” da una corretta politica monetaria. Una politica monetaria che deve quindi agire in funzione di un quadro complesso. Scenario dunque passivo.
Eccovi le note di Alessandro Merli de “IlSole 24 Ore”

Il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, mette sull’avviso su un 2016 difficile in cui «si pongono interrogativi riguardo alla direzione in cui andrà l’Europa e alla sua capacità di tenuta a fronte di nuovi shock».

Il fatto che Draghi metta in guardia il mercato con un affermazione così forte non è da trascurare. Pensateci un attimo.

Ma la Bce, «anche davanti a forze disinflazionistiche su scala mondiale, non si piega a un livello di inflazione eccessivamente basso», ha scritto Draghi nella prefazione al rapporto annuale della banca presentato ieri. Il dato preliminare dell’inflazione nel mese di marzo è stato negativo, a -0,1%, contro un obiettivo di stare sotto, ma vicino al 2%.

La BCE si piega, e farà il possibile per non spezzarsi. Intanto però è tuttora evidente lo sforzo fatto. Basta guardare il bilancio BCE. Siamo vicini ai massimi storici, ovvero a quella soglia che per Draghi era definita “target” ma che poi, oggi, non ha quasi più importanza. La cosa grave è, appunto che con un bilancio BCE a 3.000 miliardi di Euro, ci si ritrova con un tasso inflazione allo -0.1%. Segno evidente dell’inefficacia del QE3.

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«Far funzionare l’unione monetaria alla lunga non è un lusso, è una necessità perché l’Europa prosperi» (…)Ancora una volta, il presidente della Bce ha ricordato che la ripresa procede, anche se moderata, ma senza che questo possa consentire di riposare sugli allori. E ha evidenziato il problema della disoccupazione giovanile e del rischio di una «generazione perduta». (…) Per Draghi, la Bce non ha esitato ad agire a sostegno della ripresa, ma questa ha bisogno di un’azione decisa da parte di tutti gli attori della politica economica europea.

In poche parole tutta la sintesi del Draghi –pensiero e delle logiche qui spesso discusse. Un problema di produttività, un problema di demografia, un problema di (Dis)Unione Europea e di una politica che non riesce ad essere efficace a livello di riforme, proprio a causa della disomogeneità dell’UE. Ed io aggiungerei un problema di debito. Ma di questo leggerete nel post del pomeriggio. E poi ovviamente un problema di banche. E di questo ho già detto MOLTO nei giorni precedenti. Intanto è chiarissima la diversa tendenza  tra gli istituti di credito quotati in Europa e quelli USA ( non ho voluto infierire facendo paragoni con quelli italiani…)

banche-europa-usa

Anche nel riassunto degli eventi e delle decisioni prese lo scorso anno, contenuto nel rapporto annuale, Draghi ha messo l’accento sul fatto che la Bce ha contribuito non solo con la politica monetaria, ma anche con la sua azione nel caso Grecia, «contrastando i rischi per l’integrità dell’area dell’euro». Anche questo episodio, secondo il presidente della Bce, «ha posto in evidenza la fragilità dell’area e ha ribadito l’esigenza di completare la nostra unione monetaria».

Caso Grecia, menzionato ma attenzione, questione tutt’altro che risolta. Non temete, i giornali torneranno a parlarne copiosamente tra qualche settimana. Tassello incompiuto di un progetto incompleto e molto relativo che sta mettendo a nudo tutta la sua debolezza. E come in passato, nei momenti difficili saltano fuori tutti i problemi. Solo che a forza di comprare tempo, non si è fatto altro che incancrenire i problemi e aumentare la massa dei pericoli.

Signori allacciate le cinture, il futuro si presenta molto ballerino.
E tra qualche ora avrete un mio punto di vista più chiaro sull’argomento. Intanto, per ora, mi sembra chiaro che le banche centrali stiano guidando su una strada di montagna con gli occhi bendati. Auguri signori bancheri, la vostra è quella che si può definire una “Mission Impossible”.

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Danilo DT

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5 commenti Commenta
john_ludd
Scritto il 8 aprile 2016 at 10:44

che due coglioni con questo Draghi. Gli strumenti a disposizione delle banche centrali erano, sono e restano limitati. Gli stati hanno abdicato per codardia, cialtronaggine, incapacità, tradimento e quant’altro alla parte migliore del loro ruolo, mantenendo a pieno regime la parte peggiore. E così si avanti a inneggiare a Draghi in certi momenti (sempre meno) e a lamentarsi di Draghi (sempre di più). I pecoroni non sanno dove cazzo andare quando il capo branco non sa a sua volta dove cazzo andare e trascorreranno i giorni della rovina a lamentarsi; dovrebbero invece iniziare con il presentarsi davanti allo specchio e tirare uno scaracchio alla loro immagine riflessa.

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Scritto il 8 aprile 2016 at 11:15

Che due c******i ma la gente ancora non ha capito

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albertopletti@gmail.com
Scritto il 8 aprile 2016 at 11:25

Allacciarsi le cinture: è cioè – a chi rischia – suggerito di mettersi Short?

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Scritto il 8 aprile 2016 at 12:11

Allacciarsi le cinture = volatilità
forse il termine “montagne russe” rende meglio l’idea. Fino a quando non si sgonfierà il tutto.

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aorlansky60
Scritto il 11 aprile 2016 at 15:31

il guaio [per un paese come l’italia] potrà arrivare quando e “se” decideranno la fine del QE, specie alla luce di quanto emerge, a livello di previsioni (che speriamo siano errate) di Unimpresa, dati pubblicati oggi :

Niente spending review sul bilancio pubblico e “nei prossimi quattro anni le uscite dalle casse dello Stato cresceranno sempre, con un aumento complessivo di oltre 22 miliardi”.

La spesa pubblica passerà dagli 826 miliardi del 2015 ai quasi 849 del 2019; è prevista un’impennata per le uscite correnti di 34 miliardi e per le pensioni di 20 miliardi, mentre saranno ridotti gli investimenti pubblici di quasi 7 miliardi e ci sarà un risparmio sul fronte della spesa per interessi sul debito superiore a 4 miliardi: il tesoretto dello spread sarà dunque usato per finanziare gli sprechi”.

In particolare, sottolinea Unimpresa, “tra il 2016 e il 2019 la spesa per le pensioni salirà di 20,5 miliardi (+7,95%); la voce legata alla previdenza si è attestata a quota 258,8 miliardi nel 2015 e salirà a 261,6 miliardi nel 2016, a 264,9 miliardi nel 2017, a 272,2 miliardi nel 2018 e a 279,3 miliardi nel 2019”.

allora, in conclusione,

a fronte di uno Stato che richiederà sempre più risorse per finanziare pensioni, welfare, sanità [e corruzione che si annida tra questi ed altri settori, occorre dirlo] in rapporto ad un pil che non crescerà più di tanto (1% anno se va bene ???…)
in relazione ad una popolazione che diventa sempre più vecchia [teoricamente improduttiva e praticamente sempre più bisognosa di prestazioni sanitarie],

quale rapp deb/pil avremo nel 2018-2019 continuando con questo trend ???
(recentemente renzi e padoan hanno affermato che nel 2016 l’italia abbasserà il suo debito pubbl pur senza solida crescita, ma evidentemente devono averlo fatto sotto influsso di sostanze stupefacenti od alcool bevuto a profusione nel corso di un orgia a palazzo Chigi, a porte chiuse…)

ma soprattutto : quale sarà l’umore dei mercati [esteri] di fronte a simile situazione ???

per questo, l’Italia :

1) deve avere fede in mario [e sperare che il suo prossimo sostituto al vertice del board BCE non sia troppo “falco”]
2) sperare che il QE duri per 45(quarantacinque) generazioni, praticamente all’infinito [dopo di che possono morire Sansone con tutti i Filistei che noi ce la saremo “sfangata”, noi inteso come quelli ai vertici attualmente che non vogliono vedersi cadere addosso la responsabilità di un fallimento tragico come di fatto l’euro è e come è destinato ad essere, solo questione di tempo]
e
3) convincersi che è troppo grossa per fallire [e soprattutto convincere gli altri che è troppo grossa per essere lasciata fallire] : l’italia non è la Grecia con i suoi 11 mln di abitanti e con 350 mld di € di debito pubblico che tanto ha preoccupato l’intera UE, continuando a farlo.

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