Se la Germania vuole uscire dall’Eurozona

Scritto il alle 00:35 da Danilo DT

Euro, debito PIL e debito aggregato, CDS e molto altro. Perchè il mercato sta bastonando il debito dell’Unione Europea. Eurobond in arrivo?

Proviamo a fare un semplice ragionamento. Sappiamo tutti che il problema numero uno, il grande male economico degli ultimi anni si chiama DEBITO.
Italia a circa 120%, Usa oltre 100%, Giappone oltre 200%.
E l’Eurozona? Forse in pochi sanno che sommando tutto il debito dei paesi aderenti all’Eurozona il rapporto debito PIL è pari all’85%. Signori, vi sembra una percentuale sostenibile? La risposta è SI. Peccato però che il mercato oggi prezzi un rischio pauroso sul debito dell’Eurozona. Infatti il CDS medio dei paesi aderenti è pari a 397.
E gli altri? Guardate gli USA. Debito PIL ben oltre il 100 e CDS a 49. E il Giappone? Debito PIL oltre i 200%, CDS a 123

Grafico debito PIL e CDS

Quindi il mercato sta bastonando il debito europeo soprattutto per i seguenti motivi:

a) Motivi politici: Eurozona che ha solo l’Euro come motivo di Unione. Oggi tutti guardano al proprio giardino dimenticandosi che in questo momento occorre fare esattamente il contrario (vero Angela Merkel?). Urge una nuova concezione di politica economica comunitaria.


b) Motivi di rischio contagio: i default di uno stato membro dell’Eurozona, senza il sostegno di una BCE che faccia la banca centrale federale come Dio comanda (modello FED) porta il rischio del cosiddetto Effetto Domino. Urge il varo di una Nuova BCE. Con più poteri. (Sembra che qualcosa in questo senso si muova…)


c) Motivi di CDS (Carta Declassata a Straccia?). Ovviamente mi riferisco a Credit Default Swap. Dopo il pastrocchio greco che ha inibito l’efficacia dei CDS a difesa del debito stesso, tutti hanno paura e quindi, chi aveva il debito italiano coperto dal CDS non si sente più sicuro e vende i BTP. Peccato che l’Italia era lo stato col maggior numero di CDS emessi, e quindi era il paese più soggetto a questo rischio di sell off…

Super Mario Monti non basta. Ci vuole un’apertura della Germania.

E allora…cari amici, ripeto quanto già detto in altra sede.
Possiamo anche godere di grande fiducia nei confronti di Mario Monti. Ma anche se il buon Mario facesse il miracolo, non c’è Santo che tenga. Si affonda se non si arriva ad una politica fiscale comune. Quindi ci vuole un’apertura della Germania che NON vuole gli Eurobond e non vuole capire che se AFFONDIAMO, AFFONDIAMO TUTTI.
Infatti è QUESTO elemento che muoverà il famoso spread bund BTP. E lo vedrete sicuramente nei prossimi mesi.

Ma il debito aggregato…

Se poi andiamo a vedere il debito aggregato dei vari stati, scoprirete che in fondo, l’Italia sta molto meglio di altri. Il grafico che vi propongo è non recentissimo ma rende benissimo l’idea. Ed è incredibile che non si tenga conto di questi fattori anche nella valutazione della solidità patrimoniale di uno stato.
L’Italia possiede asset privati per 8.600 miliardi di Euro. Mettiamoci un po’ di crisi ed andiamo a 8000 miliardi. Secondo voi, copriamo un debito pubblico di 2000 miliardi?

E allora che dire di Gran Bretagna? E del Giappone? E di Francia e Spagna? LORO non stanno VERAMENTE affogando nel debito?

Però ragazzi, occorre fare MOLTO PRESTO. L’anno prossimo scadono nell’Eurozona 500 miliardi di Bond Bancari… E non solo…


Immaginatevi cosa significa per il sistema bancario italiano dover rinnovare il debito alle condizioni attuali di mercato. Un salasso indicibile. Per importi che sono pari a circa il 31.5% del PIL italiano. Mica briciole! E sempre in ambito di debito, anche l’Italia dovrà affrontare valanghe di rimborsi, come detto in passato. Ma come faremo a sostenere questi livelli di rendimenti? Solo nella prima metà di febbraio è concentrata la bellezza di 50 miliardi di scadenze, il 3.15% del PIL Italiano. Vi sembra poco?
(Source)

Il problema? La Germania.

Ma allora perché non si fanno sti benedetti Eurobond? Perché la Germania non vuole. Peccato che i tedeschi non hanno ancora capito che se crolla l’Euro anche loro, che si reputano INAFFONDABILI faranno una brutta fine. Eccovi qualche spunto di riflessione:

1) Il debito Pubblico tedesco è pari all’82% del PIL (fonti ufficiali, poi…chissà…), con un sistema bancario carico di leva finanziaria e di esposizione su Francia ed Italia.


2) Inoltre i tedeschi voglio solo avere gli onori ma non gli oneri.Infatti loro dicono NO agli Eurobond perchè non vogliono caricarsi sulle spalle il debito degli altri. Peccato però che GRAZIE ALL’EURO la Germania ha guadagnato il 15% di quote di mercato nell’Eurozona, diventando il secondo esportatore globale, crescendo a ritmi di mercato emergente (ricordate quato ne abbiamo parlato in passato?). Ma ormai sono ricordi rimossi, vero cara Angela?


3) La Germania vuole LEI uscire dall’Euro? Molto bene. Lo faccia. Noi faremo la VERA Unione Europea. E lei si riprenda il super Marco. Peccato che (uno studio svizzero lo conferma) questo passaggio costerebbe alla Germania circa un 25% del PIL il primo anno e circa mezzopunto per gli anni a seguire. Perché? IL super Marco si rivaluterebbe contro l’Euro di circa un 30% e le banche tedesche…pluff…cariche di asset in Euro finirebbero in disgrazia. E lo Statop dovrebbe pagare cifre indicibili per sostenere il tutto. Che ne dici, Angelina, ti conviene ancora scendere dalla giostra?

Questi sono solo alcuni pensieri che mi sono venuti così, d’impatto in queste ultime ore, più per disgusto che per altro.

Stay Tuned!

DT

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29 commenti Commenta
frivolo65
Scritto il 25 novembre 2011 at 00:51

Scusa Dream, non c’entra un piffero con l’argomento, ma… a che serve l’indirizzo di fatturazione per fare la donazione? Sono tutti campi obbligatori?
Sorry, ma leggo la risposta domani…

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Scritto il 25 novembre 2011 at 00:58

fatturazione? ma no, credo servano proprio a nulla!

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tigre90
Scritto il 25 novembre 2011 at 03:30

una piccola considerazione sui cds sul debito Italiano: ragionando in ottica di un default italiano, trovo che sia impossibile che si riesca ad attuare un escamotage tipo haircut controllato con partecipazione dei privati dato che i privati non sono in grado accollarsi questo onere dato l’ammontare del debito italiano e la tipicità di un evento sistemico come questo. Non credo quindi che i cds sull’Italia possano essere “annullati”. Sbaglio?

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candlestick
Scritto il 25 novembre 2011 at 08:04

Dream, non è che la Signorina Meekel non li vuole, è tutta una questione strategica… ormai l’hanno capito anche i muri, prima vuole realizzare l’Unione fiscale dicendo no a eurobond, poi appena si sarà compiuta vedrai come li acclamerá… è la politica… che se così fosse non andrebbe nemmeno tanto male!! Buonagiornata a tutti!

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gonzalo
Scritto il 25 novembre 2011 at 09:16

Ottima idea quella degli eurobond, ma prima il default sovrano dell’area Euro, e soprattutto fuori le banche dai governi. Altrimenti gli Eurobond serviranno solo a rimandare la crisi di qualche anno per poi ripresentarsi piu virulenta di prima.

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Lukas
Scritto il 25 novembre 2011 at 10:12

Io penso che prima di emettere eurobond….bisognerà rimuovere le cause che hanno creato questi enormi debiti pubblici…..e non cercare di fare i furbi…..per l’Italia……liberalizzazione e dismissione di aziende e beni pubblici….resi ormai dalla politica del tutto inefficienti…e fonte di enorme corruzione ( vedi Enimont…vedi Finmeccanica….etc etc )…..riforma delle pensioni……riduzione del personale impiegato dallo Stato nelle sue varie articolazioni……e soprattutto una lotta senza quartiere all’evasione fiscale…….senza ciò si fà i furbi….e si tenta di accollare ad altri il ns debito……..anche la richiesta che la BCE diventi come la FEd ed inondi il mercato di nuove banconote è un’altra furbizia….ossia il tentativo di estinguere il dedbto per via inflattiva…ed alla faccia dei poveri cristi !!!

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john_ludd
Scritto il 25 novembre 2011 at 10:44

Buongiorno a tutti i frequentatori di questo blog che ho scoperto solo di recente (SIC !)

La BCE si è detta disponibile a erogare linee di credito salva banche sino a 2 o 3 anni. Al contrario si mantiene indisponibile a effettuare lo stesso tipo di interventi sui debiti sovrani. Si legge così: questa è l’unione delle banche europee non dei popoli europei. Le banche europee (e americane e inglesi) hanno determinato la catastrofe in cui siamo ma siccome comandano fanno quello che vogliono. Pensare che il debito bancario (che è servito x speculare su ogni cosa e in perdita) sia meglio del debito pubblico che certo spesso è stato mal distribuito e speso male ma che comunque è servito a costruire strade, scuole, ospedali nonchè il sistema bancario stesso è puramente demoniaco. Gli stati sovrani hanno smesso di esistere una ventina di anni fa, sostituiti da gruppi di interesse privato di cui le banche sono al vertice. Finchè persiste questa situazione non esiste alcuna possibilità di costruire un sistema migliore anche solo di un pò. Poichè questi signori mai si auto riformeranno, la storia proseguirà come in passato e tutto sarà purgato da una rivoluzione o da una guerra che d’altra parte sono sinonimi, una è interna mentre l’altra è esterna. Poi possiamo anche masturbarci con il trading del bund, del t-bond o dell’oro ma sapendo che siamo solo l’ultima fila del coro.

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schwefelwolf
Scritto il 25 novembre 2011 at 11:02

Se comprendo bene il tuo ragionamento, l’interesse della Germania dovrebbe essere quello di tenere alta – da sola – la bandiera dell'”europeismo” in un’Europa concretamente e incontestabilmente dominata dai singoli (e spesso illeciti) interessi nazionalistici altrui. Devo francamente ammettere di non riuscire a capirne le ragioni – come fatico a capire le basi di calcolo che portano alle quantificazioni che indichi nel tuo intervento.

Per quanto mi concerne ho visto “previsioni” di questo tipo solo sul Financial Times Deutschland, che è il piú fazioso portabandiera di un europeismo fideista e incondizionato che abbia avuto modo di vedere in Germania. Ma diversi organi, anche fra i piú autorevoli, come FAZ o Handelsblatt (a mio avviso anche molto piú seri) non condividono questi “calcoli” relativi ad un’uscita tedesca dall’Euro, anzi – li contestano (soprattutto la FAZ).

Ma è possibile che tutti i sostenitori dell’Euro e di questa cosiddetta “Europa” proprio non riescano a vederne la/le realtà?

Parigi – che dovrebbe (in teoria) essere la “madre” (o una delle prime madri) dell’UE – piega da sempre la politica comunitaria sulle proprie esigenze: adotta impunemente misure protezionistiche illecite per difendere le proprie aziende nazionali (sostegni all’automotive francese, disciplina in materia di agricoltura), mentre mette sotto processo gli altri Paesi se anche solo ipotizzano operazioni analoghe – soprattutto quando potrebbero ostacolare operazioni (illecite) di acquisizioni societarie nei Paesi partner (vedasi caso Parmalat). E non parliamo della guerra di Libia, oggettivamente scatenata da Sarkozy, con la complicità di Cameron (e di Obama) per “sfilare” all’Italia le forniture privilegiate. Mi chiedo: sono solo io a vedere questi “difettucci”?

Degli inglesi non c’è neanche da parlare: tengono in Europa solo quel mezzo piede che gli permette di goderne i vantaggi, e di controllarne almeno in parte gli sviluppi. Per il resto guardano molto piú a New York che a Bruxelles.

L’Italia – da quello che mi sembra di poter ricordare – ha passato decenni a firmare normative comunitarie per poi quasi regolarmente disattenderle (basta guardare la lunga lista delle multe e sanzioni ricevute dall’Europa per le varie e ripetute infrazioni). L’Italia, peraltro, mi sembra abbia tradizionalmente avuto l’occhio prevalentemente concentrato su se stessa, sull’orticello di casa propria, e ha spesso visto l'”Europa” come area di parcheggio (molto ben pagata) per politici trombati. Di fatto penso che la gran parte degli statuti comunitari siano stati stilati senza che i delegati italiani se ne occupassero (e i risultati si vedono). Detta brutalmente: a Bruxelles l’Italia ha spesso fatto quello che colpevolmente fanno tanti ingenui cittadini, quando sottoscrivono polizze o altri contratti senza leggere “ciò che è scritto in piccolo”.

Comunque sia – c’è qualcuno realisticamente convinto che si possa fare VERAMENTE un’unione fiscale europea? Se c’è, gli sarei profondamente grado se fosse tanto gentile da tratteggiarne i possibili connotati, magari con una valutazione dei tempi (e degli step) necessari.

Nota: si parla tanto del fatto che gli Stati Uniti abbiano quell’unità che tanto manca all’Europa. Peccato, però, che nessuno ricordi come quell’unità non sia stata decisa da una comune volontà democratica e spontanea, bensí da una feroce guerra civile: da una guerra (scaturita, peraltro, da una consapevole scelta dello stesso presidente Lincoln, in aperta violazione della Costituzione jeffersoniana) che è costata 650.000 morti e la distruzione sostanzialmente irreversibile degli Stati che avevano legittimamente aderito alla secessione.

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gonzalo
Scritto il 25 novembre 2011 at 11:02

Ciao John, d’altronde la crisi del sistema ha nel suo interno le cause, mica vi è stata una pestilenza o è caduta una meteorite. Pertanto è necessario resettare tutto e non mettere pezze.

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Scritto il 25 novembre 2011 at 11:32

john_ludd@finanza,

Benvenuto! e non temere, meglio tardi che mai!

schwefelwolf@finanza, Comunque sia – c’è qualcuno realisticamente convinto che si possa fare VERAMENTE un’unione fiscale europea? Se c’è, gli sarei profondamente grado se fosse tanto gentile da tratteggiarne i possibili connotati, magari con una valutazione dei tempi (e degli step) necessari.

Secondo me è fondamentale sennò non se ne esce fuori….

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jlucas
Scritto il 25 novembre 2011 at 11:48

Analisi lucida ed ineccepibile, concordo pienamente.
A mio giudizio se ne esce solamente costituendo una autorità Europea che emette Titoli del Debito Pubblico (Eurobond). Anche i tedeschi non hanno però tutti i torti a dire “perchè noi dobbiamo farci carico di una parte del debito di altri paesi UE che non hanno applicato una rigida politica dei bilanci pubblici”? Questa situazione di stallo può essere sbloccata a mio parere utilizzando una stanza di compensazione (clearing house) che dopo aver collocato i Bond Europei sul mercato, distribuisce i fondi ai paesi UE con un parametro che equalizza il tasso di interesse in rapporto alla situazione del bilancio dei singoli paesi. In questo caso non sarebbe neppure necessaria una politica fiscale comune, ma ovviamente un controllo rigido dei bilanci pubblici (con certezza e verifica dei saldi reali di bilancio)
Un saluto a tutti
jlucas

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john_ludd
Scritto il 25 novembre 2011 at 11:49

gonzalo@finanza,

Quello che mi intristisce non è tanto che con un crack si va in contro a una ulteriore forte cancellazione di patrimonio finanziario (che è il risultato della deflazione che segue 30 anni di inflazione da asset e quindi in fondo positiva per l’economia nel lungo periodo) ma che questa non sarà sola. Popoli che improvvisamente si sentono perduti precipitano da uno stato di irrazionalità blandamente pericoloso come quello attuale (la fase del popolo consumatore e spensierato) a quella del popolo furioso che nulla distingue e che sarà pronto a sposare la causa di una minoranza decisa e guerriera. La storia non si ripete mai uguale ma segue schemi auto simili che risiedono nella incapacità genetica dell’essere umano di ricordare. Se poi la storia (quella vera) non viene neppure insegnata a scuola…. A Maggio le elezioni francesi saranno il primo capitolo. Secondo i sondaggi Marine Le Pena andrà al ballottaggio con Hollande ma ad oggi ha la maggioranza relativa. Degli umori forcaioli e indipendentisti di una parte dell’Italia sapete bene. Basta una minoranza ma decisa per avere ragione di una maggioranza disunita e inconsapevole. La gara in corso tra politici di vari paesi, economisti e giornalisti a rimpallarsi le responsabilità al solo scopo di tenere a bada il proprio elettorato o il proprio pubblico pagante è indizio dell’avanzata fase di decomposizione. Ci si aggiungono interessi non dichiarati di parte del complesso di potere ultra opaco che gestisce gli Stati Uniti e il crack sembra pronto e servito

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Scritto il 25 novembre 2011 at 11:58

Mi preme sempre ricordare che c’è sempre una clamorosa sperequazione economica in Italia.
Se non erro, il 10% ha in mano il 70% della ricchezza.
caro Dott. Monti… colpiamo sto benedetto 10% e lasciamo vivere il rimanente 90%…

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john_ludd
Scritto il 25 novembre 2011 at 11:59

Sicuramente avrete notato il crollo verticale delle quotazioni dei titoli BEI. Lo zero coupon 2018 ha perso il 6% in una settimana e oggi quota a 97. Sono in calo persino le quotazione dei bond World Bank perchè quotate in euro come pure i bond GE. Non parliamo poi del fondo EFSF che quota a 95. Qualunque cosa sia in euro sta semplicemente disintegrandosi, tranne per ora alcuni cambi verosimilmente grazie all’intervento delle rispettive banche centrali. Anzi qui l’euro è persino in forza sulle monete scandinave. La componente speculativa c’è tutta ma anche la crisi di fiducia. Non credo che l’euro in queste condizioni arrivi molto lontano, di sicuro non sino alle elezioni francesi

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john_ludd
Scritto il 25 novembre 2011 at 12:02

Ieri era sul giornale: un tizio di venezia evasore totale con redditi dichiarati per complessivi 10 euro (SIC!) e 200 milioni in Lussenburgo fate voi, Il tragico è che ci vorranno anni per scucirgli un centesimo. Forse un pò di violenza ogni tanto servirebbe

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john_ludd
Scritto il 25 novembre 2011 at 12:45

La BEI è finanziata pro quota dai membri della UE e il massimo contribuente è la germania. Di fatto è un proxy del bund ma estremamente meno liquido. E’ un eccellente strumento di pressione e un poderoso segnale. Tutto lì. anzi direi che se il rendimento dello ZC dovesse arrivare al 4% (quota 95 circa) avremmo un AAA a 7 anni con 250 punti di extra rendimento sul treasury e 200 sul gilt che è quello che è. Ennesimo segnale di situazione caotica

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paolo41
Scritto il 25 novembre 2011 at 14:37

schwefelwolf@finanza,

Dream Theater,

se le nostre considerazioni hanno un minimo di validità, la domanda da porsi è: c’è una manovra dietro questo attacco all’euro e, se così fosse, dove vogliono arrivare ????? per spiegarmi meglio, l’attacco alla Grecia poteva avere un senso logico, cosi come quello ai primi Pigs…e, probabilmente poteva essere circoscritto se ci fosse stata una “vision” … europea e non fossero prevalsi, invece, gli interessi politici dei singoli governi.
Invece è stato un valido test per confermare la fragilità e l’inconsistenza dell’unione europea.
Ma ora non c’è solo la speculazione sull’Italia (ingigantita dal fatto che il suo debito è molto liquido e distribuito, per buona parte, fuori dal paese), ma si nota un significativo attacco all’euro.
Partendo dal presupposto che quando c’è qualcuno che vende, c’è sempre qualcuno che compra e nessuno dei due è completamente stupido nella valutazione del rischio o delle perdite, occorre scindere le normali transazioni da quelle che possono essere le mosse della finanza speculativa e della correlata strategia geopolitica.
Se operano per aumentare i rendimenti dei titoli in euro e abbassare i nominali, c’è da supporre che siano pronti, ad un certo momento, a ricomprarli a prezzi più bassi, ben sapendo che, nella situazione attuale, possono tirare la corda fino a un certo punto…nella speranza che comunque la corda tenga, altrimenti si verificherebbe un patratrac generale.
Diversa sarebbe la situazione se ci fosse una manovra intercontinentale per far saltare l’euro e, con esso, l’EU. Non dimentichiamo che l’europa dei 27 è un”grande mercato” praticamente sotto l’egida economica tedesca e la valuta “euro” è il grande collante. Sarebbe sciocco dire che la Merkel non l’abbia capito, certo che prima di prendere decisioni in favore dei paesi meno virtuosi, vorrebbe vedere chiari segni di rigore e metodo nella gestione del debito e negli investimenti per un minimo di ripresa.
Gli americani (con il supporto UK), tanto per non fare nomi, continuano a vedere di buon occhio un graduale sfilamento dei paesi europei dall’euro e, possibilmete, un ritorno della Germania al marco (che sarebbe super valutato rispetto all’attuale euro) di modo che la maggior parte dei mercati europei sarebbe disponibile per le multinazionali americane ( peraltro piene di liquidità).
La corda è tesissima; ambedue sperano che non si strappi…..
Posso essere tacciato di fanta politica, ma come si dice ” a pensar male certe volte ci si indovina” !!!!!!
L’Italia, terza economia europea, di aziende appetibili ne ha ancora: Finmeccanica è già sul piatto, Eni, Enel, Terna, Telecom, banche e assicurazioni, etc, sono pronte per essere cucinate e, come ormai sappiamo, i tentacoli di alcune grosse piovre americane sono in ogni dove..

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schwefelwolf
Scritto il 25 novembre 2011 at 15:25

jlucas@finanza,

Perdona il tono che può sembrare polemico: ma ti sembra che un bilancio italiano sia veramente in grado di superare la verifica di un revisore attento ed esterno? L’Italia non è in grado di presentare un bilancio vero, revisionabile – come dimostra in modo tanto asciutto quanto drammatico il libro di Ricolfi sul “Sacco del Nord”. Ed è proprio questo il problema: in fondo non è molto diverso da quello della Grecia.

Quando i revisori della “Trojka” ad Atene hanno cominciato ad esaminare voce per voce i vari capitoli di spesa, andando a guardare a fondo, prima si sono messi le mani nei capelli, poi hanno gettato la spugna e sono corsi all’aeroporto. Come si fa a parlare di “bilancio” nel senso serio del termine? Stiamo parlando – mi si perdoni l’offesa – dei prodotti raffazzonati di amministrazioni che dovrebbero spesso essere in carcere per falso in bilancio, e non in qualche ufficio governativo. Pardon, dimenticavo: il falso in bilancio non è stato depenalizzato?

Certo, sarebbe bello se la situazione non fosse cosí. Sarebbe bello poter rendere tutti bravi e virtuosi. Ma la realtà risponde a leggi diverse…

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schwefelwolf
Scritto il 25 novembre 2011 at 16:02

paolo41,

Ti ringrazio per l’analisi, a mio avviso molto lucida, delle logiche che ispirano/possono ispirare l’attuale attacco speculativo ai titoli dell’Eurozona. Non sono però sicuro di comprendere la prospettiva che tratteggi nel caso di un’uscita della Germania dall’euro, con eventuale scioglimento dell’Eurozona e magari anche dell’Europa dei 27.
Francamente mi riesce difficile immaginare uno sgretolamento generale – persino nel caso di una sequenza di default a cascata. Credo che l’Europa sia definitivamente uscita, negli Anni ’50, da queste logiche e da quella “partita” geostrategica. La Germania aveva dovuto capirlo già nel ’45. Ma al piú tardi con lo scioglimento degli imperi coloniali (Anni ’50-’60) anche le ex-potenze europee (che si erano illuse di aver vinto la guerra e salvato il proprio ruolo di predominio) hanno capito che la loro era era finita.

La partita mondiale si gioca – univocamente – fra USA, Russia e Cina. Tutti gli altri sono “fuori”: sono pedine piú o meno importanti o appetibili, ma pedine.

Nella consapevolezza di questo “ridimensionamento” storico (ormai definitivamente conclamato), l'”Europa” cercherà – presumibilmente – di salvaguardarsi come regione a “basso livello di tensione”, nonostante i tradizionali attriti, le tradizionali invidie e i tradizionali giochi di potere. Si cercherà quindi di conservare ciò che va comunque bene a tutti: l’unione doganale e cose simili. Cosí facendo – penso – si ritroverà un modus vivendi accettabile, ma restando ognuno signore a casa propria.

Sarà, immagino, una tormentata fine dell’utopia e una pesante rivincita della realtà.

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john_ludd
Scritto il 25 novembre 2011 at 17:06

schwefelwolf@finanza,

Scusa di che parli ? La grande Germania non consolida la locale cassa depositi e prestiti lnota come KFW che vale 450 miliardi e porta il rapporto debito/PIL al 103%. Inoltre la KFW è stata usata x comprare dalle banche regionali miliardi di titoli tossici. Poi ci sono tutti i trucchetti contabili che gli stessi lender fanno con le stesse banche di cui sono azioniste di maggioranza. Poi c’è quell’altro paese virtuoso, la Gran Bretagna che ha nazionalizzato due banche con asset complessivi pari a due volte il PIL e piene di tutte le porcherie sparse x il mondo: irlanda, dubai, subprime ecc… Poi c’è the big one che manco si prende la briga di mettere in conto fannie e il fratellino cui presta perà 7 trilioni in garanzia. Ma x piacere, informiamoci prima di sputare sentenze su cose che non si conoscono.

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john_ludd
Scritto il 25 novembre 2011 at 17:13

Mi piacerebbe anche che qualcuno valutasse l’idea degli svizzeri di aggangiare il franco all’euro. Avete un’idea di quanti franchi hanno creato per farlo e mantenerlo ? Tanto domani li trasformano in marchi dirà qualcuno. Non è il mio mestiere ma di sicuro non è così facile. La fine dell’euro ci può anche stare ma o lo fanno ordinatamente e ci vuole tempo oppure brucia tutto e dall’altra parte dell’oceano bernanke con tutto lo sforzo che ha fatto x indebolire il dollaro inizierebbe a buttarli veramente dagli elicotteri. Dai pensiamo positivo, per esempio al fatto che con la depressione economica in preparazione, alla fine del 2012 l’S&P sarà a 600 come dicono Edwards e Gryce di SG

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lampo
Scritto il 25 novembre 2011 at 17:33

schwefelwolf@finanza,

Come sempre analisi lucida e precisa… che condivido pienamente.

ma ti sembra che un bilancio italiano sia veramente in grado di superare la verifica di un revisore attento ed esterno?

Lì è il fulcro del problema… che sicuramente non si risolve con un decreto o qualche manovra finanziaria. Ci vogliono anni (se non decenni) di educazione e senso civico… peccato che però la scuola è anch’essa in decadenza. Ergo…

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schwefelwolf
Scritto il 25 novembre 2011 at 19:09

john_ludd@finanza,

Non ho mai parlato di “grande” Germania, né ho detto che in Germania non ci siano problemi di mala amministrazione o di corruzione. Ai casi che correttamente citi si potrebbe aggiungere la nutrita lista delle porcate fatte, ai tempi della “riunificazione”, dalla famosa (famigerata) “Treuhand”. Per quanto riguarda nello specifico le varie “Landesbanken” e la HRE, cui fai riferimento, credo sia stata condotta per mesi, in Germania, una lunga discussione pubblica sul come creare e gestire una bad-bank per affrontare il problema dei titoli tossici, poi si è definito un modello e lo si è attuato. A nessuno credo sia piaciuto – tanto meno ai contribuenti tedeschi, che non sono stati certo consultati in merito: ma non credo sia stata una soluzione illegale. La cosa che mi piace meno – personalmente – è vedere l’ennesima conferma di una concezione della democrazia che ricorda da vicino una “dittatura della democrazia”. Ma questo è un altro tema.

Tornando al tema: non ho mai detto né pensato che la Germania sia un Paese perfetto (al contrario: io ne vedo drammatici difetti). Quello che dico è solo che la Germania ha un sistema complessivamente funzionante, con strutture e prassi amministrative verificabili e con scuole, università, Enti vari e magistratura che fanno abbastanza bene il loro lavoro. E i risultati si vedono. Niente di piú – niente di meno.

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paolo41
Scritto il 25 novembre 2011 at 20:16

schwefelwolf@finanza,

Provo a sintetizzare la fantapolitica del post precedente:
Proprio a conferma di quello che hai sopra detto, vedo l’Europa concentrata su se stessa, senza aspirazioni nè velleitarismi particolari, se non quelli di mantenere lo status quo, che, possiamo dirlo senza paura di essere smentiti, è a tutto vantaggio della Germania.
Dove però esistono forti squilibri economici (e sono tanti in Europa) si generano automaticamente possibilità di sviluppo nelle aree più arretrate. Vedi, a proposito, le delocalizzazioni tedesche nell’est europa, ma anche gli insediamenti produttivi di aziende asiatiche e anche di molte piccole e di qualcuna delle medie aziende italiane, tutte agevolate da fattori di costo più competitivi ( non dimentichiamoci di come si è sviluppata l’Irlanda e della peculiarità del suo “scivolone”).
Il mercato europeo è grande ed ha, proprio perchè squilibrato, importanti possibilità di sviluppo e ci sono molte aziende abbordabili, specialmente in questo momento dove si paventa una nuova recessione.
E poi c’è la Russia, novello membro del Wto, con potenzialità di mercato enormi, dove i paesi dell’est-europa si qualificano come ponte logisticamente ideale fra la necessità russa di importare beni e quella di esportare materie prime.
La Russia non ha nel suo Dna la possibilità di imitare la Cina ed è quindi difficile che diventi una esportratice conpetitiva di beni industriali; in altre parole, accetta che aziende straniere vadano a produrre sul loro mercato per i fabbisogni interni, ma sanno benissimo che non hanno grosse chances di esportare prodotti competitivi.
Diverso è l’atteggiamento della Cina, come ben descritto nei post di Gaolin, che hanno non velate aspirazioni di penetrare nei paesi ricchi di materie prime (vedi Africa, Sud-America, etc) in cambio di investimenti sia in infrastrutture sia nello sviluppo di prodotti agricoli.
In Europa possiamo dire che la Cina non sta conducendo una guerra ma una “guerriglia” disseminata in mille rivoli e in mille articoli, spesso seminascosta in “buche invivibili” come ai tempi del Vietnam. Ma è una guerriglia che rende, perchè hanno una bilancia dei pagamenti positiva nei confronti dell’Europa senza considerare la massa degli irregolari, che invia a casa i risparmi del lavoro al nero.
Gli americani sono disinteressati dei paesi africani, con l’eccezione di quelli dove possono sfruttare le materie prime in cambio…di esportare la democrazia!!!!! e ritengo che abbiano selezionato l’est-europeo e la Russia come future potenziali aree di sviluppo delle loro multinazionali.*
Questa potrebbe essere la ragione dell’attacco all’euro; non può essere solo un attacco della speculazione. Se riescono a staccare la Germania dall’euro (oggi enormemente sottovalutato rispetto ad un ipotetico ritorno al marco) si aprono alle multinazionali americane tutte le immense pianure che dai Balcani e dalla Polonia portano alla Russia.

*Certamente non sono interessati a investire in aree “logisticamente inaccettabili” come le zone più periferiche dei paesi europei che si affacciano sul mediterraneo, dove fra l’altro non troverebbero un tessuto industriale adeguato.
Detto per inciso in tali aree si può solo ipotizzare investimenti a bassa tassazione (tipo Irlanda) con grossi contributi statali e per prodotti principalmente “software”.

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gainhunter
Scritto il 25 novembre 2011 at 22:09

Ottimo articolo e ottima discussione :-)

Attacco all’euro… Per caso qualcuno ha i dati del debito pubblico europeo detenuto fuori dall’Europa?

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perplessa
Scritto il 25 novembre 2011 at 23:26

http://www.unita.it/mondo/ue-rispettare-risanamento-br-markel-bce-indipendente-1.355467
mi pare che il braccio di ferro sia per l’unione fiscale, mi ero chiesta su cosa s’intende per unione fiscale, l’articolo sopra dell’unità dice:
la cancelliera ha lanciato l’idea di lavorare per una unione fiscale: Serve un cambiamento dei trattati europei, «un primo passo che vada nella direzione di un’unione fiscale», ha detto, «se vogliamo recuperare la fiducia dobbiamo farlo attraverso dei cambiamenti introdotti a livello di trattati, di diritto, in modo da vincolarci – ha continuato la Merkel -. E questo è il primo passo verso un’unione fiscale e un edificio politico, che contempli un’armonizzazione fra competenze nazionali». «Per questa ragione mi sono schierata per un patto Europlus in modo da poter parlare di diritto del lavoro, di pensioni, e un sistema uniforme per le tasse»,
beh, allora la Merkel, sul sistema uniforme per le tasse ha la mia solidarietà, e se si interpellassero i cittadini, la maggioranza, che sono i lavoratori dipendenti, è probabile sarebbero favorevoli che si adottasse un sistema uniforme europeo, efficiente, che non fa ricadere il fisco spalle dei lavoratori dipendenti e pensionati, a vantaggio degli evasori.

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schwefelwolf
Scritto il 26 novembre 2011 at 16:30

paolo41,

Trovo la tua analisi interessante e probabilmente anche giusta, ma vorrei aggiungerle – a puro titolo di semplice stimolo intellettuale – un aspetto “alieno”, nel senso che nasce solo dalla mia visione molto storicista del mondo, totalmente avulsa dalla logica concreta del mercato e dell’investimento.

Domanda: Non pensi che in queste dinamiche possano intervenire anche fattori legati a rapporti storici fra i Paesi/popoli? A fronte della mia esperienza personale posso dirti che molte singole/piccole decisioni imprenditoriali tedesche (tipo: cambio di fornitore, accettazione o meno di prezzi etc.) non riesce a staccarsi totalmente da “considerazioni pregiudiziali” del tipo: “con i cechi abbiamo sempre lavorato bene” (nei secoli), “con i polacchi abbiamo sempre avuto difficoltà” – e cosí via. Andando a guardare, si nota – in effetti – che anche nell’espansione a est le scelte si sono concentrate su Paesi/popoli di cui i tedeschi ritenevano (storicamente) di potersi fidare di piú (Cechia, Ungheria, Lettonia). Certo – non è un dogma, non vale per tutti, ma in molti casi è cosí. Non escluderei, pertanto, che nella “partita” sui mercati dell’Europa orientale (Russia compresa) entrino in gioco – oltre a tutte le regole del mercato – anche fattori storico-culturali, soprattutto nell’eventualità (fantapolitica) di una Germania non piú totalmente ancorata in occidente.

E’ solo un punto di domanda, per dire che certe cose non sono necessariamente scontate.

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schwefelwolf
Scritto il 26 novembre 2011 at 17:22

perplessa@finanza,

Personalmente non ho capito se questa nuova uscita della Merkel sia un modo abile ed elegante per mettere a nudo le insanabili incompatibilità strutturali del progetto “Europa” – e quindi farlo saltare coinvolgendo tutti (ed evitando di veder ribaltare la “colpa” sulla Germania) – o se la Merkel creda veramente di poter realizzare una tale “mission impossible”.

Se non sono male informato, ogni modifica dei trattati europei che implichi una cessione di sovranità dovrebbe essere soggetta (in Germania) a referendum. La cosa mi sembra strana – visto che in orgine la “Costituzione” tedesca proibiva, di fatto, ogni referendum: so, però, che era in discussione una modifica. In ogni caso sarebbe comunque necessaria l’approvazione del parlamento e della Corte Costituzionale. Ostacoli analoghi valgono per ogni singolo Paese membro. E basta un solo “No” per fare saltare la baracca. E’ vero che molti Paesi “minori” possono essere costretti con la forza del ricatto finanziario-commerciale a dare luce verde (come è recentemente avvenuto nel caso della Slovacchia per il fondo salva-Stati) ma sarebbe comunque un rischio incalcolabile – soprattutto nell’eventualità di un referendum in una fase di crisi globale come quella attuale.

Sarebbe quindi un gioco suicida, una “roulette russa” – a meno di non avere “armi segrete” tali e tante da poter costringere TUTTI gli Stati ad accettare una rinuncia semi-totale alla propria sovranità nazionale. Una partita tutta da seguire, anche se penso che – alla fine – non se ne faccia nulla (scegliendo nuovamente una via “amministrativa”, a-democratica, per rimandare il problema).

Come invidio l’Islanda…

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